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Recalcati a Genova

Con notevole ritardo scrivo questo…articolo? Recensione? Non saprei come definirlo, forse resoconto della mia esperienza personale in occasione della visita del Prof. Massimo Recalcati a Genova il 21 Giugno 2019.

Locandina realizzata dalla prof.ssa Giulia Bracesco
Lo sfondo è un quadro dell’artista Prof. Silvio Intiso

iamo in un giorno festivo (per noi docenti), scuole finite, pagelle consegnate, genitori affrontati e si spera contenti dietro le loro facce sorridenti e speranzose. Caldo atroce e nel teatro Govi di Bolzaneto (Genova) non è che faccia fresco, ma è gremito e l’effetto bue-asinello è garantito.
L’incontro è stato organizzato dalla Dirigente Scolastica Elena Tramelli, dell’I.C. Teglia (e Campomorone) per aiutare i docenti delle scuole limitrofe al Ponte Moranti a ritrovare l’energia, lo spirito per continuare ad insegnare, ma anche per riflettere dopo un anno pieno di difficoltà dovute proprio al crollo del ponte ed agli effetti psicologici che spesso vengono ignorati, di cui nessuno parla e nessuno, eccetto chi li vive, si rende conto che possono lasciare strascichi (anche se non ci sono morti o feriti o miracolati in famiglia). In soldoni Recalcati si rivolge direttamente a noi insegnanti per farci pensare. Non è che non pensiamo, sia chiaro, ma come in tutte le cose alle volte serve qualcuno che ci faccia vedere il problema, o che ce lo faccia vedere da un altro punto di vista, cambiare prospettiva.

Interno Teatro Govi. Recalcati e Associazione Jonas Genova

Comincia la solita trafila di discorsi introduttivi mangiatempo (che già è contato perché giustamente il Professore ha altri impegni). Discorsi su discorsi di presentazione e sviolinate e poi finalmente la parola al vero protagonista dell’incontro, il motivo per cui siamo tutti riuniti.  Il Prof. Recalcati comincia il suo monologo sulla scuola preso di pari passo dal libro “L’Ora di lezione” (bello, lo consiglio vivamente) spaziando dal discorso sulle viti da raddrizzare come concetto errato, bisogna coltivare le divergenze e non temerle, ai mezzi di intrattenimento usati erroneamente per colmare vuoti citando Pasolini “Dove c’è droga c’è povertà di cultura e dove c’è povertà di cultura c’è desiderio di morte”, alla necessità di promuovere la cultura del libro (gli e-book valgono, non fate quella faccia, un libro vale per la sua sostanza) per arricchire il linguaggio. Arricchire il linguaggio allarga gli orizzonti, è un viaggio che permette di aprire le menti ed ampliare il bagaglio di esperienze. In fondo non siamo altro che frutto delle nostre esperienze giusto?
La prevenzione delle malattie sociali è quindi la trasmissione della cultura. Insomma in una situazione difficile come quella in cui si trovano molte scuole (e quelle vicino al Ponte Morandi diciamo pure che sono solo alcune di tutta Italia) il compito dell’Insegnante è di saper restare proprio quando tutto diventa difficile. Saper guidare verso una rinascita, perché, a parere del Prof Recalcati, siamo fatti per rinascere, per ricominciare.

SAPER RESTARE- Citando un libro di Camus su di un’epidemia di peste in un villaggio, ove ovviamente si cerca una colpa esterna, un motivo, un qualcosa che possa dare una spiegazione e quindi una soluzione, egli sostiene che LA CURA, per ogni malato, quindi anche e soprattutto per una scuola che ha delle difficoltà, dei problemi, è restare. Saper restare quando le cose si fanno difficili è la prima vera cura. Non posso dargli torto!

Il Prof. Massimo Recalcati ed il Dott. Gianfranco Marcucci, responsabile dell’Associazione Jonas-Genova

Altra nota interessante è “non confondere il nome con il numero”. Capirai, mi direte, ci arrivavo da solo! Eppure non è così scontato. Se non lo facciamo noi insegnanti lo fanno spesso e volentieri loro, gli alunni. Fin da bambini, e lo vedo con i miei bimbi, loro si giudicano attraverso il voto, forse e probabilmente perché in famiglia esiste questa cultura. Ricordo bene in questo anno, con dei bambini di prima primaria, che mi dovetti fermare un paio di volte a ricordare loro che non erano numeri, i numeri erano solo un modo per indicare l’impegno che ci mettevano in quella cosa, i numeri cambiano sempre se lo si vuole. Io spesso mi sono trovata da adolescente ad arrabbiarmi perché il prof di Filosofia e Psicologia non dava più di 7, io presi 7/8 eppure ero frustrata, perché avevo studiato da 10 e ritenevo che se avevo preso 7/8 quel voto avrebbe dovuto essere un 10. Sembrano sciocchezze, e oggi per me quello significa solo riflettere su come bambini e ragazzi elaborano il numero e sul nostro sistema di valutazione.  
La scuola deve preservare la vitalità…culturale, siamo noi docenti a dover promuovere la cultura e la lettura!
 “Eh si, facile per Recalcati parlare così, mica è in classe dietro la cattedra tutti i giorni”.
Insegnare è uno dei mestieri più difficili. E come fai a promuovere la cultura quando spesso li vedi interessati e partecipi come lattughe? Lezioni noiose capita a tutti di farle, mica possiamo essere tutti brillanti affabulatori alla Baricco o alla Recalcati. Credo che per promuovere la cultura Recalcati si collegasse proprio all’affermazione fatta circa il “coltivare la stortura, non temere la divergenza”. I bambini, così come i ragazzi, sono curiosi. A volte ci nascondiamo nei programmi, nelle scalette della lezione preparata e che va avanti ogni ciclo allo stesso modo. Cosa ci costa però rispondere a qualche domanda? A volte lo fanno per ritardare la lezione, piccole strategie usate in tutti i tempi, ma spezzare il ritmo aiuta anche e soprattutto loro. Rispondiamo! Fanno la domanda che non c’entra? Rispondiamo! Son curiosi su come funziona una cosa anche se non era nel programma? E che ci costa se quella lezione la improvvisiamo a parlare di quello? Magari ci esce pure una ricerca se sono sufficientemente interessati.
Finale con pochi ma semplici principi da ricordare:

– Saper restare nel tempo e nello spazio
– Non confondere il nome con il numero
-Coltivare la stortura, non temere la divergenza

Alla fine dell’evento fila di docenti che han comprato in loco il libro (pagandolo di più) per farsi fare poi l’autografo, ma in quel marasma, con molta cortesia, il Prof. Recalcati mi ha concesso due delucidazioni su mie perplessità. La selezione, nella scuola, è benefica, va fatta, deve esserci e deve essere meritocratica. Se va bene non abbandonare nessuno, non va però bene far passare tutti o perderemo quelli più bravi ed i ragazzi non avranno imparato ad affrontare le difficoltà, a responsabilizzarsi.

Ho cercato di condensare un’ora e mezzo di intervento e spero di esserci riuscita perché il Prof. Recalcati ha la straordinaria capacità di riempirti la testa di mille cose, tutte valide, provocando l’effetto abbuffata sushi bar all you can eat intellettuale dalla quale ti riprendi solo qualche tempo dopo, ma che ti lascia soddisfatto.  

Il prof. Recalcati intervistato dopo l’evento.

Se eri lì o se semplicemente vuoi dire la tua sentiti libero di contattarmi o lasciare un commento.

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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