Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, letture...digitali, strumenti per docenti

Più di un libro…meno di un tablet

Chi mi segue e mi conosce dal vivo, sa che oramai preferisco il libro digitale al cartaceo. Non disdegno la carta, ma non sono una sniffatrice di libri quindi dell’odore non mi importa un fico secco e trovo più comodo uno swipe col dito che sfogliare, specialmente quando sto camminando o facendo il criceto sull’ellittica. Ulteriore indiscusso vantaggio del digitale è che puoi leggere in qualsiasi condizione di luce, e quando viaggi in treno su lunghe percorrenze o quando ti svegli di notte e non riesci a riprender sonno, ma non vuoi svegliare nessuno o vuoi goderti l’oscurità, fa la differenza. Ultimo vantaggio, ma non ultimo, è il prezzo dei libri. In digitale li trovi a volte al 50% in meno rispetto al prezzo di copertina…insomma credo che i vantaggi valgano il doversi ricordare di ricaricare l’e-reader ogni tanto.

Fatta questa doverosa premessa, oggi vi presento una new entry nel mio piccolo mondo e nella mia casa, nuovo, ma nemmeno troppo, prodotto di casa Kobo che ti permette di scrivere come sulla carta: Kobo Elipsa 2E.

Ammetto che come new entry è poco new visto che l’ho preso per il mio compleanno lo scorso anno, ma ascoltando il fanciullino che è in me ho rimandato la recensione con il pensiero magico del “dopo lo faccio” che contiene la vana speranza che l’articolo si scriva da solo (illusa), per poi ricordarmi quanto sotto sotto mi piaccia scrivere.

Il vantaggio dello scrivere la recensione dopo mesi è che ho potuto testare il prodotto su un tempo più lungo e quindi è scemato l’entusiasmo dei primi giorni che mi impedisce di essere oggettiva.

A distanza di sei mesi di uso continuo posso dirvi a pieno titolo che…è fantastico!

  1. Ricordate che nasce come e-reader e tale rimane, legge molti formati ed è molto agile, la memoria non è espandibile ma ne ha tanta di suo e vi sta una biblioteca dentro.
  2. Ha il collegamento con il negozio kobo e feltrinelli (ma anche libraccio, ibs…). Se non vi piacciono si può anche evitare, mica siete obbligati a comprare lì.
  3. Vi permette di leggere gli e-book presi dal circuito biblioteche, anche se su quello dovrebbero studiare un sistema meno macchinoso dell’uso di Adobe Digital Edition che ti costringe all’uso di un pc.
  4. Adattamento alla luce ambientale automatico se impostato, questo permette di non sforzare la vista.
  5. Evidenziazione e dizionario integrato.

Ma veniamo alla novità che rende questo prodotto perdonabilissimo riguardo le dimensioni, decisamente superiori al classico e-reader, quindi decisamente non tascabile: la possibilità di scrivere appunti direttamente sul file.

Mentre studiavo per il master ho sfruttato appieno questa funzionalità e non è da poco credetemi. Si può prendere appunti su qualsiasi file pdf o altri formati ma non solo, puoi anche creare il tuo blocco per gli appunti, scrivere, fare tabelle a mano libera e non, disegnare e poi esportare su pc o su un cloud (drive e dropbox).

Ho usato i blocchi appunti sia per studio che per annotarmi impressioni e informazioni durante i collegi docenti, assemblee varie, organizzazione di impegni istituzionali o studio per impostare i lavori sui quaderni dei miei alunni data la possibilità di mettere lo sfondo a quadretti o a righe.

Unica pecca finora trovata è che la penna va caricata di tanto in tanto, anche se la carica è veloce e la si può usare mentre la si sta caricando.

Se vogliamo un’altra pecca sono le dimensioni: in effetti è grande quanto un tablet e questo può essere un bel difetto per chi cerca un prodotto tascabile. Per me non è un problema usando borse di medie dimensioni, ma per altri può risultare scomodo.

Come strumento di studio e di lettura è decisamente utile ed oramai non me ne separo più, ma come sempre quel che vale per me non vale necessariamente per tutti gli altri quindi, spero di esservi stata utile e, in caso contrario, spero di presentarvi in futuro altri prodotti più congeniali alle vostre esigenze.

Al prossimo articolo, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti

INVALSI

Come ogni anno arriva per tutti l’INVALSI e, come ogni anno, mi ritrovo a sentirmi dire “ma alla fine l’Invalsi serve a giudicare il docente”. Non serve spiegare, provare a far capire che sono leggende metropolitane, che le indagini statistiche offrono una fotografia che serve a far riflettere sulle criticità al fine di migliorare etc etc etc…come per i fantomatici 3 mesi di ferie, mi sento dire la frase fatidica.

Come sempre accade, conoscere la storia forse può aiutarci a comprendere dei test così controversi. Occorre partire dall’oramai lontano 1994 quando emanarono il Dlgs 297 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” dove per la prima volta si introduce il tema della “Valutazione del sistema scolastico”. L’art 603 del Dlgs 297 affidava all’allora Ministro della Pubblica Istruzione l’individuazione di metodi di rilevamento dei processi e risultati del servizio scolastico. Ma come sempre il Ministro, e lo Stato in generale, non può far tutto da solo, pertanto si è dovuto avvalere del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) e della Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP, futuro INDIRE), di istituto regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento.

Ora dovete sapere che il CEDE è il futuro INVALSI, ma la storia continua. Hanno stabilito che il Sistema scolastico andasse valutato, hanno stabilito di chi avvalersi come collaboratori, ma i tempi? Ed ecco che nel 1997 con il DPR275 si stabilisce un Regolamento sull’autonomia scolastica che in materia di valutazione e qualità del sistema si limita a prevedere che il Ministero della Pubblica Istruzione fissi metodi e scadenze per valutazioni periodiche per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e standard di qualità del servizio. Comincia a suonarvi qualche campanello? Si, vero?

Arriva la Moratti che, piaccia o non piaccia, con la L.53/03 che, rispettando le tradizioni italiane, delega al Governo la definizione delle norme sull’istruzione, tra cui, art 3, la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione. Tra i principi ed i criteri direttivi del futuro decreto attuativo ci sono la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e del comportamento e…rullo di tamburi…le verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative, per le quali ci si avvale della collaborazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (altro che campanelli, qui son concerti di campane che nemmeno a Notre Dames).

A dare attuazione alla Legge Moratti è il Dlgs 286/04 che istituisce il “Servizio Nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché il riordino dell’omonimo istituto”.

Obiettivo: valutare l’efficienza e l’efficacia del Sistema educativo di istruzione e formazione inquadrando la valutazione nel contesto internazionale.

Collaboratori: Istituto Nazionale di Valutazione (riordinato e denominato INVALSI) e le istituzioni scolastiche e formative,

Valutare il sistema non è valutare il singolo ma l’insieme…giusto o sbagliato che sia l’intento non è poi così deplorevole se ci consideriamo inseriti in un più ampio contesto quale quello europeo.

Prima di arrivare ai nostri beneamati (o beneodiati) test, ci sono stati i Progetti Pilota, VSQ(Sviluppo della Qualità delle Scuole), Valorizza e VALeS, un po’ come le sperimentazioni dei farmaci o dei vaccini. A collaborare erano i sempre presenti INVALSI e INDIRE.

  • Progetti PILOTA avevano lo scopo di verificare l’applicabilità tecnica ed economica del modello proposto dal Sistema Educativo Nazionale.
  • VSQ valorizzazione del merito delle scuole con erogazione di premi e azioni di supporto alle scuole, analisi del contesto scolastico attraverso i risultati degli apprendimenti e calcolo del valore aggiunto analizzato da INVALSI, processi di miglioramento progettati dalle scuole supportati da INDIRE.
  • VALORIZZA era una sperimentazione tesa a indivudare e premiare gli insegnanti che si erano distinti per un generale e comprovato apprezzamento professionale nella scuola (metodi: autovalutazione professionale, apprezzamento nella scuola e apprezzamento dell’utenza…una fregatura insomma).
  • VALES (Valutazione e Sviluppo scuola). Furono coinvolte nel 2012 ben 288 istituzioni scolastiche su 800 che avevano fatto domanda. La parte valutativa è stata affidata a INVALSI e il supporto al miglioramento all’INDIRE. Il processo comincia con Autovalutazione della scuola attraverso un Rapporto di Autovalutazione (RAV) che prevede il coinvolgimento delle componenti la comunità scolastica e prende il via dai risultati delle rilevazioni INVALSI. Obiettivo di questa azione è stimolare le scuole a costruire percorsi valutativi attraverso procedure, protocolli e rapporti mentre l’INDIRE ha aiutato e supportato le scuole nella pianificazione. Andavano analizzati i documenti della scuola e verificata la coerenza tra quanto dichiarato dalla scuola e l’effettivo agito, analisi delle politiche scolastiche e funzionamento.

Se per il momento tutto ciò vi ha fatto sentire più campane che una chiesa durante il matrimonio di qualche reale, se avete pazienza, arriviamo al DPR 80/13 che, per allinearsi agli altri paesi europei sul versante della valutazione dei sistemi formativi pubblici, regolamenta il SNV (Sistema Nazionale di Valutazione). Il nostro SNV valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione per migliorare la qualità dell’offerta formativa e poggia su:

  • INVALSI
  • INDIRE
  • Contingente Ispettivo
  • Istituzioni scolastiche

Ho volutamente sottolineato le istituzioni scolastiche perché, nonostante la percezione non sia proprio questa, le scuole sono una delle colonne del Sistema Nazionale di Valutazione, anche perché non c’è generale senza soldati e alla fine il grosso del lavoro lo si fa in trincea.

INVALSI assume il coordinamento funzionale del sistema di valutazione, è un ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione e, oltre ai nostri ben conosciuti test…

  • assicura il coordinamento funzionale del SNV
  • propone protocolli di valutazione e programma visite alle scuole
  • definisce indicatori di efficienza ed efficacia
  • definisce gli indicatori per la valutazione dei Dirigenti scolastici (si, avete letto bene, anche loro sono soggetti a valutazione)
  • cura la selezione e formazione degli esperti dei nuclei per la valutazione esterna
  • redige relazioni per il Ministro e rapporti sul sistema scolastico e formativo per una comparazione su base internazionale
  • partecipa ad indagini internazionali

Questa ovviamente è solo storia, allo stato attuale ogni anno, tra Aprile e Maggio, si svolgono i test INVALSI e tutte le informazioni circa le prove, come hanno origine, cosa misurano o anche solo per cimentarvi e provare voi stessi, le si trovano su INVALSI OPEN, sito ufficiale che offre tutte le informazioni necessarie per addentrarsi in questo argomento piuttosto ostico ma, credetemi, decisamente interessante se si guarda oltre il pregiudizio.

Se dopo tutto questo merdaviglioso escursus storico siete ancora qui a leggermi vi ringrazio, e vi ammiro per la pazienza, perché mi sarei già stancata parecchie righe fa. Lo scopo di questo articolo non è e non è mai stato farvi cambiare idea su questo strumento, questo non lo farei mai, ma offrirvi una prospettiva differente attraverso la storia e la ratio con cui è stato concepito e si è sviluppato. Come tutti gli strumenti umani non è perfetto e non ha la pretesa di esserlo; è perfettibile e sicuramente subirà evoluzioni ma per questo dovremo attendere e guardare. Nel mentre consiglio di farci un minimo di cultura sulla lettura delle statistiche per comprendere meglio anche i risultati delle rispettive scuole invitando ad evitare populismi e sentenze che vanificherebbero ogni sforzo di miglioramento da parte delle istituzioni (e li fanno questi sforzi).

Per oggi è tutto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

IO SONO BELLAQ

No, non sono impazzita e non ho mentito sul mio nome, e nemmeno sono convertita o altro. Oggi vi parlo di un libro, sempre per bambini, che affronta due temi molto delicati ma sempre attualissimi (praticamente dei sempreverdi): il terrorismo e i pregiudizi.

Il libro si intitola appunto “Io sono BellaQ”

Un bambino di 9 anni, musulmano, viene prelevato a scuola da una squadra in mimetica arrivata in elicottero per portarlo ad essere interrogato quale responsabile di un attacco terroristico…di cui stava parlando in classe con la maestra.

Il libro affronta tutta la procedura di interrogatori con delicata ironia, un linguaggio che arriva ai bambini ed un’innocenza tale che mi ha fatto vergognare di essere adulta. Tra poliziotti buoni e poliziotti cattivi (ma perché qualcuno rimane troppo rigidamente ancorato alla procedura), il bambino vive una giornata in cui in effetti capisce ben poco, ma alla fine potrà riabbracciare i genitori e si scoprirà il motivo di tutta questa confusione.

Pregio principale del libro è un linguaggio molto vicino ai bambini, dialoghi che ho anche sentito da loro, vita scolastica assolutamente normale e un imprevisto affrontato in maniera ironica ma che lascia comunque il segno e non minimizza l’argomento.

Utile secondo me nelle nostre scuole dove purtroppo non siamo ancora completamente tolleranti e perfettamente integrati e, di tanto in tanto, purtroppo si percepisce e si sente uno strisciante e subdolo adeguamento, che nulla ha a che vedere con la reale integrazione.

Sono molto critica, ne sono consapevole, ma purtroppo ho sentito qualche uscita “infelice” da parte di adulti. Dai bambini posso anche aspettarmelo lo scivolone, sono frutto dell’ambiente in cui crescono e stanno imparando, ma dagli adulti no!

A presto

la vostra

Maestra Imperfetta

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L’ultima pecora

In questi giorni sto leggendo libri per bambini! Alcuni diranno “Che rottura”, altri “Ma dai che carino” e forse altri ancora “Ma fai prima a guardare tra le recensioni”. Hanno ragione tutti e tre!

Il “Che rottura” posso anche comprenderlo dal momento che da adulto speri sempre in emozioni più mature, diverse, magari libri che ti coinvolgono maggiormente o va a capire (va a gusti alla fine), ma non è da sottovalutare un libro per bambini anche in età adulta…non la solita gabbianella col felino o cipì sia chiaro (senza nulla togliere ai libri ma ci si fossilizza sugli stessi quando c’è un mondo), ma rovistare, curiosare, leggiucchiare può farci scoprire nuove storie anche divertenti, persino per noi che crediamo di averle lette tutte.

Questo è il caso di “L’ultima pecora” di Ulrich Hub

Un gregge di pecore si perde i pastori e si mette alla ricerca di questi in un viaggio in cui ogni pecora dovrà fare i conti con i caratteri diversi delle altre, con le raccomandazioni da sempre impartite dai pastori e con situazioni nuove in cui non sempre le raccomandazioni vanno seguite.

A fare da sfondo è la nascita di Gesù, ma non è un libro religioso e nemmeno dissacrante o blasfemo, è solo un libro che racconta una storia allegra, divertente, che a tratti ti strappa la risatina, ma alla fine ti insegna più di quanto la leggerezza della narrazione lascia intuire.

Vi lascio giusto quanto scritto nell’introduzione…o incipit se vogliamo (non è specificato)

Nemmeno a dirlo è finito subito nella lista dei libri tra cui scegliere per questa estate. Forse sbaglio in questa mia convinzione, ma penso che se un libro è piaciuto a noi adulti, può piacere anche a loro.

Nei prossimi giorni vi scriverò di altri libri comprati e letti, sperando di poter essere entusiasta come questo.

Alla prossima

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

Leggere leggeri

Quest’anno non voglio dare libri per le vacanze con esercizi che, diciamolo. servono solo a stancare, annoiare e rovinare le vacanze a tutta la famiglia. Ora che sono in quarta la mia scelta è ricaduta su una decisione differente, forte della mia sacrosanta e inviolabile libertà di insegnamento.

Il metodo migliore per assimilare le “regole” della grammatica è vederle applicate ad ogni riga, pagina…libro. Ho deciso, senza troppa originalità lo so, di dare una lista di libri tra cui scegliere la lettura estiva e dovranno farmi una scheda del libro. Fin qui nulla di che, e non è un’idea rivoluzionaria sia chiaro, né mi sogno di spacciarla per tale, ma è un’idea maturata durante l’anno e non consigliatami.

Il modo migliore per invogliarli? All’inizio ho dovuto forzare un po’ la mano e mi è dispiaciuto a dirla tutta, ma ora, a distanza di un paio di mesi e qualche genitore che ha fatto le sue rimostranze perché, orrore degli orrori, li facevo leggere a ricreazione dopo mensa, sono i bambini stessi che mi chiedono e non gli basta più la biblioteca di classe, non riesco nemmeno a riprendere la lezione in tempi brevi perché “aspetta maestra, finisco la pagina” (AIUUUUTO).

Ho annunciato loro che avrei dato una lista di 10 libri tra i quali dovranno scegliere almeno un libro (solo per venire incontro alle finanze esigue di alcune famiglie), anche in affitto dalla biblioteca va bene, ma mi si è posto un altro problema: come scelgo i libri?

Dopo attenta navigazione nei siti di settore, letture di recensioni e critiche, ho selezionato 5 libri recenti e 5 classici.

Ulteriore problema: come posso consigliare un libro che io per prima non ho letto o non leggerei? Andrebbe contro ogni mio principio. Premesso che alcuni libri per l’infanzia onestamente mi fanno decisamente storcere il naso per l’eccessiva semplicità (eccessiva persino per un bambino), ho deciso che mi sarei presa e letta i libri scelti.

Il primo libro letto è “Rapimento in biblioteca” di Margaret Mahy e, proprio mentre mi divertivo a leggerlo con un occhio sul libro e l’altro sui bimbi di seconda durante la ricreazione, mi son ritrovata circondata dai pargoletti che mi han chiesto di leggergliene un po’. Non resisto, lo ammetto, e memore della zia che ci leggeva un capitolo alla volta, mi son messa a leggere un capitolo, ma non più di uno…inutile dirvi che è stato un successone.

Ho finito di leggerlo per conto mio e devo dire che mi ha fatto sorridere il cuore, forse la bambina che è in me, la piccola me rimasta ancora viva e mai dimenticata, ha provato quel piacere della lettura prima di andare a dormire, della storiella divertente che non ti fa piegare dal ridere, ma ti lascia il sorriso. Forse noi adulti dovremmo leggere ogni tanto qualche libro per bambini, per ritrovarci e ritrovare quel divertimento innocente e un po’ della spensieratezza persa.

Forse dovremmo leggere più leggeri.

Dei libri vi parlerò nei prossimi articoli, ma sentitevi liberi/e di consigliare i libri per l’infanzia che vi sono piaciuti ed hanno fatto impazzire i vostri figli/alunni.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Didattica con Sanremo

Ho seguito Sanremo 2024, come seguo sempre i Sanremo da quando presenta Amadeus…anche solo per testare la mia resistenza.

A voi non importa lo so, eppure si può approfittare proprio per analizzare assieme agli alunni più grandicelli il fenomeno di costume, ascoltarne i gusti, invitarli ad analizzare i testi delle canzoni che piacciono loro e scoprire le canzoni che ha fatto la storia…ma che per età la maggior parte di loro non conoscono, a meno che non abbiano genitori che le han fatte sentire.

Nel mio caso parlo di “Si può dare di più”. I bambini di quarta mi hanno chiesto se avevo guardato Sanremo e, con l’onestà che ritengo loro dovuta, ho risposto affermativamente, anche se non sono riuscita a guardare tutto per intero quindi ho visionato il resto grazie al servizio raiplay.

Per completare ho fatto loro vedere un video sui vincitori di Sanremo dal ’51 fino ai Maneskin e l’orecchio è caduto su “Si può dare di più”. Non sono partita con il solito noioso elmo sull’importanza di fare attenzione al testo ma l’ho fatta ascoltare e poi ho detto “Voi che avete capito?”. Certo, il brainstorming iniziale non è stato incoraggiante ma non demordo, non è nel mio carattere, quindi ho detto col tono da proposta che proposta non è “proviamo a leggere il testo?”.

In realtà sono molto curiosi e reattivi quindi hanno accolto con curiosità questa idea e li ho fatti leggere dal monitor il testo. Per ogni periodo ci fermavamo a riflettere e raccogliere idee su quello che poteva significare fin quando, giunti alla fine, abbiamo riascoltato la canzone.

Non ho aggiunto altro, ma in effetti i bambini han detto “maestra adesso è più bella! Perché?”

“Perché l’avete capita, quindi la potete sentire dentro”

E anche Sanremo in fondo può essere utile, oltre tutte le polemiche.

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti

Tu chiamale se vuoi…illuminazioni

Nella vita di ogni maestro/a capita almeno una volta nella vita, nel caso dei più tecnologici, costantemente in tutti gli altri casi, di avere il problema di correggere i libri digitali da LIM (o monitor touch) per far prima. Diciamolo, correggere i compiti uno a uno diventa piuttosto lunga e perdi un’ora tra “silenzio per favore” e correzione, quindi con molta praticità, e per responsabilizzarli, si corregge collettivamente.

Il docente, spiego per i non addetti, dovrebbe condividere il libro digitale su monitor o LIM e scrivere man mano i risultati. Problema! Scrivere a mano libera con un mouse è complicato persino per chi, come me, ha imparato a disegnarci prima dell’arrivo delle tavolette grafiche, figurarci per chi è meno pratico; un altro problema è che scrivere con tastiera diventa una missione kafkiana visto che anche se clicchi nel punto esatto dove vuoi scrivere, poi ti tocca spostare, ridimensionare…con grandi mal di mare.

Le soluzioni sono due: comprarsi una tavoletta grafica della wacom, anche piccola, con la Carta del docente (le vendono anche su Amazon a poco più di una trentina di euro) o, se avete un tablet, provare a fare quel che si definisce “mirroring” (da mirror che vuol dire specchio).

I nuovi monitor digitali hanno un’app specifica per il mirroring e la indica quando tenti di farlo, va da modello a modello pertanto è bene chiedere a chi ha installato il monitor o al tecnico, o anche all’animatore digitale se non lo sa il collega. Basta installarla, attivare l’app su entrambi i dispositivi ed inserire nel tablet il codice che appare sul monitor et voilà…il mirroring eccolo qua. I bambini potranno vedere tutto ciò che vorrete muovendovi dal vostro tablet. Se siete dotati di penna per il tablet potrete scrivere sulla versione digitale del libro senza alcun problema e con la vostra splendida grafia.

Nella classe c’è una vecchia LIM e non riuscite a fare ciò? Niente paura! C’è chrome che ci aiuta. Sul tablet si installa l’app “Screen Mirroring Mac,PC,Desk”, la riconoscete perché ha la seguente icona

Una volta installata aprite chrome su PC e andate al link indicato nell’app.

Controllate che il codice sia quello segnato nell’app e avviate il mirroring ed ecco che sullo schermo del vostro pc apparirà lo schermo del vostro tablet. Io ho unsato un ipad2018, ma ho letto che si può usare la medesima procedura con android, pertanto presumo vada bene qualsiasi tablet.

Insomma con questo sistema, ed una penna per scrivere a mano su tablet, potete comodamente correggere a mano libera senza il problema di scriver bene o male, e con una notevole velocità.

Spero di esservi stata utile

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti, vita privata di una maestra

Il ritorno

Il 28 Ottobre ho messo su Facebook il seguente post:

Non ho abbandonato e non intendo abbandonare la pagina facebook, nella quale ho continuato a scrivere di tanto in tanto, né il blog. Ero alle prese con l’insegnamento di materie piuttosto corpose e impegnative e con studio e tirocinio per un master che avevo deciso di prendermi già l’anno scorso. A Gennaio 2023 ho scoperto che mi avevano accettata, salvo poi capire che ne prendevano solo 100…ma si sono presumo presentati in meno perché eravamo una trentina circa su Moodle…inclusi i docenti.

Da Febbraio è cominciato il delirio di Unità di Studio pubblicate ogni quindici giorni, da studiare e con tanto di domande cui rispondere sul forum della piattaforma e nei quesiti per l’autovalutazione. C’è stato, sempre nel master, il tirocinio diviso in due fasi: fase A che richiedeva lo studio dei documenti della propria scuola, con restituzione in 10 minuti, corredata di presentazione power point riassuntiva dell’esperienza, a Luglio, durante il primo seminario che richiedeva obbligo di frequenza.

A Settembre è iniziata la Fase B del tirocinio, con collegi docenti, riunioni in una scuola di un ordine diverso da quello in cui lavoro, incontri col Dirigente Scolastico che mi faceva da tutor e restituzione in 7 minuti (forse 10 erano troppi?), sempre corredata di presentazione power point, sullo studio di caso e sulla scuola in cui è stato svolto. Ovviamente anche in questa fase c’era lo studio dei documenti della scuola dove si faceva tirocinio.

A Dicembre si è conclusa l’avventura con seminario con ospiti dalla Spagna e dalla Romania e studenti della magistrale di Scienze Pedagogiche che hanno dovuto farci domande sulle esperienze di tirocinio presentate. Fuoco d’artificio: la prova finale. Tre ore per rispondere alle dieci domande più complicate della mia esistenza: roba da far apparire innocue e sciocche le domande “chi siamo?”, “da dove veniamo?” e “perché siamo qui?”. 

Dopo la prova finale, tre ore di concentrazione messa a dura prova da un bimbo, figlio di forse otto o nove anni di una delle professoresse, che correva ridendo e parlando tra le sale, ecco il risultato: idonea. Niente voti, solo “idoneo” o “non idoneo”. Ero già bella felice del risultato quando mi sento fare la fatidica domanda: “va beh ma tanto son passati tutti, no?”.

Non ricordo onestamente chi mi ha posto la domanda, o forse non voglio educatamente ricordarlo, ma ricordo perfettamente il fastidio prodotto…pari a quello di un disco di vinile che si riga per un malfunzionamento della testina (sono boomer…dentro). Posto che se una persona si prende un master la cosa più elegante da dire è “congratulazioni” o “complimenti” e fine lì, al massimo farsi raccontar qualcosa, ma niente di più, di certo andare ad affermare che tanto son passati tutti risulta offensivo sia per chi ha superato la prova finale che per gli altri corsisti che nemmeno conosci. E se avessero passato tutti perché si sono impegnati tutti? Mi è capitato in classe che un’interrogazione andasse bene a tutti perché effettivamente 20 bambini si sono impegnati al massimo…una frase del genere insinuerebbe una mancanza di impegno o una scarsa serietà dell’insegnante.

“Ma tanto passano tutti” implica insomma che non c’è stata una selezione e questo fa pensare a chiunque ad un percorso privo di impegno e pertanto di scarso valore.

Si, lo so, qualcuno starà pensando “ma fregatene, parlano per invidia”, e quasi sicuramente è così ma non è su questo che rifletto, bensì su una delle tante contraddizioni che stiamo vivendo in questi tempi nell’ambito scolastico: se c’è selezione si attribuisce un valore proporzionale alla severità di tale selezione, ma nella scuola si condanna la selezione e la competizione. Come speriamo che crescano i bambini se gli arrivano messaggi così contraddittori?

Vogliamo la docente selezionata dal concorso, com’è giusto che sia ed è sacrosanto, ma non vogliamo che si faccia una sana selezione nel percorso di studio e guai a far competere, mi raccomando…però i bambini devono imparare giocando, e nel gioco un po’ di competizione c’è, è inevitabile.

La natura, la vita stessa è competizione, selezione, strategie che apportano vantaggi. Abbiamo una morale che ci spinge verso l’aiuto, il supporto di chi è in difficoltà, cosa che in natura non c’è in media, però questo non deve trasformarsi in un “mandiamoli avanti tutti che altrimenti si traumatizzano”.

La competizione deve esserci, ma occorre insegnare agli alunni a gestirla! Non è evitando la selezione e la competizione che li si protegge, ma insegnando loro a gestire la frustrazione, a imparare dalle sconfitte, a riflettere sugli errori ed a rialzarsi e riprendere a camminare a testa alta, affrontando ogni selezione con il giusto spirito competitivo, senza dimenticare che se sei più avanti, puoi aiutare chi è rimasto indietro senza perdere il vantaggio. Queste, a mio parere sono le vere lezioni da impartire.

Per quanto riguarda quella frase…beh ho abbozzato un sorriso e mi son limitata a dire “lo pensavo anche io, ma poi ho scoperto che non è così”. Ci sarebbero state forse risposte migliori ma, alla fine, l’invidia altrui non è un mio problema.

Alla prossima (spero non altro master)

la vostra

Maestra Imperfetta

P.S. Ringrazio di cuore tutti i professori del master perché mi hanno insegnato molto, sia con le Unità di Studio che con le azioni.

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C’era un gran castello …

tutti i cavalieri della tavola rotonda giurano eterna, solenne fedeltà a Sua Maestà… se l’avete cantata sapete a cosa mi riferisco, altrimenti vi lascio la meravigliosa sigla del cartone animato che mi ha fatto sognare…salvo scoprire che i libri originali sono di una noia mortale.

Nel mio karma sembra esserci una parola d’ordine: sfida! Tutta la mia vita è una continua sfida con me stessa. Oltre a matematica, scienze e inglese, in questo anno scolastico mi è stato assegnato Italiano su una quarta. Sulle prime ero preoccupata dati alcuni impegni extra che mi ero presa, convinta che non avrei cambiato classe né materie, ma a quanto pare è nel mio destino affrontare nuove sfide. Mi sono riproposta, vista l’impresa titanica in cui mi sono imbarcata oramai da febbraio, di limitarmi a seguire il libro, memore dell’esperienza con le millemila guide di cui ho utilizzato si e no due schede o forse tre, e lo sto seguendo, ma sembra non essere nel mio DNA procedere con una determinata sequenza, specialmente sui generi letterari.

Mi son ricordata del mio passato da giocatrice di ruolo e mi è tornato alla mente un gioco che mi avevano regalato amici di vecchia data, comprato a Lucca, che si chiama “One upon a time”, ossia “c’era una volta”. Nome del gioco inglese ma carte in italiano, per intenderci. Insomma mi fu regalato anni fa e l’ho rispolverato ricordando le risate con 5 carte, ogni giocatore con un finale diverso e la fatica di far girare la storia per arrivare al proprio finale.

Il gioco: ogni giocatore ha 5 carte e una carta “finale”, che contiene il finale cui deve arrivare con la sua narrazione. La narrazione deve comprendere gli elementi contenuti nelle cinque carte e, man mano che li nomina, scarta la carta di quell’elemento citato. Il problema è che altri giocatori possono interromperlo se hanno la carta interruzione o la carta che ha quell’elemento, prendendo la parola e continuando la narrazione con i propri elementi e verso il proprio finale. Delirio assicurato!

Ma come giocarci con 20 alunni?

Mentre i bimbi, tutti entusiasti mi chiedevano di giocarci ed io, in tutta onestà, ero restia a farlo sia per motivi organizzativi, sia perché voglio conservare il gioco integro, mi è venuta un’idea.

Ho preso il racconto fantastico dal libro di testo di “scrittura”, analizzato assieme la mappa concettuale del racconto fantastico, fatti due esempi e letto un racconto fantastico. Una volta fatto questo, ho fatto estrarre sei carte dal mazzo con gli elementi delle favole e una carta dal mazzo dei finali. Come compito ho dato loro di inventare un racconto fantastico (per iniziare in modo semplice), di almeno una pagina, che contiene tutti i sei elementi estratti e si conclude col finale estratto.

Ho fatto scrivere sul quaderno

Elementi estratti:

Finale:

I bambini non vedevano l’ora, al punto che hanno cominciato a tirar fuori idee, ed è stata dura trattenerli e dire loro “non ditemi nulla che voglio leggerli Lunedì”, volevano farlo per domani stesso.

Si sono divertiti ad estrarre le carte ed a fantasticare sulle mille storie possibili e questo entusiasmo mi ha fatto un immenso piacere, non nego che è stato contagioso. Spero solo di mantenerlo e di farlo mantenere. Scrivere fa bene per esercitarsi anche con la grammatica ed un compito dove devono creare di sicuro è più coinvolgente!

Se volete cimentarvi pure voi, gli elementi estratti sono: chiave, lupo, cucina, barca, scala e rubato.

Il Finale estratto è il seguente: Così le disse che era il principe ed essi vissero per sempre felici e contenti.

In tutta onestà se loro son ansiosi e desiderosi di fare questo compito, io sono ancora più curiosa di leggere cosa mi tirano fuori con questi elementi.

Potrebbero stupirmi come no, a volte i bambini hanno mostrato meno fantasia di quello che si pensa, altre volte invece mi hanno saputo creare cose meravigliose. Vi saprò dire, ma se pensate di proporlo anche voi in classe, ditemi come é andata e condividete le storie per voi più belle.

Al prossimo articolo

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, strumenti per docenti

Cruciverba e altro

Io amo i cruciverba! Quando mi sento tesa, nervosa o irrequieta, o anche semplicemente annoiata, mi armo di settimana enigmistica o altre riviste piene di cruciverba e mi metto a farli per rilassarmi. Ovviamente funziona quando non ho ispirazione per disegnare, ma è un dettaglio.

Un piccolo rito di coppia che ho col mio compagno è proprio un bel cruciverba crittografato prima di andare a dormire, ed un cruciverba normale la mattina mentre facciamo colazione assieme.

Anni fa in un libro di testo di inglese trovammo un cruciverba in inglese per i bimbi. Lo diedi per compito a casa e loro me ne chiesero altri, ma non sapevo davvero come fare, non avevo ancora conosciuto educolor.

Per crearli ad hoc occorre registrarsi, ma è totalmente gratuito e facile da usare, l’unico limite è la fantasia.

Come vedete dalla home page, sulla sinistra, trovate questo menù dove con pochissimi passi potrete creare quello che volete per poi scaricarlo, stamparlo e proporlo ai vostri alunni.

Che sia per ripassare matematica, scienze, geografia, italiano o altre materie, questo strumento è fantastico, non richiede grandi conoscenze di programmazione (non ne richiede proprio) e potete creare attività con cui sbizzarrirvi e far divertire gli alunni mentre ripassano quanto appreso.

Se volete invece affinare la vista dei bimbi ed abituarli a cercare esercitando lo spirito di osservazione…potete scegliere il Generatore di Griglia di Parole. Dovrete solo inserire delle parole negli spazi appositi e dare l’invio per avere una griglia e l’elenco di parole da cercare in essa (ho visto che qualcuno proponeva di farlo con i loro nomi, cosa a mio parere molto carina).

Esempio di Griglia di Parole di matematica e geometria

Un altro gioco molto carino e configurabile (quindi anche stampabile) sono le Parole nascoste! Se andate sul Generatore di parole nascoste. Potete andarci cliccando sul menù a sinistra e vi apparirà questa schermata dove dovrete andare a mettere titolo e parola nascosta.

Ora inserite le parole e gli indizi cercando di essere semplici e intuitivi…insomma, dipende dai vostri alunni, quindi inviate col tasto in basso ed ecco che vi genererà il cruciverba in cui i bambini potranno divertirsi a cercare la parola nascosta mettendo le definizioni al posto giusto.

Ecco qua il cruciverba con la parolina nascosta! Ovviamente potete scaricarlo in pdf, stamparlo e far divertire i vostri bambini, sia figli che alunni, di ogni età direi. Io mi sono divertita e credo proprio che utilizzerò molto questo strumento come ripasso, ma anche come esercizio per fargli usare il dizionario di inglese…

Spero di avervi dato un buon spunto e un ottimo strumento. Per oggi è tutto, al prossimo articolo la vostra

Maestra Imperfetta