Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Olimpiadi Tokyo 2020 e Fair Play

Ci siamo, dal 24 Luglio ad oggi queste olimpiadi mi hanno tenuta incollata allo schermo (e non scherzo) per seguire molti sport di nicchia che altrimenti non seguo. Non me ne vogliano ginnaste, nuotatrici di ogni specialità, arrampicatori e arrampicatrici e atleti vari ma si sa che le olimpiadi hanno qualcosa di magico.

Mi sono domandata come mai non seguo durante i 4 anni tra un’olimpiade e l’altra gli sport che mi interessano…non ho la risposta. Potrei dire che i programmi su abbonamento danno sempre i soliti sport: calcio, formula 1 e forse tennis, o potrei dire che non ho testa di spendere tempo e denaro per seguirli durante i 4 anni perché ho anche altri interessi. Forse la seconda motivazione è la più realistica. Vero è che le olimpiadi acquistano tutto il fascino dello sport perché vengono seguite da tutto il mondo (più dei mondiali), perché in questa occasione ognuno si riscopre patriottico…e pace se per i restanti tre anni ce ne scordiamo. Le olimpiadi sono una vera e propria festa dello sport, di tutti gli sport!

Queste olimpiadi mi sembrano più sentite e vissute delle edizioni precedenti. I motivi sono tanti, all’inizio vi era il fatto che sono state posticipate a causa del Covid-19, in seguito perché ancora non si era certi che non sarebbero state ulteriormente posticipate. In Giappone la metà della popolazione era contraria a farle, ma al solito, con l’educazione che contraddistingue questo popolo, se ne sono stati e ci hanno accolto ugualmente con tutti i crismi (dovremmo imparare qualcosina da loro).

Negli spalti la mancanza di pubblico forse faceva un poco di tristezza, ma in realtà ho percepito come se ci fosse il mondo intero a gioire delle medaglie e dispiacersi per chi non ce l’ha fatta. E qui si arriva al dunque.

Atleti che non erano dati per favoriti hanno vinto l’oro….non bronzo, non argento bensì ORO.

Atleti che si sono battuti fino all’ultimo ma han preso un argento…ma? Ma che “ma”, è un argento ed è meraviglioso. Lo ha mostrato la nostra Vanessa Ferrari che, beffata per le scorse olimpiadi, si è presa la sua sacrosanta rivincita contro il destino. Certo l’americana è indiscutibilmente brava, e ciò che ci ha insegnato Vanessa col suo sorriso e le sue parole è che se uno più bravo di te ti supera, puoi solo essere orgoglioso di te stesso, in ogni caso. Jade Carey era bravissima, ci mancherebbe, anche se per me troppo robot e poco espressiva, ma è un’opinione personale.

Tamberi dopo l’infortunio è arrivato all’oro e lo ha diviso col suo miglior amico! Un atleta che quando si è infortunato, stando ad un’intervista con lo stesso, è andato a cercarlo in camera per spingerlo a non mollare, a rialzarsi e riprendere gli allenamenti, a non arrendersi. E ciò che rende grandiosa questa storia, ed altamente educativa, non è solo l’oro volutamente condiviso (simbolo, perché lo spareggio non è stato voluto di comune accordo ma non per codardia), ma l’ammissione da parte del nostro azzurro di un momento di comprensibile ed umana debolezza e di come le relazioni umane ci salvino da noi stessi.

Jacobs ha preso l’oro quando nessuno lo dava per favorito…e invece ha corso, ha dato il tutto per tutto, si è giocato tutto…ed ha dimostrato che essere favoriti non conta se non relativamente.

la Pellegrini, simpatica o antipatica poco importa, è arrivata in finale e, se pure non è andata a medaglia, è uscita col sorriso e questa è una lezione importantissima di stile e di sport. Non importa arrivare in medaglia, conta veramente ritrovare lo spirito giusto, fare ciò che si fa perché piace farlo.

Di altri esempi ne abbiamo tanti anche tra le schiere di altre nazionalità, molte storie belle, tra atleti che gareggiano per pagare le cure alla mamma ad atleti venuti su con madri che han fatto sacrifici per permettergli di coltivare le loro passioni. Altri atleti hanno fatto outing, ben venga, in fondo se lo sport può essere foriero di messaggi socialmente positivi invitando alla tolleranza ed alla comprensione ben venga, sono personaggi pubblici e poi si dice mens sana in corpore sano…

In ultima analisi si è fatto un gran parlare della Biles, la ginnasta strafavorita che ha mollato le compagne nel mezzo dell’all around a squadre per poi gareggiare sulla trave e prendersi il bronzo. Ebbene, ho notato una divisione netta in merito, da un lato quelli che la giustificavano, dall’altra quelli che la condannavano. Le motivazioni addotte sono i “demoni” nella sua testa, una testata francese ha parlato di una patologia che le crea problemi di orientamento. Senza nulla togliere alle atlete che hanno continuato a gareggiare, mostrando di reggere bene la pressione, vorrei invitare al rispetto. Gli atleti subiscono pressioni costanti, specialmente se favoriti, e quella che inizia come una passione diventa un lavoro…forse per alcune addirittura un inferno.

Mi sono domandata io stessa, se mi trovassi mai a dover produrre un tot di disegni al giorno, sempre sotto giudizio, come mi sentirei e riconosco che diventerebbe un incubo, la mia motivazione vacillerebbe. Viene per tutti un momento che può definirsi “punto di rottura”, e sta a noi capire se e quando fermarci per non far si che si trasformi in “punto di non ritorno”. La Biles aveva bisogno di fermarsi, riflettere, capire. A volte si ha bisogno di fermarsi, riordinare i pensieri per poi riprendere come o meglio di prima.

Ovviamente ogni oro, argento e bronzo preso in queste olimpiadi ha una storia bellissima dietro, così come gli atleti non medagliati, sicuramente hanno storie altrettanto belle ed educative come ogni vita, ma purtroppo non posso affrontarle tutte, non in un solo articolo almeno. Altre non posso perché non le conosco e forse non le conoscerò mai.

Queste olimpiadi mi hanno fornito materiale esperienziale su cui lavorare con i bambini per l’educazione civica e spero di poter effettivamente affrontare al meglio questi argomenti con loro per fargli capire che, va bene la competizione, ma c’è sempre il lato umano che non deve mai essere dimenticato né trascurato e spesso fare un passo indietro, rinunciare all’esclusiva, comprendere ed accettare i propri limiti, comporta decine di passi avanti.

La vostra

maestra olimpionicamente imperfetta