Da sempre oramai ho l’abitudine di tenere un diario personale, e non è il blog bensì un vero e proprio diario cartaceo, su cui scrivo senza assiduità ciò che mi capita, ogni tanto abbozzo qualche disegnino mai colorato e, ultimamente, ci incollo pure delle foto stampate con la stampantina termica di recente acquisto. Sono pienamente consapevole che della cosa non vi importi un fico secco, ma non è tanto del mio diario nello specifico che vi parlo oggi, ma dello scrivere su un diario.
In questi giorni di chiusura vera e propria dell’anno scolastico, nell’annoiato rovistare nella libreria, sono incappata per puro caso nel mio minidiario comix di quando avevo 29 anni. Non avevo bisogno di un diario, ma lo tenevo ugualmente e qualche disegno scappava sempre tra un biglietto del cinema e uno di un museo incollati tra le pagine a memento dell’esperienza vissuta. Mi son ricordata che, paradossalmente, alle superiori disegnavo pagine e pagine di quaderno apposito ma non disegnavo mai sul diario, cosa per la quale una mia cugina mi prendeva bonariamente in giro. In effetti, a ben pensarci, mi suona molto strano.

Tenere un diario personale non è da tutti, questo l’ho scoperto col tempo. Non tutti lo fanno, ma io si e l’ho usato spesso e volentieri come sfogatoio, vomitorio di tutte le frustrazioni e drammi veri o presunti che mi hanno accompagnata in questi anni, ma quello che mi incuriosisce è che da qualche anno ho trovato il piacere puro nel tenere un diario ove disegnare, ma anche appuntare luoghi, cibi e altre amenità che non siano drammi ma solo esperienze.
Tutto è iniziato quando per puro diletto e spirito di sperimentazione, ho cominciato a disegnare velocemente in vacanza, nelle code al casello ai tempi senza telepass o al bar per ripararci dalla calura estiva per una mezz’oretta. Avrei preferito la stampante portatile per poter stampare e farmi un diario di viaggio ma…che diamine, so disegnare no? Sfruttiamo questo talento. Prima tenevo diario personale e sketchbook journal (diario disegnato) separati, ed ora all’improvviso mi son domandata: perché non unirli? Perché la carta degli sketchbook è troppo bella e i paperblanks, che hanno bellissime copertine, non hanno la carta altrettanto bella…e costano.
Da che son diventata maestra il vezzo di un’agenda o un diario lavorativo è diventato una necessità per via della miriade di cose che capitano e gli adempimenti da ricordare e, se è vero da un lato che abbiamo lo smartphone una miriade di app a disposizione per tenere d’occhio e ricordare i vari impegni, il disegno e la voglia di decorare, personalizzare, scrivere, rimane.
Ma che cosa è il diario? Che sia privato o scolastico, che sia un quaderno (come uso io) o un diario di marca (come uso io) è uno spazio personale in cui esprimersi oltre che appuntare compiti e impegni quindi mi domandavo…e se insegnassimo ai nostri alunni ad esprimersi sul diario? Se insegnassimo loro a tenere un diario in cui scrivere quello che succede ma anche annotare cose che colpiscono? Perché non tenere un diario di classe tutti assieme?
Eccoci al punto!
Organizzare i contenuti
Studiando sono incappata nell’organizzazione delle risposte alle domande aperte dei concorsi. Ammetto che mi è scappato il sorriso dal momento che per il concorso docenti non c’era nulla che preparasse a riguardo. Per farla breve, ci sono tre frasi nella risposta ad una domanda aperta:
- fase di pre-scrittura
- fase di scrittura
- fase di post-scrittura
E buongiorno mi direte ed avete ragione, ma la cosa interessante è la fase di pre-scrittura che prevede la raccolta delle idee per realizzare una scaletta. Nel nostro caso, se volessimo fare un diario di classe si può più praticamente parlare di ideare uno schema da rispettare.

Raccogliere le idee e organizzarle è difficile anche per noi adulti, figurarsi per i bambini. Quali informazioni vogliamo mettere? Vogliamo sottolinearne il rapporto causa-effetto o virare sulla narrazione? Potremmo fare un mix volendo, variando a seconda della materia del giorno che ha insegnato qualcosa di nuovo.
In questo anno appena concluso ho insegnato ai bambini a “prendere appunti”. Guardando i documentari di Alberto Angela (che non ringrazierò mai abbastanza), i bambini scrivevano quello che rimaneva loro impresso e che li colpiva maggiormente. Poche cose alla fine, ma era curioso confrontarsi e vedere come ciò che colpiva alcuni non colpiva altri e come qualcuno ricordasse particolari che altri non ricordavano. Quelle lezioni di fine anno, confesso, erano estemporanee visto che mancavano oramai due settimane alla fine e venivo interrotta spesso, ma anche loro erano stanchi e poco ricettivi per cui occorreva qualcosa che li coinvolgesse maggiormente di un mero esercizio sul libro.
L’idea che lancio, e chi vuole la colga, è di aiutarli a scrivere su un quaderno quello che ricordano, quello che gli è piaciuto di uno o più argomenti della giornata e perché. Tra il testo descrittivo ed il diario, questo modus scrivendi permette loro di organizzare i contenuti dando un ordine (è successo, mi ha colpito questo, mi ha colpito perché) che nel tempo può essere interiorizzato al punto da tradursi anche in una esposizione chiara degli argomenti studiati. In questo mondo caotico e disorganizzato, hanno bisogno di ordine ed hanno bisogno di imparare ad esprimere i loro pensieri e le loro emozioni attraverso le parole scritte. Scrivere in maniera ordinata aiuta a mettere in ordine i pensieri. L’ordine che suggerisco ai bambini è quindi il seguente:
- Argomento generale della lezione (es. La vita quotidiana per gli Egizi)
- Cosa mi ha colpita in particolare dell’argomento (es. Mi ha colpita il khol perché si truccavano anche gli uomini)
- Perché mi ha colpita (es. Mi ha colpita perché il trucco veniva usato soprattutto per protezione dal sole e disinfettante)
Lo stesso schema si può applicare al diario personale che, nel bene o nel male, già contiene questo schema narrativo. Esempio classico è: Oggi ho litigato con Tizio perché… ci sono rimasta molto male dal momento che con Tizio siamo amici da tanto, ma quello che mi ha fatto più male è…perché. Se i bambini imparano ad esprimersi nel loro diario personale, questo li può aiutare a formulare pensieri via via più complessi, organizzare le idee e dare forma ai pensieri, traducendoli in temi che un domani possono essere apprezzati ed apprezzabili dai professori oltre che utili per la loro crescita personale.
Un piccolo appello ai genitori lo faccio ora, perché è doveroso e mi sembra opportuno. Capisco che i figli li sentite “vostri”, quasi come fossero proprietà dato che li avete messi al mondo, ma ricordate che sono esseri umani senzienti e voi li accompagnate solo nella crescita pertanto…non leggete i loro diari! Per quanto possa essere forte la tentazione, per quanto possiate sentirvi autorizzati dalle mille ansie e preoccupazioni sentendo le varie notizie spesso allarmanti, non leggete. Ascoltateli, provate ad instaurare un dialogo non giudicante, cercate di guidarli attraverso il ragionamento, ma non entrate mai nell’intimità di un diario personale perché è una violazione grave e irrispettosa.
A presto, la vostra
Maestra Imperfetta