Pubblicato in: diario di una maestra

Come il Miele per le Api

Qualche tempo fa è venuto in classe un apicoltore, amico di una docente, che gentilmente lo ha invitato a far vedere ai bambini un’arnia e spiegare un poco la vita delle api ed il lavoro dell’uomo con questi insetti.

Ammetto che è stata una bella esperienza, molto interessante ed io, che non mi separo mai dal cellulare da quando la fotocamera degli smartphone ha superato la più ingombrante reflex (almeno per me sia chiaro), ho colto l’occasione per fare foto.

I bambini erano interessati, chi più chi meno, ed io, per un piccolo rinforzo, e con l’aiuto dell’entusiasmo di alcuni di loro, ho pensato ad un bel cartellone da fare sul mondo delle api (e pensare che sono tra gli insetti da cui scappo).

Ho fatto stampare, a mie spese, qualche foto dell’arnia e delle tavole su cui le api hanno costruito le loro cellette.

Ho disegnato un ramo con delle foglie e un alveare che i bambini hanno colorato talmente bene che sembrava stampato. Per pura pigrizia e per non spenderci mesi, ho cercato su internet e fotocopiato delle api da colorare e ritagliare, per incollarle attorno all’alveare.

Abbiamo anche colorato il disegno di un’arnia ed incollato le foto, mettendo anche le scritte e la descrizione del soffiatore, che mi ero persa perché non era nella mia ora.

Abbiamo visto, colorato e incollato sul quaderno e sul cartellone il ciclo di vita di un’ape (larva, pupa..) usando il progetto di un lapbook trovato su uno dei tanti siti per maestre (siate lodate colleghe, siete la mia salvezza). Ai bambini è piaciuto un mondo.

Per finire abbiamo raccolto informazioni sull’organizzazione della società delle api, l’organizzazione interna di un alveare, ed ho capito che l’Ape Maia era una fannullona. Insomma tutto questo insieme di informazioni ed attività è stato raccolto in un cartellone grande quanto due cartelloni.

Prima di concludere non poteva mancare un fumetto di sei vignette sulla produzione del miele, dall’ape che va a raccogliere polline al bimbo col vasetto di miele, passando per i macchinari che centrifugano le tavole per estrarlo ed ovviamente il modellino anatomico dell’ape.

Quest’ultimo l’ho trovato sul calendario che una collega ha gentilmente portato in classe. Lo davano in un paesino e lei lo ha preso e me lo ha portato. Io onestamente sono fissata con i modellini anatomici, in parte perché mi affascinano e in parte perché sono interessanti anche per i bambini. Trovano curioso vedere dove si forma il veleno, dov’è il cervello e gli organi in comune come sono disposti nei vari animali e insetti, quindi per ogni cartellone inserisco un modello anatomico molto semplificato.

I bambini lo hanno colorato seguendo le mie direttive. Ho seguito lo stesso schema di colori usato per il ragno, per mantenere una coerenza e rafforzare la memoria attraverso l’associazione colore-elemento. Lo stomaco è giallo, il cuore rosso, la ghiandola velenifera verde e il cervello blu o azzurro. Il resto nero. Nel caso dell’ape, essendoci già le ali azzurre ho optato per il viola per il cervello.

Il risultato finale è piaciuto così tanto che colleghe e bimbi hanno insistito per appenderlo nel corridoio così che potessero vederlo anche gli altri. Se pure non abbia avuto lo stesso successo riscosso dal cartellone su “Il volo di Sara”, tuttavia è piaciuto e, cosa non meno importante, anzi fondamentale, i bambini ne sono entusiasti al punto che uno di loro, un giorno, ha voluto darmi un contributo personale.

Questo bambino non era presente nei giorni in cui abbiamo fatto il cartellone e tutto il lavoro sulle api e, vedendo il lavoro finito, ha voluto fare una ricerca personale per poi donarmi questa infografica sulla produzione del miele. Considerando che ha otto anni e che è stato un gesto spontaneo, considero tale gesto ed il prodotto decisamente meritevoli di ammirazione, e non ho mancato di dargli una nota di merito per questa sua iniziativa.

Siamo giunti al termine di questi giorni riassunti in un articolo e, nel salutarvi, vi mostro il cartellone di cui sono tanto fieri. Può piacere o non piacere, ma tenete presente che contenuti, colore e posizione degli elementi l’hanno scelti loro, in un brainstorming divertente e costruttivo.

Come sempre se volete mandarmi i vostri lavori o dare suggerimenti potete scrivermi a diariodiunamaestra@gmail.com

Alla prossima avventura

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, insegnarte

Come si forma un fossile? Dal video al fumetto

Insegno inglese, tra le altre cose, in tre classi: due terze e una quarta…un minuto di silenzio per la mia speranza infranta di insegnare in una sola classe…

Nella quarta, in una delle sezioni English culture del libro I like english gold, Giunti editore, a pagina 48, c’è un interessante video che guida alla visita del Natural History Museum di Londra, spiegandone ovviamente la divisione in sezioni colorate. Ad ogni colore corrisponde uno o più argomenti trattati. I bambini della quarta ne sono rimasti affascinati.

Col mio solito spirito volto all’utilizzo delle tecnologie per far loro esplorare luoghi che altrimenti non esplorerebbero, mi sono messa a curiosare sul mio fidato amico Google Art&Culture per vedere se c’era qualche visita virtuale al suddetto museo. Nemmeno a dirlo ci sono anche altri musei di storia naturale. A me interessava tuttavia proprio questo di Londra e così sono andata dritta nel sito del museo in questione.

La visita virtuale non l’ho ancora trovata, ma ci sono molte proposte educational nel sito, decisamente interessanti anche per chi vuole impostare attività CLIL.

Curiosando tra i vari video e materiali che il sito ufficiale del museo mette a disposizione, ho trovato questo interessante e simpatico video che spiega come si formano i fossili. Il video è realizzato con una grafica molto semplice ma diretta, simpatica e, cosa molto importante, chiara e comprensibile anche senza conoscere la lingua. L’ho proposto ad una delle classi terze, quella dove faccio anche scienze e in cui la LIM funziona (cosa da non sottovalutare).

I bambini di terza ne sono rimasti incantati, entusiasti e così, facendo leva sul desiderio di fare, ho proposto loro di riassumere quanto visto in 9 vignette, realizzando così un fumetto. Quaderno di inglese, dizionario, matita, gomma e temperino alla mano, abbiamo iniziato a progettare.

  1. Abbiamo visto e tradotto il video senza scrivere nulla.
  2. Abbiamo cominciato a decidere assieme quali scene erano importanti e quali superflue per stabilire se si poteva fare in 9 vignette.
  3. abbiamo scritto (o meglio, hanno scritto) sul quaderno, divisi per numeri, le frasi che spiegavano le fasi del processo di fossilizzazione e scoperta.
  4. Ho fornito loro dei fogli già squadrati (questione di agilità nel lavoro, ma potete farlo fare a loro se ve la sentite) per velocizzare.
  5. I bambini hanno cominciato a fare i disegni e scrivere nelle vignette le frasi in inglese trascritte precedentemente nel quaderno.

Il lavoro è stato lungo ed ha chiesto almeno 6 ore per tutto, ma dipende molto dalla velocità di esecuzione. I disegni li ho fatti anche colorare, il che richiede più tempo ovviamente. Questa attività è piaciuta così tanto ai bambini che sono stati loro stessi a chiedermi di farla per altri argomenti, proponendo i terremoti, i vulcani e altre cose di scienze. Niente di impossibile, anzi…probabilmente lo farò.

Per chi storce il naso di fronte al fatto che ho dato loro fogli già suddivisi in vignette…avete ragione, perfettamente ragione e avrei evitato pure io, non fosse che ho fatto una scelta ragionando sulla volontà di porre l’accento e dirottare la loro attenzione sul contenuto e sulla progettazione dello storyboard. Non è facile, ma la narrazione per immagini richiede progettazione (e questa è difficile pure per me che son sempre piena di idee, immagini, storie) e dare un ordine ad una storia che si vuole narrare. Insegnare questo passaggio implica dare un ordine mentale, cosa che li aiuterà, a mio parere, in futuro nella realizzazione di ogni progetto, anche non necessariamente grafico.

I fogli già suddivisi in vignette li ho trovati da Tiger. Il kit è acquistabile online (sfortunatamente io però non ho trovato lo stencil con le pose dei supereroi). Il librone contiene diversi fogli già suddivisi in vignette da due, quattro, tre, sei o nove vignette. Ho fotocopiato quello da nove! Costa 10€ ed è acquistabile anche sullo shop online del negozio (cliccate sull’immagine e ci arrivate direttamente).

Libricini così li trovate anche su Amazon, basta cercare “template vergini per fumetti”. Ho notato che si trovano anche con le nuvolette già inserite e non è un male perché obbliga a pensare a qualcosa per inserire questo o quel dialogo o frase, insomma è un altro modo di lavorare che stimola la fantasia.

La buona notizia è che questi template costano poco e sono acquistabili con la carta del docente.

Spero di avervi almeno ispirato per una bella attività in classe.

Per questa settimana vi saluto e vi lascio con alcune delle opere dei miei piccoli fumettisti di terza

Tenete presente che sono bambini di otto anni, ed onestamente per me hanno fatto un lavoro davvero pregevole.

Alla prossima attività

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Essere orsi

Ognuno ha un animale preferito, una specie di animale totem, magari si riconosce pure in esso per alcuni tratti del carattere. Io adoro i roditori, ratti, castori, scoiattoli, cincillà e capibara (i conigli un po’ meno), mia sorella invece adora gli orsi.

È capitato giusto ieri che, per correggere un problema dato ai bimbi, si legge il testo che parla di orsi.

Lago Blu 3, pag 68

Seduta al banco di un bimbo assente, quindi seduta tra di loro come faccio spesso da ormai qualche mese, mi viene una curiosità e la condivido con loro. Ricordo che in un documentario l’orso bianco arrivava al peso di 1000 kg circa.

Parte la curiosità generale ed io chiedo loro “a che serve internet se non lo si usa per queste curiosità?” ed ecco che si parte a cercare e spulciare Wikipedia per trovare le curiosità sull’orso bianco.

I bimbi mi hanno risposto che tutte e tre le domande sono valide…in effetti pensandoci viene pure da ridere, ma si può trovare quanto pesano i due orsi insieme…ammesso accettino di stare sulla stessa bilancia (scherzo, basta fare l’addizione).

Si ragiona anche sulla seconda domanda, ma è facile, troppo, infatti mi dicono con aria quasi annoiata “va beh maestra basta fare 800 meno 150”. Musica per le mie orecchie.

La terza domanda è valida? Massi, perché non dovrebbe? Basta fare 150+150+150… fino ad avvicinarsi al numero 800. Certo non si arriva ado 800 precisi, ma alla fine abbiamo dedotto che per fare un orso polare servono 5 orsi tibetani volenterosi e disposti a farsi tingere di bianco e un cucciolo.

A questo punto la domanda sorge spontanea: “maestra ma l’orso che ha ucciso quell’uomo è cattivo?”

Parte ovviamente il ragionamento. Immaginate di essere orsi, dovete procurarvi il cibo da soli, avete dormito tutto l’inverno e vi siete svegliati è fatto dei cuccioli magari. Vedete questo bipede glabro che corre. Non sapete perché corre e se sta correndo per attaccare voi o i vostri cuccioli, ma sicuramente sapete che è un predatore perché siete nati e cresciuti sapendo questo, che fate?

Nel dubbio c’è chi scappa e chi attacca. Bambine e bambini hanno subito detto “eh no, difendo i cuccioli”, come la cosa più ovvia del mondo. Ne deduciamo assieme che l’orso non aveva fame, o se lo sarebbe mangiato, voleva difendere, non è quindi cattivo, ha solo fatto l’orso.

“Maestra come facciamo ad evitare che uccida altre persone?”

“Maestra, ma quindi non si può più andare nei boschi?”

Sapessi rispondere, però l’uomo ha una caratteristica che lo rende diverso dagli animali, e non parlo del pollice opponibile, ed è la capacità di dominare e superare l’istinto per trovare soluzioni alternative, contro intuitive ma efficaci. Mi dispiace e rispetto il dolore della famiglia del runner, ma l’animale non ha colpa, siamo noi umani che, avendo invaso e ristretto il loro territorio, siamo nel dovere morale di trovare una soluzione.

Ho letto ieri che si conta di mettere l’orsa (avevo azzeccato che potesse essere difesa della prole) e i cuccioli in qualche area protetta e lo auspico di cuore.

Dal peso degli orsi siamo passati alle misure di peso sul libro…ma questa è un’altra storia.

Al prossimo momento di riflessione

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra

Pausa didattica per Pasqua

Chi mi conosce bene sa che non sono da lavoretti, specialmente quelli a ridosso delle feste comandate.

All’inizio di questo anno mi son sentita dire che c’è una diffusa contrarietà da parte dei dirigenti scolastici alla distribuzione di quei sei giorni in più oltre le pause didattiche da calendario scolastico, perché ritenute sospensione di un servizio pubblico.

Non sono d’accordo con questa visione che, almeno a me, suona più punitiva che volta all’interesse del bambino.

Nelle scuole tedesche e francesi, per esempio, i giorni di scuola sono intervallati da più pause all’interno dell’anno scolastico. E’ vero che questo si traduce in una estensione a tutto Giugno e Luglio di lezioni, ma è anche vero che con più pause prive di compiti i bambini hanno modo di ricaricarsi e tornare in classe freschi e riposati.

Non possiamo pretendere, almeno a mio parere, che siano sempre attenti se dopo qualche giorno persino noi siamo stanchi…e stiamo in classe solo cinque ore, sei al massimo al contrario di loro che ne stanno ben otto. Ci sono le pause, è vero, e in quelle in genere dobbiamo rilassarci e rigenerarci un poco, ma sappiamo che poi riprendere è anche più dura. Lo è per noi adulti, figurarsi per un bambino.

Il problema che riscontriamo come docenti è che questa scuola, nel lodevole intento di andare incontro alle esigenze di famiglie con genitori lavoratori e a fronte di una carenza di disponibilità economiche per baby sitter e centri vari, o minore disponibilità di nonni, si sacrifica il bambino stesso riducendone il gioco e aumentandone il carico di lavoro e di stress.

Io sono a favore dei compiti, sempre e comunque, e ci tengo che li facciano, ma sono contraria al carico eccessivo quando gli alunni stanno già troppe ore a scuola, forse sarebbe opportuno riconsiderare la distribuzione e la quantità delle materie e dei contenuti dei testi. In un entusiasmo pedagogico che, al solito, vira verso gli eccessi, si è arrivati a più libri per anno che, tuttavia, non sono seguiti da più conoscenza.

Uno dei problemi che riscontro spesso è la fatica a mantenere nel “contenitore” della memoria le conoscenze acquisite per trasformarle in competenze. Come fare?

Qui da un lato le famiglie colpevolizzano gli insegnanti e gli insegnanti lamentano che è colpa delle famiglie (sia chiaro, non tutti sia da un lato che dall’altro), ma chi si ferma a pensare, senza cercare un colpevole ma cercando una causa, alla fonte di questo problema? Probabilmente fior di psicologi e pedagogisti lo fanno, ma intanto ogni giorno un docente entra in classe e si trova a dire almeno una volta a lezione “ma ve l’ho già spiegato mille volte” e rispiega la milleunesima.

Come compitino di Pasqua mi piacerebbe che tutti noi docenti e genitori riflettessimo sul nostro operato, ma con onestà e spirito critico ma costruttivo, individuando gli errori che pensiamo di commettere e quelle azioni che attuiamo o che pensiamo di attuare in futuro nell’interesse dei nostri bambini, alunni o figli che siano, per guidarli nella crescita e costruzione autonoma delle conoscenze.

Buone feste

la vostra

Maestra Imperfetta