Espressione che significa «gioco leale» (in senso proprio, nello sport, e fig., nei rapporti umani, sociali, in politica), cioè senza riserve e sotterfugi; si adopera anche con valore più ampio, per indicare un comportamento corretto e improntato a signorile gentilezza nei rapporti con gli altri. (Treccani)

Non sono una che segue il calcio, non tifo alcuna squadra e le partite mi interessano solo per i mondiali, eppure non so perché gli Europei li ho voluti vedere (almeno le ultime partite). Non posso esprimermi sul piano tecnico di gioco, e non ho intenzione di farlo, ma ritengo di potermi esprimere e riflettere su quello che ho visto essere un atteggiamento umano, comune, ma discutibile.
Sulla lealtà del gioco del calcio non posso dire molto dal momento che come esclamavo “ma non è corretto” mi sentivo rispondere dal mio partner e dal mio amico “eh ma nel calcio si fa, è normale”, mi limito a dire che vedere ragazzoni e uomini che si lanciano a terra facendo mille scenate quando nemmeno son stati sfiorati, mi ha riportato a quando sono in palestra con i miei studenti. Quelli che fanno calcio tendono a fare scene molto simili…che lo insegnino già subito? O forse è l’esempio?
Ed ecco il punto! Il valore dell’esempio! Ho già speso parole in merito al valore inestimabile dell’esempio, e non mi stancherò mai di spenderne dal momento che ci credo molto. Noi adulti non siamo infallibili e ci mancherebbe altro, ma cercare di dare l’esempio di correttezza di fronte ai bambini è un obbligo morale.
Ai fischi inglese al nostro inno già ho storto il naso, capisco benissimo la competitività, il tenerci, il tifare e credere nella propria squadra, ma mancare di rispetto ad un inno avversario è come non rispettare l’identità culturale altrui. Il rispetto qui è venuto a mancare ed è stato grave! Lo avremo fatto anche noi in passato, ma questo non leva la gravità del gesto che auspico non si ripeta in nessuna occasione futura.
Un altro gesto veramente brutto e privo di fair play da parte degli inglesi è stato il levarsi subito, sotto i riflettori, le medaglie appena indossate. La mia riflessione a questo punto è sull’esempio che questi giocatori danno alle generazioni future, ai bambini che sognano di giocare in quello stadio, ai bambini che sognano di diventare sportivi e rappresentare la nazione in un futuro, in qualsiasi disciplina. Senza ombra di dubbio è stato uno dei peggiori gesti visti nei miei 44 anni…eccetto Tonia Harding che fa gambizzare la sua avversaria, ma su quello non posso esprimermi dato che non conosco a fondo la storia se non giusto dal film ispirato Tonya, sconsigliato per i bambini, e comunque ero ancora troppo piccola quando è accaduto e non mi arrivò notizia.
Esempi di mancanza di spirito sportivo nella storia ce ne sono e di certo non sarà questo a condizionare poi più di tanto, ma se non approfittiamo di questi momenti per spiegare ai nostri figli, nipoti, studenti il motivo di tale gesto e riflettere con loro su questo, forse permettiamo che tale esempio possa influire. Io vedo già una competitività molto accesa in molti bambini, che sia nel campo dello studio che quello sportivo, ma non è tanto la competitività che condanno, ma la mancanza di guida da parte dell’adulto per aiutare a gestirla, a comprenderla, ed a trasformarla in spinta al miglioramento costante, senza ovviamente cadere nell’eccesso.

La cosa più difficile non è saper vincere ma saper perdere, è lì che si vedono la grandezza ed il valore di uno sportivo e gli inglesi, nella loro mancanza, hanno dato uno spunto su cui riflettere e ragionare permettendoci di prenderli come esempio da non seguire, dandoci uno strumento di paragone per far capire ai bambini come non ci si deve comportare, quindi li ringrazio di cuore per questo. Forse è più difficile ma necessario avere anche esempi negativi e in fondo, se pure si sono levati la medaglia, non hanno spaccato caviglie e ginocchia. Grazie Inghilterra, ci avete ricordato come siamo davvero, e come non vogliamo essere.
Maestra Imperfetta