È arrivato quel momento dell’anno, cari colleghi. Quello in cui apri la mail e trovi LA CIRCOLARE. Quella degli adempimenti di fine anno. E io, povera illusa, l’ho letta pensando di aver capito cosa dovessi fare.
“Relazione di fine anno per ogni materia“, diceva. Chiaro, no? RELAZIONE. Una parola che conosco bene, che ho studiato al liceo, approfondito all’università, perfezionato nelle scuole precedenti. Una cosa seria, insomma. Inoltre la circolare parlava di relazione per materia e nelle indicazioni per il nome del file era chiaramente indicato di mettere il nome del Docente…io, ingenua, ho dedotto di dover fare un file nominato come da indicazione, per ciascuna materia contenente una relazione appunto. Ma cosa è una relazione?
Il Mio Concetto (Sbagliato?) di Relazione
Io pensavo che una relazione fosse quello che mi hanno sempre insegnato: un resoconto articolato e ragionato. Una di quelle cose scritte con criterio, dove racconti:
- Cosa hai fatto durante l’anno
- Come l’hai fatto
- Quali difficoltà hai incontrato
- Quali strategie hai messo in campo
- Quali risultati hai ottenuto
- Cosa funziona e cosa no
Insomma, un documento professionale che dia conto del lavoro svolto. Soprattutto considerando che quest’anno ho navigato tra:
- INVALSI (ovviamente)
- Uscite didattiche dove ho fatto da sherpa a 20 bambini
- Progetti musicali di banda (perché evidentemente siamo tutti musicisti mancati)
- Progetti teatrali con costumi fai-da-te e bambini che dimenticano le battute
- Progetti scientifici che sembravano fighi sulla carta ma nella realtà…mai più (almeno fino al prossimo anno)
- Lavoretti per ogni festa del calendario (e pure qualcuna inventata)
- Assenze prolungate per infortuni e malattie (mie e dei bambini)
- Le 200 ore di lezione effettive sulla carta tra interruzioni varie ed eventuali incluse ricreazioni e mensa.
Tutto questo mentre cercavo di far evolvere i miei piccoli dai “non so leggere” di settembre ai “leggo Harry Potter” di maggio, gestendo nel frattempo 40 bambini con BES/DSA/ADHD con amore e una scorta di psicofarmaci (unicamente miei).
La Rivelazione WhatsApp
Poi è arrivato LUI. Il messaggio illuminante sulla chat delle colleghe. Quello che ha cambiato la mia visione del mondo scolastico per sempre.

“Ma cosa scrivi a fare la relazione? Basta mettere: ‘La programmazione si è svolta come da registro’ e via!”
MOMENTO SILENZIO COSMICO.
Aspetta… COSA?! 🤯
Tu mi stai dicendo che tutto quello che ho fatto quest’anno – le ore extra lavorative passate a creare materiali personalizzati, le 82 verifiche corrette in modalità “occhi che sanguinano”, tutto l’esercizio fatto, la voce quasi persa, le tracheiti e laringiti sfiorate a spiegare 10 volte stesso concetto, tutto questo si riassume in UNA FRASE FOTOCOPIA DI 8 PAROLE?!
Il Dilemma Esistenziale
Eccomi quindi nel limbo pedagogico-burocratico più totale, divisa tra due mondi paralleli:
MONDO A – La Relazione Professionale:
- Introduzione metodologica
- Analisi del contesto classe
- Obiettivi prefissati vs obiettivi raggiunti
- Strategie didattiche implementate
- Criticità emerse e soluzioni adottate
- Conclusioni
MONDO B – La Frasetta Salvavita: “La programmazione si è svolta come da registro” (Da tramandare di generazione in generazione come un antico mantra tibetano)
La circolare parlava chiaro (o almeno, IO credevo parlasse chiaro): serviva una RELAZIONE. Non un haiku. Non un tweet. Non un’emoji. Una RELAZIONE.
Ma evidentemente il mio concetto di “relazione” è rimasto fermo ai tempi dell’università, quando i professori volevano davvero sapere cosa avevi imparato e come.
Il Mistero del Dirigente Scolastico
E qui arriva la domanda da un milione di euro: cosa si aspetta davvero il DS?
Il bello è che vuole pure che il file sia nominato in un modo specifico, con codici e protocolli da NASA. Ma se poi dentro ci mettiamo una frase fatta, che senso ha tutta questa precisione formale?
Nel frattempo, io cerco disperatamente di mettere in ordine il registro elettronico che ha deciso di fare sciopero da settembre. Perché sì, devo consegnare tutto entro il 10 giugno, e decifrare cosa ho fatto quest’anno dal registro è più difficile che tradurre i geroglifici egizi e tanto non funziona comunque da Settembre.
La Saggezza della Tradizione
Quando hai il coraggio di chiedere “Ma perché si fa così?”, ti guardano come se avessi bestemmiato in chiesa durante la messa di Natale. La risposta è sempre la stessa: “Si è sempre fatto così!”
E allora mi chiedo: è più grave non sapere cosa sia una relazione, o sapere cos’è ma fare finta di niente perché “tanto va bene così”?
Anni di formazione universitaria, corsi di aggiornamento infiniti, webinar pedagogici che non finiscono mai, libri metodologico didattici divorati…per arrivare alla saggezza suprema di 8 parole copiate-incollate che si tramandano come la ricetta della nonna per il ragù (no, io non ce l’ho perché mia nonna non faceva il ragù).
La Mia Strategia di Sopravvivenza
Nel dubbio, ho deciso di affidarmi alla protezione divina. Invoco:
- San Erasmo da Rotterdam, protettore degli insegnanti smarriti nelle circolari ministeriali
- Santa Pazienza, patrona di chi deve decifrare geroglifici burocratici con scadenze impossibili
- San WhatsApp, l’app miracolosa che il MIM non ha mai proposto ufficialmente ma che è diventata il nostro vero registro elettronico
E se tutto va male, c’è sempre il jolly: barattare la formula magica per far funzionare il registro elettronico con una scorta di caffè della macchinetta e quel che resta della mia sanità mentale.
Alla fine, cari lettori, ho capito una cosa: in questa scuola non importa cosa sai fare, ma cosa sai copiare. E voi, come la pensate? Siete del team “Relazione Seria” o del team “Frasetta Salvavita”?
Scrivetemi nei commenti le vostre esperienze di fine anno… se riuscite a decifrare cosa dovete scrivere nelle vostre relazioni!
A presto la vostra confusa
Maestra Imperfetta