Da un paio di settimane sento parlare di una mamma che, dopo aver ripreso il figlio piangente, si sfoga dicendone quattro alla categoria insegnante per i troppi compiti….tre, quattro compiti dice lei.
Essendo contraria al far vedere un minore, a maggior ragione se il minore è pure in difficoltà evidente, non pubblicherò il video incriminato né immagini dove possa vedersi il pargolo. Voi giustamente potreste obiettare che se la madre lo fa vedere, perché farmi dei problemi? Perché non approvo quello che fa la madre. Poco mi importa se il bambino in effetti non si vede bene, la luce alle sue spalle ovviamente ne oscura i tratti, ma preferisco rimanere fedele a me stessa e rispettarlo.
Sono sempre abbastanza contraria a pubblicare foto e video di bambini, questa pratica piuttosto diffusa si chiama sharenting e consiglio a tal proposito di ascoltare la puntata di Matteo Flora che ne parla chiaramente, illustrandone i rischi e gli aspetti legali che molti, in buona fede sia chiaro, ignorano.
Mi limito a trascrivere il contenuto del video senza censurare, d’altronde se lo facessi non si capirebbe forse bene la polemica, lo scandalo e le reazioni che ha scatenato. I toni nel video sono aggressivi, vanno alzandosi sempre di più man mano che parla. Il video inizia col un lamento del bambino, ripreso per qualche secondo, che pare stia effettivamente piangendo (dico pare perché in effetti con la luce alle spalle non si vede nitidamente e comunque è da lontano, ma ho notato che in altri video riprende bene alla luce entrambi i figli), seduto al tavolo del salotto, circondato da sagome di libri.
” io voglio sapere da questi maestri se è normale che mio figlio si svegli alle sei e mezzo del mattino e si ritrova il pomeriggio con tre, quattro compiti da dover fare senza poter fare sport, senza poter fare un cazzo di niente. Voi cinque, sei ore, che cazzo me ne fotte a me che avete venti alunni, ve la dovete vedere voi. Collaborazione scuola famiglia? E questa è la collaborazione che fate voi alle famiglie? Questa è? Fate schifo! Fate schifo! Questa categoria fa schifo, punto. Sono pochi quelli che si salvano, veramente pochi. Non si può fare un cazzo, dobbiamo sempre stare dietro a questi cazzo di compiti, avete rotto i coglioni!”
Il video ha avuto una diffusione incredibile, è saltato agli onori della cronaca scatenando ire, critiche e solidarietà. E sono qui a parlarne.
Mi permetto di riflettere anzitutto sugli argomenti trattati nello sfogo (perché tale è anche se disapprovo i toni ed il mezzo usato). Le mie sono riflessioni certo, e sono certa che, se pure non si possa estendere la mia esperienza personale a tutti i colleghi, è anche vero che credo sia la realtà di molti.
Tre, quattro compiti non mi spiego come possano costituire un problema, a meno che il pargolo non si sia fatto bellamente gli affari suoi in classe, come molti si intende, e si sia reso conto a casa che se non ascolti poi non sai fare. Non so esattamente la difficoltà del compito, a me è capitato dando un esercizio di matematica, di dover selezionare due delle quattro sezioni in cui era suddiviso. Una volta, ammetto, mi è capitato di dare una pagina intera, con esercizi che trascendevano il banale data la preparazione dei bambini, ma mi è dispiaciuto onestamente e da allora mi sono proposta di dare solo tre o quattro esercizi da fare nell’arco di 7 giorni (da Lunedì per il Lunedì successivo). Tuttavia non c’è solo matematica come materia, e se anche le colleghe fanno così comunque qualche compito i bambini lo hanno e lì è tutta organizzazione della famiglia.
Come spesso ripeto ai miei bimbi i compiti sono come l’allenamento per gli atleti. Se si fanno con regolarità quella materia non sarà più ostica e si impiegherà meno tempo in futuro. Abbiamo poco tempo, paradossalmente, per far fare esercizi in classe, pur sfruttandone ogni minuto. L’esercizio a casa serve per “fissare” quei concetti, procedure, regole che governano quella materia. Così come leggere una o due paginette di libro al giorno migliora la lettura ma anche la comprensione del testo, la grammatica etc, altrettanto fare operazioni rinforza quanto appreso, in un contesto non guidato dove il bambino deve fare ricorso alle proprie risorse, utilizzando quanto ricorda dell’esperienza in classe. Se il disegno tutti i giorni un animale, col tempo arriverò a disegnarlo facilmente e con meno errori. Così funziona per tutte le materie, si apprende in classe, ma è l’esercizio a casa, da soli, che fa la differenza.
Ho alunni che fanno sport, fanno danza, fanno anche strumento eppure i compiti li portano sempre…le madri non se ne sono mai lamentate con me. Non vuol dire che non abbiano le loro difficoltà, ci mancherebbe, ma dico sempre loro di limitarsi a controllare che li abbiamo fatti, non che siano giusti. Se poi mi vengono a dire “questo non l’ho fatto perché non l’ho capito”, benissimo, spiego. Non penso di essere l’unica maestra a fare così, ma mi sembra di capire che ci sono alcuni genitori invece che hanno la fissa che debbano essere corretti e lo dico perché mi sento dire quale giustificazione dei mancati compiti “eh ma sa, io non so aiutare mio figlio, non ricordo nulla di matematica”. Non so se è una scusa bella e buona o se è frutto di una cultura del “far bella figura”, ma davvero, se non si lascia loro la possibilità di sbagliare, gli si toglie il diritto di imparare.
Ci sono giorni in cui i figli vi fanno disperare perché non hanno voglia di fare i compiti? Mandateceli senza, si beccheranno nota, sgridata o altro, voi spiegategli che se la sono cercata e vedrete che non vi faranno disperare. Mia sorella ha adottato questo sistema ed in effetti ha funzionato, non solo per carattere della prole, sia chiaro, ma anche perché in famiglia l’istruzione ha valore e non denigrano mai i docenti. Con l’esperienza diretta i bambini imparano la responsabilità delle proprie azioni, ed è ora che devono farlo, non dopo. Imparano finché sono piccoli, altrimenti dopo è tutto più difficile.
Altra considerazione che mi sento di fare è che se alle primarie ti mandano in crisi tre, quattro compiti, alle secondarie che farai?
Ora mi rivolgo alla Signora in particolare. Non frega niente che abbiamo venti alunni, ce la dobbiamo vedere noi, è vero, e lo facciamo quotidianamente, ma cerchiamo di non lasciare indietro nessuno, le materie sono tante, gli argomenti sempre di più, il tempo sempre meno, le risorse per aiutare i bambini con difficoltà pure. Noi ce la vediamo tutti i giorni con venti alunni di cui a volte abbiamo quattro disabilità certificate più altri due o tre con difficoltà dovute a fattori ambientali e scarsa collaborazione dalle famiglie, ma non vogliamo nemmeno sacrificare gli elementi privi di problemi e, mi creda, facciamo l’impossibile. Molte volte ci riusciamo, altre no e per noi è frustrante perché ci crediamo in questo lavoro. A volte capita che le famiglie scarichino su di noi tutto, anche l’educazione che spetterebbe loro, rendendo difficile il lavoro in classe, quindi posso affermare che ce la vediamo già da soli, in moltissimi casi. Per questo chiediamo collaborazione, perché siamo umani, e chiediamo solo due cose: educazione e supporto.
Collaborazione scuola famiglia, il punto cruciale e, mi pare di capire, per qualcuno non pienamente compreso. La collaborazione scuola famiglia implica un’azione sinergica tra le due principali fonti di educazione ed istruzione. Non è collaborazione se si deve tradurre in “la scuola deve fare quello che noi genitori vogliamo”. La collaborazione è a doppio senso, l’impegno deve esserci da entrambe le parti per aiutare e guidare L’alunno nella crescita.
Venerdì 17 Marzo, proprio il giorno di San Patrizio, mi capita di leggere su Facebook, su New Professione Insegnante, la risposta sensata e ragionevole di Salvo Amato (cliccate sull’immagine se volete leggere l’intero articolo) da cui estraggo giusto la parte che mi ha fatto maggiormente riflettere dopo aver passato anni a sentirne e leggerne di tutti i colori sulla categoria (e questa è solo una delle ciliegine sulla torta):

“Il codice penale norma adeguatamente l’offesa ad una intera categoria a mezzo stampa o altro strumento pubblicitario ecco cosa dice il
Dispositivo dell’art. 342 Codice Penale
Chiunque offende l’onore o il prestigio di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica Autorità costituita in collegio, al cospetto del Corpo, della rappresentanza o del collegio(2), è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000(3).
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno, diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Professione Insegnante sta valutando la possibilità di avviare una azione legale contro la signora attrice di questo episodio pubblico pieno di frasi offensive per l’intera categoria.”
Si mette maluccio per la Signora in questione, e deve averlo capito pure lei, anche senza doverlo leggere tra le righe, perché proprio oggi, non so perché ma spero non sia per una querela o denuncia, bensì per sincero pentimento dopo aver compreso di aver esagerato, ha pubblicato un video di rettifica e scuse di cui trascrivo il testo per coloro che non vogliono avere Tiktok (non l’ho trovato su youtube). Il video è girato in macchina e la signora parla con toni decisamente più civili e distesi, se pure mi sembra di leggere qualche contraddizione, ma nulla a cui noi insegnanti non siamo abituati oramai:
“Alla luce di quello che è accaduto in queste ultime 24 ore è doveroso da parte mia fare una rettifica con relative scuse perché, riguardando il video, continuo a sostenere quello che ho detto ma mi rendo conto che l’ultima battuta finale è stata veramente eccessiva, dettata, ok, dall’impeto, impulsività, la rabbia, il momento. Lo sfogo è uno sfogo, va preso come tale, però, ripeto, è doveroso da parte mia, che sono una persona civile e perbene, chiedere scusa alla categoria per aver utilizzato la parola “schifo”, e quindi di questo mi dispiaccio. Sono sicura che verrà accolto positivamente questo messaggio da parte della categoria che ha capito, alcuni mi hanno dato ragione, e hanno sorvolato su questa uscita infelice, e altri giustamente si sono risentiti. In realtà raramente ho avuto problemi con i compiti, testimoniano questa affermazione tutti i miei video precedenti con i bambini e il fatto che i miei bambini vadano bene a scuola e i maestri non si sono mai lamentati, ma in quel momento ho avuto una crisi e l’ho condivisa. Non mi sarei mai aspettata tutto questo vortice mediatico. Mi preme sottolineare che i maestri dei miei figli sono sempre stati gentili e disponibili quindi quello che voi avete visto è un semplice sfogo da parte di una donna magari stanca, che vede il figlio in quel momento che non ce la fa. In un giorno in cui ho provato quello che, mi rendo conto, provato quotidianamente tantissime persone, lo provano quotidianamente e vivono male quella che è l’istruzione. Non ho mai pensato, altrimenti non lo avrei fatto, che qualcuno dei docenti potesse ritorcere un’antipatia, un risentimento contro i miei figli e questo mai lo penserò perché ho fiducia in tal senso. Sul finale mi sento di dire a tutte quelle donne che stanno criticando la mia presenza sui social, allora non dovreste andare né dal parrucchiere, né a farvi la ceretta, né a farvi le mani, né a farvi truccare, dovreste essere totalmente rivolte e dedite ai vostri figli, essere donna è anche questo, un po’ più di empatia. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti “
Io ho capito, davvero, ma mi sto domandando se è giusto sorvolare o non lo è. Non fraintendetemi, non è che comprendere significhi giustificare, ma pur comprendendo lo sfogo ferino di una madre che vede soffrire il figlio, sorvolare in questo caso potrebbe significare due cose che non mi piacciono:
1. Le parole sono pietre, una volta lanciate non si possono ritirare e fanno male. Certo, la cicatrice può guarire, scomparire, ma rimangono il ricordo ed il peso. Inoltre ciascuno è responsabile per le proprie azioni, va bene fare ammenda, e questo va preso in considerazione, ma l’uso dei social è questione molto delicata e non devono essere utilizzati per diffamare (nessuno, non solo la categoria, ma nessuna persona), insultare o simili. Insomma l’ha combinata, è andata così, ma prima di aprire la diga, meglio attendere di essersi calmati e riflettere. Ora, io apprezzo le scuse, tuttavia forse dovrebbe comunque pagare la ragionevole multa, con tutte le attenuanti per carità, per l’articolo sopra citato. Quando applichiamo delle regole in classe, pur concedendo attenuanti, ma le punizioni arrivano giusto?
2. Riprendere un minore in difficoltà, in un momento di fragilità non è perdonabile, ancor di più se sei il genitore. Mi dispiace che sia accaduto, non metto in discussione l’affetto della madre per il figlio, altrimenti non avrebbe avuto un tale sfogo, ma non lo ritengo ammissibile perché lesivo della dignità e del diritto alla riservatezza del minore.
Mi scuso se mi sono dilungata, sicuramente ci sarebbe molto altro da dire, ma al momento preferisco riflettere sul sistema scolastico di cui orgogliosamente faccio parte, abitato da docenti di tutto rispetto e validi, e la percezione a tratti errata di una minoranza di genitori che, nelle loro richieste, talvolta mi danno l’idea di non sapere cosa desiderano oppure di riflettere sui propri figli i propri vissuti negativi nella scuola.
Alla prossima
La vostra
Maestra Imperfetta