Pubblicato in: Fai da te del maestro, Senza categoria, tecnochicche

Tavoletta grafica o display interattivo? (con carta del docente)

Da qualche tempo i colleghi mi chiedono delle tavolette grafiche. A cosa servono? Servono davvero? Sono utili? Come si usano? Quali comprare e quanto costano?

Prima di tutto la buona notizia è che si possono acquistare con la Carta del docente, ma non tutte. Al momento ho visto che è possibile acquistare solo le tavolette wacom, compatibili con Chromebook e con GSuite. La Wacom, azienda leader nel settore grafico, produce da sempre tavolette grafiche e display interattivi. Un viaggetto nel sito dell’azienda, da cui si possono acquistare direttamente i loro prodotti, illustra la vasta scelta, ma oggi mi concentro su tavoletta grafica e display interattivo.

TAVOLETTA GRAFICA

La tavoletta grafica consiste in una tavoletta da collegare a pc con usb (alcune oggigiorno si collegano anche via bluetooth, dotata di una penna apposita per scrivere su di essa. Solitamente ha una parte rigida e una copertina trasparente di silicone sotto la quale mettere foto o immagini da ricalcare. Ogni linea ricalcata o disegnata verrà riprodotta simultaneamente sul monitor.

I costi della tavoletta variano in base alle dimensioni, più piccole sono meno costa. L’unica avvertenza che devo dare è che per come funziona richiede un ulteriore sforzo cognitivo dal momento che non puoi guardare come si muove la mano, se guardi la mano non vedi che cosa stai facendo, mentre se guardi lo schermo non puoi guardare la mano…i primi tempi non è facile nemmeno per chi disegna da tempo. Insomma la coordinazione oculo manuale è tutto e scoprire alla veneranda età…adulta di doversi esercitare ancora potrebbe scoraggiare. Con qualche esercizio di copiatura ci si abitua in poco tempo.

Se volete una superficie ampia, un prodotto affidabile ad un prezzo più contenuto potete virare sulle tavolette della Trust (la mia ex tavoletta mi ha abbandonata dopo 15 anni di onorato servizio). Ne garantisco personalmente la durata, ma non mi pare siano acquistabili con carta del docente. Potete acquistarla qui

DISPLAY INTERATTIVO

Decisamente migliore ed immediato, ma anche più costoso, è il display interattivo. La Wacom ne offre per diverse fasce di prezzo. Il display interattivo altro non è che un monitor aggiuntivo con una superficie satinata che ti offre la sensazione di disegnare su carta, e vedi direttamente sullo schermo del display cosa stai facendo. Il tipo di display consente inoltre di evitare fastidiosi riflessi pertanto va benissimo in qualsiasi condizione di luce. Immaginate di essere in DaD e di aver bisogno di usare una lavagna…ebbene il display interattivo vi offre la possibilità di usarlo come una lavagna reale ma…è virtuale, ciò che scrivete lo vedono i vostri alunni e voi non dovete per forza guardare il monitor, ma potete guardare quello che sta facendo la vostra mano. La penna ha 8000 e passa livelli di pressione…non te ne accorgi nemmeno.

Anni fa questi display avevano dei prezzo proibitivi (sulle migliaia di euro) perché pensati per professionisti, ma forse il Covid, con lock down e DaD e quanto altro, ha suggerito all’azienda di abbassare i prezzi e convenzionarsi con le scuole. Se sei docente o studente puoi chiedere uno sconto sul prezzo se lo vuoi comprare dal sito della casa produttrice. Io l’ho acquistato con la Carta del Docente su Amazon.

AVVISO- il display interattivo non te lo puoi portare in giro e va usato esclusivamente attaccato al computer, non funziona autonomamente come un tablet. Non è un tablet.

VANTAGGI- Per chi vuole tenersi preparato alla DaD con una lavagna multimediale da casa e per chi, come la sottoscritta, ama fare le schede didattiche personalizzate, il display interattivo, combinato con determinati programmi gratuiti, o comunque a costi ridotti e accettabili, offre l’indiscutibile vantaggio di disegnare direttamente su pc saltando la procedura di disegno, cancellazione, disegno, ripassare in nero, scannerizzare, pulire le linee etc.

Esempio chiaro di come la si può usare in DaD

La Wacom offre tre mesi gratuiti con un software per disegnatori, ma se volete qualcosa di più semplice e gratuito potete virare su Inkscape (per le schede didattiche personalizzate), o usare Publisher di Office. Per usarlo come lavagna invece sappiate che la casa produttrice dichiara la compatibilità con Jamboard della GSuite e confermo quanto dichiarato (l’ho provata).

A questo punto l’unica differenza sono le dimensioni! dalla One a 13 pollici (praticamente poco più grande di un ipad pro), da 16 pollici, 22 pollici, 24 e 32. Considerate che più grande vuol dire maggior costo ma anche migliori prestazioni, apprezzabili da chi disegna per diletto. La versione Pro non consideratela, aggiunge solo il touch screen ma molte recensioni dicono che non funziona molto bene e, per esperienza diretta, posso affermare che la si usa benissimo anche senza touch screen. Si parte da un prezzo di € 389 per la Wacom One (attenzione, non la One by Wacom che è una tavoletta grafica) fino a qualche migliaio se si sale sulle 24 e 32 pollici.

Io ho comprato quella da 22 pollici e mi trovo benissimo, ma io sono fissata con le superfici grandi e quella da 22 pollici, oltre ad essere grande quanto il mio monitor, ha il vantaggio dello stand inclinabile incorporato che negli altri modelli va comprato separatamente.

Per mia filosofia ritengo che se si spende per uno strumento meglio spendere qualcosa in più ma avere un prodotto che duri nel tempo. Altra mia filosofia…inutile comprare la Ferrari se non sai guidare, quindi meglio optare, se siete alle primissime armi, per un modello meno costoso di display interattivo. In questo caso va benissimo il display interattivo Wacom one, più piccolo ma altrettanto funzionale e ottimo per chi è alle prime armi.

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Disegna con me lezione 5- le textures…o pattern

Sai disegnare delle figure geometriche giusto? Non dire di no! Tutto si riduce a figure geometriche semplici o complesse, il palloncino è simile ad un cerchio con un triangolo rovesciato sotto, una bottiglia diventa un rettangolo grande con un cono e un rettangolo piccolo come tappo, una cattedrale può essere disegnata con rettangoli, quadrati e triangoli (ed un cerchio per il rosone). Se te lo sei perso….ecco il tutorial.

Insomma non c’è forma (nemmeno quella umana) che sfugge al riassunto in geometrie. Ebbene partendo da qui, dobbiamo solo riempire queste geometrie per rendere accattivante il nostro disegno. Come fare?

Esistono i “pattern”, ossia fantasie, motivi, ripetitivi, che vanno a riempire le nostre forme dando consistenza, e se ben usati anche volume, ad esse. I pattern possono essere formati con semplici linee rette, orizzontali o verticali, a distanza e spessore variabili, oppure possono essere linee curve, seghettate, spezzate…l’importante è il ritmo di queste per dare uniformità. Basti pensare che dai “pattern” è nata pure una forma di meditazione chiamata “Zentagle” che consiste nel riempire spazi con dei pattern senza concedersi l’uso della gomma, ma lasciamo a ciascuno la scelta dello strumento.

Le parole chiave da tenere a mente sono “riempimento” e “ritmo”. Se decido di riempire con spirali non avrà senso metterci un solo quadrato. Se decido di mettere puntini alternati a righe non dovrò spezzare il ritmo. Posso anche metterci due o tre elementi, ma non di più, a meno che la superficie non sia abbastanza grande da poter riempire con quegli elementi che dovranno ripetersi.

Un esempio di Pattern ci viene dall’artista Sam di colormademehappy

Poiché tuttavia ci piace avere un qualcosa, un prodotto finale che ci soddisfi anche visivamente, e che possiamo proporre ai nostri pargoli…eccoci qui con un tutorial per imparare producendo.

OCCORRENTE:

-penna (bic se possibile, se volete anche gel, del colore che si vuole)

-carta (qualsiasi, bianca, a righe, a quadretti, a puntini…come vi piace)

PRATICA.

Prima di tutto facciamo dei rettangoli o quadrati di varia grandezza sul nostro foglio, possiamo usare il righello questa volta, se ci sentiamo più sicuri, o per riprodurre i cerchi basta usare un bicchierino da caffè (pochi centesimi al supermercato e li usate pure per gli acquarelli e le tempere) o il tappino di una bottiglia, quello che la fantasia suggerisce.

Facciamo questi quadrati, o cerchi, a distanze bene o male regolari, senza stare a misurare con il righello, basta andare a occhio.

Cominciate dal cerchio o quadrato che volete, e iniziate con righe diagonali, poi verticali e orizzontali in differenti quadrati.

Ho imparato a mie spese che i bambini non sono capaci di andare a fantasia se non hanno una guida davanti. La prima volta suggerisco quindi di fargli fare esercizi voi (se volete sentirvi sicuri magari fateveli a casa prima) iniziando con riempimenti di righe e cerchietti o altro tra una riga e l’altra. Ho fatto un esempio velocissimo per darvi un’idea di ciò che intendo.

Io uso abitualmente la stilografica ma si può utilizzare qualsiasi penna, a gel, biro, pennarello o matita, come la fantasia e la praticità vi suggerisce.

Una volta fatta pratica di idee con le righe, possiamo cominciare a usare linee curve, cerchietti e pallini, linee spezzate o provare addirittura due ritmi nello stesso quadrato (o cerchio). Si può spaziare con la fantasia, ma quello che conta è “prenderli per mano” mostrandogli inizialmente cosa fare per poi lasciarli prendere il volo se vogliono prendere iniziativa.

a destra un esempio iniziato di riempimento tra le righe

Consiglio, con i bimbi, di cominciare con la matita e ripassare a penna. Facciamogli usare la penna solo quando si sentiranno sicuri di poterlo fare. Trovo difficile uscire dalla comfort zone usando solo la penna, ma aiuta ad acquisire fiducia in sé.

Appoggiare sempre l’iniziativa e limitare l’uso del righello aiutano i nostri piccoli a concentrarsi su ciò che stanno facendo. Cercheranno di essere più dritti che possono perché ci tengono a fare il meglio a dispetto di quanto si può pensare.

Se avete dubbi, esperienze pregresse o suggerimenti scrivetemi e sarò ben lieta di confrontarmi e magari integrarle nelle mie lezioni a scuola.

Alla prossima “lezione”

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Dal Colonnello Kurtz ai banchi di scuola -L’orrore ha un volto

Addestriamo dei ragazzi a sganciare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non vogliono che scrivano “cazzo” sugli aerei perché è una parola oscena. (Apocalypse Now – Col. Kurtz)

Ho sentito questa frase oramai più di venti anni fa, quando ancora mi dovevo laureare e stavo studiando. Un pomeriggio, avendo finito il libro ed essendo pronta per l’esame, mi sono concessa il film “Apocalypse Now” in biblioteca (c’era l’area apposta con schermo grande, cuffie e poltrone comode). Il monologo del colonnello Kurtz, un magistrale Marlon Brando, è da brividi, ma questa frase mi è rimasta impressa, marchiata a fuoco nella memoria.

Da anni mi guardo intorno e spesso mi sento come spettatrice del mondo in cui vivo, spettatrice nella mia stessa vita, perché il ritmo della vita stessa è più veloce dei miei pensieri ed io, purtroppo, ho bisogno di rallentare per pensare. Citando i Negrita…”il mondo va più veloce di me”.

Da quando sono nella scuola come docente, dall’altra parte della barricata insomma, questa frase mi è tornata alla mente più bruciante che mai.

Sganciare Napalm…ovviamente nella società “civilizzata” in cui sono inserita il Napalm è altro, ma c’è e fa male, distrugge, brucia quanto quello vero, forse di più. Il Napalm di oggi è fatto di parole su cui prima non si riflette, atteggiamenti che non tengono conto dei sentimenti altrui, odio indiscriminato per tutto ciò che è diverso. A volte non serve nemmeno sia odio, basta che sia disprezzo, non è certo migliore.

Cosa stiamo insegnando alle future generazioni? Che basta il progettino carino e la competenza è servita? Che la conoscenza è fatta di quattro nozioni e due attività didattiche? Che l’importante è non scrivere nè dire “cazzo” ma poi chissenefrega se ci scappa un commento velatamente sessista, discriminatorio, razzista o non inclusivo? Siamo umani, può capitare, ci si ride su, si chiede scusa e amici come prima, intanto il Napalm è gettato e brucia lentamente ma inesorabilmente.

Quanta ipocrisia ancora dobbiamo affrontare e abbattere nel sistema (e non intendo solo quello scolastico), fatto di “dovete andare d’accordo”, “siamo tutti amici”, “vi ascoltiamo, dovete dirlo alle maestre”, ma non si parla di certi argomenti “che fa brutto” se un bambino ti chiede se ad un cadavere crescono le unghie e i capelli, se chiede scusa perché sa che il liquido seminale si chiama sperma, se fanno i balletti che vedono su tik tok a ricreazione per imitare i grandi o se esprimono liberamente un malessere che nemmeno loro sanno spiegare. Li vogliamo sorridenti e devono sorridere, li vogliamo puliti e non devono fare certe domande, li vogliamo in un modo e loro devono adeguarsi. Non è anche questo Napalm che gettiamo su di loro? E ci hanno insegnato a farlo e lo abbiamo interiorizzato al punto che lo facciamo senza accorgercene.Quanta ipocrisia c’è?

Quindi quando entro in classe, sorridendo e preparandomi a rispondere alle loro domande che nulla c’entrano con le mie materie, mi torna alla mente questa frase ed è durissima, ma il mio dovere non è far si che si comportino come io voglio, ma è rispondere alle loro curiosità insegnando con l’esempio che non c’è nulla di male nel fare domande scomode.

Non devono scrivere “cazzo” sull’aereo non perché la parola è oscena, ma perché non è rispettoso di un bene pubblico, non è il loro aereo.

Non devono sganciare Napalm perché fa male, perché distrugge, ma devono sapere che cosa fa il napalm e quali sono gli effetti. Devono scegliere di non sganciarlo, ed essere in grado di resistere se l’autorità gli dice di farlo se non lo ritengono giusto, consapevoli sempre delle proprie scelte e delle rispettive conseguenze.

La Vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra

15 Settembre 2021- si inizia…di nuovo

Inizia di nuovo la scuola, tra patti di corresponsabilità, nuove (ma vecchie) disposizioni per il covid e diari della scuola. I bimbi sembrano felicissimi di essere tornati, qualche volto nuovo sembra essere intimidito, ma poi si adatta.

I bambini accolgono i nuovi con entusiasmo e questo mi fa ben sperare nel futuro che sogno per loro, dove nella società non si guarderà più il colore della pelle e/o la religione. Per loro sono solo compagni di gioco in più e va bene se vanno aiutati, a loro piace aiutare, anche se a volte sono i primi ad averne bisogno.

Mi siedo con loro, scherzo come mio solito, vorrei che mi vedessero ridere, ma con la mascherina è impossibile. Uno dei bambini, mentre colora la copertina per il quaderno di matematica, mi chiede con candore tipico dei suoi nove anni “maestra, ma cosa significa Motherfucker moster”?

Io lo guardo perplessa e chiedo “scusami ma dove l’hai sentita?”

Il bimbo mi risponde “dai Maneskin, tu li conosci i Maneskin?”

Questa immagine dal video Zitti e Buoni rappresenta molto bene lo spirito con cui i bimbi affrontano le sfide quotidiane, appoggiandosi fiduciosi l’uno all’altra.

Io annuisco “si li conosco e mi piacciono, ma non tutte le loro canzoni, ma tu come mai li conosci?”

Il bimbo mi sorride “eh perché ti ho sentita l’anno scorso che dicevi ad una maestra che eri contenta che avevano vinto Sanremo, ma che significa quella parola?”

Superato lo stupore iniziale della memoria del pargolo per queste cose, che gli perdono visto che ha buona memoria anche per altre, gli rispondo gentilmente che la prima parola è una parolaccia e quindi non la traduco, ma monster significa “mostro” e cerco di sviare il discorso su “Zitti e buoni” scherzando sul titolo con un “eh dovrei cantarvela quando parlate mentre spiego…praticamente sempre”. Si lo so della dedica che il gruppo ha fatto al professore che gli diceva di stare zitti e buoni, ma se provassero a mettersi nei panni degli insegnanti…forse capirebbero che ogni tanto ci vuole, tanto fuori di testa lo siamo tutti.

Ad ogni modo scherzo, sarei orgogliosa di vantare come ex alunni ragazzi come loro.

Interviene un altro bimbo chiedendomi se conoscevo “Begging” dei Maneskin e lì parto a spiegare che non è loro la canzone ma è una cover, e spiego ovviamente cosa è una cover.

Sopraggiunge una bimba che mi dice “maestra quest’anno facciamo musica?”

Direi che ho già iniziato!

E dal primo giorno di scuola è tutto

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, Strumenti google per docenti, tecnochicche

Una lezione…genially

Qualche tempo fa è uscito il famigerato bando per le tecnologie, Stem, steam…insomma quei simpatici bandi in cui puoi comprare tutto tranne quello che serve realmente.

Puoi comprare i robottini da programmare via pc o tablet ma non i tablet nè i pc per programmarli per esempio…geniale vero?

Discutendo con l’animatrice digitale del più e del meno, ecco che salta fuori dalle sue labbra “Genially”, questa web app che in effetti ha qualche elemento in comune con Learning apps (di cui ho già parlato) ma che sembra più simile ad una presentazione power point o google presentazioni ma con maggiore intuitività nell’inserimento degli elementi interattivi.

Comincio col dire che è in inglese, ma se usate Chrome potrete avere la traduzione in italiano (per i pigri). Ho cominciato a spulciarla senza leggere le istruzioni, così come faceva la buonanima di mio padre che sosteneva che le istruzioni servono quando la fantasia si esaurisce, e devo ammettere che l’ho trovato accattivante e intuitivo.

Puoi partire scegliendo un template già fatto e modificandolo inserendo i contenuti a proprio uso e consumo oppure partire da zero e creare su misura. Nel secondo caso potrebbe essere leggermente più lunga la lavorazione, ma solo perché orientarsi tra gli strumenti richiede un poco di tempo (e lo vale tutto).

Nel caso vogliate creare da zero, cosa che consiglio giusto per prendere confidenza con gli strumenti, basterà andare su go to my panel e poi Create genially.

Ti fa vedere ovviamente la quantità di cose che puoi creare, dalle presentazioni, giochi, infografiche e quanto altro. Se volete partire dal nulla andate su Blank creation.

Vi chiede ovviamente il formato. Potete personalizzarlo, in alto sulla sinistra, oppure scegliere tra i modelli presenti a seconda delle vostre esigenze perché Genially è ANCHE educational, ma non esclusivamente tale. Sulla sinistra vi trovate invece il menu sottostante

Questo menu vi mostrerà diversi template già fatti da cui potete prendere ispirazione liberamente. Alcuni di questi potete prenderli e cambiarne i contenuti, altri invece richiedono l’account premium, che comunque non ha costi eccessivi. L’unica cosa che mi sento di consigliare è di usarlo con Chrome perché, per esperienza diretta, ho notato che funziona meglio da questo browser che da altri.

Per il resto posso solo invitare a sperimentare, provare, divertirsi a fare una qualsiasi presentazione di prova. Io ho cominciato facendo un’unità sul Colosseo per esempio, inserendo elementi di interazione in formato testo.

Come vedete ci sono manine, che indicano che c’è un elemento interattivo. In questo caso come elemento interattivo ho inserito un testo, ma può essere anche un’immagine.

Nella presentazione che ho creato posso modificare andando sopra col cursore del mouse e cliccando dove c’è la matita e la scritta edit. Se vado invece, sempre passando col mouse sopra, sull’omino col “+” in alto sulla destra mi appare questa finestra che mi consente di aggiungere eventuali colleghi che possono aiutarmi ad integrare.

Una volta inserito l’indirizzo email apparirà la scritta “invite” al posto di “all set”. Se invece vado sui tre pallini vicino all’omino col + mi appare questo menu

Ecco qui che posso: Pubblicare, rinominare, muovere, duplicare, inviare una copia, vedere le statistiche o cancellare. Alcune funzioni purtroppo sono premium e questo è un grosso limite per chi vuole usare questo strumento come insegnante. Per correttezza vi mostro gli abbonamenti annuali

Ci sono modi differenti per avere il medesimo effetto con altri strumenti? Sicuramente si, ma questo è veramente immediato e pratico.

Al solito la scelta spetta al singolo, consiglio di provarlo nella versione gratuita e solo dopo decidere se vale la spesa, magari cominciando da un abbonamento student, equivale a 15€ l’anno. L’abbonamento EDU PRO ha molte più opzioni tra le quali link privati, il che non è male per un insegnante ma sono 59,88€ l’anno. Non è esosa come cifra ma bisogna sempre calcolare quanto lo si usa prima di spendere.

Nella schermata del vostro lavoro vi troverete questo menu. considerate che ciascuna voce ha dei sottomenu ricchi di opzioni. Le immagini potete prenderle dal web, la musica anche, c’è sufficiente possibilità di personalizzazione.

Potete inserire anche immagini, registrazioni di spiegazioni fatte da voi e quanto altro. menu sono davvero interessanti e navigare tra gli elementi interattivi risulta divertente al punto che può succedere di riempire troppo la pagina di elementi al punto da diventare dispersivi, se non si contiene l’entusiasmo.

Insomma prima studiateci un poco e poi decidete se vale l’investimento, ma ricordo che occorre considerare quanto verrà usato durante l’arco dell’anno.

Alla prossima chicca

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

IMPARIAMO A DISEGNARE CON I DOODLEs

Primo anno di insegnamento, una prima, una bimba di sei anni uno dei primi giorni di scuola mi disse “no maestra non voglio disegnare” 

Io sospiro e domando “perché non hai voglia?” 

Lei ci pensa un poco su e poi mi guarda con aria da cane bastonato “perché io non so disegnare” 

Puoi dirgli tutte le belle parole e frasi ad effetto che vuoi, ma non servirà. Occorre pratica! L’ho chiamata alla lavagna, le ho dato un gessetto in mano e le ho dato piano piano le istruzioni per disegnare alcune forme geometriche…risultato: un pulcino! La meraviglia nei suoi occhi era commovente e da allora non ha più avuto paura di provare ciò che non sapeva. 

oggi sono in vena di parlare di uno stile di disegno chiamato “doodle”. Il Doodle è un tipo di disegno molto semplice, simile ad uno scarabocchio, fatto mentre la testa è occupata in altro, ed è principalmente composto da linee a casaccio che formano disegnini molto semplici. Qualcuno deve essersi reso conto che il prodotto finale è accattivante ed è diventato uno stile vero e proprio.

Ma la parola “doodle” ha origine nel secolo XVII ed indicava un folle o uno con molta poca intelligenza (ritardo mentale probabilmente). Nel secolo XVIII la parola assume il significato di “far impazzire per qualcosa”. Nel 1930 assume il suo significato attuale derivante dal verbo “dawdle” che significa “trastullarsi”, “gingillarsi”, “ciondolare”.

EFFETTI SULLA MEMORIA
Secondo studi pubblicati sul Applied Cognitive Psychology, questo tipo di disegno aiuta la memoria purché non si spenda energia nel farli. Se si vuole fare “doodling” non bisogna prestare attenzione a ciò che si disegna, o, per meglio dire, l’attenzione prestata deve essere marginale. Scarabocchiare aiuta a mantenere l’attenzione sul presente.Lo studio è stato condotto dalla professoressa Jackie Andrade, della School of Psychology dell’Università di Plymouth. Coloro che disegnavano doodles hanno richiamato 7,5 informazioni (su 16 in totale) in media, il 29% in più rispetto alla media di 5,8  del gruppo di controllo composto da chi non disegnava doodles.

COME SI FA?  Non serve essere grandi artisti nè avere doti di disegno per fare dei doodles. Probabilmente con un poco di pratica ti ci appassioni pure e ti viene naturale farli. Su Pinterest si trovano tantissimi esempi per doodles, basta cercare “Doodle” e ti compare un mondo di disegnini facili da fare e far fare ai nostri bambini di qualsiasi età.

HALL OF FAME – FAMOSI SCARABOCCHIATORI
Nella storia ci sono “doodlers” illustri…l’ho scoperto documentandomi un poco per questo post.  Alexander Pushkin ne faceva uso e abuso di doodles a margine riguardando amici, piedi e mani…

Anche Samuel Beckett pare fosse un doodler 

John Keats pare che facesse i suoi doodles a margine degli appunti medici… Sylvia Plath Il nobel per la letteratura Rabindranath Tagore pare facesse doodles sui suoi manoscritti.  Anche tre presidenti americani sono dei doodlers: Jefferson, Reagan e Clinton, sembra avessero l’abitudine di fare doodles durante le riunioni, convegni e congressi, ed erano conosciuti per questo. 

Ok tutto bello, ma come faccio io che non so tenere nemmeno una matita in mano?

Non ti preoccupare, è facilissimo!

Premesso che su Pinterest si trovano tantissimi esempi di doodles, facilissimi e divertenti, ricordo che gli unici strumenti di cui abbiamo bisogno è la nostra mano, una penna (si si penna, non matita o cancellate troppo) e un foglio e poi dobbiamo solo osservare e copiare, copiare copiare e copiare ancora.

I doodles altro non sono che semplificazione di oggetti che abbiamo attorno alle loro forme. Un limone sarà un’ellisse, una fetta di lime o di anguria sarà un semicerchio, un vaso altro non è che un tronco di cono e così via.

nell’immagine sopra, presa da Pinterest, potete vedere un esempio utile del procedimento per disegnare qualche doodle (e spiegarlo anche ai bimbi).

Possiamo esercitarci riempiendo una pagina di disegnini di oggetti per tema, e di temi ce ne son tanti, dalle piante grasse, agli oggetti della cucina, gli oggetti di scuola e così via. Io mi son divertita a fare una cosa del genere con l’argomento cucina.

Come vedete non è difficile. Ho fatto questa attività con i bambini, ma con i cappelli! Sul quaderno ho fatto scrivere il titolo e la data e poi via di suggerimento sui cappelli da disegnare tra quelli che conoscevano.

Hanno avuto ragionevoli e comprensibili difficoltà col cappello da Capitan Uncino, ma sono stati bravissimi. Regolette per i doodles?

  1. Non devono essere precisi nè dettagliati
  2. Vanno fatti divertendosi
  3. Niente paura, come viene viene, l’obiettivo è rilassarsi. Paradossalmente è proprio così che vengono bene le cose.

E voi insegnanti? Pronti a disegnare doodles? Ebbene andate su Pinterest, digitate “doodles” e sbizzarritevi a riempire quaderni, agende, diari con disegnini semplici ed accattivanti.

Alla prossima

La vostra

Maestra Imperfetta