Pubblicato in: diario di una maestra, vita privata di una maestra

La resilienza: kintsugi dell’anima

Quando siamo entrati in piena crisi pandemica, ed una volta usciti da questa, la parola d’ordine sulla bocca di tutti era “resilienza”. Piaceva così tanto questa parola che è finita pure in un piano di finanziamenti (per un’Italia più equa, sostenibile e inclusiva…si), ma non capisci mai il valore ed il significato di questa parola fin quando non prendi una di quelle sonore e pesanti facciate contro il muro.

Ho provato il concorso per dirigenti, in fondo i requisiti li avevo, avevo studiato due anni nonostante diversi problemi in famiglia ma, come c’era da aspettarsi a vederla con il senno di poi, non è andata. Non ho preso un voto basso, ma nemmeno alto, e le mie prestazioni son state rovinate da un’insidiosa indecisione, mista ad insicurezza che mi condanna a tornare sui miei passi invece di lasciar le cose come stanno.

Non è del mio insuccesso però che vi parlo, questo è uno dei tanti che costellano la mia vita come quella di molti altri, ma è della resilienza appunto. Durante il tragitto di ritorno dalla prova ho riflettuto su questa parola perché in effetti ho riscontrato quella cocente delusione che mi attanagliava al punto da essermi fatta un bel pianto liberatorio (adrenalina accumulata e frustrazione probabilmente) e infine analisi della mia evidentemente insufficiente preparazione.

Cosa è andato storto? Partiamo dal fatto che non avrei dovuto nutrire troppe speranze visto il numero davvero esiguo di posti, quindi l’errore di base è stato illudermi.

Ho avuto una serie di problemi in famiglia, tra salute, organizzazione ed eventi luttuosi, nonché un master, che diciamo forse non mi hanno messa nella migliore condizione per studiare…ma l’ho fatto. Evidentemente non abbastanza, non quanto e non bene quanto avrei dovuto. Insomma se c’è qualcuno cui addossare responsabilità sono io e solo io.

E dove sta la resilienza? Proprio in questo! Nella capacità di assorbire questo urto, diciamo non proprio leggero ma prevedibilissimo, e guardare avanti, fare progetti e mettere in atto quella flessibilità che la DS della mia prima scuola da docente aveva riconosciuto in me.

Ma la Resilienza, di preciso, che cos’è? Secondo la Treccani, al punto 3, in psicologia è la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

Che il non passare possa essere considerabile o meno come trauma non saprei, per alcuni sicuramente si, per altri magari no. Tornando a scuola il giorno seguente, per il principio sacro nella mia famiglia per cui se si cade ci si rialza subito e si riprende, sono stata accolta dai miei alunni con allegria e calore e mi hanno anche chiesto come era andata. E’ stato allora, in quel preciso momento che ho capito che quello che mi è accaduto potevo trasformarlo, manipolarlo, sezionarlo, ripararlo e restituirlo in un qualcosa di valore unico e inestimabile come fa l’arte del Kintsugi: un esempio.

Ho spiegato loro i miei errori (non le definizioni sbagliate si intende), quello che ho provato e che mi ha fatto sbagliare e si è creata una connessione con loro. Loro hanno visto che la loro maestra è umana, sbaglia, prova gli stessi sentimenti, dubbi sulle proprie conoscenze, timori…e mi hanno detto “maestra dai, capita anche a me”. Ah i bambini!

Abbiamo parlato in classe di come affrontare la delusione, come rimettersi in pista, come aiutarsi ed aiutare. Alla fine di questa lezione di un’ora, i bambini ne sono usciti dicendo che ora nelle verifiche si sarebbero sentiti meno agitati, ed io onestamente credo in quel monaco buddista dall’aspetto rassicurante e la voce vellutata che su instagram ogni tanto sembra apparire a proposito quando mi dice “tutto accade per una ragione: le belle esperienze ti danno validi ricordi, le brutte esperienze ti danno valide lezioni“. Ci aggiungo che sono graniticamente convinta che il miglior insegnamento lo si dà attraverso l’esempio e questa esperienza mi ha dato una possibilità in più per dare un esempio.

Da questa esperienza ho imparato molto su me stessa, sui miei limiti, sulle colleghe meravigliose che mi circondano e sulle mie capacità, ma ho imparato anche molte cose sui diritti e doveri del docente e ad avere una visione d’insieme del funzionamento di una scuola che mi ha restituito un quadro talmente complesso da far impallidire le “Nozze di Canaan” del Veronese quanto a dettagli (o un quadro del Canaletto se preferite).

La resilienza è un dono o è un’arte che si può apprendere? Non so rispondere a questa domanda con precisione, forse l’abbiamo tutti questo dono, forse altri lo hanno appreso invece nel corso della propria vita, con eventi…ma alla fine è un elemento fondamentale nella nostra esistenza, elemento che negli animali è istintivo e naturale, e forse la differenza è che in noi esseri umani si aggiunge solo la consapevolezza della sua esistenza ed un nome da darle che ci rassicura.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta