Pubblicato in: diario di una maestra, TV e Cinema per voi, vita privata di una maestra

Una Piccola renna

Oggi non vi parlo di scuola, anche se in effetti è un argomento che andrebbe affrontato nelle secondarie, ma di una serie tv che mi ha colpita molto.

Cercando castori e capibara su instagram mi capita di incappare in questa scena:

Oramai ero presa, catturata, caduta nella rete e dovevo vederlo e scoprire cosa aveva portato quell’uomo lì e chi era la stalker. A differenza di alcuni io non mi faccio problemi a pensare ad una certa parità di genere anche nello stalking, ci sono uomini ma possono esserci anche donne stalker. Curiosando in rete ho scoperto che gli atti persecutori in Italia da Gennaio a Settembre sono stati 12491 contro i 14326 dello scorso anno, di questi il 74% delle vittime sono donne. C’è da considerare che nel numero gli stalker possono essere sia ex sia estranei ma non è di stalking sulle donne che parlo oggi perché donna o uomo che sia lo stalking è comunque una violenza e questa serie ci fa entrare nelle menti dei due protagonisti, stalker e vittima, mostrandoci le sfumature che a volte portano a intorbidire le acque e non avere più le idee molto chiare.

Se siete di quelli che vedono bianco o nero, che pensano “Ma denuncia e basta, è chiaro”…lasciate perdere e non guardatela nemmeno perché non imparereste nulla e sarebbe solo tempo perso.

Baby Reindeer, disponibile su Netflix, è la storia di un uomo giunto a Londra con la speranza di diventare un comico famoso ma finisce a fare il barista in un pub dopo essersi scontrato contro le difficoltà ed aver sbattuto la faccia contro la consapevolezza di uno scarso talento. Entra una donna in questo pub ed è triste, abbattuta, sola…non ha soldi e così lui le fa una gentilezza per quel sentimento di compassione che ci porta a voler aiutare magari perché in fondo proviamo qualcosa di simile e vorremmo lo facessero con noi. Da lì inizia l’incubo ma non inizia subito, è tutto graduale, così sfumato che all’inizio non pensa nemmeno lui allo stalking.

Lo spettatore scoprirà che le cose non stanno sempre come le vediamo e che ci sono così tante sfumature che a volte ci ritroviamo in certe situazioni per nasconderne altre di cui ci vergogniamo, anche se non abbiamo motivo di provare questo sentimento.

Cosa colpisce?

  • Che la vittima è un uomo, e questo spesso entra in collisione con le nostre percezioni di una realtà sociale che include anche gli uomini tra le vittime, anche se in misura minore.
  • Che l’evolversi degli eventi e l’io narrante ci trascinano nella visione soggettiva del protagonista profondamente diviso tra vissuto e traumi che si porta dietro, tra sogni e realtà, comunque empatico al punto che vuole comprendere a fondo la stalker perché ha capito che c’è di più…che è un’anima spezzata anche lei nonostante si sia evoluta diversamente.
  • Che è una storia vera e dobbiamo pertanto trattarla col rispetto dovuto per ogni vita.
  • Che devi fare un bello sforzo di empatia perché, con orrore, ti trovi a vedere nelle persone che circondano il protagonista i tuoi stessi atteggiamenti (su questo dobbiamo davvero riflettere)
  • Che è più facile giudicare che comprendere e questa serie te lo sbatte in faccia senza mezze misure.

Non posso dir oltre altrimenti spoilererei e non è da me, ma quello che invece mi ha spinta a scrivere è quello che è capitato dopo. Ho già detto che è una storia vera ed è scritta dalla vittima e ammetto che sarei curiosa di vedere la versione della stalker per capire cosa ha vissuto, pensato, cosa l’ha portata a comportarsi così. Quello che non ho detto, e l’ho scoperto dopo grazie a Matteo Flora nel suo “Ciao Internet” è che dopo si è scatenato l’inferno per la stalker.

Ci sono persone che sono riuscite a rintracciare la vera stalker ed ha cominciato a lanciarle messaggi di odio e morte. Non difendo la stalker, trovo questo reato odioso come tanti altri riguardanti la persona perché condiziona la vita psichica al punto che…meglio vedere la serie per capire, ma rimane il fatto che il popolo di Internet al solito mostra il peggio di sé e, come sempre, mostra di non aver capito nulla della serie.

Puntata di Ciao Internet di Matteo Flora

Matteo Flora sostiene che forse avrebbero dovuto pensarci prima di mettere alcuni dettagli che comunque avrebbero potuto scatenare e ricondurre a lei, ma in tutta onestà, e non me ne voglia, penso che qualsiasi cosa tu provi a fare ci saranno sempre gli incattiviti che si sentiranno in “dovere” (?) di fare i giustizieri da dietro i loro schermi, al sicuro nel loro anonimato, trasformando il carnefice in vittima e finendo col dimostrare, come sempre, che non tutti sono in grado di comprendere davvero la complessità di un prodotto che ci vuole solo mostrare come sono o diventano complesse certe dinamiche e che nella narrazione vanno colte tutte le sfumature. Questo purtroppo richiede un’attenzione che non tutti hanno quando guardano un prodotto televisivo. Evitare di mettere troppi indizi? Non penso sarebbe servito più di tanto, forse sarebbe stato opportuno evitare di scrivere che è una storia vera…ma avrebbero detto che era esagerazione e bollata come inverosimile. Non farla proprio? Peggio che mai, abbiamo bisogno di prodotti che ci proiettino nella vita e nelle menti di queste persone per comprenderne meglio le dinamiche, serve a sensibilizzarci (anche se è impossibile sensibilizzare chi non lo vuole o chi non esce dalla comfort zone della dicotomia giusto/sbagliato). Magari il vero protagonista poteva evitare di interpretare se stesso nella serie…forse si potevano evitare tanti errori che ora mi sfuggono ma sono dell’idea che il popolo di internet, specialmente i fan più patologici, trovano sempre e comunque di superare ogni difficoltà pur di trovare qualche contenitore del loro odio e, comunque, del senno di poi son piene le fosse. Possiamo utilizzare questo come spunto di riflessione non solo sull’argomento della serie ma anche e soprattutto sulla percezione della realtà, sulle forme di persecuzione che l’anonimato illusorio che ci offre la rete incoraggia, su atteggiamenti in cui rischiamo quotidianamente di cadere anche con un giudizio superficiale e calato come una ghigliottina sulle vite altrui. Possiamo tante cose, perché ogni episodio, che sia finzione o realtà, ci offre spunti.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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