Pubblicato in: vita privata di una maestra

Era mio padre…

Ci ho pensato a lungo, non so ancora se è la cosa giusta da fare in realtà, ma ho concluso che è giusto spendere delle parole per lui, per mio papà.

Il 18 Maggio 2021, in tarda mattinata, è scomparso improvvisamente, stava benissimo ed un’ora dopo non c’era più. Cose che possono succedere, e chissà a quanti è successo, ma lasciano comunque quella sensazione strana che va oltre lo shock dell’immediatezza dell’evento, il disorientamento dell’inatteso. C’è stato il corollario di scelte, difficili, disumane se vogliamo, ma doverose in situazioni come questa. Ci sono stati i telegrammi, le condoglianze e tutto il consueto in casi come questi, ma è rimasto comunque un qualcosa di insoluto, di sospeso, una sensazione strana, l’ineffabile senso di irreale.

Al solito i parenti scoprono solo dopo quanto bene in realtà ha fatto il defunto, e io non faccio eccezione. Che fosse stimato, lo sapevo sia chiaro, che avesse salvato vite lo sapevo e mi rendeva fiera di lui, orgogliosa di assomigliargli almeno nei tratti del volto e in qualcosa del carattere, ma il vedere e toccare con mano l’entità reale di ciò che ha fatto è stato al contempo sconvolgente e confortante.

Michele, il Dott. Michele Steinweg Di Scanno, per me era solo papà, era un chirurgo, e la prima volta che realizzai questo fu a scuola, a 7 o 8 anni, seduta al mio banco a disegnare mentre lui spiegava come era fatto un cuore umano e come funzionava. Erano tutti rapiti da lui, lo ricordo bene, e finita la scuola lui mi portò a mangiare un pezzo di pizza al taglio, dicendomi che potevo diventare un’illustratrice per libri di medicina. Quanto ero contenta di quel complimento!

Quando mi fu imposto di fare le Magistrali, lui mi comprava tele, pennelli e colori in quantità per farmi continuare a coltivare la mia passione, ripetendomi che ero come il prozio e la bisnonna, ce l’avevo nel sangue, anche loro disegnavano e dipingevano sempre.

Abbiamo poi discusso, come tutti i padri e figlie che vogliono essere sinceri a costo di scornarsi, ma mi confidò il suo dispiacere quando rischiò di dover appendere il bisturi al chiodo, e andammo a prenderci un aperitivo e mi regalò un cappello senza giudicare i miei gusti quando invece divenne professore alla Clinica Chirurgica, potendo tornare ad operare, la sua passione. Solo ora mi rendo conto quanto potesse forse capire la mia.

Alla pensione non sapeva starsene fermo, da sindacalista rompiscatole e combattivo che era sul lavoro, e che gli costò il non poter divenire primario, si impegnò anima e corpo nell’Ordine dei medici proponendo idee sempre innovative, amato e stimato.

Ricordo che dopo il suo pensionamento quando capitavo all’ospedale dove aveva lavorato per esami o andare a trovare amici, venivo fermata o si fermavano a chiacchierare con me medici e infermiere con l’esordio “ah ma sei la figlia del Dott Steinweg? Oh sei il suo ritratto, salutacelo che ci manca”.

Persino in vacanza non negava una visita o un controllo, un consulto, mai nulla, infatti viaggiava regolarmente con la valigia da medico e, tutto fiero, un giorno mi fece vedere l’innovativa sparapunti ed il cerotto spry (che non ha mai usato su di me perché dovevo farmi gli anticorpi).

Ho scoperto che sosteneva che lavoravo troppo per la scuola, stavo dando troppo, ero troppo impegnata, che mi definiva una grande lavoratrice…ma in fondo da qualcuno ho preso. Ho scoperto che diceva che lo mettevo in difficoltà e a volte non sapeva cosa dirmi…se solo avesse saputo che le medesime difficoltà le avevo pure io.

Questo Blog quindi proseguirà, con altri ritmi ovviamente, seguendo quella che è la mia ispirazione ed esperienze, ma proseguirà anche per lui, perché lui mi disse un giorno “Chicca, sai che proprio mi piace? Però dovresti trovare il modo di togliere le pubblicità”. Un giorno forse avrò qualche risparmio per potermi permettere di levare sta pubblicità, ma nel frattempo gli dedico questo articolo perché da lui ho preso molto, perché lui mi ha insegnato più di quanto forse osasse pensare, perché ha sempre creduto in quello che facevo e, se da un lato ho avuto la tentazione di mollare presa da quella sensazione di vuoto che mi pervade in questi giorni, dall’altra gli devo la vita e non posso sprecarla nè sprecare quello che ho costruito, anche se non è niente di speciale, diverso o originale.

Era un papà come tanti, speciale per le sue figlie e per sua moglie, ma speciale anche per molti amici e parenti. Era un uomo buono, era mio padre.

Francesca

alias Maestra Imperfetta