Pubblicato in: diario di una maestra

Il fabbricante di…libri

Non parlo di editori, non parlo nemmeno di autopubblicazione o altro…niente di tutto ciò. Nei giorni passati, spinta da recensioni positive e negative e curiosità, ho letto il libro, e visto il film tratto da esso, intitolato “Il fabbricante di lacrime” di Eric Doom, nome de plume di una certa Matilde nonsocosa. Sul libro meglio che non mi pronunci e sul film men che mai, ma mi è capitato un articolo con un’intervista all’autrice che, nella sperticata difesa del genere “romance”, ha rivelato di aver iniziato scrivendo su una piattaforma online chiamata Wattpad: potevo non andare a curiosare? Giammai!

Nemmeno mi sono domandata cosa fosse che già avevo avviato la ricerca su google e trovato in meno di un nanosecondo “Wattpad: where stories live” traducibile col modestissimo Wattpad: dove le storie prendono vita.

Fatto trenta, famo trentuno e mi ci sono iscritta! Puoi leggere o scrivere (o entrambe suppongo). Inseriti i dati per la registrazione mi è apparsa questa schermata

Niente di che, ti chiede se ti piace leggere, scrivere o entrambi. Successivamente chiederà se sei uno scrittore professionista, se ti piacerebbe esserlo o niente di tutto ciò e, infine, tre generi che ti piacciono con tanto di richiesta se sei una lei, un lui o un boh.

Vi avviso che mette subito in inglese, di default, ma potete cambiare lingua andando sul menù in alto a sinistra e cliccando su “Language: english”. Non fate come me, salvate o non vi cambia nulla. Una volta salvato nella lingua scelta, vi apparirà tutto come desiderate. Ora non resta che scegliere tra storie che vi ispirano, seguirle o scriverle voi stessi/e.

A me, neanche a dirlo, è caduto l’occhio sulla “fiction per ragazzi” vincitrice dei Wattys 2023, che suppongo essere qualche premio della piattaforma, così…a naso. Si tratta di una storia completa così non dobbiamo stare ad aspettare che lo scrittore o scrittrice pubblichino il capitolo, ed ha ricevuto il premio per la miglior trama (che essendo il Fabbricante di lacrime uscito da questa piattaforma non vuol dire molto). Non l’ho ancora letto, ma chissà, magari un giorno lo farò.

Intanto curioso tra gli strumenti dello scrittore. In alto a destra c’è proprio la dicitura “scrivi” da cui si apre il menù a tendina.

Avviso che tra i concorsi ce ne sono alcuni che potrebbero andare bene per la scuola! Per il momento molti son chiusi, ma vale la spesa tenere d’occhio in modo da non lasciarsi perdere i prossimi.

Provo a Creare una nuova storia e mi appare questa schermata. La copertina, nemmeno a dirlo, è l’ultimo dei nostri problemi visto che una storia ancora non l’abbiamo. Mettiamo per ipotesi di averla ed ecco che dobbiamo inserire Titolo, descrizione, i nomi dei personaggi principali (ma perché?), una categoria (science, fiction, fun-fiction, romance etc), dei tag che sono indispensabili per farti trovare (per esempio egitto, se la storia è ambientata lì): ricordate che più tag si mettono più facile è per gli altri trovare la nostra storia)

Scorrendo ci sono altri dettagli da mettere quali il pubblico di riferimento (adolescenti, giovani o adulti), lingua e copyright nonché classificazione.

Per ultima cosa, ma non meno importante, la copertina! Si può inserire una copertina già fatta o farne una da zero e vi rimanda a Canva.

Ovviamente la copertina la si può anche mettere in un secondo momento, niente lo vieta. Come si inizia a scrivere salva la bozza, ma pubblica solo se voi date il via cliccando sulla dicitura “pubblica”.

Onestamente non so dirvi se lo strumento è valido o meno, posso solo dire che in base al numero di stelle, dato da chi legge la vostra “opera” può trasformarsi in un film come è successo ad Erin Doom. Chi lo sa? Magari potete accontentarvi di partecipare ad uno dei contest dove si rischia di vincere 1500€ per la propria scuola, e non è poco, o magari potreste partecipare, vincere e vedere la vostra opera su Netflix, sognare è gratis.

Che decidiate di usarlo come strumento didattico o meno, ovviamente tenendo presente sempre tutte le dovute precauzioni per non violare la privacy dei vostri alunni, ritengo possa essere un interessante strumento anche per capire i gusti del pubblico, dei grandi numeri, e magari leggere qualcosa che altrimenti non leggereste perché non volete comprarlo ma ne siete incuriositi.

Come sempre non è lo strumento il male (o il bene) ma è l’uso che se ne fa a determinarne la positività o negatività. E voi lo userete? Se si, come?

A presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Senza categoria

Gadgets inutili…ma anche utili

Io ho un grosso problema, credo di averlo ereditato da mio padre prima ancora che diventasse una malattia professionale: l’acquisto di gadget inutili “che prima o poi potrebbero servirmi”.

Da qualche tempo lo avevo adocchiato, più di un annetto direi, forse di più, ma non l’ho mai comprato perché non ero convinta dei prezzi né che il gioco valesse la candela. Una mattina mi sveglio, curioso su Amazon nel buio totale mentre attendo che il mio compagno e il mio roditore si sveglino ed eccola: offerta a tempo. Sarà stata un’offerta del 43% non ricordo, ma i soldi sulla carta c’erano e quindi premere “acquista” è stato praticamente automatico. Pensavo arrivasse Sabato come scritto, ma è arrivato Venerdì, proprio mentre ero in gita scolastica.

Questo simpatico panda è una stampante termica che può stampare anche etichette adesive. La stampante termica è praticamente inesauribile perché non usa inchiostro ma il calore e infatti occorrono fogli particolari, appositamente fatti per queste stampanti.

Documentandomi un poco ho scoperto che queste mini stampanti sono a stampa termica diretta, ossia  Il calore viene applicato alle testine della stampante e queste vengono poi a contatto con la superficie di stampa che deve essere adeguatamente ricettiva al calore, ovvero carta termica. In tal modo, la superficie di stampa che viene toccata dalle testine riscaldate diventerà più scura, dando forma ai dati stampati. La carta si presenta in rotolini bianchi o colorati, adesivi o no…a voi la scelta secondo le vostre esigenze.

Quale scegliere? Queste piccole stampanti, del peso di 200g circa o poco più, non hanno una gran risoluzione. La maggior parte ha una risoluzione di 200 dpi (il numero di punti stampati contenuti in un singolo pollice di un’immagine stampata da una stampante). Tenete conto che una stampante può arrivare dai 600 ai 1200 dpi per le stampanti fotografiche, ma questo gioiellino che ho acquistato stampa a 300 dpi e, dato che le immagini sono piccoline, è più che sufficiente e risulta molto bella anche sulle foto.

Ora consideriamo invece un aspetto piuttosto negativo di questo tipo di stampa: la durata. In media una stampa termica dura sui 10 anni, alcuni tipi di carta garantiscono 25 anni. In tutta onestà io me ne frego, ma se volessi conservarla di più forse dovrei plastificare le stampe o ricoprirle con lo scotch come si faceva quando eravamo piccoli.

Su internet si trovano tantissimi rotolini con un’ampia varietà di prezzi. La cosa migliore è considerare una cosa in particolare: se prendete quelli adesivi le foto andranno quasi sempre schiarite prima di essere stampate perché, essendo più spessi, la carta sarà molto più vicina alle testine ed il calore scurirà maggiormente la carta. Per un adesivo in bianco e nero possiamo anche ignorare il problema, ma per una foto la differenza c’è e si vede tutta.

APP: purtroppo ogni stampantina ha la sua app dedicata e non c’è un’app universale o compatibile, ma forse non l’ho ancora trovata io, quindi dobbiamo usarla tramite smartphone o tablet. Da che ho visto sono quasi tutte compatibili con Android e IOS quindi nessun problema a riguardo, ma dipende sempre da quello che volete farci o se avete un tablet per lavorare sulle immagini nel dettaglio. Io ho ovviato lavorando sulle immagini da pc e caricando su drive, o inviandomele così da dover solo scaricare da smartphone e stampare.

Perché l’ho comprata?

  1. costa poco ed era in offerta…chissene
  2. Posso stamparmi appunti, checklist etc ed incollarli nell’agenda (anche solo una scaletta per una lezione), insomma posso usarlo come creatore di post it.
  3. i rotolini costano relativamente poco, anche quelli adesivi
  4. Posso stampare adesivi simpatici da dare ai miei alunni per premiarli o fare adesivi da incollare nei cartelloni senza spendere un patrimonio in stampe con inchiostro per roba che tanto finisce nel dimenticatoio.
  5. Si carica usb…basta ricordarmelo
  6. Ha la sua app dedicata, ma va bene per quello che deve fare

Che dire? Ho già stampato la foto di una stele egizia, una foto di uno scoiattolo curioso incontrato al Parco del Valentino a Torino, un adesivo di capybara e due foto del mio amata cane delle praterie femmina…confesso che lo uso anche per incollare sul diario personale alcuni ricordi. In pratica ho dato ascolto all’adolescente che è in me (mica c’è solo il fanciullino di Pascoli).

A presto con la prossima follia, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, TV e Cinema per voi, vita privata di una maestra

Una Piccola renna

Oggi non vi parlo di scuola, anche se in effetti è un argomento che andrebbe affrontato nelle secondarie, ma di una serie tv che mi ha colpita molto.

Cercando castori e capibara su instagram mi capita di incappare in questa scena:

Oramai ero presa, catturata, caduta nella rete e dovevo vederlo e scoprire cosa aveva portato quell’uomo lì e chi era la stalker. A differenza di alcuni io non mi faccio problemi a pensare ad una certa parità di genere anche nello stalking, ci sono uomini ma possono esserci anche donne stalker. Curiosando in rete ho scoperto che gli atti persecutori in Italia da Gennaio a Settembre sono stati 12491 contro i 14326 dello scorso anno, di questi il 74% delle vittime sono donne. C’è da considerare che nel numero gli stalker possono essere sia ex sia estranei ma non è di stalking sulle donne che parlo oggi perché donna o uomo che sia lo stalking è comunque una violenza e questa serie ci fa entrare nelle menti dei due protagonisti, stalker e vittima, mostrandoci le sfumature che a volte portano a intorbidire le acque e non avere più le idee molto chiare.

Se siete di quelli che vedono bianco o nero, che pensano “Ma denuncia e basta, è chiaro”…lasciate perdere e non guardatela nemmeno perché non imparereste nulla e sarebbe solo tempo perso.

Baby Reindeer, disponibile su Netflix, è la storia di un uomo giunto a Londra con la speranza di diventare un comico famoso ma finisce a fare il barista in un pub dopo essersi scontrato contro le difficoltà ed aver sbattuto la faccia contro la consapevolezza di uno scarso talento. Entra una donna in questo pub ed è triste, abbattuta, sola…non ha soldi e così lui le fa una gentilezza per quel sentimento di compassione che ci porta a voler aiutare magari perché in fondo proviamo qualcosa di simile e vorremmo lo facessero con noi. Da lì inizia l’incubo ma non inizia subito, è tutto graduale, così sfumato che all’inizio non pensa nemmeno lui allo stalking.

Lo spettatore scoprirà che le cose non stanno sempre come le vediamo e che ci sono così tante sfumature che a volte ci ritroviamo in certe situazioni per nasconderne altre di cui ci vergogniamo, anche se non abbiamo motivo di provare questo sentimento.

Cosa colpisce?

  • Che la vittima è un uomo, e questo spesso entra in collisione con le nostre percezioni di una realtà sociale che include anche gli uomini tra le vittime, anche se in misura minore.
  • Che l’evolversi degli eventi e l’io narrante ci trascinano nella visione soggettiva del protagonista profondamente diviso tra vissuto e traumi che si porta dietro, tra sogni e realtà, comunque empatico al punto che vuole comprendere a fondo la stalker perché ha capito che c’è di più…che è un’anima spezzata anche lei nonostante si sia evoluta diversamente.
  • Che è una storia vera e dobbiamo pertanto trattarla col rispetto dovuto per ogni vita.
  • Che devi fare un bello sforzo di empatia perché, con orrore, ti trovi a vedere nelle persone che circondano il protagonista i tuoi stessi atteggiamenti (su questo dobbiamo davvero riflettere)
  • Che è più facile giudicare che comprendere e questa serie te lo sbatte in faccia senza mezze misure.

Non posso dir oltre altrimenti spoilererei e non è da me, ma quello che invece mi ha spinta a scrivere è quello che è capitato dopo. Ho già detto che è una storia vera ed è scritta dalla vittima e ammetto che sarei curiosa di vedere la versione della stalker per capire cosa ha vissuto, pensato, cosa l’ha portata a comportarsi così. Quello che non ho detto, e l’ho scoperto dopo grazie a Matteo Flora nel suo “Ciao Internet” è che dopo si è scatenato l’inferno per la stalker.

Ci sono persone che sono riuscite a rintracciare la vera stalker ed ha cominciato a lanciarle messaggi di odio e morte. Non difendo la stalker, trovo questo reato odioso come tanti altri riguardanti la persona perché condiziona la vita psichica al punto che…meglio vedere la serie per capire, ma rimane il fatto che il popolo di Internet al solito mostra il peggio di sé e, come sempre, mostra di non aver capito nulla della serie.

Puntata di Ciao Internet di Matteo Flora

Matteo Flora sostiene che forse avrebbero dovuto pensarci prima di mettere alcuni dettagli che comunque avrebbero potuto scatenare e ricondurre a lei, ma in tutta onestà, e non me ne voglia, penso che qualsiasi cosa tu provi a fare ci saranno sempre gli incattiviti che si sentiranno in “dovere” (?) di fare i giustizieri da dietro i loro schermi, al sicuro nel loro anonimato, trasformando il carnefice in vittima e finendo col dimostrare, come sempre, che non tutti sono in grado di comprendere davvero la complessità di un prodotto che ci vuole solo mostrare come sono o diventano complesse certe dinamiche e che nella narrazione vanno colte tutte le sfumature. Questo purtroppo richiede un’attenzione che non tutti hanno quando guardano un prodotto televisivo. Evitare di mettere troppi indizi? Non penso sarebbe servito più di tanto, forse sarebbe stato opportuno evitare di scrivere che è una storia vera…ma avrebbero detto che era esagerazione e bollata come inverosimile. Non farla proprio? Peggio che mai, abbiamo bisogno di prodotti che ci proiettino nella vita e nelle menti di queste persone per comprenderne meglio le dinamiche, serve a sensibilizzarci (anche se è impossibile sensibilizzare chi non lo vuole o chi non esce dalla comfort zone della dicotomia giusto/sbagliato). Magari il vero protagonista poteva evitare di interpretare se stesso nella serie…forse si potevano evitare tanti errori che ora mi sfuggono ma sono dell’idea che il popolo di internet, specialmente i fan più patologici, trovano sempre e comunque di superare ogni difficoltà pur di trovare qualche contenitore del loro odio e, comunque, del senno di poi son piene le fosse. Possiamo utilizzare questo come spunto di riflessione non solo sull’argomento della serie ma anche e soprattutto sulla percezione della realtà, sulle forme di persecuzione che l’anonimato illusorio che ci offre la rete incoraggia, su atteggiamenti in cui rischiamo quotidianamente di cadere anche con un giudizio superficiale e calato come una ghigliottina sulle vite altrui. Possiamo tante cose, perché ogni episodio, che sia finzione o realtà, ci offre spunti.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, letture...digitali, strumenti per docenti

Più di un libro…meno di un tablet

Chi mi segue e mi conosce dal vivo, sa che oramai preferisco il libro digitale al cartaceo. Non disdegno la carta, ma non sono una sniffatrice di libri quindi dell’odore non mi importa un fico secco e trovo più comodo uno swipe col dito che sfogliare, specialmente quando sto camminando o facendo il criceto sull’ellittica. Ulteriore indiscusso vantaggio del digitale è che puoi leggere in qualsiasi condizione di luce, e quando viaggi in treno su lunghe percorrenze o quando ti svegli di notte e non riesci a riprender sonno, ma non vuoi svegliare nessuno o vuoi goderti l’oscurità, fa la differenza. Ultimo vantaggio, ma non ultimo, è il prezzo dei libri. In digitale li trovi a volte al 50% in meno rispetto al prezzo di copertina…insomma credo che i vantaggi valgano il doversi ricordare di ricaricare l’e-reader ogni tanto.

Fatta questa doverosa premessa, oggi vi presento una new entry nel mio piccolo mondo e nella mia casa, nuovo, ma nemmeno troppo, prodotto di casa Kobo che ti permette di scrivere come sulla carta: Kobo Elipsa 2E.

Ammetto che come new entry è poco new visto che l’ho preso per il mio compleanno lo scorso anno, ma ascoltando il fanciullino che è in me ho rimandato la recensione con il pensiero magico del “dopo lo faccio” che contiene la vana speranza che l’articolo si scriva da solo (illusa), per poi ricordarmi quanto sotto sotto mi piaccia scrivere.

Il vantaggio dello scrivere la recensione dopo mesi è che ho potuto testare il prodotto su un tempo più lungo e quindi è scemato l’entusiasmo dei primi giorni che mi impedisce di essere oggettiva.

A distanza di sei mesi di uso continuo posso dirvi a pieno titolo che…è fantastico!

  1. Ricordate che nasce come e-reader e tale rimane, legge molti formati ed è molto agile, la memoria non è espandibile ma ne ha tanta di suo e vi sta una biblioteca dentro.
  2. Ha il collegamento con il negozio kobo e feltrinelli (ma anche libraccio, ibs…). Se non vi piacciono si può anche evitare, mica siete obbligati a comprare lì.
  3. Vi permette di leggere gli e-book presi dal circuito biblioteche, anche se su quello dovrebbero studiare un sistema meno macchinoso dell’uso di Adobe Digital Edition che ti costringe all’uso di un pc.
  4. Adattamento alla luce ambientale automatico se impostato, questo permette di non sforzare la vista.
  5. Evidenziazione e dizionario integrato.

Ma veniamo alla novità che rende questo prodotto perdonabilissimo riguardo le dimensioni, decisamente superiori al classico e-reader, quindi decisamente non tascabile: la possibilità di scrivere appunti direttamente sul file.

Mentre studiavo per il master ho sfruttato appieno questa funzionalità e non è da poco credetemi. Si può prendere appunti su qualsiasi file pdf o altri formati ma non solo, puoi anche creare il tuo blocco per gli appunti, scrivere, fare tabelle a mano libera e non, disegnare e poi esportare su pc o su un cloud (drive e dropbox).

Ho usato i blocchi appunti sia per studio che per annotarmi impressioni e informazioni durante i collegi docenti, assemblee varie, organizzazione di impegni istituzionali o studio per impostare i lavori sui quaderni dei miei alunni data la possibilità di mettere lo sfondo a quadretti o a righe.

Unica pecca finora trovata è che la penna va caricata di tanto in tanto, anche se la carica è veloce e la si può usare mentre la si sta caricando.

Se vogliamo un’altra pecca sono le dimensioni: in effetti è grande quanto un tablet e questo può essere un bel difetto per chi cerca un prodotto tascabile. Per me non è un problema usando borse di medie dimensioni, ma per altri può risultare scomodo.

Come strumento di studio e di lettura è decisamente utile ed oramai non me ne separo più, ma come sempre quel che vale per me non vale necessariamente per tutti gli altri quindi, spero di esservi stata utile e, in caso contrario, spero di presentarvi in futuro altri prodotti più congeniali alle vostre esigenze.

Al prossimo articolo, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti

INVALSI

Come ogni anno arriva per tutti l’INVALSI e, come ogni anno, mi ritrovo a sentirmi dire “ma alla fine l’Invalsi serve a giudicare il docente”. Non serve spiegare, provare a far capire che sono leggende metropolitane, che le indagini statistiche offrono una fotografia che serve a far riflettere sulle criticità al fine di migliorare etc etc etc…come per i fantomatici 3 mesi di ferie, mi sento dire la frase fatidica.

Come sempre accade, conoscere la storia forse può aiutarci a comprendere dei test così controversi. Occorre partire dall’oramai lontano 1994 quando emanarono il Dlgs 297 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” dove per la prima volta si introduce il tema della “Valutazione del sistema scolastico”. L’art 603 del Dlgs 297 affidava all’allora Ministro della Pubblica Istruzione l’individuazione di metodi di rilevamento dei processi e risultati del servizio scolastico. Ma come sempre il Ministro, e lo Stato in generale, non può far tutto da solo, pertanto si è dovuto avvalere del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) e della Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP, futuro INDIRE), di istituto regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento.

Ora dovete sapere che il CEDE è il futuro INVALSI, ma la storia continua. Hanno stabilito che il Sistema scolastico andasse valutato, hanno stabilito di chi avvalersi come collaboratori, ma i tempi? Ed ecco che nel 1997 con il DPR275 si stabilisce un Regolamento sull’autonomia scolastica che in materia di valutazione e qualità del sistema si limita a prevedere che il Ministero della Pubblica Istruzione fissi metodi e scadenze per valutazioni periodiche per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e standard di qualità del servizio. Comincia a suonarvi qualche campanello? Si, vero?

Arriva la Moratti che, piaccia o non piaccia, con la L.53/03 che, rispettando le tradizioni italiane, delega al Governo la definizione delle norme sull’istruzione, tra cui, art 3, la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione. Tra i principi ed i criteri direttivi del futuro decreto attuativo ci sono la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e del comportamento e…rullo di tamburi…le verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative, per le quali ci si avvale della collaborazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (altro che campanelli, qui son concerti di campane che nemmeno a Notre Dames).

A dare attuazione alla Legge Moratti è il Dlgs 286/04 che istituisce il “Servizio Nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché il riordino dell’omonimo istituto”.

Obiettivo: valutare l’efficienza e l’efficacia del Sistema educativo di istruzione e formazione inquadrando la valutazione nel contesto internazionale.

Collaboratori: Istituto Nazionale di Valutazione (riordinato e denominato INVALSI) e le istituzioni scolastiche e formative,

Valutare il sistema non è valutare il singolo ma l’insieme…giusto o sbagliato che sia l’intento non è poi così deplorevole se ci consideriamo inseriti in un più ampio contesto quale quello europeo.

Prima di arrivare ai nostri beneamati (o beneodiati) test, ci sono stati i Progetti Pilota, VSQ(Sviluppo della Qualità delle Scuole), Valorizza e VALeS, un po’ come le sperimentazioni dei farmaci o dei vaccini. A collaborare erano i sempre presenti INVALSI e INDIRE.

  • Progetti PILOTA avevano lo scopo di verificare l’applicabilità tecnica ed economica del modello proposto dal Sistema Educativo Nazionale.
  • VSQ valorizzazione del merito delle scuole con erogazione di premi e azioni di supporto alle scuole, analisi del contesto scolastico attraverso i risultati degli apprendimenti e calcolo del valore aggiunto analizzato da INVALSI, processi di miglioramento progettati dalle scuole supportati da INDIRE.
  • VALORIZZA era una sperimentazione tesa a indivudare e premiare gli insegnanti che si erano distinti per un generale e comprovato apprezzamento professionale nella scuola (metodi: autovalutazione professionale, apprezzamento nella scuola e apprezzamento dell’utenza…una fregatura insomma).
  • VALES (Valutazione e Sviluppo scuola). Furono coinvolte nel 2012 ben 288 istituzioni scolastiche su 800 che avevano fatto domanda. La parte valutativa è stata affidata a INVALSI e il supporto al miglioramento all’INDIRE. Il processo comincia con Autovalutazione della scuola attraverso un Rapporto di Autovalutazione (RAV) che prevede il coinvolgimento delle componenti la comunità scolastica e prende il via dai risultati delle rilevazioni INVALSI. Obiettivo di questa azione è stimolare le scuole a costruire percorsi valutativi attraverso procedure, protocolli e rapporti mentre l’INDIRE ha aiutato e supportato le scuole nella pianificazione. Andavano analizzati i documenti della scuola e verificata la coerenza tra quanto dichiarato dalla scuola e l’effettivo agito, analisi delle politiche scolastiche e funzionamento.

Se per il momento tutto ciò vi ha fatto sentire più campane che una chiesa durante il matrimonio di qualche reale, se avete pazienza, arriviamo al DPR 80/13 che, per allinearsi agli altri paesi europei sul versante della valutazione dei sistemi formativi pubblici, regolamenta il SNV (Sistema Nazionale di Valutazione). Il nostro SNV valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione per migliorare la qualità dell’offerta formativa e poggia su:

  • INVALSI
  • INDIRE
  • Contingente Ispettivo
  • Istituzioni scolastiche

Ho volutamente sottolineato le istituzioni scolastiche perché, nonostante la percezione non sia proprio questa, le scuole sono una delle colonne del Sistema Nazionale di Valutazione, anche perché non c’è generale senza soldati e alla fine il grosso del lavoro lo si fa in trincea.

INVALSI assume il coordinamento funzionale del sistema di valutazione, è un ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione e, oltre ai nostri ben conosciuti test…

  • assicura il coordinamento funzionale del SNV
  • propone protocolli di valutazione e programma visite alle scuole
  • definisce indicatori di efficienza ed efficacia
  • definisce gli indicatori per la valutazione dei Dirigenti scolastici (si, avete letto bene, anche loro sono soggetti a valutazione)
  • cura la selezione e formazione degli esperti dei nuclei per la valutazione esterna
  • redige relazioni per il Ministro e rapporti sul sistema scolastico e formativo per una comparazione su base internazionale
  • partecipa ad indagini internazionali

Questa ovviamente è solo storia, allo stato attuale ogni anno, tra Aprile e Maggio, si svolgono i test INVALSI e tutte le informazioni circa le prove, come hanno origine, cosa misurano o anche solo per cimentarvi e provare voi stessi, le si trovano su INVALSI OPEN, sito ufficiale che offre tutte le informazioni necessarie per addentrarsi in questo argomento piuttosto ostico ma, credetemi, decisamente interessante se si guarda oltre il pregiudizio.

Se dopo tutto questo merdaviglioso escursus storico siete ancora qui a leggermi vi ringrazio, e vi ammiro per la pazienza, perché mi sarei già stancata parecchie righe fa. Lo scopo di questo articolo non è e non è mai stato farvi cambiare idea su questo strumento, questo non lo farei mai, ma offrirvi una prospettiva differente attraverso la storia e la ratio con cui è stato concepito e si è sviluppato. Come tutti gli strumenti umani non è perfetto e non ha la pretesa di esserlo; è perfettibile e sicuramente subirà evoluzioni ma per questo dovremo attendere e guardare. Nel mentre consiglio di farci un minimo di cultura sulla lettura delle statistiche per comprendere meglio anche i risultati delle rispettive scuole invitando ad evitare populismi e sentenze che vanificherebbero ogni sforzo di miglioramento da parte delle istituzioni (e li fanno questi sforzi).

Per oggi è tutto, la vostra

Maestra Imperfetta