Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Arte con la zia…maestra

Una o due settimane fa, non ricordo di preciso, mi è stato chiesto da mia sorella se mi andava di fare arte con una delle mie nipoti. Non ho nemmeno avuto bisogno di pensarci su per accettare, però ho avuto bisogno di vedere come incastrare i tempi. Stabilito il giorno e l’ora, abbiamo dato il via a questi….incontri.

Prima di iniziare l’attività mi sembra opportuno fare una piccola riflessione (tranquilli, potete saltarla se non vi va, non vi darò la nota su registro).

  • Legame affettivo. Io voglio bene a mia nipote e lei sembra volerne a me, questo legame affettivo, rafforzato probabilmente dal fatto che a lei piace dipingere e colorare e io, quale zia, dipingo e disegno, di certo aiuta molto. Insomma un legame affettivo, in questo caso zia-nipote, aiuta inevitabilmente l’apprendimento perché si viene ascoltati maggiormente. Il bambino è più attento.
  • L’ambiente. Mia nipote era a casa sua, nel suo, chiamiamolo così per rendere maggiormente l’idea, “habitat”. Casa sua è il suo nido, il luogo dove nulla di male può succederle e circondata di affetto e cure, pertanto non c’è tensione, in un ambiente privo di tensione e conosciuto, lei era più serena e quindi più naturalmente incline ad ascoltare ed eseguire il lavoro.
  • Il numero. Il rapporto numerico uno a uno è privilegiato, non neghiamolo, ed in classe è impossibile ottenerlo. Con ciò non sono a favore dell’home schooling, ma è innegabile che se faccio il lavoro solo con lei, in un’ora di attività si ottiene molto di più perché c’è meno confusione attorno, meno rumore e quindi meno distrazioni.
  • L’attività di per sè. Arte sappiamo bene che aiuta ad entrare in sintonia con i bimbi. A tale proposito cito un divertente scambio, letto nel libro di Danny Gregory “the creative license”.:

“Quando mia figlia aveva 7 anni mi ha chiesto, un giorno, cosa facessi per lavoro. Le ho detto che lavoro al college e che consisteva nell’insegnare alla gente a disegnare”. Lei ha sgranato gli occhi e mi ha guardato incredula dicendo “vuoi dire che lo hanno dimenticato?”

Howard Ikemoto

  • Ultima riflessione, ma non meno importante, il ritmo e linguaggio usati. Ho detto a mia nipote “hai mai visto un vaso? No? Fai una riga lunga su, una corta giù e le unisci” …facendole vedere come avevo fatto io. Stessa cosa per il cactus. Tempo, ritmo, esempio e linguaggio sono elementi fondamentali e, strano a dirsi, ma spesso me ne dimentico pure io quando insegno a dipingere ai bambini.

Con mia nipote avevo molti vantaggi dalla mia, ma in classe il tempo è quello che spesso manca. Comuqnue, ciancio alle bande e via di attività.

Il mio risultato! Ho notato che fare assieme il lavoro è utile anche per i bambini.
Ebbene si, c’è una notevole confusione sulla mia scrivania!

Occorrente:

scotch di carta

Cartoncino spesso (180gr o superiore)

tempere colori primari (giallo, rosso e blu)

Pennelli

bicchiere d’acqua, scottex e piattino di carta

Pennarello nero

Divertimento (non deve mancare, meglio se ci si aggiunge un pizzico di fantasia).

qui ho usato uno scotch molto grosso, ma potete usare la misura che preferite.

Con lo Scotch di carta fare una cornice al foglio attaccando ai 4 lati e dividere con un pezzo di scotch la cornice in due parti.

Spiegare ai bambini che il pennello va sempre lavato e asciugato quando si cambia colore.

Su un piattino di carta mettere un poco di rosso. Prenderlo col pennello e disegnare con questo un vaso (niente matita sotto, sanno farlo, così si abituano ad acquisire maggiore confidenza con le forme geometriche).

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Nel piattino mescolare in un altro angolo blu e giallo per ottenere il verde.

Col verde fare una palla, attaccata al vaso.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Nel piattino mescolare in un altro angolo rosso e giallo per ottenere l’arancione.

Adesso colorare tutta la cornicetta a sinistra di arancione.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Aspettare che si asciughi tutto.

Una volta asciutto mescoliamo nel piattino giallo, rosso e blu per ottenere il marrone e facciamo un vaso nell’area arancione, un vaso come abbiamo fatto nell’area senza sfondo.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Col pennello prendere il verde (se vi è avanzato del verde dal cactus precedente) e fare un’altra forma di cactus.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Aspettare che si asciughi.

Una volta asciugato tutto prendiamo il pennarello nero e seguiamo il contorno dei vasi, aggiungiamo anche una riga.

Sempre col pennarello nero aggiungiamo le spine al cactus. Io di solito faccio delle V, ma ho visto che mia nipote si trovava meglio con delle righette. In ogni caso il risultato è bello lo stesso.

Ho fatto fare delle piccole onde in basso ad indicare il terreno.

Togliamo lo scotch ed ecco che abbiamo due vasi di cactus, uno con sfondo e l’altro senza sfondo.

Adesso possiamo riflettere assieme ai bambini quale piace di più, quale dei due risulta più completo. Certamente quello con lo sfondo arancione ha un effetto più suggestivo di quello senza sfondo, ma anche senza sfondo può essere bello. Perché?

La mia adorata nipotina ha fatto un piccolo capolavoro vista l’età e devo ammettere che ha seguito alla perfezione le istruzioni. Nei momenti di asciugatura le facevo fare un altro lavoro, sempre con tempere e scotch, ma questo lo metterò la prossima volta.

A vantaggio di questo “esperimento” c’erano l’assistenza della mamma (mia sorella), i materiali disponibili che non ponevano quindi alcun limite ad entrambe e il rapporto affettivo, ma ritengo sia un’attività fattibilissima anche in classe.

Al prossimo articolo

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte, opinionibus

Maestra, ma io non so disegnare

Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.

Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?

Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.

Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?

Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.

Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.

Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:

Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.

Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).

Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.

I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.

Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.

1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.

2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.

3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.

4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.

5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.

6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.

7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.

8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.

9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.

Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.

Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.

E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?

Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com

Buone vacanze

La vostra Maestra Imperfetta