Durante gli studi per il concorso da docente mi sono imbattuta numerose volte nella “rubrica di autovalutazione” o “rubrica di valutazione” e così via…la valutazione! Valutare è un atto che tutti noi docenti siamo chiamati, e pagati, a fare, eppure mi sono sempre trovata a disagio con la valutazione, con l’esprimere un giudizio su un lavoro svolto.
Col tempo questo disagio si è attenuato, forse per escamotage di varia natura che trovavo, forse per una dose di improvvisazione e incoscienza della sottoscritta, o forse per esperienza che andavo acquisendo, tuttavia non è scomparso del tutto. Tale disagio è aumentato esponenzialmente direi quando mi hanno cambiato il sistema!
Non ero concorde con i numeri, sia chiaro, non lo ero allora e non lo sono adesso. I numeri possono andar bene alle superiori (secondaria di secondo grado) ma non certo per i bambini. Ma quest’anno siamo passati dai numeri al “sufficiente” , “discreto”, “distinto” etc ai livelli di apprendimento per obiettivo!

Si ecco è l’espressione media fatta da molte mie colleghe della scuola in cui lavoro. In tutto questo nessuno pare essersi chiesto, o se lo ha fatto di certo non se ne è curato granchè, come l’han presa i bambini. Non dico le famiglie, i genitori sono adulti e come tali hanno sufficiente capacità di ragionamento da adattarsi col minimo dello sforzo di ragionamento, ma i bambini come vivono questo cambiamento?
Ho due classi, due terze, siamo all’inizio del vero lavoro di studio, e già per me questo è inconcepibile ma sono vecchio stampo per alcune cose, quindi ora più che prima sentono il peso della valutazione del loro lavoro e impegno. Una delle due classi sembra avere una tale fiducia nei docenti da manifestare una passiva accettazione di quel che viene. Così è e non si discute! Chiedono timidamente solo “ma che significa in numero?” (riflettiamo gente, riflettiamo).
La classe che mi ha incuriosita di più invece è l’altra, quella che proprio ieri mi ha chiesto “ma maestra, è vero che cambiano di nuovo i voti e non ci sono più nemmeno sufficiente, buono..?”. Cosa gli rispondiamo? Io in questi casi, come altri, opto sempre per la verità! Si! E’ così, non l’ho deciso io, ma non è facile nemmeno per me.
Mi sono spinta oltre, a mio rischio forse, ed ho fatto vedere loro una schermata della loro classe (in fondo voti e giudizi ancora non eran stati messi) ed ho fatto vedere un esempio di come avrei dovuto inserire le valutazioni stando a quanto mi hanno detto. Lo hanno capito? Non lo so, di certo mi hanno detto “certo che è difficile ora fare la maestra”. Non ho potuto fare a meno di sorridere loro e rispondere “non è mai stato facile”.
E voi? Come vi siete trovati? Cosa ne pensate?
La vostra
Maestra Imperfetta