Te lo sei meritato!
Ha ottenuto ciò che voleva per i suoi meriti
Ha meritato ciò che gli è accaduto.
Quante volte ci siamo sentiti o abbiamo usato la parola merito apertamente? Tante. Il merito è nel linguaggio comune e anche, tenetevi forte, nella didattica quotidiana. Ebbene si, piaccia o non piaccia, se diamo una valutazione positiva, per quanto imparziale, è comunque espressione di un merito (vale anche il suo contrario).
Persino quando premiamo l’impegno oltre il risultato riconosciamo un merito (il merito di impegnarsi con costanza). Ma cosa significa “merito”.
1. a. Il fatto di meritare, di essere cioè degno di lode, di premio, o anche di un castigo: premiare, punire, trattare secondo il merito. In genere però ha senso positivo, e indica il diritto che con le proprie opere o le proprie qualità si è acquisito all’onore, alla stima, alla lode, oppure a una ricompensa (materiale, morale o anche soprannaturale), in relazione e in proporzione al bene compiuto (e sempre sulla base di un principio etico universale che, mentre sostiene la libertà del volere, afferma la doverosità dell’agire morale)
Mi ha colpita, nella definizione presa dalla Treccani, la frasetta dopo il punto ” In genere però ha senso positivo”, che in effetti ha, almeno per come ho sempre sentito usare la parola finora. Eppure da che si è cambiata la dicitura “Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca” a “Ministero dell’Istruzione e del Merito” c’è stato un sollevamento popolare ed il merito ha subito assunto un’accezione negativa nella visione comune. Vero è che quasi sicuramente è riflesso di un timore diffuso che offusca la nostra capacità di giudizio, eppure molti docenti si sono sollevati contro il “merito” adducendo quali argomentazioni, un’ingiustizia nei confronti dei propri alunni. A questo punto o siamo sempre stati ingiusti, cosa che non escludo a priori, oppure non abbiamo mai riflettuto davvero sul nostro agire in classe.
Cercando di essere onesti intellettualmente, il merito è sempre entrato in classe ed ha sempre caratterizzato l’azione educativa. Il sistema, antico come il mondo, di dare ricompense quando la risposta è positiva o “corretta” è sempre stato utilizzato.
Qualche giorno addietro ho iniziato un gioco con l’alfabeto inglese. Chi arriva a dirlo tutto fino in fondo si becca un punto ed alla fine del mese chi ha più punti si prende una spilletta, o un magnete fatto da me (che già mi son pentita di averla promessa). Una bambina alza la mano e mi chiede “ma il regalo è per tutti? Anche per quelli che non lo sanno?”. Ecco il punto! Se dessero la medaglia d’oro a tutti gli atleti partecipanti alle olimpiadi, tale medaglia non avrebbe più valore, e così se dessero il pallone d’oro a tutti i calciatori e chi più ne ha più ne metta. Bisogna meritarlo! Ottenere qualcosa con lo sforzo e l’impegno rende quel qualcosa ancora più prezioso. Ed è così che ricordo ancora adesso con soddisfazione la valigetta con pastelli, matite, pennarelli e tutto chiamato “valigiotto” quando vinsi il concorso di disegno alle, allora, elementari. Ancora, quando vinsi il concorso Docenti 2016, qualcuno mi disse “che fortuna” ed io, un tantino risentita, risposti “ma che fortuna, me lo sono meritato, ho studiato per mesi”.
Se ottengo senza merito, senza impegnarmi per ottenere, che mi sbatto a fare? Se da un lato mi rassicura, dall’altro però perde valore ciò che ottengo.
Per gli insegnanti? Ne ho visti di tutti i tipi, ma purtroppo, lasciatemelo dire, ci sono anche quelli che non meritano! Non starò certo a raccontar quella dell’uva, in fondo credo che molti siano incappati in almeno un insegnante “non meritevole” nel corso degli studi. Cosa però rende un insegnante meritevole o meno è molto soggettivo, questo va riconosciuto, perché le classi sono formate da tanti alunni, e non si può arrivare a tutti allo stesso modo.
Se mi merito o no la vostra attenzione o un vostro “pollicione in su” siete voi a stabilirlo, nel mentre vi saluto e vi invio meritatissimi abbracci solidali in questi tempi duri per la scuola…che meriterebbe più supporto e meno critiche sterili, magari più critiche costruttive.
La vostra
Maestra Imperfetta