Ci siamo…e le cornicette no!
E il disegno libero….suvvia non sempre o diventa noioso pure quello! Tu, giovane maestra senza esperienza, o con esperienza ma insegnare arte non è proprio bello, non sai che pesci pigliare e le guide, diciamolo, offrono soluzioni si ma dispendiose.
Sospiri, guardi uno dei tanti libri o tutorial o robetta su pinterest che ti possa ispirare…niente, balle di fieno che rotolano nel tuo cervello. Che fare?
Si va sul classico!
Arrivo in classe, due paroline e, mentre loro disegnano parlottando, mi metto a disegnare alla lavagna “i girasoli” di Van Gogh. Cala il silenzio dietro di me! I bambini cominciano “cos’è?”
Odio questa domanda…so che mi arriva indipendentemente dall’età di chi guarda ma la odio. Aspetta e vedi no?
Mantengo la calma e senza distrarmi rispondo “bimbi aspettate e vedrete, vi prego però, fate silenzio che io non sono brava come voi, ho bisogno di calma e silenzio o buona musica per lavorare bene”

Il risultato non è all’altezza dell’originale ma tanto basta per il mio scopo. Mi volto soddisfatta e con un sorriso annuncio “bambini, prendete il quaderno, dovete copiare questo disegno”
Ammetto che ho visto il terrore nel loro sguardo, la preoccupazione, qualche mascella che cadeva e il piccolo D che invece aveva gli occhi luminosi e il sorriso di sfida.
Giustamente una bimba mette le mani avanti “ma maestra se non lo facciamo uguale?”
Io rispondo col sorriso placido alzando le spalle “l’importante è provarci, impegnatevi al massimo e fate il meglio, io capirò”
Tre semplici regole prima di iniziare:
1. Ci si impegna al massimo per copiare quello che ho fatto
2. Prima si usa la matita e solo quando si è soddisfatti si colora! Se si hanno dubbi sul colore si chiede
3. La parte di sfondo che non ho colorato….dovete colorarla con quello che preferite.
Sospiri di sollievo tali da generare l’Uragano Katrina e via le matitine al lavoro!





Riconosco che non credevo si divertissero così tanto, ma che mi regalassero queste soddisfazioni si…me lo aspettavo. Non mi aspettavo certo facessero perfettamente come avevo fatto io, mi avrebbero quasi deluso (anche se decisamente meravigliato) se ci fossero riusciti. Proprio per questa loro immaturità del tratto mi hanno regalato quelle che io amo definire “interpretazioni”, uno sguardo tutto personale al mio disegno.
Durante l’attività ho raccontato loro la storia di Van Gogh, l’autore del quadro originale che loro stavano disegnando, e le domande sono fiorite come i campi di lavanda della Provenza. Tra le tante domande una ha dominato negli sguardi e negli occhi
“perché se era così bravo non è diventato ricco e famoso prima?”
Io ho risposto “perché il suo stile non era capito dalla gente della sua epoca”
Una bimbetta ha candidamente risposto “forse perché erano invidiosi che lui era così bravo“
Mesi dopo un papà si avvicina e mi ringrazia per aver fatto lezione di “storia dell’arte”, perché il figlio, mentre guardavano un documentario su Van Gogh, gli ha spiegato chi fosse, raccontandogli quello che lo aveva colpito. Pensare che era il bimbo che sembrava più distratto, pareva non mi avesse ascoltato…ho ringraziato io, di rimando, quel padre perché dicendomi questo mi ha dato la possibilità di capire meglio suo figlio e di correggere certe mie erronee impressioni.
Morale della favola:
Insegnamo storia dell’arte ai bambini, non dobbiamo concentrarci solo sul fare, perché loro sono assetati di storie e la Storia dell’Arte è piena zeppa di storie interessanti ed artisti curiosi da cui prender spunto.
Buone attività didattiche
Maestra Imperfetta