Pubblicato in: diario di una maestra

Dalmazio e il Dilemma dei Decimali a Maggio

Lunedì è già di suo una categoria ontologica a sé. Non è l’inizio della settimana, è la punizione per aver avuto il coraggio di godersi il weekend. Ma un lunedì di maggio è qualcosa di più raffinato: è la consapevolezza che manca pochissimo alla fine, che dovresti essere in discesa, e invece sei lì — alle otto e mezza, marker in mano, a spiegare ancora i decimali.


Ancora.


Sono un mese e mezzo che andiamo avanti così. Moltiplicazione e divisione con i decimali, ogni giorno, con la sistematicità liturgica di chi sa che la ripetizione è l’unica vera maestra. E la maggior parte della classe ha capito. Persino i quattro che faticano davvero — quelli che arrancano, che ci mettono il doppio del tempo, che riscrivono e correggono e ci riprovano — anche loro, stamattina, nessun errore. Avevano recuperato. Bello, no?


E poi c’è Dalmazio.
Dalmazio è quello che io chiamo un bimbo da divano. Sostiene di fare sport — e tecnicamente non mente, se si accetta che FIFA alla PlayStation rientri nella categoria. Passa le ricreazioni a illustrare nei dettagli il personaggio sbloccato nell’ultimo aggiornamento, con una dovizia di particolari e una memoria prodigiosa che durante la lezione, evidentemente, trova altri impieghi.


Stamattina: correzione collettiva. Chiamo alla lavagna. Dalmazio si alza con quella sicurezza tranquilla che solo i bambini sanno esibire quando stanno per dire una cosa sbagliata, prende il marker, e dichiara:
“Maestra, la moltiplicazione si incolonna con le virgole.”
Silenzio.


Non il silenzio drammatico dei film. Il silenzio vuoto di chi sta facendo un rapido inventario mentale di un mese e mezzo di vita professionale e si chiede dove sia andato a finire.


Le virgole allineate. Nella moltiplicazione. Ha preso la regola dell’addizione — quella sì, quella è giusta, sacrosanta — e l’ha applicata con disinvoltura assoluta all’operazione sbagliata. Non è che non fosse presente alle spiegazioni. Era presente fisicamente, questo posso confermarlo. Mentalmente, presumo stesse sbloccando qualcosa.


La questione è che Dalmazio odia la scuola. Lo dice da quando è arrivato in prima, con una franchezza disarmante che in un bambino di sei anni fa quasi tenerezza e in uno di quarta comincia a pesare diversamente. A volte non lo mandano — mal di pancia, mal di testa, il classico malanno del lunedì mattina. Poi lo vedi ai giardini nel pomeriggio, vivacissimo, a correre (per quanto gli sia possibile) con gli amichetti senza alcun sintomo residuo.


Non faccio la morale. Non è il mio stile e non è questa la sede. Dico solo che c’è qualcosa di particolarmente beffardo nel vedere quattro bambini che fanno una fatica enorme, che ogni risultato se lo guadagnano centimetro per centimetro (o dovrei dire decimale per decimale), arrivare alla correzione di stamattina senza un errore — e poi guardare Dalmazio alla lavagna con le virgole nella moltiplicazione.


La scuola la odia, questo è stabilito. Ma la scuola c’è lo stesso, tutti i giorni, con i suoi decimali e le sue regole da ricordare. E i conti, prima o poi, si fanno — con o senza virgola nel posto giusto.
Ho corretto. Ho rispiegato. Ho fatto il sorriso — quello professionale, collaudato, di chi ha già elaborato e si è fatta una ragione.


Il caffè me lo sono fatto…ma doppio questa volta.

Pubblicato in: Fai da te del maestro

Le proprietà delle operazioni

Durante la pausa natalizia, tra un areosol al profumo di uovo marcio, si è scoperto poi essere il fluimucil per areosol, e un videogioco gestionale per sopportare e cercare di stappare il naso, ho ripreso in mano quel progettino di libricini/riviste in piccolo formato. Otto paginette che condensano un argomento!

Questa volta si tratta di quello che già il titolo anticipa. Ho iniziato, prima di Natale, le proprietà dell’addizione e volevo che rimanessero bene in testa ai bambini, così come le future proprietà delle altre operazioni. Oltre agli esercizi che faccio fare, che servono per trasformare in automatismo l’applicazione della regola, ho fatto loro un cartellone ben appeso in classe per coloro che hanno più difficoltà di memoria.

Durante la pausa però ho pensato ad un quaderno che avevo alle elementari, allora si chiamavano così, che aveva in cima o in fondo alla pagina la tavola pitagorica, e che spesso utilizzavo proprio a quello scopo, per guardarla quando non mi sentivo sicura. A volte serviva solo come un tappeto quando sali il quadro svedese, se sai che c’è sali tranquilla e scendi senza problemi.

Mi sono posta la domanda: “e se facessi un libricino che riassume le proprietà delle operazioni da tenere sempre con loro? Magari incollato sul quaderno…”. Ho preso il programmino che utilizzo per questi casi, gratuito, anche se una donazione la farei visto che è utile, carino e molto facile da usare, e mi sono messa al lavoro.

Dopo circa un pomeriggio per impostare e realizzare il lavoro, con tanto di disegnini fatti da me (si, lo so, non sono granché, ma non dovevano attirare troppo l’attenzione), ecco qui, stampato e pronto per diventare un libricino. La paginetta vuota è lasciata appositamente tale per poterla incollare sul quaderno o dovunque si voglia.

Piegare il foglio a metà dal lato lungo

Piegare a metà dal lato corto del foglio (orientamento orizzontale).

Piegare le estremità verso l’interno fino alla linea mediana ottenuta.

Adesso dobbiamo tornare alla piegatura a metà dal lato corto e, con le forbici, effettuare un taglio su una parte del foglio, al centro, fino a metà della pagina piegata.

Ora attenzione, mettete il foglio come segue, guardate bene le immagini.

Se siete fin qui, non resta che piegare in modo che la pagina bianca sia il retro del libricino che si viene a formare. Chiudete a libro insomma, schiacciate bene così da avere un bel libricino.

Potete fare come me ed incollare tra le piegature.

Come già spiegato in un articolo su come fare questi giornalini, pubblicato a Settembre, si possono usare per qualsiasi argomento e possono realizzarseli anche da soli volendo. Io ho realizzato questo. Volendo si può pinzare con la pinzatrice magnetica di cui ho parlato nell’articolo del 3 Febbraio, se cliccate sull’immagine a sinistra andate all’articolo, esattamente al centro, così i bambini non rischiano di di aprirlo e non saper più come richiuderlo.

Se vi interessa il lavoro fatto, invece, scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com oppure alla mia pagina facebook, così potrete scaricarlo direttamente da lì risparmiandovi un lavoraccio. Si accettano ovviamente pareri e suggerimenti su eventuali modifiche e migliorie, sono ben consapevole che il lavoro non è perfetto e nemmeno lo spaccio per tale, quindi attendo consigli.

Al prossimo “lavoretto”, la vostra affezionata

Maestra Imperfetta