Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, strumenti per docenti

Il pinguino più potente del mondo ed il Sapere.

Ascoltando un podcast molto interessante trovato su Spotify (ma lo trovate anche su youtube) chiamato “Miti da sfatare” ho scoperto che esiste Il pinguino più potente del mondo! Non ha i superpoteri, non soffre di gigantismo e non ha la muscolatura da pugile di un canguro (è un pinguino d’altronde), ma ha una carica molto molto prestigiosa che aumenta quasi ogni anno e che trasmette ai suoi discendenti i quali, a loro volta, si prendono una promozione ad ogni visita ufficiale presso lo zoo di Edimburgo! Parlo di lui: Nils Olav III, nome importante per un pinguino importante, e ricopre attualmente la carica di maggiore generale della guardia Reale di Norvegia, mica plancton insomma.

Ma, dopo aver ascoltato la puntata (ed averlo disegnato) non ho potuto fare a meno di domandarmi “ma quanto vive un pinguino?” e, dopo averlo chiesto ad Alexa, ho voluto approfondire ed ho scoperto il sito Sapere.it
Ed ecco che mi son persa dietro all’esplorazione di un nuovo porto della conoscenza dopo Wikipedia, utilissimo per le ricerche degli studenti ma anche per noi adulti.

Il sito in questione, come scitto poco sopra è molto semplice da ricordare: sapere.it. Ci potete arrivare cliccando sull’immagine sotto.

Una vasta enciclopedia dizionario e altro che permette di documentarsi e magari fare ricerche assieme ai vostri alunni (o darle ai vostri alunni da fare). Dalla politica alla geografia, dalla scienza alla terminologia trovate tutto, ma proprio tutto diviso per argomenti. Alla curiosità non deve mai esserci una fine ed è la curiosità che smuove il mondo (altro che l’amore come diceva Dante), insomma, parafrasando il sommo (che non avrebbe mai scritto la Divina Commedia se fosse vissuto oggi), “la curiosità che move il sole e l’altre stelle”. Nel porto di Sapere.it ho trovato anche dei quiz per testare la mia cultura generale…insomma mi sono persa nel dedalo di conoscenza dove vorrei incamerare più informazioni possibili pur sapendo che me ne ricorderò solo una magra percentuale, ma ne vale la pena. L’enciclopedia di Sapere è sufficientemente vasta da dimenticarsi del tempo che passa mentre la si consulta e comprende, come vedete dall’immagine, diversi argomenti raccolti in macrocategorie.

Spulcio e nei dizionari, con lieve disappunto, litigo con quello di latino che sembra non funzionare bene…o meglio, sembra funzionare come Alexa, risponde come cavolo pare a lui e quasi sempre non trova la traduzione.

Andando invece sulla pagina “sicuro di sapere?”, partendo dalla home page, si trovano quiz, domande e risposte, video curiosità etc…non ho ancora visionato tutto, datemi tempo che voglio godermelo poco per volta.

La pagina “approfondimenti” parla da sé senza bisogno di presentazioni. Vado sul tema “scuola e università” e mi si aprono diversi articoli tra cui leggo il titolo interessante “La guerra del golfo spiegata in modo semplice”, se riuscissero a fare altrettanto con quella in Ukraina e quella tra Israele e Palestina per me sarebbero da nobel. Altro articolo che attira la mia attenzione è “Il testo argomentativo spiegato: come scriverlo, schema e consigli” ed in effetti può essere utile ad ogni studente e docente (me compresa).

Unico lato negativo: tanto da imparare e poco tempo per farlo, ci passerei le giornate non avessi mille altri interessi, ma è uno strumento valido e utile che val la pena mettere tra i preferiti del proprio browser. Ora vi lascio e torno a disegnare la storia travagliata tra i Bao che ordino sempre al cinese, oramai sempre più protagonisti delle mie fantasie malate quando vado al ristorante.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Ah, comunque un pinguino può vivere dai 15 ai 20 anni a seconda della specie (ne esistono ben 18) ma il più longevo pare sia il Pinguino Imperatore.

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I veri strumenti per docenti

Anni fa, nel 2017, appena entrata nel Sistema di istruzione, ho partecipato con sincera convinzione ad un seminario sulle responsabilità del personale docente. Avevo già intuito in qualche modo, forse, quello che sarebbe stato utile per la professione tanto quanto la preparazione teorica alla didattica (perché diciamocelo pure fuori dai denti, il concorso è teoria).

Il seminario è durato due, forse tre ore in cui il relatore, proveniente dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR per i non addetti che leggono…se ce ne sono)ha riempito di nozioni, riferimenti normativi e legislativi di cui, diciamolo pure fuori dai denti, alla fine non ricordavi nemmeno la metà. Lì cominciavo a farmi un’idea di quello che poi mi ha portato oggi a scrivere questo articolo.

Nei successivi anni mi sono resa conto, osservandomi attorno ed interagendo con varie tipologie di colleghi/e, che molte conoscenze vanno perdendosi divorate dai ritmi quotidiani, dalle varie problematiche che via via emergono nel corso dei giorni, mesi e poi anni di insegnamento e finisce che, pur essendo fondamentali certe conoscenze, le dimentichi (alcune in realtà nemmeno sono richieste anche se fondamentali).

Fate un piccolo esperimento: chiudetevi al buio, buio completo, in una stanza che conoscete bene e in cui ci siete stati più volte e provate a fare una passeggiata all’interno. Conoscete la disposizione dei mobili e sapete come arrivare a quello o quell’altro, ma sapete che magari, se siete dalla porta, che quel mobile è a sinistra e quell’altro a destra, ma se provate ad aprire l’armadio, ammesso ci riusciate alla prima e senza andare a tentoni, non saprete abbinare i colori né scegliere cosa mettervi e molto probabilmente scontrerete contro qualcosa perché vi eravate scordati che era lì troppo intenti a raggiungere qualcosa nel tentativo di dimostrarmi che avevo torto (per cosa? Non lo so, ma è un meccanismo umano).

Ecco, se lo avete fatto avete capito cosa vive quotidianamente un docente medio. Per docente medio intendo un docente che non è formato adeguatamente sulla normativa scolastica.

Obiezione che anticipo perché l’avrei fatta anche io anni fa. Il mio intento non è dare degli ignoranti o insultare l’intelligenza dei colleghi insegnanti di tutti gli ordini e gradi, bensì fare una riflessione attenta su un aspetto poco curato della formazione dei docenti. Abbiamo tante cose di cui occuparci, vero, ma se noi per primi non conosciamo i confini in cui ci muoviamo, come possiamo lavorare serenamente? Come possiamo educatamente ribattere ad alcune questioni sollevate dai genitori? Come possiamo tutelarci da eventuali (non è detto che ce ne siano) deliri o forzate interpretazioni normative di Dirigenti scolastici? Informarci e formarci in tal senso può accendere la luce nella stanza. Certo, sappiamo già che i mobili presenti son quelli e dove sono, ma non sbatteremo più il mignolo del piede contro uno spigolo (e sapete che tanto succede anche se conoscete quella stanza a menadito, a volte anche con la luce accesa).

Sapere è Potere! Quante volte lo abbiamo sentito dire? Mai? Io l’ho sentito dire molte volte e spesso non ho compreso questa frase e più spesso l’ho relegata al sapere scolastico relegato alle materie di insegnamento o alla cultura personale in altri ambiti che mi appassionano. Mai come in questi anni di studio per il concorso, e l’osservazione diretta, ho davvero compreso e, di conseguenza, preso piena consapevolezza del significato profondo di questa affermazione.

Il potere in questo caso non è solo possibilità di muoversi in una direzione o nell’altra, poter fare qualcosa, e nemmeno Potere inteso come autorità sull’altro, ma va inteso come conoscenza dei limiti, dei diritti (e doveri) della propria professione per evitare abusi che si perpetrano spesso per ignoranza personale e/o altrui del “recinto” in cui ci si può muovere e le regole del gioco. Conoscere ci permette di comprendere e comprendere ci permette di muoverci con sicurezza in un ambiente complesso salvaguardando i propri diritti rispettando i nostri doveri.

Non è mia intenzione essere polemica, e non va inteso in questo senso questo intervento, ma ho avuto modo di osservare che più o meno inconsciamente in tutti gli ambienti lavorativi ci sono atteggiamenti tendenti alla prevaricazione, a volte per convinzione, altre per natura personale e dinamiche sociali dovute anche a caratteristiche individuali, altre volte semplicemente perché, detta alla Hobbes, homo homini lupus ed è terribilmente umano cercare di “comandare”. Ebbene, qualsiasi carattere tu abbia, qualsiasi grado di istruzione, qualsiasi caratteristica personale ti spinga a pensare di non essere all’altezza (o di esserlo troppo) informati! Abbiamo la conoscenza a portata di clic e basta aprire un motore di ricerca e cercare su Normattiva, Tuttoscuola, Professione Insegnante o anche solo i sindacati della scuola quali la Gilda (per non citare sempre i soliti). Non abbiate paura ed informatevi, vi auguro di scoprire che mai nessun torto vi sia stato fatto, ma probabilmente scoprirete che qualche fregatura ve la siete presa perché non sapevate.

Da quando ho iniziato a studiare per il concorso da DS mi sono domandata più volte come mai certi argomenti non venissero mai affrontati nei corsi di formazione, non escludo a priori che mi siano sfuggiti corsi che preparavano in tal senso, ma ho qualche dubbio a riguardo. Successivamente, parlando con colleghe ed ascoltandole, mi sono resa conto che è più facile chiedere al sindacalista della scuola che stare a spulciare nel marasma di siti che dicono tutto e il contrario di tutto. Ho pensato di poter sfruttare questo canale, ancor più che comincia ad avere un discreto numero di follower, per “aiutare”, riflettere insieme e divulgare ma mi ha sempre frenata il timore di dire castronerie nonostante la preparazione, forse fin troppo consapevole della mia fallibilità. Insomma alla fine, non ve lo nego, ho cercato e trovato collaborazione in un sindacato (non storcete il naso per cortesia, non ora almeno) forse meno mainstream ma molto efficace a mio modesto parere e molto meno schierato di altri.

Da qui nasce il progetto di una pagina dedicata ai “vostri” casi, che siate insegnanti, genitori, studenti o dirigenti (perché no?).

La regola è semplice: inviate una mail con la descrizione possibilmente onesta e dettagliata del vostro “caso” da sottoporre, che sia un evento accaduto, una circolare diramata a scuola o altro a diariodiunamaestra@gmail.com ed io la pubblicherò senza riferimenti che possano richiamare alla vostra identità o alla scuola in questione in versione romanzata e favoleggiante. Ad affiancarmi e commentare il caso ci sarà un sindacalista della Gilda degli insegnanti (ma non temete, se siete genitori o studenti mi metterò nei vostri panni). Questo è un inizio, come si svilupperà dipenderà solo da voi.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

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NotebookLM: Blocchetto Note Avanzato per Docenti e Studenti

Si chiama NotebookLM ed è un sito che, grazie all’intelligenza artificiale, può aiutare a studiare! Tempo fa mi capitò di imbattermi in questo sito

https://notebooklm.google.com/

Al mio solito, con spirito da esploratrice del web armata di curiosità e senza pesante fardello di pregiudizi (sono un peso inutile per chi naviga nel web) mi sono addentrata ed ho scoperto questa isoletta felice. Oggi vi parlo di NotebookLM e vi confesso già da subito che avrei voluto scoprirlo prima.

La registrazione è gratuita, cosa che preme a tutti i docenti lo so, ma cosa fa di preciso? Partendo da un pdf che andrò a caricare, potrò porre domande, prendere note e vediamo nel dettaglio. Questa schermata vuota mi si è presentata alla registrazione.

Andiamo su origini e clicchiamo sul + accanto alla scritta. Appare questo menù da cui scegliere. Come vedete non si può solo caricare pdf ma anche file di testo (google documents o word), testo copiato (copia e incolla il testo), da una pagina web…il file Markdown al momento non ci interessa.

Provo a vedere cosa accade mettendo un URL pagina web prendendo Wikipedia, Antica grecia

Dopo qualche macinio che dipende forse anche dalla connessione, ma si tratta di pochi secondi, ecco qua un bel riepilogo e relativi aiuti. Come vedete ci sono Domande suggerite ma nel testo possiamo inserire una nostra domanda. Io per esempio ho messo “cosa mangiavano gli antichi greci” (si ho fame, sarà la dieta) ed ecco il risultato

Non sapete come tornare indietro? Semplice, andate in basso a destra sulla scritta “guida al blocco note”.

Ora provo con “guida allo studio” in alto. Vi apparirà nella nota una serie di domande con risposte, eventuali tracce per saggi e un comodo e utile glossario. Direi gli strumenti ideali per docenti e per studenti.

Torno indietro e seleziono “guida al blocco note” ma stavolta scelgo “sommario”. Mi fa un comodo sommario della pagina con una sinossi del contenuto per ciascun paragrafo…ma torniamo indietro riselezionando “guida al blocco note”.

Questa volta seleziono “Sequenza temporale” e questa, vi assicuro, piacerà

Cosa potete trovare di meglio di una comoda linea del tempo del periodo che vi interessa? La linea del tempo ovviamente potete anche elaborarla, estrapolarne la parte che vi interessa o altro, questo è compito vostro e dipende da quello che vi serve al momento, ma volete la comodità di averla fatta invece di leggersi tutta la pagina e trascrivere? Per carità, niente vi vieta di farlo, ma non è questo lo scopo di NotebookLM né dell’articolo.

Torno indietro con “guida al blocco note” e stavolta seleziono “documento di briefing”. In pratica è un riassunto, una panoramica dell’argomento da cui partire per poi approfondire piano piano. Forse consiglierei di usarlo prima di tutti gli altri, ma dipende dall’organizzazione dell’utente.

Ora che abbiamo tutto quello che ci serve, andiamo ad una bella panoramica. Ci ritroviamo con degli appunti, o meglio note, che son stati salvati. Seleziono una nota…

Seleziono in questo caso la Cronologia dettagliata andando a spuntare la casella come da immagine precedente. Come potete vedere mi appaiono quattro voci in basso, sopra lo spazio della chat da scegliere. Seleziono “concetti essenziali” e mi appare la seguente schermata

Direi che è comodissimo e metterei anche un like, con la puntina da disegno in alto posso fissare il contenuto in modo da non perdermelo. Bene, ora seleziono “crea uno schema”, perché sono una persona estremamente schematica e da lì mi piace partire per poi allargare approfondendo gli argomenti.

Chiaramente posso fare domande e dovrò comunque controllarne le risposte, niente vale come lo studio sul libro di testo, ma può essere un aiuto più che valido quando l’argomento è molto vasto. Posso aggiungere alla stessa sessione di studio pdf, altri siti e documenti di testo per integrare l’argomento e ritrovarmela un domani se voglio ripassare.

Se clicco sulla scritta “NOTEBOOKLM” torno alla pagina principale dove posso aprire un’altra sessione di studio.

Ho voluto provare con un argomento più pesante (senza nulla togliere agli antichi greci) e attuale: la privacy.

Provo a chiedere una mappa concettuale (il mio tallone d’achille)

Non fa un vero e proprio grafico, ma quello possiamo in effetti farcelo noi, però lo schema è molto chiaro e se seleziono i numeretti accanto al titolo mi rimanda alla parte di testo…aaah l’avessi scoperto mentre facevo il master, ma anche l’avessi avuto all’Università…le nuove generazioni sono fortunate e non lo sanno, ma forse è colpa nostra che non insegnamo ad usare consapevolmente questi strumenti.

Bene, spero di esservi stata utile e, se vi va, fatemi sapere se lo avete usato e come scrivendo a diariodiunamaestra@gmail.com.

Al prossimo articolo la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti, tecnochicche

Simulare per imparare

Non è un articolo sulla recitazione, sul role playing o il teatro che, nobilissimi e ottimi strumenti di apprendimento, non coprono comunque tutti i campi dello scibile umano (ma cosa lo fa?). Oggi vi parlo di uno strumento didattico utile scovato nel mio peregrinare tra instagram, google, siti vari di vari maestri e blog tecnologici: PhET.

Vi ricordate Scratch? Ecco quello era un progetto dell’MIT (Massachusetts Institute of Technology), prestigioso istituto che si occupa anche di informatica. Questo è un progetto dello University of Colorado Boulder, istituito nel 2002 dal Premio Nobel per la fisica Carl Wieman, (mica Pino TreDita insomma), basato su ricerche didattiche che coinvolgono gli studenti con un approccio ludico ed esplorativo. Il progetto abbraccia vari gradi e ordini a partire dalle Primarie fino all’Università. Io stessa devo riconoscere che dinnanzi a concetti astratti, se ho una simulazione anche solo al pc che mi consente di vedere un effetto immediato della manipolazione dei dati, apprendo meglio e, pertanto, ricordo di più.

PhET è un sito che racchiude diverse webapp (app che non occorre installare perché se ne può usufruire direttamente da browser) pertanto non dovrebbe creare problemi con la LIM, licenze etc etc. Si può anche installare su Chromebook o dispositivi Apple in quanto disponibile l’app per sistemi IOS, ma comunque è usabile anche direttamente da chrome.

Al solito ho curiosato per voi. Prima cosa da fare è scegliere la materia e impostare il livello di studio dal menù sulla sinistra. Nel mio caso metto Scuola Primaria. Questo per scremare tra le simulazioni presenti, alcune onestamente difficili. Una volta scelta la simulazione di vostro interesse andrete a cliccarci sopra e vi si aprirà la pagina dedicata.

Per avviare la simulazione sarà sufficiente andare a cliccare sul pulsante play nell’immagine del video in alto, al centro, così da aprire a finestra intera il video con la simulazione scelta. In questo caso mi sono divertita a scegliere l’elettricità statica, concetto semplice ma complesso da spiegare ai bambini. Come vedete qui è molto meno complesso se si ha un riferimento visivo.

Se si desidera accedere a risorse e suggerimenti per attività didattiche ci si deve registrare, è gratuito con donazione facoltativa. Non vi interessano le risorse o non volete iscrivervi? Nessun problema, si può comunque usufruire gratuitamente delle simulazioni. Le risorse per gli insegnanti, avviso, sono interamente in inglese, non le hanno ancora tradotte, ma se si hanno le basi culturali non se ne ha bisogno e comunque suggerisco di provare sempre l’esercizio prima di proporlo ai bambini.

Particolarmente utili sono le simulazioni di matematica (inclusa geometria), ma anche quella sulla selezione naturale risulta molto utile, illustrando concetti quali il mimetismo e la necessità anche della presenza predatori per un controllo della popolazione.

Tirando le somme, data la complessa situazione dell’edilizia scolastica, la mancanza spesso di spazi attrezzati e di fondi, laddove in aula c’è una LIM attaccata o meno ad un PC, la tecnologia ci viene in aiuto.

Eccoci al dunque ed alla fine di questo articolo che, spero, vi abbia fornito strumenti e idee da applicare in classe per il divertimento degli alunni e, perché no, anche vostro.

Buon anno scolastico la vostra

Maestra Imperfetta

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CANVA per la scuola!

Giorni di pacchia? Ma nemmeno per l’anima! Ho in mente un progetto e l’ho iniziato giusto in questi giorni tra studio, attività fisica e impegni in famiglia.

Tra Agenda della Maestra qui e agenda della Maestra Lì, Docenda e io che sono una gran rompi con la mania di personalizzare il personalizzabile, ho iniziato giochicchiando con CANVA con l’obiettivo di crearne una su misura per me. Ma CANVA è limitato, mi direte, e i prezzi non sono propriamente abbordabili per cui non vale la spesa se non lo fai per professione. In realtà i prezzi per i privati non sono nemmeno eccessivi. Se calcoliamo 110€ per un anno sono meno di un abbonamento ad audible o qualsiasi altro abbonamento a musica online.

Signori e Signore, se sei un docente o uno studente puoi avere Canva Pro completamente gratis. Se siete docenti basterà andare in alto su “Piani e Prezzi” e cliccare sulla scritta “Didattica”.

“inizia” nella versione Insegnante e limitarsi a fare un bello screenshot o stampa pdf della schermata di profilo del portale SOFIA, o del registro elettronico o anche la scansione della presa di servizio.

Col portale S.O.F.I.A. mi hanno sbloccato in 24h le funzionalità premium. Direi che, dopo questo, l’inizio per me è incoraggiante. All’interno di CANVA troviamo una marea di possibilità, partendo da progetti già fatti per chi è pigro o ha la crisi del foglio bianco, fino a farne da 0. Il salvataggio è automatico e in cloud, essendo una webapp ha il vantaggio che effettivamente non occupa spazio sul tuo pc a meno che non scarichi il progetto in pdf o altro formato.

Ci sono una varietà di combinazioni pressoché infinita, ma basti sapere che si può tranquillamente partire da un progetto, inserire, togliere, modificare elementi (immagini di vario tipo e colore su ogni argomento, cornici, griglie, grafici etc…), aggiungere o togliere, modificare testi con molti font a disposizione.

Con CANVA si hanno a disposizione diversi formati e tutti personalizzabili volendo. Si può inoltre provvedere a fare presentazioni piacevoli graficamente, fumetti, lavagna interattiva per lavorarci a distanza con un gruppo, schede didattiche, video didattici, siti web…consiglio come sempre di giocarci un po’ per prendere confidenza perché posso anche mettervi i tutorial, ma niente vale come l’esperienza diretta procedendo per tentativi ed errori.

Se invece vi piace personalizzare cose e provvedere a stampa e acquisto…perché no? Potete approfittare del servizio di Stampa che, tuttavia, non mi permetto di consigliare ma solo di segnalare come possibilità. Da buona genovese consiglio di informarsi se ci sono servizi sul territorio oppure online più convenienti, ma ricordate di salvare il file in PNG così conserva le trasparenze (piccola accortezza grafica).

E ora che vi ho detto questo? Spero come sempre di esservi utile, CANVA è sul mercato da tanto ed è un servizio ottimo, integrato con Classroom, che io usavo già prima che offrisse tutti i servizi per l’istruzione pertanto mi sento di consigliarlo vivamente. Se invece siete pigri o non vi sentite a vostro agio con queste cose…io per il momento faccio questa agenda per me ma, non escludo nulla a priori, se mi trovo bene e trovo la giusta combinazione di informazioni e schemi da inserirci, potrei metterla a vostra disposizione il prossimo anno.

Se vi va di contribuire alla “costruzione” di questa agenda, siete liberissimi di inviarmi consigli, suggerimenti etc alla mail diariodiunamaestra@gmail.com e sarà per me un vero piacere annotarmi tutti i desiderata per costruire un’agenda che vada bene a tutti, da condividere con tutti.

Bene, ora torno alla mia agenda, a CANVA ed alla navigazione nel Web per scovare terre più o meno sconosciute.

Alla prossima, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti

Una maestra Genia!

Carina, magra, capello corto ma sempre ordinato, bel visetto e occhiali (perché poi sempre gli occhiali a noi maestre?), ecco come l’Intelligenza Artificiale dipinge il prototipo di maestra dall’aria così dolce, rassicurante e accogliente: in pratica come se fossimo sempre ai primi di settembre anche se siamo a fine maggio con capelli sfatti, voglia di vivere sotto le scarpe e sguardo zombie. Scherzi a parte, questo progetto nasce per aiutare studenti e docenti nell’organizzare, predisporre e somministrare materiale didattico. Altro non è che una tutor, a pagamento per alcune funzioni, virtuale per lo studio.

Oramai per gamification ti spacciano qualsiasi cosa, anche una ricetta dei biscotti, ma ho voluto provare ed andare in avanscoperta per voi (scherzo, l’ho fatto per me altrimenti come mi illudo di poter essere di aiuto?). Dopo essermi iscritta mi è apparsa questa schermata

Sono andata giusto sulle materie di studio ed ecco che mi appare tutta una serie di materie, tra cui possono esserci anche quelle che ti trovi alle secondarie (I e II grado) e ti domandi già “maestra de che? Casomai Prof.ssa”. Se clicchi sulla stellina aggiungi le materie selezionate ai preferiti…vediamo a cosa servirà, intanto continuo la mia esplorazione.

Se vado sulla sinistra, mi ritrovo questo elenco

Strumenti AI per lo studio non sono altro che un elenco di modelli: tesina, relazione, riassunto, parafrasi di un testo, suddivisione di un testo in punti, analisi del testo etc. Avviso, di gratis c’è solo il riassunto e questo mi fa storcere il naso.

Tutor AI si presenta già più utile, soprattutto per i docenti che devono organizzare una lezione o dare un ordine alle mille idee fornendo parole chiave ed aiutando nel creare contenuti (anche immagini). Unica pecca per alcuni è che è tutto in inglese.

Essendo uno strumento appena nato probabilmente devono fare ancora qualche miglioria.

AI viscion ti permette di inserire un’immagine e chiedere di parlare di tale argomento inerente l’immagine

Attenzione perché ti tocca usare genia coin per questo, quindi usatelo con parsimonia se non volete fare l’abbonamento.

Altro strumento utile e interessante ma obbliga alla spesa di Genia coin è Chat PDF dove, caricando un pdf di qualsiasi argomento ed inserendo nella chat una domanda, ti viene data una risposta che puoi approfondire o integrare con altre domande. Il tutto è esportabile in word, pdf o text file.

Stessa possibilità di esportare vi è per le immagini e per la creazione di articoli come precedentemente visto. Se volete esportare un articolo o un testo in un secondo momento basterà andare su documenti->tutti i documento oppure genia books e vi ritroverete gli articoli. In Chat e AI vision avrete invece modo di tornare agli argomenti precedentemente affrontati selezionandoli dal menù a sinistra della chat.

Ora andiamo al tasto dolente della Genialata, ci sono due abbonamenti: mensile e annuale.

Mensile ammonta a €14.90

Annuale ammonta a €129.00

Ha i suoi vantaggi e svantaggi, l’abbonamento in tutta onestà mi sembra oneroso, potrebbero effettivamente fare delle tariffe agevolate per scuole o per docenti, ma devon pur campare. Non si paga con Carta del Docente pertanto, se siete intenzionati a farlo, mettete in conto anche questo. Certo può essere un valido aiuto, ma ci sono tanti strumenti nel web e, secondo me, un po’ di tempo in più a studiare o prepararsi su un argomento non è mai perso, permette anche di non avere qualche vuoto di memoria che può capitare a tutti.

Alla prossima la vostra

Maestra Imperfetta

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Più di un libro…meno di un tablet

Chi mi segue e mi conosce dal vivo, sa che oramai preferisco il libro digitale al cartaceo. Non disdegno la carta, ma non sono una sniffatrice di libri quindi dell’odore non mi importa un fico secco e trovo più comodo uno swipe col dito che sfogliare, specialmente quando sto camminando o facendo il criceto sull’ellittica. Ulteriore indiscusso vantaggio del digitale è che puoi leggere in qualsiasi condizione di luce, e quando viaggi in treno su lunghe percorrenze o quando ti svegli di notte e non riesci a riprender sonno, ma non vuoi svegliare nessuno o vuoi goderti l’oscurità, fa la differenza. Ultimo vantaggio, ma non ultimo, è il prezzo dei libri. In digitale li trovi a volte al 50% in meno rispetto al prezzo di copertina…insomma credo che i vantaggi valgano il doversi ricordare di ricaricare l’e-reader ogni tanto.

Fatta questa doverosa premessa, oggi vi presento una new entry nel mio piccolo mondo e nella mia casa, nuovo, ma nemmeno troppo, prodotto di casa Kobo che ti permette di scrivere come sulla carta: Kobo Elipsa 2E.

Ammetto che come new entry è poco new visto che l’ho preso per il mio compleanno lo scorso anno, ma ascoltando il fanciullino che è in me ho rimandato la recensione con il pensiero magico del “dopo lo faccio” che contiene la vana speranza che l’articolo si scriva da solo (illusa), per poi ricordarmi quanto sotto sotto mi piaccia scrivere.

Il vantaggio dello scrivere la recensione dopo mesi è che ho potuto testare il prodotto su un tempo più lungo e quindi è scemato l’entusiasmo dei primi giorni che mi impedisce di essere oggettiva.

A distanza di sei mesi di uso continuo posso dirvi a pieno titolo che…è fantastico!

  1. Ricordate che nasce come e-reader e tale rimane, legge molti formati ed è molto agile, la memoria non è espandibile ma ne ha tanta di suo e vi sta una biblioteca dentro.
  2. Ha il collegamento con il negozio kobo e feltrinelli (ma anche libraccio, ibs…). Se non vi piacciono si può anche evitare, mica siete obbligati a comprare lì.
  3. Vi permette di leggere gli e-book presi dal circuito biblioteche, anche se su quello dovrebbero studiare un sistema meno macchinoso dell’uso di Adobe Digital Edition che ti costringe all’uso di un pc.
  4. Adattamento alla luce ambientale automatico se impostato, questo permette di non sforzare la vista.
  5. Evidenziazione e dizionario integrato.

Ma veniamo alla novità che rende questo prodotto perdonabilissimo riguardo le dimensioni, decisamente superiori al classico e-reader, quindi decisamente non tascabile: la possibilità di scrivere appunti direttamente sul file.

Mentre studiavo per il master ho sfruttato appieno questa funzionalità e non è da poco credetemi. Si può prendere appunti su qualsiasi file pdf o altri formati ma non solo, puoi anche creare il tuo blocco per gli appunti, scrivere, fare tabelle a mano libera e non, disegnare e poi esportare su pc o su un cloud (drive e dropbox).

Ho usato i blocchi appunti sia per studio che per annotarmi impressioni e informazioni durante i collegi docenti, assemblee varie, organizzazione di impegni istituzionali o studio per impostare i lavori sui quaderni dei miei alunni data la possibilità di mettere lo sfondo a quadretti o a righe.

Unica pecca finora trovata è che la penna va caricata di tanto in tanto, anche se la carica è veloce e la si può usare mentre la si sta caricando.

Se vogliamo un’altra pecca sono le dimensioni: in effetti è grande quanto un tablet e questo può essere un bel difetto per chi cerca un prodotto tascabile. Per me non è un problema usando borse di medie dimensioni, ma per altri può risultare scomodo.

Come strumento di studio e di lettura è decisamente utile ed oramai non me ne separo più, ma come sempre quel che vale per me non vale necessariamente per tutti gli altri quindi, spero di esservi stata utile e, in caso contrario, spero di presentarvi in futuro altri prodotti più congeniali alle vostre esigenze.

Al prossimo articolo, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti

INVALSI

Come ogni anno arriva per tutti l’INVALSI e, come ogni anno, mi ritrovo a sentirmi dire “ma alla fine l’Invalsi serve a giudicare il docente”. Non serve spiegare, provare a far capire che sono leggende metropolitane, che le indagini statistiche offrono una fotografia che serve a far riflettere sulle criticità al fine di migliorare etc etc etc…come per i fantomatici 3 mesi di ferie, mi sento dire la frase fatidica.

Come sempre accade, conoscere la storia forse può aiutarci a comprendere dei test così controversi. Occorre partire dall’oramai lontano 1994 quando emanarono il Dlgs 297 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” dove per la prima volta si introduce il tema della “Valutazione del sistema scolastico”. L’art 603 del Dlgs 297 affidava all’allora Ministro della Pubblica Istruzione l’individuazione di metodi di rilevamento dei processi e risultati del servizio scolastico. Ma come sempre il Ministro, e lo Stato in generale, non può far tutto da solo, pertanto si è dovuto avvalere del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) e della Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP, futuro INDIRE), di istituto regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento.

Ora dovete sapere che il CEDE è il futuro INVALSI, ma la storia continua. Hanno stabilito che il Sistema scolastico andasse valutato, hanno stabilito di chi avvalersi come collaboratori, ma i tempi? Ed ecco che nel 1997 con il DPR275 si stabilisce un Regolamento sull’autonomia scolastica che in materia di valutazione e qualità del sistema si limita a prevedere che il Ministero della Pubblica Istruzione fissi metodi e scadenze per valutazioni periodiche per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e standard di qualità del servizio. Comincia a suonarvi qualche campanello? Si, vero?

Arriva la Moratti che, piaccia o non piaccia, con la L.53/03 che, rispettando le tradizioni italiane, delega al Governo la definizione delle norme sull’istruzione, tra cui, art 3, la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione. Tra i principi ed i criteri direttivi del futuro decreto attuativo ci sono la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e del comportamento e…rullo di tamburi…le verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative, per le quali ci si avvale della collaborazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (altro che campanelli, qui son concerti di campane che nemmeno a Notre Dames).

A dare attuazione alla Legge Moratti è il Dlgs 286/04 che istituisce il “Servizio Nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché il riordino dell’omonimo istituto”.

Obiettivo: valutare l’efficienza e l’efficacia del Sistema educativo di istruzione e formazione inquadrando la valutazione nel contesto internazionale.

Collaboratori: Istituto Nazionale di Valutazione (riordinato e denominato INVALSI) e le istituzioni scolastiche e formative,

Valutare il sistema non è valutare il singolo ma l’insieme…giusto o sbagliato che sia l’intento non è poi così deplorevole se ci consideriamo inseriti in un più ampio contesto quale quello europeo.

Prima di arrivare ai nostri beneamati (o beneodiati) test, ci sono stati i Progetti Pilota, VSQ(Sviluppo della Qualità delle Scuole), Valorizza e VALeS, un po’ come le sperimentazioni dei farmaci o dei vaccini. A collaborare erano i sempre presenti INVALSI e INDIRE.

  • Progetti PILOTA avevano lo scopo di verificare l’applicabilità tecnica ed economica del modello proposto dal Sistema Educativo Nazionale.
  • VSQ valorizzazione del merito delle scuole con erogazione di premi e azioni di supporto alle scuole, analisi del contesto scolastico attraverso i risultati degli apprendimenti e calcolo del valore aggiunto analizzato da INVALSI, processi di miglioramento progettati dalle scuole supportati da INDIRE.
  • VALORIZZA era una sperimentazione tesa a indivudare e premiare gli insegnanti che si erano distinti per un generale e comprovato apprezzamento professionale nella scuola (metodi: autovalutazione professionale, apprezzamento nella scuola e apprezzamento dell’utenza…una fregatura insomma).
  • VALES (Valutazione e Sviluppo scuola). Furono coinvolte nel 2012 ben 288 istituzioni scolastiche su 800 che avevano fatto domanda. La parte valutativa è stata affidata a INVALSI e il supporto al miglioramento all’INDIRE. Il processo comincia con Autovalutazione della scuola attraverso un Rapporto di Autovalutazione (RAV) che prevede il coinvolgimento delle componenti la comunità scolastica e prende il via dai risultati delle rilevazioni INVALSI. Obiettivo di questa azione è stimolare le scuole a costruire percorsi valutativi attraverso procedure, protocolli e rapporti mentre l’INDIRE ha aiutato e supportato le scuole nella pianificazione. Andavano analizzati i documenti della scuola e verificata la coerenza tra quanto dichiarato dalla scuola e l’effettivo agito, analisi delle politiche scolastiche e funzionamento.

Se per il momento tutto ciò vi ha fatto sentire più campane che una chiesa durante il matrimonio di qualche reale, se avete pazienza, arriviamo al DPR 80/13 che, per allinearsi agli altri paesi europei sul versante della valutazione dei sistemi formativi pubblici, regolamenta il SNV (Sistema Nazionale di Valutazione). Il nostro SNV valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione per migliorare la qualità dell’offerta formativa e poggia su:

  • INVALSI
  • INDIRE
  • Contingente Ispettivo
  • Istituzioni scolastiche

Ho volutamente sottolineato le istituzioni scolastiche perché, nonostante la percezione non sia proprio questa, le scuole sono una delle colonne del Sistema Nazionale di Valutazione, anche perché non c’è generale senza soldati e alla fine il grosso del lavoro lo si fa in trincea.

INVALSI assume il coordinamento funzionale del sistema di valutazione, è un ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione e, oltre ai nostri ben conosciuti test…

  • assicura il coordinamento funzionale del SNV
  • propone protocolli di valutazione e programma visite alle scuole
  • definisce indicatori di efficienza ed efficacia
  • definisce gli indicatori per la valutazione dei Dirigenti scolastici (si, avete letto bene, anche loro sono soggetti a valutazione)
  • cura la selezione e formazione degli esperti dei nuclei per la valutazione esterna
  • redige relazioni per il Ministro e rapporti sul sistema scolastico e formativo per una comparazione su base internazionale
  • partecipa ad indagini internazionali

Questa ovviamente è solo storia, allo stato attuale ogni anno, tra Aprile e Maggio, si svolgono i test INVALSI e tutte le informazioni circa le prove, come hanno origine, cosa misurano o anche solo per cimentarvi e provare voi stessi, le si trovano su INVALSI OPEN, sito ufficiale che offre tutte le informazioni necessarie per addentrarsi in questo argomento piuttosto ostico ma, credetemi, decisamente interessante se si guarda oltre il pregiudizio.

Se dopo tutto questo merdaviglioso escursus storico siete ancora qui a leggermi vi ringrazio, e vi ammiro per la pazienza, perché mi sarei già stancata parecchie righe fa. Lo scopo di questo articolo non è e non è mai stato farvi cambiare idea su questo strumento, questo non lo farei mai, ma offrirvi una prospettiva differente attraverso la storia e la ratio con cui è stato concepito e si è sviluppato. Come tutti gli strumenti umani non è perfetto e non ha la pretesa di esserlo; è perfettibile e sicuramente subirà evoluzioni ma per questo dovremo attendere e guardare. Nel mentre consiglio di farci un minimo di cultura sulla lettura delle statistiche per comprendere meglio anche i risultati delle rispettive scuole invitando ad evitare populismi e sentenze che vanificherebbero ogni sforzo di miglioramento da parte delle istituzioni (e li fanno questi sforzi).

Per oggi è tutto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: strumenti per docenti

L’ultima pecora

In questi giorni sto leggendo libri per bambini! Alcuni diranno “Che rottura”, altri “Ma dai che carino” e forse altri ancora “Ma fai prima a guardare tra le recensioni”. Hanno ragione tutti e tre!

Il “Che rottura” posso anche comprenderlo dal momento che da adulto speri sempre in emozioni più mature, diverse, magari libri che ti coinvolgono maggiormente o va a capire (va a gusti alla fine), ma non è da sottovalutare un libro per bambini anche in età adulta…non la solita gabbianella col felino o cipì sia chiaro (senza nulla togliere ai libri ma ci si fossilizza sugli stessi quando c’è un mondo), ma rovistare, curiosare, leggiucchiare può farci scoprire nuove storie anche divertenti, persino per noi che crediamo di averle lette tutte.

Questo è il caso di “L’ultima pecora” di Ulrich Hub

Un gregge di pecore si perde i pastori e si mette alla ricerca di questi in un viaggio in cui ogni pecora dovrà fare i conti con i caratteri diversi delle altre, con le raccomandazioni da sempre impartite dai pastori e con situazioni nuove in cui non sempre le raccomandazioni vanno seguite.

A fare da sfondo è la nascita di Gesù, ma non è un libro religioso e nemmeno dissacrante o blasfemo, è solo un libro che racconta una storia allegra, divertente, che a tratti ti strappa la risatina, ma alla fine ti insegna più di quanto la leggerezza della narrazione lascia intuire.

Vi lascio giusto quanto scritto nell’introduzione…o incipit se vogliamo (non è specificato)

Nemmeno a dirlo è finito subito nella lista dei libri tra cui scegliere per questa estate. Forse sbaglio in questa mia convinzione, ma penso che se un libro è piaciuto a noi adulti, può piacere anche a loro.

Nei prossimi giorni vi scriverò di altri libri comprati e letti, sperando di poter essere entusiasta come questo.

Alla prossima

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus, strumenti per docenti

Didattica con Sanremo

Ho seguito Sanremo 2024, come seguo sempre i Sanremo da quando presenta Amadeus…anche solo per testare la mia resistenza.

A voi non importa lo so, eppure si può approfittare proprio per analizzare assieme agli alunni più grandicelli il fenomeno di costume, ascoltarne i gusti, invitarli ad analizzare i testi delle canzoni che piacciono loro e scoprire le canzoni che ha fatto la storia…ma che per età la maggior parte di loro non conoscono, a meno che non abbiano genitori che le han fatte sentire.

Nel mio caso parlo di “Si può dare di più”. I bambini di quarta mi hanno chiesto se avevo guardato Sanremo e, con l’onestà che ritengo loro dovuta, ho risposto affermativamente, anche se non sono riuscita a guardare tutto per intero quindi ho visionato il resto grazie al servizio raiplay.

Per completare ho fatto loro vedere un video sui vincitori di Sanremo dal ’51 fino ai Maneskin e l’orecchio è caduto su “Si può dare di più”. Non sono partita con il solito noioso elmo sull’importanza di fare attenzione al testo ma l’ho fatta ascoltare e poi ho detto “Voi che avete capito?”. Certo, il brainstorming iniziale non è stato incoraggiante ma non demordo, non è nel mio carattere, quindi ho detto col tono da proposta che proposta non è “proviamo a leggere il testo?”.

In realtà sono molto curiosi e reattivi quindi hanno accolto con curiosità questa idea e li ho fatti leggere dal monitor il testo. Per ogni periodo ci fermavamo a riflettere e raccogliere idee su quello che poteva significare fin quando, giunti alla fine, abbiamo riascoltato la canzone.

Non ho aggiunto altro, ma in effetti i bambini han detto “maestra adesso è più bella! Perché?”

“Perché l’avete capita, quindi la potete sentire dentro”

E anche Sanremo in fondo può essere utile, oltre tutte le polemiche.

La vostra

Maestra Imperfetta