Addestriamo dei ragazzi a sganciare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non vogliono che scrivano “cazzo” sugli aerei perché è una parola oscena. (Apocalypse Now – Col. Kurtz)
Ho sentito questa frase oramai più di venti anni fa, quando ancora mi dovevo laureare e stavo studiando. Un pomeriggio, avendo finito il libro ed essendo pronta per l’esame, mi sono concessa il film “Apocalypse Now” in biblioteca (c’era l’area apposta con schermo grande, cuffie e poltrone comode). Il monologo del colonnello Kurtz, un magistrale Marlon Brando, è da brividi, ma questa frase mi è rimasta impressa, marchiata a fuoco nella memoria.

Da anni mi guardo intorno e spesso mi sento come spettatrice del mondo in cui vivo, spettatrice nella mia stessa vita, perché il ritmo della vita stessa è più veloce dei miei pensieri ed io, purtroppo, ho bisogno di rallentare per pensare. Citando i Negrita…”il mondo va più veloce di me”.
Da quando sono nella scuola come docente, dall’altra parte della barricata insomma, questa frase mi è tornata alla mente più bruciante che mai.
Sganciare Napalm…ovviamente nella società “civilizzata” in cui sono inserita il Napalm è altro, ma c’è e fa male, distrugge, brucia quanto quello vero, forse di più. Il Napalm di oggi è fatto di parole su cui prima non si riflette, atteggiamenti che non tengono conto dei sentimenti altrui, odio indiscriminato per tutto ciò che è diverso. A volte non serve nemmeno sia odio, basta che sia disprezzo, non è certo migliore.
Cosa stiamo insegnando alle future generazioni? Che basta il progettino carino e la competenza è servita? Che la conoscenza è fatta di quattro nozioni e due attività didattiche? Che l’importante è non scrivere nè dire “cazzo” ma poi chissenefrega se ci scappa un commento velatamente sessista, discriminatorio, razzista o non inclusivo? Siamo umani, può capitare, ci si ride su, si chiede scusa e amici come prima, intanto il Napalm è gettato e brucia lentamente ma inesorabilmente.
Quanta ipocrisia ancora dobbiamo affrontare e abbattere nel sistema (e non intendo solo quello scolastico), fatto di “dovete andare d’accordo”, “siamo tutti amici”, “vi ascoltiamo, dovete dirlo alle maestre”, ma non si parla di certi argomenti “che fa brutto” se un bambino ti chiede se ad un cadavere crescono le unghie e i capelli, se chiede scusa perché sa che il liquido seminale si chiama sperma, se fanno i balletti che vedono su tik tok a ricreazione per imitare i grandi o se esprimono liberamente un malessere che nemmeno loro sanno spiegare. Li vogliamo sorridenti e devono sorridere, li vogliamo puliti e non devono fare certe domande, li vogliamo in un modo e loro devono adeguarsi. Non è anche questo Napalm che gettiamo su di loro? E ci hanno insegnato a farlo e lo abbiamo interiorizzato al punto che lo facciamo senza accorgercene.Quanta ipocrisia c’è?
Quindi quando entro in classe, sorridendo e preparandomi a rispondere alle loro domande che nulla c’entrano con le mie materie, mi torna alla mente questa frase ed è durissima, ma il mio dovere non è far si che si comportino come io voglio, ma è rispondere alle loro curiosità insegnando con l’esempio che non c’è nulla di male nel fare domande scomode.
Non devono scrivere “cazzo” sull’aereo non perché la parola è oscena, ma perché non è rispettoso di un bene pubblico, non è il loro aereo.
Non devono sganciare Napalm perché fa male, perché distrugge, ma devono sapere che cosa fa il napalm e quali sono gli effetti. Devono scegliere di non sganciarlo, ed essere in grado di resistere se l’autorità gli dice di farlo se non lo ritengono giusto, consapevoli sempre delle proprie scelte e delle rispettive conseguenze.
La Vostra
Maestra Imperfetta