
Ho poche certezze nella vita: un giorno morirò, mi piacciono i capibara, ma anche i castori e l’educazione passa attraverso l’esempio.
Non mi ritengo un esempio di adulto particolarmente edificante, ma non è la perfezione il modello cui aspirare, tanto non la si raggiunge, come diceva Dalì, tuttavia mi sforzo di essere l’esempio di adulto che cerca di migliorare se stesso.
Mi è capitato, durante una lezione, di far leggere ai bambini una serie di problemi. L’esercizio consisteva nel trovare il problema, tra una ventina, che non richiedeva l’addizione per risolverlo. Leggiamo i primi problemi, o meglio, li faccio leggere a loro, ed arrivati ad un problema, assieme a loro, si concorda che è quello che chiede la sottrazione.
Gli faccio scrivere e risolvere autonomamente un altro dei problemini presenti in quella pagina e intanto, dubbiosa come non mai, torno sul testo di quello segnato. Allarme rosso! Ho sbagliato!

Posso addurre mille scuse, stanchezza, pessimo sonno, preoccupazioni, distrazione, svogliatezza da rientro, ma la verità è che non ho scuse, l’errore era banale per me. Cosa fare? Chiedere scusa ammettendo e mostrando la natura fallibile dell’uomo adulto? La fragilità di un punto di riferimento? Oppure addurre qualche scusa e negare, magari rigirarsi la frittata per mantenere una facciata? E se ammetto l’errore perdo autorevolezza? Chi mi ha seguita fino ad ora può immaginare, senza troppo sforzo, quale possa essere stata la decisione presa sul momento.
Ho chiesto, per curiosità, nella pagina Facebook, nella quale le risposte spesso sono illuminanti e interessanti, non solo nei contenuti, ma anche nella forma. La domanda era rivolta anche ai genitori, non solo ai colleghi, omettendo volutamente il mio pensiero per non rischiare condizionamenti involontari. Ebbene, riporto alcune frasi che mi hanno colpita

Si sa che che predicare bene è facilissimo, razzolare altrettanto è ben diverso, tanto più che da adulti si ha un bagaglio di esperienze, più e meno positive ed alcune negativissime, che, unite ad un certo orgoglio, possono farci optare per una soluzione che ci assolve solo apparentemente. Quante volte abbiamo chiesto scusa? Riflettiamoci!

Noi adulti ci vergogniamo quando sbagliamo! Non dite di no perché non ci credo. Insegnare ti mette di fronte allo specchio, facendoti vedere un lato che non conoscevi, aspetti che ignoravi fossero della tua persona. Certo, occorre un buon grado di onestà ed autocritica per questo, ma buona parte dei docenti la posseggono. Proviamo a pensare diversamente “ho sbagliato, ok, è tutto sale che entra in zucca, non è certo l’apocalisse”.



Ho sempre cercato di mettermi nei panni dei bambini, e credo che dargli l’esempio di un adulto che fa pace con la propria fallibilità, che può sbagliare come loro, li rassicura. Sul coraggio di chiedere scusa, onestamente, non posso che essere pienamente concorde, è più difficile scusarsi che cercare colpe.

Altra cosa che i bambini, credo, apprezzano è un insegnante che non ha la risposta per ogni cosa, ma che può dar loro l’esempio su come e dove reperirla. Si tratta di una lezione di non poca importanza perché nella vita, e lo sappiamo bene, non possiamo avere la risposta pronta perché non siamo onniscienti, ma la differenza la fa chi sa dove cercare.
Attendo che abbiano finito, risolviamo il problema che hanno fatto e confesso loro il mio errore. Ho sbagliato io, ho letto distrattamente senza concentrarmi sul testo ed ho sbagliato, perché non ho pensato, e lo spiego loro chiaramente. Sottolineare l’errore, in questo caso l’analisi attenta del testo prestando attenzione al significato delle parole, è stato educativo e didattico, facendo luce sull’importanza della comprensione del testo come parte fondamentale per la soluzione di un problema.
Ho chiesto scusa perché era giusto, perché non bisogna aver paura di farlo, non sminuisce e non mina l’autorevolezza, anzi, casomai la incrementa. I bambini hanno più stima di chi riconosce i propri errori e lo vedo dalle loro reazioni. Col sorriso mi hanno detto: “maestra tutti sbagliano”, ed un altro “sbagliando si impara, lo dici pure tu”. Sono dei maestri più comprensivi e tolleranti di noi. Siamo andati avanti con i problemi ed hanno individuato da soli il problema intruso dandomi molta soddisfazione. Che posso dire? Dobbiamo imparare da loro.
E voi? Quando avete chiesto scusa ai bambini? Per cosa avete chiesto scusa? Come hanno reagito?
Che vogliate condividerlo o tenerla come riflessione, vi invito caldamente a pensarci e scrivere, anche solo per voi stessi, per poi rileggerlo tra qualche tempo.
Al prossimo articolo, la vostra
Maestra Imperfetta