Pubblicato in: diario di una maestra

Quando il cervo “rosso” è arancione: piccole lezioni di precisione cromatica in seconda primaria

C’è un momento, nell’insegnamento, in cui realizzi che la logica ferrea dei bambini è insieme la tua migliore alleata e la tua nemesi più temibile.

Quel momento per me è arrivato durante una tranquilla lezione di inglese in seconda primaria, davanti a due pagine illustrate sugli animali dei parchi londinesi. Tutto procedeva secondo i piani: il libro mostrava un magnifico esemplare di big red deer, io traducevo con sicurezza “grande cervo rosso”, i bambini annuivano interessati. Un successo didattico a portata di mano.

Fino a quando una vocina cristallina ha rotto l’incanto: “Ma non ha il naso rosso”.

Pausa. Respiro. Modalità-spiegazione-paziente attivata: “No, tesoro, il rosso si riferisce al colore del manto, del pelo”.

Avrei dovuto saperlo. Avrei dovuto ricordare che i bambini di seconda primaria hanno una precisione cromatica calibrata rigorosamente sulla scatola dei pennarelli Giotto. E infatti, il contrattacco non si è fatto attendere: “Ma non è rosso, è arancione”.

Silenzio in aula. Guardo il cervo illustrato. Guardo i loro occhi interrogativi. Hanno ragione. Tecnicamente, oggettivamente, cromaticamente parlando: hanno ragione. Quel pelo non è rosso come il loro pennarello rosso. È… beh, è fulvo.

Ed eccomi qui, davanti a una classe di settenne, a chiedermi come spiegare l’esistenza di un colore che:

  • Non esiste nella loro tavolozza di riferimento
  • Ha un nome che probabilmente non hanno mai sentito
  • Si applica quasi esclusivamente a pelo animale e capelli umani
  • Si colloca in quella terra di nessuno tra il biondo e il rosso chiaro che nemmeno gli adulti sanno descrivere bene

Come spieghi che “rosso”, quando parliamo di cervi, volpi o capelli, non significa rosso-rosso ma una gradazione che va dal castano ramato al biondo aranciato? Che l’inglese red fa lo stesso gioco linguistico? Che esistono convenzioni cromatiche storiche che precedono i pennarelli Giotto di qualche secolo?

Il punto è che i bambini hanno uno straordinario superpotere: l’osservazione priva di filtri culturali. Non hanno ancora assorbito tutte quelle convenzioni linguistiche che noi adulti diamo per scontate. Per loro, rosso è rosso. Punto. Se dici che il cervo è rosso, dovrebbe essere rosso come il semaforo, come le fragole, come il pennarello nella loro astuccio.

La loro “imprecisione” è in realtà una precisione diversa, più aderente al mondo visivo che a quello delle convenzioni. E mi trovo a dovergli spiegare che sì, hanno ragione, ma anche no. Che il linguaggio a volte prende scorciatoie. Che “fulvo” esiste ma quasi nessuno lo usa. Che dire “cervo rosso” è più semplice anche se cromaticamente inesatto.

Alla fine, quella lezione di inglese sugli animali dei parchi londinesi mi ha lasciato con più domande che risposte:

  • A che età introduciamo le sfumature cromatiche oltre i colori base?
  • Vale la pena insegnare parole come “fulvo” in seconda primaria o rischiamo solo di confonderli?
  • Come bilanciamo la precisione scientifica con la semplificazione didattica?
  • E soprattutto: come faccio a spiegare che anche gli adulti, quando vedono una persona dai “capelli rossi”, non si aspettano letteralmente una chioma color semaforo?

Per ora, ho optato per la via intermedia: “Avete ragione, è più arancione che rosso. Ma quando parliamo di animali e capelli, ‘rosso’ è la parola che usiamo anche per questo colore qui. Esiste anche la parola ‘fulvo’, se volete saperlo”.

Risultato? Tre bambini che ora usano “fulvo” per descrivere qualsiasi cosa vagamente sul giallo-arancione, compresa la pasta al pomodoro della mensa.

Missione compiuta?

Lo sapremo nelle prossime lezioni

La vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

2 pensieri riguardo “Quando il cervo “rosso” è arancione: piccole lezioni di precisione cromatica in seconda primaria

  1. Adoro le tue storie, sono fantastiche. Quando la sera mi metto a letto, dopo una giornata intensa e faticosa, mi rallegro e rifletto sulle tue parole; così mi ritorna la voglia d’insegnare che perdo in giornate difficili come questa…Grazie di cuore

    1. Mi hai scaldato il cuore. Anche io, come te, a volte perdo la voglia, mi sento demotivata e mi si spegne a poco a poco l’entusiasmo, ma scrivo per condividere dolori ma anche meraviglie del nostro mestiere. Sapere che la mia voce arriva e rasserena anche solo una collega mi dona la grinta e la voglia di continuare.

      Grazie

      Francesca
      alias Maestra Imperfetta

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