Olimpiadi 2024 Parigi

Considerazioni, osservazioni, opinioni dalle olimpiadi 2024

Parigi 2024

Pillole dei momenti più belli e dei valori dello sport attraverso manifestazioni di vera umanità durante le olimpiadi 2024.

Momenti belli

Finali Ginnastica artistica maschile a squadre

Atleta giapponese invita il pubblico al silenzio nel rispetto dell’ultimo atleta cinese che deve ancora fare l’esercizio.

La Cina, solitamente bravissima nella ginnastica artistica, ha visto cadere due volte un proprio atleta all’ultimo esercizio, regalando l’oro al Giappone. L’ultimo atleta giapponese fa un esercizio praticamente perfetto e oramai l’oro è in tasca anche se deve eseguire l’esercizio ancora un cinese. Il pubblico esulta, acclama, applaude e cosa fa il giapponese? Invita al silenzio perché deve ancora esibirsi un atleta.


Rugby a 7, Nuova Zelanda vs Canada

Avversarie sul campo, sorelle nella vita

Partite sicuramente come favorite le neozelandesi non hanno deluso vincendo 19 a 12 contro le canadesi. Agguerritissime, cattive e forti, sul podio hanno mostrato tutte (americane incluse che si son prese il bronzo) grande spirito sportivo abbracciandosi e, cosa bellissima, mescolandosi con le altre squadre: della serie, siam tutte unite nello sport.


Nuoto femminile

Io non perdo mai: o vinco o imparo (N. Mandela)

Al centro della bufera la reazione di una ex campionessa di scherma che ha giudicato irrealistica la reazione della giovanissima nuotatrice Benedetta Pilato che, con le sue lacrime ed il sorrisone a trentadue denti ha dichiarato che va beh, ha sfiorato il bronzo e per un soffio non è sul podio, ma intanto è alle olimpiadi ed è un’esperienza meravigiosa. La ex schermitrice si è scusata con la Pilato (giusto e doveroso), ma intanto la nuotatrice ci ha dato una grandissima lezione con l’esempio.


Boxe femminile, pesi welter

Identità di genere o la salute psichica prima dello sport?

La boxeur Angela Carini si è ritirata dallo scontro dopo un colpo molto forte in pieno viso preso dall’algerina Imane Khelif piangendo e scuotendo la testa. A nulla son valsi gli incitamenti dell’allenatore. Nemmeno a dirlo si son scatenate in men che non si dica le polemiche sull’androginia e mascolinità della boxeur algerina, troppo “maschio” per competere tra le donne, “sembra un uomo” o anche “ecco, ha più ormoni maschili”. La nostra azzurra commenta con un umile “non sono nessuno per giudicare, era il mio ultimo chilometro, non ce l’ho fatta e va bene così” e ancora “siamo tutte forti altrimenti non saremmo qui alle olimpiadi”. Chiude con un esemplare “il coraggio è anche saper dire di no, non me la sento” che mi riporta alla Simone Byles di Tokyo e ad un gesto che non tutti comprendono ma che dovremmo imparare, d’altronde già Sun Tzu ai tempi lo aveva capito e scritto nel suo “l’arte della guerra”.


Boxe femminile Imane Khelif

Un esempio e uno spunto di riflessione

La boxeur Imane Khelif, algerina è balzata agli onori delle cronache per il ritiro della nostra boxeur italiana dopo il primo pugno. L’odio becero si è scatenato e le battute sul suo aspetto androgino pure mostrando un bullismo che mostra quanto lavoro dobbiamo ancora fare in tal senso. Il suo aspetto (e i suoi cromosomi) sono dovuti all’intersessualità, condizione genetica non proprio frequente, ma esistente ed è una variabile genetica. Imane comincia a giocare a calcio in Algeria, sport che non viene considerato da femmine, per poi appassionarsi alla boxe (ancor meno da femmine), ma lei ci crede, ci crede tantissimo e non può, e non vuole, pesare economicamente sulla famiglia, così si fa dieci km al giorno per raggiungere la palestra (i bimbi di oggi non si fanno manco dieci metri per raggiungere l’ingresso della scuola). Le prende e le dà, come accade in questo sport, ma quando la passione per qualcosa brucia in te non te ne frega niente, vai avanti. Qualche medaglia d’oro la incassa ma nelle olimpiadi di Tokyo al podio non ci arriva quindi non fa notizia e nessuno nota il suo aspetto. Nel 2024 diventa ambasciatrice dell’UNICEF in Algeria e dichiara di voler diffondere la cultura dello sport in età infantile, di voler promuovere e sensibilizzare le famiglie all’importanza dello sport per i bambini, specie per quelli meno avvantaggiati. Hanno detto di lei che sarà di ispirazione per i giovani e lo sarà, ha dichiarato che lotta per la dignità delle donne e questo episodio tristissimo nella vita e nella società ci conferma la necessità di questa lotta. Se volete conferma del suo ruolo di ambasciatrice trovate il link al sito ufficiale dell’UNICEF qui. Quando ha vinto l’oro ho visto una donna ripagata di tutta l’umiliazione e l’aggressività che ha ricevuto (e riceve) ancora, anche se non basta una medaglia d’oro per quello che le è stato fatto. Ho visto una donna che ha vinto per tutte coloro che sono discriminate, che ha vissuto nel sacrificio prendendone tante e dandone qualcuna.


Pallavolo femminile

Quando lo sport diventa filosofia

In questi giorni si fa un gran parlare dell’allenatore della nazionale della pallavolo italiana definito “filosofo”. Premesso che io apprezzo e condivido le sue parole, più che filosofo mi sembra semplicemente una persona che ha compreso come dovrebbe girare lo sport perché ritrovi la sua vera essenza. Se noi ci vediamo un riferimento e un’applicabilità di questi principi alla vita in generale è forse perché la vita stessa è competizione (anche se alcune colleghe la aborrono) quindi, per viverla serenamente senza farsi divorare occorre applicare determinate regole, prima tra tutti: se non vinci non succede nulla, ci riproverai una prossima volta arrivandoci magari più preparato. E se cominciassimo ad insegnarlo prima a noi stessi e poi ai bambini? L’allenatore ha detto con semplicità che bisogna smetterla di ossessionarci con l’oro…e l’oro è arrivato. Impareremo?


Salto in alto

Quando lo sport non fa bene

Nell’atletica si è visto tanto, bellissime medaglie, storie di semplicità e umanità che ci dovrebbero far riflettere (prima di tutto i nostri politici), ma quello che ha diviso è Tamberi…Gimbo affettuosamente denominato. Si, ci ha diviso tra, come sempre, detrattori e sostenitori. Dopo aver perso la fede nuziale nella Senna, è tornato in Italia ed è stato ricoverato per calcoli renali (bruttissimi). Sembrava dovesse saltare le Olimpiadi, e capisco lo sconforto, ma lui è tornato a Parigi decidendo di provarci lo stesso. Il corpo gli ha detto un “tesoro…no, mi stai chiedendo troppo” facendogli venire delle coliche alle cinque del mattino del giorno in cui doveva giocarsela. Come prevedibilissimo non è riuscito. Esce fuori che, pare, ci sia una pratica discutibile chiamata “taglio del peso” in vari sport. Per “taglio del peso” si è soliti considerare l’intero arco di tempo entro il quale l’atleta inizia a modificare il suo stile di vita per diminuire la massa corporea. Finora ho trovato articoli sul Taglio del peso pre-gara per il combattimento. Ci sono modi e modi per farlo, può consistere nel taglio calorico, aggiunto a diminuzione di assunzione di fibre fino alla riduzione dell’acqua e degli elettroliti nonché aumentando l’assunzione di proteine. Questo spiegherebbe il motivo della formazione dei calcoli renali? Probabile ma devo documentarmi ancora. Se Gimbo ha fatto questa follia ne ha pagato amaro prezzo e mi dispiace sia per il corpo che per la mente. L’ossessione per la medaglia non è mai sana.


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