L’insegnante è un pubblico ufficiale e l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri dei genitori degli allievi.
Come vi suona questa frase? In realtà l’ho presa da una lettera su Orizzonte Scuola, perché mi è tornato alla mente un episodio riportatomi riguardante qualche collega che, comprensibilmente stanca dei continui e persistenti, nonché maleducati, attacchi di alcuni genitori, ha sottolineato che noi docenti siamo “pubblici ufficiali” per chiudere discorsi e abbassare la saracinesca.
Ammetto che quando mi è stato riportato non sapevo cosa dire, ed infatti non mi pare di aver detto nulla più che un gentile “beh, si è vero, lo siamo”. Ma qualcosa stonava e non comprendevo cosa visto che, almeno stando a seminari sui nostri oneri e onori, letture e studio, in effetti è vero, così come sono pubblici ufficiali gli impiegati del comune, ciascuno responsabile per le proprie mansioni.
La mamma di Palermo, di cui già non ricordo il nome, che tanto ha fatto parlare di sé per il linguaggio aggressivo ed offensivo contro gli insegnanti, è solo la punta dell’ iceberg di un malcontento generale che sembra cercare, e trova, un capro espiatorio nella categoria docente, considerata privilegiata per orari, impegni e ferie. Nel mio personale vissuto, fino ad ora, ho dovuto subire giusto un paio di attacchi che riflettevano, ad un attento esame, il bisogno di cercare al di fuori la causa del malessere del figlio, atteggiamento umano e comprensibile, pertanto non mi sento di condannarlo pur non condividendolo.
Rimane comunque il nocciolo della questione: le aggressioni, verbali e/o fisiche, e le violenze psicologiche alla categoria. I carabinieri subiscono un’umorismo fatto di barzellette umilianti, noi almeno abbiamo al massimo Pierino, ma se offendono un carabiniere le conseguenze sono gravi, se offendono noi ci si stupisce e si critica pure il docente che, sensatamente, reagisce e denuncia. Andando a spulciare nel web e in vari testi, si legge quanto segue:
il docente quando si trova all’interno della scuola riveste il ruolo di pubblico ufficiale e offenderlo è considerato dal Codice Penale “oltraggio al pubblico ufficiale”. La definizione di “pubblico ufficiale” la si trova nell’art.357 del c.p. comma 1 che recita testualmente: “Agli effetti della legge penale sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Quindi tutti coloro che svolgono un lavoro nella Pubblica Amministrazione sono considerati “pubblici ufficiali” e l’offesa arrecata loro è perseguibile penalmente anche con la reclusione.
l’art. 341 bis del c. p. “Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni”.
Insomma, stando al codice penale ogni genitore o altro che, durante l’esercizio delle nostre funzioni, ci insulta o offende o aggredisce dovrebbe incorrere in sanzioni e pene, ma ciò non avviene. Sto riflettendo a lungo su questo, e non perché abbia delle tendenze giustizialiste, ma perché tutta la valanga di critiche e di insulti, spesso ingiustificati, alla categoria fa male a lungo andare…fa male anche alla più motivata delle persone. Non si chiede l’altare in casa e la dogmatica ragione, questo sia ben chiaro, ma almeno il rispetto, tutto qui.
Dopo pochi mesi dal decesso di mio padre, mi fermarono ad un posto di blocco, avevo torto e infatti non provai nemmeno a difendermi, ma in quel momento ero così…fragile, stanca e sconvolta che mi misi a piangere mentre davo patente e libretto al poliziotto. Non volevo nulla, non chiedevo nulla, solo avevo trattenuto così tanto le lacrime, mi ero mostrata forte tutto il giorno con i bimbi, con mia madre, con la famiglia, sorridente, impegnatissima e attenta e in quel momento si è spezzato qualcosa. Ebbene il poliziotto mi chiese cosa stesse succedendo e gli spiegai che non era colpa sua, di fare pure il suo dovere e non badare alle mie lacrime, avrei smesso di piangere. In quel momento lui era un pubblico ufficiale, ma mi prese la mano e mi consolò, non mi lasciò andare fino a quando non mi vide più tranquilla, evitando di farmi la multa nonostante lo avessi invitato a procedere. Mostrò un lato umano, solidale, comprensivo…aveva capito che avevo bisogno di quello. Questo episodio me lo porto dentro ancora adesso perché vorrei ringraziarlo, ma non ricordo come si chiama, ma mi ha insegnato tanto e lo racconto perché noi docenti, come quel poliziotto, spesso e volentieri usiamo empatia, comprensione, ascolto, e sorvoliamo anche su critiche, malignità e aggressioni, ma questo non vuol dire che ci si debba sentire autorizzati ad usarci come sacco da boxe.
Quanto alla mia collega, non posso negare che abbia ragione, siamo pubblici ufficiali, ma come tali siamo servitori dello Stato, e lo Stato sono anche tutti i cittadini di cui siamo al servizio (anche se ciò non autorizza a maltrattamenti), ma ribadirlo, in taluni frangenti, chiude le finestre al dialogo ed è sul dialogo che si basa e si deve sempre basare il nostro mestiere, sia in classe con gli alunni, sia con i colleghi e superiori, sia, soprattutto, con le famiglie.
Il dialogo, l’ascolto, la comprensione (che non significa giustificare) possono fare la differenza, ma occorre che la comprensione non sia a senso unico.
Argomento spinoso, lo so, e non credo sia esaustivo questo articolo, ma ogni volta che come docente ho a che fare con qualcuno, mi torna sempre in mente quel poliziotto e ricordo che come pubblico ufficiale devo anche comprendere da chi mi viene detto cosa e devo leggere tra le righe, insomma un po’ di psicologia non guasta mai ed occorre sempre stare attenti alla forma e non solo al contenuto.
Questa vuol essere solo una personale riflessione su un mestiere più complesso e delicato di quanto si possa pensare. Spero possa aiutare, offrire spunti o, perché no, aprire dibattiti.
Per oggi è tutto
la vostra
Maestra Imperfetta




