Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

“L’ho fatta ai docenti”: genitori che fanno i compiti ai figli

A Capodanno cosa si fa? Si festeggia, ovviamente. Cosa esattamente, non lo so. Ogni anno finisce archiviato nei ricordi come peggiore del precedente e identico a tutti gli altri. Eppure viviamo nella pia illusione che festeggiare a Capodanno ci faccia festeggiare tutto l’anno, che celebrare il passaggio sia positivo. Spoiler: non lo è. Ma nemmeno negativo. Siamo noi a decidere.

Durante il cenone, una delle tante festeggianti mi regala una perla. Una madre della scuola di quartiere va raccontando in giro che ha sempre fatto i compiti lei al posto del figlio. Con aria compiaciuta da “l’ho fatta a quei pirla dei docenti”, ma alla disperata ricerca di complicità, aggiunge che è una fatica immane fingere di scrivere come un bambino. Ah, la genialità incompresa! Che dramma eterno.

Sarò onesta: non ho provato fastidio. Quando ai colloqui vedi il vuoto negli occhi e quell’aria da Malaussène, ti spiace davvero. Ti sembra quasi di infierire a dire “guardi che suo figlio non ha capito nulla e ora capisco perché”. Ho provato invece sollievo. Quella piacevole sensazione del “ah, non mi sbagliavo allora”.

Perché mentre taluni pensano di “farci fessi” facendo i compiti al posto dei figli, noi docenti pensiamo, guardiamo, valutiamo, confrontiamo. Capiamo più di quanto poi esca nei colloqui. E più di quanto possiamo dire.

Ma il punto, in questo articolo, non è il docente. Non siamo noi al centro, anche se alcuni sarebbero portati a crederlo. Il punto è semplice e devastante:

Perché vedi, cara mamma o caro papà orgoglioso della tua missione compiuta, noi lo sappiamo. Lo sappiamo dal primo momento. Quel compito troppo perfetto, quella calligrafia troppo regolare, quel ragionamento troppo strutturato per un bambino di otto anni che in classe non sa dove ha messo il quaderno. Lo sappiamo. E sai cosa facciamo? Niente. Perché non è il nostro problema.

Il problema è tuo. E soprattutto di tuo figlio.

Se un adulto, con esperienza di vita e scolastica comunque ragionevolmente elaborata, pensa ancora alla scuola come “me contro te”… se il “me” e il “te” non sono alleati ma due nazioni in guerra… ecco, qualcosa non va. E chi ne paga le spese, al solito, non sono gli adulti. Sono i bambini. I figli. Gli alunni.

Facciamo un gioco. Immagina di dare a tuo figlio le risposte di un esame di guida. Lui supera l’esame, prende la patente. Bellissimo. Poi sale in macchina da solo per la prima volta e scopre che non sa guidare. Chi ha fregato chi?

Ecco, i compiti sono la stessa cosa. Ogni volta che li fai tu, stai dando a tuo figlio una patente che non sa usare. E prima o poi – spoiler numero due – dovrà salire in macchina da solo.

Il bello è che tu pensi di stargli facendo un favore. Di proteggerlo. Di risparmiargli fatica, frustrazione, brutti voti. In realtà gli stai insegnando tre cose magnifiche:

Uno: non sei capace. Se lo fossi, non avrei bisogno di farlo io al posto tuo. Il messaggio che passa non è “ti amo e ti aiuto”. È “non ce la fai e lo so”.

Due: l’importante è l’apparenza. Non conta imparare, conta che il compito sia giusto. Non conta capire, conta che l’insegnante non si accorga. Benvenuto nel mondo degli adulti funzionali, campione.

Tre: quando le cose si fanno difficili, qualcun altro risolverà per te. E quando questo qualcun altro non ci sarà più? Ah già, non ci hai pensato.

Cosa spinge un genitore a trasformare i compiti del figlio in una missione di sabotaggio? Cosa alimenta questa narrazione bellica dove la scuola è il nemico da ingannare e il voto una conquista territoriale?

Forse è il retaggio di una scuola che molti di noi hanno vissuto come giudizio perpetuo, come luogo dove non eri mai abbastanza. Dove l’errore era colpa, non apprendimento. Dove il voto definiva chi eri, non cosa ancora dovevi imparare. E così, da adulti, ci ritroviamo a combattere battaglie che non sono nostre, su un campo che non esiste più. O che non dovrebbe esistere.

Il problema è che questa guerra immaginaria ha vittime reali. Un bambino a cui vengono fatti i compiti non impara. Non impara la matematica, certo. Ma soprattutto non impara che sbagliare fa parte del processo. Che chiedere aiuto è diverso dal farselo fare tutto. Che la fatica ha un senso. Che il fallimento non ti definisce.

Impara invece che il risultato conta più del percorso. Che l’apparenza è tutto. Che ingannare è lecito se ti serve. E impara, soprattutto, che mamma o papà non credono che ne sia capace. Quale messaggio più devastante?

“È una gran fatica fingere di scrivere come un bambino.” Questa frase mi è rimasta particolarmente impressa perché c’è tutta l’assurdità del mondo in queste parole.

Metti energia. Tempo. Impegno. Per recitare tuo figlio. Invece di usare quella stessa energia per aiutare tuo figlio a diventare se stesso. Invece di stargli accanto mentre sbaglia, mentre si arrabbia, mentre scopre che può farcela anche se ci mette il doppio del tempo.

E sai la cosa più triste? Che probabilmente tuo figlio nemmeno lo vuole, questo tuo aiuto. Probabilmente si vergogna, sa che è sbagliato, ma non sa come dirti di no. Perché sei tu il genitore, sei tu quello che decide. E lui impara che dire “no, voglio provare da solo” significa deluderti.

Parliamoci chiaro. Cosa impara un bambino a cui vengono fatti i compiti?

Non impara la matematica. Non impara l’italiano. Non impara a studiare, a organizzarsi, a gestire il tempo. Non impara nemmeno a chiedere aiuto nel modo giusto, quello in cui l’adulto ti guida ma sei tu a fare.

Impara che la realtà si può truccare. Che l’importante è sembrare, non essere. Che mamma e papà sono disposti a mentire per lui, quindi mentire deve essere accettabile. Impara che quando le cose si fanno difficili, la soluzione è evitarle. E impara, soprattutto, che non è abbastanza. Mai.

Perché questo è il messaggio che passa, che tu lo voglia o no: “Non ti credo capace, quindi lo faccio io”.

E poi arriva il giorno. Quello in cui tuo figlio è solo. Una verifica, un’interrogazione, un esame. Un momento in cui tu non puoi esserci. E lì crolla tutto il castello.

Perché scopre di non sapere. Scopre che tutti gli altri hanno imparato davvero, mentre lui ha solo una collezione di compiti perfetti che non gli appartengono. Scopre che l’autonomia non si può fingere.

E in quel momento, chi paga? Tu no di certo. Tu avrai sempre la tua storia da raccontare agli aperitivi o fuori dalla scuola con le altre mamme, quella della tua geniale impresa. Tuo figlio invece avrà solo il vuoto. Il vuoto di competenze che non ha. Il vuoto di fiducia in se stesso che non ha mai costruito. Il vuoto di un’infanzia in cui qualcun altro ha sempre fatto al posto suo.

Forse il problema sta anche nella scuola che abbiamo vissuto e che, in parte, perpetuiamo. Una scuola che valuta il prodotto più del processo. Che premia la perfezione invece di valorizzare il tentativo. Che spesso dimentica di guardare oltre il compito e vedere il bambino.

Ma la risposta non può essere sabotare il sistema. Non può essere insegnare ai nostri figli che la soluzione è imbrogliare. Perché se c’è una cosa che la vita insegna, prima o poi, è che i nodi vengono al pettine. E che le scorciatoie portano sempre da qualche parte, ma raramente dove vorresti arrivare.

Torno a Capodanno. A quella domanda: cosa festeggiamo? Forse festeggiamo l’illusione del cambiamento senza il lavoro del cambiamento. La promessa che l’anno nuovo sarà diverso, senza chiederci cosa siamo disposti a fare perché lo sia davvero.

E forse è lo stesso con la scuola. Vogliamo che i nostri figli abbiano successo, ma non siamo disposti ad accettare che il successo passa per la fatica, l’errore, il fallimento. Vogliamo il risultato senza il processo. Il traguardo senza la corsa.

Ma non funziona così. Non funziona a Capodanno, quando brindiamo convinti che il calendario possa cambiare qualcosa che dipende solo da noi. E non funziona con i compiti, quando pensiamo di poter costruire l’autonomia di nostro figlio facendo al posto suo.

Educare non è comodo. Non è veloce. Non è indolore. È fatica. È pazienza. È restare lì quando vorresti solo che finisse. È credere in tuo figlio anche, e soprattutto, quando lui non crede in se stesso.

La vera vittoria non è fregare l’insegnante. Non è prendere un bel voto su un compito che tuo figlio non ha fatto (spoiler: non diamo voti sui compiti, non io almeno). La vera vittoria è guardare tuo figlio negli occhi e vederlo crescere. Vederlo sbagliare e rialzarsi. Vederlo chiedere aiuto e poi farcela da solo. Vederlo frustrato, e stargli accanto senza togliergli quella frustrazione che lo farà diventare più forte.

La vera vittoria è quando cresce sapendo che può sbagliare, e sbaglierà, ma non si arrenderà. Che può chiedere aiuto. Che può farcela, anche se ci mette più tempo. Che vale, esattamente com’è.

La vera vittoria è quando tuo figlio ti dice “non lo so fare” e tu resisti all’impulso di farlo tu. Quando dici “proviamo insieme” e poi, piano piano, ti fai da parte. Quando accetti che quel compito malriuscito è più suo, e quindi più prezioso, di dieci compiti perfetti fatti da te.

Perché alla fine, cari genitori in guerra contro i mulini a vento, siete solo voi e l’unica persona che state fregando è vostro figlio. La scuola non è contro di voi e, soprattutto, non è contro di loro. Noi insegnanti? Noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo. E continueremo a guardarlo negli occhi cercando di dargli quello che voi gli state negando con questo atteggiamento: la possibilità di diventare se stesso.

Il resto è solo rumore. E tuo figlio, nel silenzio di quel vuoto che un giorno sentirà, si chiederà perché non gli hai mai creduto abbastanza da lasciarlo provare.

Una maestra imperfetta che ha visto troppi compiti fatti dai genitori…

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Il pinguino più potente del mondo ed il Sapere.

Ascoltando un podcast molto interessante trovato su Spotify (ma lo trovate anche su youtube) chiamato “Miti da sfatare” ho scoperto che esiste Il pinguino più potente del mondo! Non ha i superpoteri, non soffre di gigantismo e non ha la muscolatura da pugile di un canguro (è un pinguino d’altronde), ma ha una carica molto molto prestigiosa che aumenta quasi ogni anno e che trasmette ai suoi discendenti i quali, a loro volta, si prendono una promozione ad ogni visita ufficiale presso lo zoo di Edimburgo! Parlo di lui: Nils Olav III, nome importante per un pinguino importante, e ricopre attualmente la carica di maggiore generale della guardia Reale di Norvegia, mica plancton insomma.

Ma, dopo aver ascoltato la puntata (ed averlo disegnato) non ho potuto fare a meno di domandarmi “ma quanto vive un pinguino?” e, dopo averlo chiesto ad Alexa, ho voluto approfondire ed ho scoperto il sito Sapere.it
Ed ecco che mi son persa dietro all’esplorazione di un nuovo porto della conoscenza dopo Wikipedia, utilissimo per le ricerche degli studenti ma anche per noi adulti.

Il sito in questione, come scitto poco sopra è molto semplice da ricordare: sapere.it. Ci potete arrivare cliccando sull’immagine sotto.

Una vasta enciclopedia dizionario e altro che permette di documentarsi e magari fare ricerche assieme ai vostri alunni (o darle ai vostri alunni da fare). Dalla politica alla geografia, dalla scienza alla terminologia trovate tutto, ma proprio tutto diviso per argomenti. Alla curiosità non deve mai esserci una fine ed è la curiosità che smuove il mondo (altro che l’amore come diceva Dante), insomma, parafrasando il sommo (che non avrebbe mai scritto la Divina Commedia se fosse vissuto oggi), “la curiosità che move il sole e l’altre stelle”. Nel porto di Sapere.it ho trovato anche dei quiz per testare la mia cultura generale…insomma mi sono persa nel dedalo di conoscenza dove vorrei incamerare più informazioni possibili pur sapendo che me ne ricorderò solo una magra percentuale, ma ne vale la pena. L’enciclopedia di Sapere è sufficientemente vasta da dimenticarsi del tempo che passa mentre la si consulta e comprende, come vedete dall’immagine, diversi argomenti raccolti in macrocategorie.

Spulcio e nei dizionari, con lieve disappunto, litigo con quello di latino che sembra non funzionare bene…o meglio, sembra funzionare come Alexa, risponde come cavolo pare a lui e quasi sempre non trova la traduzione.

Andando invece sulla pagina “sicuro di sapere?”, partendo dalla home page, si trovano quiz, domande e risposte, video curiosità etc…non ho ancora visionato tutto, datemi tempo che voglio godermelo poco per volta.

La pagina “approfondimenti” parla da sé senza bisogno di presentazioni. Vado sul tema “scuola e università” e mi si aprono diversi articoli tra cui leggo il titolo interessante “La guerra del golfo spiegata in modo semplice”, se riuscissero a fare altrettanto con quella in Ukraina e quella tra Israele e Palestina per me sarebbero da nobel. Altro articolo che attira la mia attenzione è “Il testo argomentativo spiegato: come scriverlo, schema e consigli” ed in effetti può essere utile ad ogni studente e docente (me compresa).

Unico lato negativo: tanto da imparare e poco tempo per farlo, ci passerei le giornate non avessi mille altri interessi, ma è uno strumento valido e utile che val la pena mettere tra i preferiti del proprio browser. Ora vi lascio e torno a disegnare la storia travagliata tra i Bao che ordino sempre al cinese, oramai sempre più protagonisti delle mie fantasie malate quando vado al ristorante.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Ah, comunque un pinguino può vivere dai 15 ai 20 anni a seconda della specie (ne esistono ben 18) ma il più longevo pare sia il Pinguino Imperatore.

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, opinionibus

Maestra ma tu pensi prima di parlare?

In questa settimana mi son capitati due eventi curiosi che, al solito, mi han fatto riflettere in quei minuti di silenzio a colazione e tra una lezione e l’altra.

Martedì, a lezione di inglese, una bambina molto chiacchierona e tendente a parlare sempre, anche sopra gli altri, e a commentare qualsiasi cosa tu dica, se ne esce nel mezzo della lezione con un candido “maestra ma tu prima di parlare pensi?”.

Mi fermo, la guardo, in altri frangenti e con adulti onestamente mi sarei anche potuta offendere ma ammetto non mi è passato per l’anticamera del cervello potesse essere inteso come insulto o provocazione. Ho chinato la testa di lato e chiesto cortesemente di spiegarmi cosa intendesse e perché quella domanda. La bambina mi ha risposto con candore “no perché parli sempre lentamente e non dici cose a caso”.

Vero, parlo lentamente e lo faccio apposta. Un tempo parlavo più velocemente nel gruppo di amici che frequentavo perché, quando raccontavo qualcosa, venivo puntualmente interrotta e quanto stavo dicendo finiva nel dimenticatoio. Col tempo ho imparato che non è necessario, se non ti vogliono ascoltare non lo fanno comunque, a qualsiasi velocità tu parli. Da lì ho imparato a parlare alla velocità che ritengo più opportuna per permettermi di ponderare e misurare quanto dico e non rischiare di ferire, magari involontariamente, la sensibilità di qualcuno. Ora con i bambini misuro la velocità in base alla ricettività della classe ed alla difficoltà dell’argomento trattato.

La bambina in questione mi ha sorriso e mi ha detto “sai maestra, io non penso mai quando parlo”. Me ne ero accorta ed il problema è che altri bambini tutti orgogliosi mi han detto che non pensano prima di parlare e questo mi preoccupa. Ho detto loro che è il caso che comincino a farlo perché le parole sono pietre: una volta lanciate non puoi riprendertele e quando colpiscono fanno molto male, quindi meglio misurarle e pensarle prima di farle uscire dalla bocca.

Acquarello fatto la mattina a colazione. Sketchbook Talens Artbook e stilografica Preppy.

Quando ne ho parlato con il mio compagno egli, ridendo, mi ha detto “potevi dirle quel detto arabo: parla solo quando pensi che ciò che hai da dire valga più del silenzio”. Non lo conoscevo, lo ammetto, ma mi sono resa conto che l’ho fatto mio e, nel tempo, ho imparato a parlare quando è d’obbligo riempire vuoti, ma senza dire mai troppo e quando invece tacere anche per ore perché il silenzio non fa paura ma è un momento condiviso e piacevole. Il problema reale è che in questa società rumorosa dove tutti hanno qualcosa da dire grazie anche ai social, il silenzio è un lusso che non tutti si concedono (anche se non costerebbe nulla economicamente), ma così facendo rischiano di levare il diritto al silenzio anche a chi lo desidera.

E così, riflettendo su questo detto arabo e sul proverbio “più bel silenzio non fu mai scritto” osservo il disegno fatto stamattina del vasetto di composta di limoni senza zuccheri aggiunti, compagno silenzioso delle mie colazioni che col suo gusto dolce e retrogusto amarognolo, mi ricorda che è tanto bello il silenzio, ma solo fin quando il weekend le colazioni sono in compagnia. Abbiamo bisogno sia del silenzio sia della parola ma passiamo tutta l’esistenza a cercare l’equilibrio tra le due.

E voi quanto ritenete di pensare prima di parlare?

A presto

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti

I veri strumenti per docenti

Anni fa, nel 2017, appena entrata nel Sistema di istruzione, ho partecipato con sincera convinzione ad un seminario sulle responsabilità del personale docente. Avevo già intuito in qualche modo, forse, quello che sarebbe stato utile per la professione tanto quanto la preparazione teorica alla didattica (perché diciamocelo pure fuori dai denti, il concorso è teoria).

Il seminario è durato due, forse tre ore in cui il relatore, proveniente dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR per i non addetti che leggono…se ce ne sono)ha riempito di nozioni, riferimenti normativi e legislativi di cui, diciamolo pure fuori dai denti, alla fine non ricordavi nemmeno la metà. Lì cominciavo a farmi un’idea di quello che poi mi ha portato oggi a scrivere questo articolo.

Nei successivi anni mi sono resa conto, osservandomi attorno ed interagendo con varie tipologie di colleghi/e, che molte conoscenze vanno perdendosi divorate dai ritmi quotidiani, dalle varie problematiche che via via emergono nel corso dei giorni, mesi e poi anni di insegnamento e finisce che, pur essendo fondamentali certe conoscenze, le dimentichi (alcune in realtà nemmeno sono richieste anche se fondamentali).

Fate un piccolo esperimento: chiudetevi al buio, buio completo, in una stanza che conoscete bene e in cui ci siete stati più volte e provate a fare una passeggiata all’interno. Conoscete la disposizione dei mobili e sapete come arrivare a quello o quell’altro, ma sapete che magari, se siete dalla porta, che quel mobile è a sinistra e quell’altro a destra, ma se provate ad aprire l’armadio, ammesso ci riusciate alla prima e senza andare a tentoni, non saprete abbinare i colori né scegliere cosa mettervi e molto probabilmente scontrerete contro qualcosa perché vi eravate scordati che era lì troppo intenti a raggiungere qualcosa nel tentativo di dimostrarmi che avevo torto (per cosa? Non lo so, ma è un meccanismo umano).

Ecco, se lo avete fatto avete capito cosa vive quotidianamente un docente medio. Per docente medio intendo un docente che non è formato adeguatamente sulla normativa scolastica.

Obiezione che anticipo perché l’avrei fatta anche io anni fa. Il mio intento non è dare degli ignoranti o insultare l’intelligenza dei colleghi insegnanti di tutti gli ordini e gradi, bensì fare una riflessione attenta su un aspetto poco curato della formazione dei docenti. Abbiamo tante cose di cui occuparci, vero, ma se noi per primi non conosciamo i confini in cui ci muoviamo, come possiamo lavorare serenamente? Come possiamo educatamente ribattere ad alcune questioni sollevate dai genitori? Come possiamo tutelarci da eventuali (non è detto che ce ne siano) deliri o forzate interpretazioni normative di Dirigenti scolastici? Informarci e formarci in tal senso può accendere la luce nella stanza. Certo, sappiamo già che i mobili presenti son quelli e dove sono, ma non sbatteremo più il mignolo del piede contro uno spigolo (e sapete che tanto succede anche se conoscete quella stanza a menadito, a volte anche con la luce accesa).

Sapere è Potere! Quante volte lo abbiamo sentito dire? Mai? Io l’ho sentito dire molte volte e spesso non ho compreso questa frase e più spesso l’ho relegata al sapere scolastico relegato alle materie di insegnamento o alla cultura personale in altri ambiti che mi appassionano. Mai come in questi anni di studio per il concorso, e l’osservazione diretta, ho davvero compreso e, di conseguenza, preso piena consapevolezza del significato profondo di questa affermazione.

Il potere in questo caso non è solo possibilità di muoversi in una direzione o nell’altra, poter fare qualcosa, e nemmeno Potere inteso come autorità sull’altro, ma va inteso come conoscenza dei limiti, dei diritti (e doveri) della propria professione per evitare abusi che si perpetrano spesso per ignoranza personale e/o altrui del “recinto” in cui ci si può muovere e le regole del gioco. Conoscere ci permette di comprendere e comprendere ci permette di muoverci con sicurezza in un ambiente complesso salvaguardando i propri diritti rispettando i nostri doveri.

Non è mia intenzione essere polemica, e non va inteso in questo senso questo intervento, ma ho avuto modo di osservare che più o meno inconsciamente in tutti gli ambienti lavorativi ci sono atteggiamenti tendenti alla prevaricazione, a volte per convinzione, altre per natura personale e dinamiche sociali dovute anche a caratteristiche individuali, altre volte semplicemente perché, detta alla Hobbes, homo homini lupus ed è terribilmente umano cercare di “comandare”. Ebbene, qualsiasi carattere tu abbia, qualsiasi grado di istruzione, qualsiasi caratteristica personale ti spinga a pensare di non essere all’altezza (o di esserlo troppo) informati! Abbiamo la conoscenza a portata di clic e basta aprire un motore di ricerca e cercare su Normattiva, Tuttoscuola, Professione Insegnante o anche solo i sindacati della scuola quali la Gilda (per non citare sempre i soliti). Non abbiate paura ed informatevi, vi auguro di scoprire che mai nessun torto vi sia stato fatto, ma probabilmente scoprirete che qualche fregatura ve la siete presa perché non sapevate.

Da quando ho iniziato a studiare per il concorso da DS mi sono domandata più volte come mai certi argomenti non venissero mai affrontati nei corsi di formazione, non escludo a priori che mi siano sfuggiti corsi che preparavano in tal senso, ma ho qualche dubbio a riguardo. Successivamente, parlando con colleghe ed ascoltandole, mi sono resa conto che è più facile chiedere al sindacalista della scuola che stare a spulciare nel marasma di siti che dicono tutto e il contrario di tutto. Ho pensato di poter sfruttare questo canale, ancor più che comincia ad avere un discreto numero di follower, per “aiutare”, riflettere insieme e divulgare ma mi ha sempre frenata il timore di dire castronerie nonostante la preparazione, forse fin troppo consapevole della mia fallibilità. Insomma alla fine, non ve lo nego, ho cercato e trovato collaborazione in un sindacato (non storcete il naso per cortesia, non ora almeno) forse meno mainstream ma molto efficace a mio modesto parere e molto meno schierato di altri.

Da qui nasce il progetto di una pagina dedicata ai “vostri” casi, che siate insegnanti, genitori, studenti o dirigenti (perché no?).

La regola è semplice: inviate una mail con la descrizione possibilmente onesta e dettagliata del vostro “caso” da sottoporre, che sia un evento accaduto, una circolare diramata a scuola o altro a diariodiunamaestra@gmail.com ed io la pubblicherò senza riferimenti che possano richiamare alla vostra identità o alla scuola in questione in versione romanzata e favoleggiante. Ad affiancarmi e commentare il caso ci sarà un sindacalista della Gilda degli insegnanti (ma non temete, se siete genitori o studenti mi metterò nei vostri panni). Questo è un inizio, come si svilupperà dipenderà solo da voi.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti, tecnochicche

NotebookLM: Blocchetto Note Avanzato per Docenti e Studenti

Si chiama NotebookLM ed è un sito che, grazie all’intelligenza artificiale, può aiutare a studiare! Tempo fa mi capitò di imbattermi in questo sito

https://notebooklm.google.com/

Al mio solito, con spirito da esploratrice del web armata di curiosità e senza pesante fardello di pregiudizi (sono un peso inutile per chi naviga nel web) mi sono addentrata ed ho scoperto questa isoletta felice. Oggi vi parlo di NotebookLM e vi confesso già da subito che avrei voluto scoprirlo prima.

La registrazione è gratuita, cosa che preme a tutti i docenti lo so, ma cosa fa di preciso? Partendo da un pdf che andrò a caricare, potrò porre domande, prendere note e vediamo nel dettaglio. Questa schermata vuota mi si è presentata alla registrazione.

Andiamo su origini e clicchiamo sul + accanto alla scritta. Appare questo menù da cui scegliere. Come vedete non si può solo caricare pdf ma anche file di testo (google documents o word), testo copiato (copia e incolla il testo), da una pagina web…il file Markdown al momento non ci interessa.

Provo a vedere cosa accade mettendo un URL pagina web prendendo Wikipedia, Antica grecia

Dopo qualche macinio che dipende forse anche dalla connessione, ma si tratta di pochi secondi, ecco qua un bel riepilogo e relativi aiuti. Come vedete ci sono Domande suggerite ma nel testo possiamo inserire una nostra domanda. Io per esempio ho messo “cosa mangiavano gli antichi greci” (si ho fame, sarà la dieta) ed ecco il risultato

Non sapete come tornare indietro? Semplice, andate in basso a destra sulla scritta “guida al blocco note”.

Ora provo con “guida allo studio” in alto. Vi apparirà nella nota una serie di domande con risposte, eventuali tracce per saggi e un comodo e utile glossario. Direi gli strumenti ideali per docenti e per studenti.

Torno indietro e seleziono “guida al blocco note” ma stavolta scelgo “sommario”. Mi fa un comodo sommario della pagina con una sinossi del contenuto per ciascun paragrafo…ma torniamo indietro riselezionando “guida al blocco note”.

Questa volta seleziono “Sequenza temporale” e questa, vi assicuro, piacerà

Cosa potete trovare di meglio di una comoda linea del tempo del periodo che vi interessa? La linea del tempo ovviamente potete anche elaborarla, estrapolarne la parte che vi interessa o altro, questo è compito vostro e dipende da quello che vi serve al momento, ma volete la comodità di averla fatta invece di leggersi tutta la pagina e trascrivere? Per carità, niente vi vieta di farlo, ma non è questo lo scopo di NotebookLM né dell’articolo.

Torno indietro con “guida al blocco note” e stavolta seleziono “documento di briefing”. In pratica è un riassunto, una panoramica dell’argomento da cui partire per poi approfondire piano piano. Forse consiglierei di usarlo prima di tutti gli altri, ma dipende dall’organizzazione dell’utente.

Ora che abbiamo tutto quello che ci serve, andiamo ad una bella panoramica. Ci ritroviamo con degli appunti, o meglio note, che son stati salvati. Seleziono una nota…

Seleziono in questo caso la Cronologia dettagliata andando a spuntare la casella come da immagine precedente. Come potete vedere mi appaiono quattro voci in basso, sopra lo spazio della chat da scegliere. Seleziono “concetti essenziali” e mi appare la seguente schermata

Direi che è comodissimo e metterei anche un like, con la puntina da disegno in alto posso fissare il contenuto in modo da non perdermelo. Bene, ora seleziono “crea uno schema”, perché sono una persona estremamente schematica e da lì mi piace partire per poi allargare approfondendo gli argomenti.

Chiaramente posso fare domande e dovrò comunque controllarne le risposte, niente vale come lo studio sul libro di testo, ma può essere un aiuto più che valido quando l’argomento è molto vasto. Posso aggiungere alla stessa sessione di studio pdf, altri siti e documenti di testo per integrare l’argomento e ritrovarmela un domani se voglio ripassare.

Se clicco sulla scritta “NOTEBOOKLM” torno alla pagina principale dove posso aprire un’altra sessione di studio.

Ho voluto provare con un argomento più pesante (senza nulla togliere agli antichi greci) e attuale: la privacy.

Provo a chiedere una mappa concettuale (il mio tallone d’achille)

Non fa un vero e proprio grafico, ma quello possiamo in effetti farcelo noi, però lo schema è molto chiaro e se seleziono i numeretti accanto al titolo mi rimanda alla parte di testo…aaah l’avessi scoperto mentre facevo il master, ma anche l’avessi avuto all’Università…le nuove generazioni sono fortunate e non lo sanno, ma forse è colpa nostra che non insegnamo ad usare consapevolmente questi strumenti.

Bene, spero di esservi stata utile e, se vi va, fatemi sapere se lo avete usato e come scrivendo a diariodiunamaestra@gmail.com.

Al prossimo articolo la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti, tecnochicche

Simulare per imparare

Non è un articolo sulla recitazione, sul role playing o il teatro che, nobilissimi e ottimi strumenti di apprendimento, non coprono comunque tutti i campi dello scibile umano (ma cosa lo fa?). Oggi vi parlo di uno strumento didattico utile scovato nel mio peregrinare tra instagram, google, siti vari di vari maestri e blog tecnologici: PhET.

Vi ricordate Scratch? Ecco quello era un progetto dell’MIT (Massachusetts Institute of Technology), prestigioso istituto che si occupa anche di informatica. Questo è un progetto dello University of Colorado Boulder, istituito nel 2002 dal Premio Nobel per la fisica Carl Wieman, (mica Pino TreDita insomma), basato su ricerche didattiche che coinvolgono gli studenti con un approccio ludico ed esplorativo. Il progetto abbraccia vari gradi e ordini a partire dalle Primarie fino all’Università. Io stessa devo riconoscere che dinnanzi a concetti astratti, se ho una simulazione anche solo al pc che mi consente di vedere un effetto immediato della manipolazione dei dati, apprendo meglio e, pertanto, ricordo di più.

PhET è un sito che racchiude diverse webapp (app che non occorre installare perché se ne può usufruire direttamente da browser) pertanto non dovrebbe creare problemi con la LIM, licenze etc etc. Si può anche installare su Chromebook o dispositivi Apple in quanto disponibile l’app per sistemi IOS, ma comunque è usabile anche direttamente da chrome.

Al solito ho curiosato per voi. Prima cosa da fare è scegliere la materia e impostare il livello di studio dal menù sulla sinistra. Nel mio caso metto Scuola Primaria. Questo per scremare tra le simulazioni presenti, alcune onestamente difficili. Una volta scelta la simulazione di vostro interesse andrete a cliccarci sopra e vi si aprirà la pagina dedicata.

Per avviare la simulazione sarà sufficiente andare a cliccare sul pulsante play nell’immagine del video in alto, al centro, così da aprire a finestra intera il video con la simulazione scelta. In questo caso mi sono divertita a scegliere l’elettricità statica, concetto semplice ma complesso da spiegare ai bambini. Come vedete qui è molto meno complesso se si ha un riferimento visivo.

Se si desidera accedere a risorse e suggerimenti per attività didattiche ci si deve registrare, è gratuito con donazione facoltativa. Non vi interessano le risorse o non volete iscrivervi? Nessun problema, si può comunque usufruire gratuitamente delle simulazioni. Le risorse per gli insegnanti, avviso, sono interamente in inglese, non le hanno ancora tradotte, ma se si hanno le basi culturali non se ne ha bisogno e comunque suggerisco di provare sempre l’esercizio prima di proporlo ai bambini.

Particolarmente utili sono le simulazioni di matematica (inclusa geometria), ma anche quella sulla selezione naturale risulta molto utile, illustrando concetti quali il mimetismo e la necessità anche della presenza predatori per un controllo della popolazione.

Tirando le somme, data la complessa situazione dell’edilizia scolastica, la mancanza spesso di spazi attrezzati e di fondi, laddove in aula c’è una LIM attaccata o meno ad un PC, la tecnologia ci viene in aiuto.

Eccoci al dunque ed alla fine di questo articolo che, spero, vi abbia fornito strumenti e idee da applicare in classe per il divertimento degli alunni e, perché no, anche vostro.

Buon anno scolastico la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, insegnarte

Un’opera al giorno

Ci son giorni in cui va tutto come dovrebbe, come ti eri programmata e ti ritrovi ad aver fatto quanto dovevi, avere la mente fresca nonostante lo studio e tanta voglia di fare. Mi metto di fronte ad un foglio, cerco immagini che mi piacciano, ce ne sono tante che è dura decidere, ma…niente!

In uno di questi giorni mi fermo e osservo il foglio ma la mia mano non si muove, non obbedisce al mio bisogno di disegnare. In questi momenti viene in aiuto tutta una serie di potenzialità che internet offre, ma nel mare magnum di letteratura, visioni satellitari e youtube, ho dei punti fermi, diciamo dei porti sicuri dove attraccare: Google Arts&Culture e un’app chiamata Artly.

Della mia passione per l’arte credo di averne parlato, anche se non mi stancherei mai, così come ho parlato già di Google Arts&Culture, ma non riuscendo a mettere il widget sul mio smartphone che mi propone un’opera d’arte al giorno, ho ovviato con l’app ARTLY (disponibile per android e IOS) che può offrire questo servizio più approfondimenti interessanti.

Ma perché un’opera d’arte al giorno?

  1. Sono ancorata alla granitica certezza che l’arte ci salverà da noi stessi.
  2. L’arte può essere la spinta che ci aiuta a comprendere che abbiamo ancora tanto da imparare…ed è meraviglioso se teniamo la mente aperta.
  3. Aiuta a tenerci in allenamento (mentalmente).

Dagli studi per ritratto femminile di Klimt al “Boy and dog in a Johnnypump” di Basquiat, passando per le icone russe, Modigliani, El Greco, Matisse e Botticelli, ho scoperto artisti che non conoscevo quali Andrew Wyeth, Yves Klein e David Hockney.

Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)
David Hockney

Sembrerà strano forse, ma nel mio diario mi segno l’opera del giorno proposta dall’app, le informazioni che mi interessano sull’opera e poi, se non lo conosco, mi appunto quello che mi colpisce di una breve ricerca fatta online tra siti di case d’asta, Google Arts&Culture e Wikipedia. Ecco che, così facendo, organizzo le conoscenze, memorizzo in quanto la scrittura a mano permette una migliore e più efficace memorizzazione delle informazioni, e mi sento soddisfatta. Non lo faccio per scriverlo qui, ma ho preso a farlo perché mi piaceva e basta, ma oggi mi è venuto in mente che sarebbe interessante proporre un’attività simile ai bambini di quarta e quinta primaria.

La mia idea base sarebbe:

  1. Prendi un’opera (scultura, pittura, incisione…) e proponi la visione ai bambini.
  2. Brainstorming sulle sensazioni che essa suscita o la storia che può raccontare (Hopper si presta)
  3. Facciamo una ricerca assieme, guidata, scrivendo sul quaderno le informazioni che ci interessano.
  4. Per raccogliere le informazioni che ci interessano saltiamo liberamente dalla biografia alle opere o altre curiosità che troviamo e riteniamo possano rivelarsi interessanti.
  5. Rileggiamo il tutto.

Una volta fatto questo in classe, credo si possa proporre un lavoro a casa assegnando a ciascun bambino, o gruppo, una “ricerca” su un artista e la sua opera riorganizzando poi le informazioni ed integrandole in classe.

Non accoglieranno bene da subito la proposta forse, ma si sa che i bambini non sono sempre inclini alle novità, tuttavia se li sapremo appassionare avremo tante soddisfazioni (e pure loro ne avranno). Questa attività non è utile unicamente per apprendere nozioni nuove, ma per sviluppare competenze nella ricerca, scrematura e selezione, nonché riorganizzazione delle proprie conoscenze.

Come tutte le idee, anche questa va affinata e adattata alla realtà in cui si lavora, ma io penso che a volte ci facciamo frenare dai nostri pregiudizi (io per prima), invece di provare, sperimentare e rischiare anche di fallire.

Se invece non vi va di provarlo in classe, fatelo per conto vostro o non fatelo proprio, ma la diffusione di internet ha portato anche il vantaggio di tutta la cultura a portata di click…sarebbe un delitto non approfittarne.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: strumenti per docenti

CANVA per la scuola!

Giorni di pacchia? Ma nemmeno per l’anima! Ho in mente un progetto e l’ho iniziato giusto in questi giorni tra studio, attività fisica e impegni in famiglia.

Tra Agenda della Maestra qui e agenda della Maestra Lì, Docenda e io che sono una gran rompi con la mania di personalizzare il personalizzabile, ho iniziato giochicchiando con CANVA con l’obiettivo di crearne una su misura per me. Ma CANVA è limitato, mi direte, e i prezzi non sono propriamente abbordabili per cui non vale la spesa se non lo fai per professione. In realtà i prezzi per i privati non sono nemmeno eccessivi. Se calcoliamo 110€ per un anno sono meno di un abbonamento ad audible o qualsiasi altro abbonamento a musica online.

Signori e Signore, se sei un docente o uno studente puoi avere Canva Pro completamente gratis. Se siete docenti basterà andare in alto su “Piani e Prezzi” e cliccare sulla scritta “Didattica”.

“inizia” nella versione Insegnante e limitarsi a fare un bello screenshot o stampa pdf della schermata di profilo del portale SOFIA, o del registro elettronico o anche la scansione della presa di servizio.

Col portale S.O.F.I.A. mi hanno sbloccato in 24h le funzionalità premium. Direi che, dopo questo, l’inizio per me è incoraggiante. All’interno di CANVA troviamo una marea di possibilità, partendo da progetti già fatti per chi è pigro o ha la crisi del foglio bianco, fino a farne da 0. Il salvataggio è automatico e in cloud, essendo una webapp ha il vantaggio che effettivamente non occupa spazio sul tuo pc a meno che non scarichi il progetto in pdf o altro formato.

Ci sono una varietà di combinazioni pressoché infinita, ma basti sapere che si può tranquillamente partire da un progetto, inserire, togliere, modificare elementi (immagini di vario tipo e colore su ogni argomento, cornici, griglie, grafici etc…), aggiungere o togliere, modificare testi con molti font a disposizione.

Con CANVA si hanno a disposizione diversi formati e tutti personalizzabili volendo. Si può inoltre provvedere a fare presentazioni piacevoli graficamente, fumetti, lavagna interattiva per lavorarci a distanza con un gruppo, schede didattiche, video didattici, siti web…consiglio come sempre di giocarci un po’ per prendere confidenza perché posso anche mettervi i tutorial, ma niente vale come l’esperienza diretta procedendo per tentativi ed errori.

Se invece vi piace personalizzare cose e provvedere a stampa e acquisto…perché no? Potete approfittare del servizio di Stampa che, tuttavia, non mi permetto di consigliare ma solo di segnalare come possibilità. Da buona genovese consiglio di informarsi se ci sono servizi sul territorio oppure online più convenienti, ma ricordate di salvare il file in PNG così conserva le trasparenze (piccola accortezza grafica).

E ora che vi ho detto questo? Spero come sempre di esservi utile, CANVA è sul mercato da tanto ed è un servizio ottimo, integrato con Classroom, che io usavo già prima che offrisse tutti i servizi per l’istruzione pertanto mi sento di consigliarlo vivamente. Se invece siete pigri o non vi sentite a vostro agio con queste cose…io per il momento faccio questa agenda per me ma, non escludo nulla a priori, se mi trovo bene e trovo la giusta combinazione di informazioni e schemi da inserirci, potrei metterla a vostra disposizione il prossimo anno.

Se vi va di contribuire alla “costruzione” di questa agenda, siete liberissimi di inviarmi consigli, suggerimenti etc alla mail diariodiunamaestra@gmail.com e sarà per me un vero piacere annotarmi tutti i desiderata per costruire un’agenda che vada bene a tutti, da condividere con tutti.

Bene, ora torno alla mia agenda, a CANVA ed alla navigazione nel Web per scovare terre più o meno sconosciute.

Alla prossima, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

Il diario personale o di classe?

Da sempre oramai ho l’abitudine di tenere un diario personale, e non è il blog bensì un vero e proprio diario cartaceo, su cui scrivo senza assiduità ciò che mi capita, ogni tanto abbozzo qualche disegnino mai colorato e, ultimamente, ci incollo pure delle foto stampate con la stampantina termica di recente acquisto. Sono pienamente consapevole che della cosa non vi importi un fico secco, ma non è tanto del mio diario nello specifico che vi parlo oggi, ma dello scrivere su un diario.

In questi giorni di chiusura vera e propria dell’anno scolastico, nell’annoiato rovistare nella libreria, sono incappata per puro caso nel mio minidiario comix di quando avevo 29 anni. Non avevo bisogno di un diario, ma lo tenevo ugualmente e qualche disegno scappava sempre tra un biglietto del cinema e uno di un museo incollati tra le pagine a memento dell’esperienza vissuta. Mi son ricordata che, paradossalmente, alle superiori disegnavo pagine e pagine di quaderno apposito ma non disegnavo mai sul diario, cosa per la quale una mia cugina mi prendeva bonariamente in giro. In effetti, a ben pensarci, mi suona molto strano.

Tenere un diario personale non è da tutti, questo l’ho scoperto col tempo. Non tutti lo fanno, ma io si e l’ho usato spesso e volentieri come sfogatoio, vomitorio di tutte le frustrazioni e drammi veri o presunti che mi hanno accompagnata in questi anni, ma quello che mi incuriosisce è che da qualche anno ho trovato il piacere puro nel tenere un diario ove disegnare, ma anche appuntare luoghi, cibi e altre amenità che non siano drammi ma solo esperienze.

Tutto è iniziato quando per puro diletto e spirito di sperimentazione, ho cominciato a disegnare velocemente in vacanza, nelle code al casello ai tempi senza telepass o al bar per ripararci dalla calura estiva per una mezz’oretta. Avrei preferito la stampante portatile per poter stampare e farmi un diario di viaggio ma…che diamine, so disegnare no? Sfruttiamo questo talento. Prima tenevo diario personale e sketchbook journal (diario disegnato) separati, ed ora all’improvviso mi son domandata: perché non unirli? Perché la carta degli sketchbook è troppo bella e i paperblanks, che hanno bellissime copertine, non hanno la carta altrettanto bella…e costano.

Da che son diventata maestra il vezzo di un’agenda o un diario lavorativo è diventato una necessità per via della miriade di cose che capitano e gli adempimenti da ricordare e, se è vero da un lato che abbiamo lo smartphone una miriade di app a disposizione per tenere d’occhio e ricordare i vari impegni, il disegno e la voglia di decorare, personalizzare, scrivere, rimane.

Ma che cosa è il diario? Che sia privato o scolastico, che sia un quaderno (come uso io) o un diario di marca (come uso io) è uno spazio personale in cui esprimersi oltre che appuntare compiti e impegni quindi mi domandavo…e se insegnassimo ai nostri alunni ad esprimersi sul diario? Se insegnassimo loro a tenere un diario in cui scrivere quello che succede ma anche annotare cose che colpiscono? Perché non tenere un diario di classe tutti assieme?

Eccoci al punto!

Studiando sono incappata nell’organizzazione delle risposte alle domande aperte dei concorsi. Ammetto che mi è scappato il sorriso dal momento che per il concorso docenti non c’era nulla che preparasse a riguardo. Per farla breve, ci sono tre frasi nella risposta ad una domanda aperta:

  • fase di pre-scrittura
  • fase di scrittura
  • fase di post-scrittura

E buongiorno mi direte ed avete ragione, ma la cosa interessante è la fase di pre-scrittura che prevede la raccolta delle idee per realizzare una scaletta. Nel nostro caso, se volessimo fare un diario di classe si può più praticamente parlare di ideare uno schema da rispettare.

Raccogliere le idee e organizzarle è difficile anche per noi adulti, figurarsi per i bambini. Quali informazioni vogliamo mettere? Vogliamo sottolinearne il rapporto causa-effetto o virare sulla narrazione? Potremmo fare un mix volendo, variando a seconda della materia del giorno che ha insegnato qualcosa di nuovo.

In questo anno appena concluso ho insegnato ai bambini a “prendere appunti”. Guardando i documentari di Alberto Angela (che non ringrazierò mai abbastanza), i bambini scrivevano quello che rimaneva loro impresso e che li colpiva maggiormente. Poche cose alla fine, ma era curioso confrontarsi e vedere come ciò che colpiva alcuni non colpiva altri e come qualcuno ricordasse particolari che altri non ricordavano. Quelle lezioni di fine anno, confesso, erano estemporanee visto che mancavano oramai due settimane alla fine e venivo interrotta spesso, ma anche loro erano stanchi e poco ricettivi per cui occorreva qualcosa che li coinvolgesse maggiormente di un mero esercizio sul libro.

L’idea che lancio, e chi vuole la colga, è di aiutarli a scrivere su un quaderno quello che ricordano, quello che gli è piaciuto di uno o più argomenti della giornata e perché. Tra il testo descrittivo ed il diario, questo modus scrivendi permette loro di organizzare i contenuti dando un ordine (è successo, mi ha colpito questo, mi ha colpito perché) che nel tempo può essere interiorizzato al punto da tradursi anche in una esposizione chiara degli argomenti studiati. In questo mondo caotico e disorganizzato, hanno bisogno di ordine ed hanno bisogno di imparare ad esprimere i loro pensieri e le loro emozioni attraverso le parole scritte. Scrivere in maniera ordinata aiuta a mettere in ordine i pensieri. L’ordine che suggerisco ai bambini è quindi il seguente:

  1. Argomento generale della lezione (es. La vita quotidiana per gli Egizi)
  2. Cosa mi ha colpita in particolare dell’argomento (es. Mi ha colpita il khol perché si truccavano anche gli uomini)
  3. Perché mi ha colpita (es. Mi ha colpita perché il trucco veniva usato soprattutto per protezione dal sole e disinfettante)

Lo stesso schema si può applicare al diario personale che, nel bene o nel male, già contiene questo schema narrativo. Esempio classico è: Oggi ho litigato con Tizio perché… ci sono rimasta molto male dal momento che con Tizio siamo amici da tanto, ma quello che mi ha fatto più male è…perché. Se i bambini imparano ad esprimersi nel loro diario personale, questo li può aiutare a formulare pensieri via via più complessi, organizzare le idee e dare forma ai pensieri, traducendoli in temi che un domani possono essere apprezzati ed apprezzabili dai professori oltre che utili per la loro crescita personale.

Un piccolo appello ai genitori lo faccio ora, perché è doveroso e mi sembra opportuno. Capisco che i figli li sentite “vostri”, quasi come fossero proprietà dato che li avete messi al mondo, ma ricordate che sono esseri umani senzienti e voi li accompagnate solo nella crescita pertanto…non leggete i loro diari! Per quanto possa essere forte la tentazione, per quanto possiate sentirvi autorizzati dalle mille ansie e preoccupazioni sentendo le varie notizie spesso allarmanti, non leggete. Ascoltateli, provate ad instaurare un dialogo non giudicante, cercate di guidarli attraverso il ragionamento, ma non entrate mai nell’intimità di un diario personale perché è una violazione grave e irrispettosa.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti

Una maestra Genia!

Carina, magra, capello corto ma sempre ordinato, bel visetto e occhiali (perché poi sempre gli occhiali a noi maestre?), ecco come l’Intelligenza Artificiale dipinge il prototipo di maestra dall’aria così dolce, rassicurante e accogliente: in pratica come se fossimo sempre ai primi di settembre anche se siamo a fine maggio con capelli sfatti, voglia di vivere sotto le scarpe e sguardo zombie. Scherzi a parte, questo progetto nasce per aiutare studenti e docenti nell’organizzare, predisporre e somministrare materiale didattico. Altro non è che una tutor, a pagamento per alcune funzioni, virtuale per lo studio.

Oramai per gamification ti spacciano qualsiasi cosa, anche una ricetta dei biscotti, ma ho voluto provare ed andare in avanscoperta per voi (scherzo, l’ho fatto per me altrimenti come mi illudo di poter essere di aiuto?). Dopo essermi iscritta mi è apparsa questa schermata

Sono andata giusto sulle materie di studio ed ecco che mi appare tutta una serie di materie, tra cui possono esserci anche quelle che ti trovi alle secondarie (I e II grado) e ti domandi già “maestra de che? Casomai Prof.ssa”. Se clicchi sulla stellina aggiungi le materie selezionate ai preferiti…vediamo a cosa servirà, intanto continuo la mia esplorazione.

Se vado sulla sinistra, mi ritrovo questo elenco

Strumenti AI per lo studio non sono altro che un elenco di modelli: tesina, relazione, riassunto, parafrasi di un testo, suddivisione di un testo in punti, analisi del testo etc. Avviso, di gratis c’è solo il riassunto e questo mi fa storcere il naso.

Tutor AI si presenta già più utile, soprattutto per i docenti che devono organizzare una lezione o dare un ordine alle mille idee fornendo parole chiave ed aiutando nel creare contenuti (anche immagini). Unica pecca per alcuni è che è tutto in inglese.

Essendo uno strumento appena nato probabilmente devono fare ancora qualche miglioria.

AI viscion ti permette di inserire un’immagine e chiedere di parlare di tale argomento inerente l’immagine

Attenzione perché ti tocca usare genia coin per questo, quindi usatelo con parsimonia se non volete fare l’abbonamento.

Altro strumento utile e interessante ma obbliga alla spesa di Genia coin è Chat PDF dove, caricando un pdf di qualsiasi argomento ed inserendo nella chat una domanda, ti viene data una risposta che puoi approfondire o integrare con altre domande. Il tutto è esportabile in word, pdf o text file.

Stessa possibilità di esportare vi è per le immagini e per la creazione di articoli come precedentemente visto. Se volete esportare un articolo o un testo in un secondo momento basterà andare su documenti->tutti i documento oppure genia books e vi ritroverete gli articoli. In Chat e AI vision avrete invece modo di tornare agli argomenti precedentemente affrontati selezionandoli dal menù a sinistra della chat.

Ora andiamo al tasto dolente della Genialata, ci sono due abbonamenti: mensile e annuale.

Mensile ammonta a €14.90

Annuale ammonta a €129.00

Ha i suoi vantaggi e svantaggi, l’abbonamento in tutta onestà mi sembra oneroso, potrebbero effettivamente fare delle tariffe agevolate per scuole o per docenti, ma devon pur campare. Non si paga con Carta del Docente pertanto, se siete intenzionati a farlo, mettete in conto anche questo. Certo può essere un valido aiuto, ma ci sono tanti strumenti nel web e, secondo me, un po’ di tempo in più a studiare o prepararsi su un argomento non è mai perso, permette anche di non avere qualche vuoto di memoria che può capitare a tutti.

Alla prossima la vostra

Maestra Imperfetta