Pubblicato in: diario di una maestra

Miti e Realtà del Sostegno Scolastico con la 104


Mi è capitato in questi anni di sentire genitori preoccupati all’idea di richiedere la certificazione 104 per i propri figli. “Ma poi lo etichettano”, “diventa diverso dagli altri”, poi arriva l’ultima news, il macigno nello stagno della mia tranquillità professionale che, nonostante si possa sempre migliorare, comunque l’inclusione funziona: “i neuropsichiatri dicono che li rovina”… Ebbene si, recentemente ho anche sentito quest’ultima affermazione in forma categorica: la 104 rovinerebbe i bambini. Sul momento riconosco che mi è passata davanti, come se stessi morendo, tutta la mia vita professionale di questi 9 anni (e mi avvio al decimo) di esperienza con bambini di tutti i tipi, normotipici, neurodivergenti vari etc., con patologie unicamente fisiche ed in nessuno di questi ho visto la “rovina”. Ma ora voglio fare un discorso serio, per quanto mi riesce almeno.


Dopo anni di scuola, dopo aver visto centinaia di situazioni diverse, sento il bisogno di fare chiarezza. Non da esperta di neuropsichiatria (non lo sono), ma da chi la scuola la vive ogni giorno, dalla prima campanella all’ultima.


Purtroppo vedo anche bambini con difficoltà simili che non hanno sostegno. E vedo:
– La frustrazione crescente quando non riescono a stare al passo
– L’isolamento sociale perché i compagni li vedono “strani” e nessuno fa da ponte
– Le crisi esplosive perché nessuno è riuscito a intercettare i segnali prima
– I genitori chiamati continuamente perché “non sappiamo più cosa fare” ma che invece di riflettere i genitori che, comprensibilmente spaventati, cercano risposte ma a volte nelle direzioni sbagliate.
Bambini che iniziano a odiare la scuola già in prima elementare


Secondo equivoco: l’etichetta. La 104 non è un’etichetta – è un diritto (e questo mettiamocelo bene in testa). È come dire che gli occhiali “etichettano” chi ha problemi di vista. No, gli occhiali permettono di vedere meglio la lavagna. Il sostegno permette di accedere meglio alla didattica.


Nella pratica quotidiana, un buon insegnante di sostegno:
Non sostituisce il bambino nei compiti, ma gli dà strumenti per farli in autonomia
Non isola il bambino, ma facilita la sua inclusione nel gruppo classe
Non lo rende dipendente, ma lavora costantemente sull’autonomia
Non lo etichetta, ma fa in modo che tutti i compagni capiscano che ognuno impara in modo diverso
– È un facilitatore, un mediatore, un traduttore tra il bambino e il mondo della scuola. Quando funziona bene (e può funzionare molto bene), è invisibile agli occhi dei bambini – è semplicemente “la maestra che aiuta tutti”.

Gli specialisti che dicono che la 104 “rovina” i bambini (ammesso lo abbiano mai detto, come mi hanno riportato) non passano sei ore al giorno in classe. Non vedono:
– Il bambino ADHD che disturba continuamente perché non riesce a regolarsi, e che tutti i compagni iniziano a evitare
– La bambina autistica (anche se ad altissimo funzionamento) che ha un meltdown perché nessuno ha capito che era sovraccarica sensorialmente
– Il bambino con DSA che si convince di essere “stupido” perché non riesce a leggere come gli altri
– I genitori esausti che non sanno più come aiutare i figli
E soprattutto non vedono la differenza che fa avere qualcuno che conosce il bambino, che sa interpretare i segnali, che può intervenire PRIMA che la situazione degeneri.

Durante anni di collaborazioni con neuropsichiatri e servizi territoriali, ho sentito ripetutamente sottolineare l’importanza dell’intervento precoce.
Questo è il punto. Gli interventi precoci fanno la differenza. Aspettare, sperare che “ce la faccia da solo”, negare il supporto quando è disponibile non protegge il bambino. Lo espone a una fatica maggiore e perde tempo prezioso.
La 104 non è una condanna – è un’opportunità. Un diritto. Uno strumento che, quando usato bene, permette ai bambini di avere la scuola che meritano.

Capisco la paura. Capisco il desiderio di proteggere i propri figli dallo stigma, dall’essere “diversi”. Ma vi chiedo: diversi da chi? E a quale costo?
Se vostro figlio fa fatica, se ha una diagnosi, se i professionisti e/o i docenti vi suggeriscono il sostegno… consideratelo davvero. Non come ultima spiaggia quando tutto il resto è fallito, ma come strumento da usare quando serve.
Parlate con insegnanti che lavorano sul campo, parlate col Dirigente Scolastico per tutti gli aspetti normativi relativi al sostegno. Informatevi sulla realtà concreta, non solo sulla teoria.
E soprattutto, chiedetevi: cosa è meglio per mio figlio? Che affronti da solo un percorso che potrebbe essere alleggerito, sprecando risorse cognitive che possono invece essere investite in materie che lo entusiasmano, o che abbia gli strumenti per farcela nel modo più sereno possibile?
La 104 non rovina i bambini. Li sostiene. E questo, dopo anni di scuola, posso dirlo con certezza.

So che il sistema scolastico italiano ha i suoi problemi – e io stessa l’ho criticato in passato, anche duramente, e continuerò a criticarlo, ma per ben altri motivi. Tuttavia nelle scuole pubbliche italiane viene posta molta attenzione al benessere degli alunni con diversi tipi di difficoltà (non solo 104 insomma).

Un bambino con certificazione 104 non viene semplicemente “affidato al sostegno”. Ha diritto a un Piano Educativo Individualizzato (PEI), costruito su misura per lui, e durante l’anno si tengono riunioni del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo).

Il GLO è composto da:

  • Dirigente Scolastico
  • Docenti curricolari
  • Docente di sostegno
  • Genitori
  • Specialisti che seguono il bambino

Durante questi incontri, ognuno porta il proprio contributo: gli specialisti condividono l’esperienza con il bambino nell’ambiente protetto della terapia, i genitori restituiscono il comportamento a casa, i docenti quello a scuola. Tre contesti diversi che, messi insieme, permettono di avere un quadro completo e di definire insieme strategie, obiettivi e modalità di intervento.

I genitori non sono spettatori passivi – sono parte attiva delle decisioni che riguardano il percorso scolastico del loro figlio, guidati e consigliati ma, soprattutto, supportati sia da specialisti che da docenti che vedono il loro bambino quasi tutto il giorno tutti i giorni lontano dal contesto famigliare.

La 104 non è qualcosa che “viene fatto” a vostro figlio. È uno strumento che costruite insieme alla scuola, monitorandolo e adattandolo nel tempo secondo i suoi bisogni reali.

Se siete genitori e state affrontando questa decisione, prendetevi il tempo di informarvi, di parlare con chi vive la scuola ogni giorno, di ascoltare anche le vostre paure – ma poi chiedetevi cosa serve davvero a vostro figlio per stare bene a scuola. Spero che queste righe vi aiutino a vedere la 104 per quello che è davvero: non una condanna, ma una possibilità.

Se siete colleghi, scrivete le vostre testimonianze sul sostegno, a volte una testimonianza dal campo vale più di mille rassicurazioni teoriche. Le testimonianze che arriveranno le pubblicherò in una pagina del sito apposita.

Scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com o commentate.

I nostri bambini meritano di avere tutti gli strumenti possibili per fiorire.

La 104 non è un nemico da temere. È un alleato da conoscere.

La vostra

Francesca (si, questa volta mi firmo col nome pur rimanendo la maestra imperfetta)