Capita che durante l’anno scolastico avvenga una qualche tragedia da qualche parte del mondo che, in qualche modo, colpisce la fantasia e l’immaginario. Lo scorso anno la guerra in Ucraina (no, non entro nel merito della questione), sulla quale legioni di insegnanti di tutti gli ordini e gradi han fatto lezioni trasversali e non, discussioni, attività, prodotto tanti disegni, cartelloni con scritto “pace” e via dicendo.
Quest’anno, il 6 Febbraio, il terremoto in Turchia e Siria, ma noi ricordiamo di più la Turchia anche se quelli messi peggio forse sono in Siria. Comunque, oltre ogni questione politica che al momento non interessa quello di cui tratto, ho deciso di “approfittare” dell’evento per affrontare l’argomento dal punto di vista prettamente scientifico.
Ma a Febbraio succedono le tragedie? Prima il Covid, poi la guerra e ora il terremoto…
Sul libro di testo utilizzato in classe, Lago Blu della Giunti (non mi pagano per questo), ho trovato appunto l’argomento terra, formazione, vulcani e terremoti. Ho accantonato volutamente i viventi quindi per dedicarmi a questo, facendo un paio di lezioni incentrate sulla lettura e riflessione. Ho fatto loro vedere, dopo aver letto il testo riguardante prima gli strati del pianeta terra e poi i terremoti, e simulato qualche terremoto con astucci impilati e banchi, un video su youtube che spiegava il fenomeno con ausilio di simpatici disegnini.
I bambini hanno molto apprezzato! Abbiamo scritto sul libro le due scale di misurazione (Mercalli e Richter) annotandoci cosa misurano di un terremoto.
Successivamente abbiamo sottolineato sul libro di testo le frasi chiave, quelle che contenevano le parole importanti e le loro definizioni. Tra esperimenti e sottolineature, ecco che annuncio che dovrò comunque fare una verifica, ma scritta e dando loro due settimane per prepararsi su tre pagine.
Problema: non esistono schede didattiche nelle guide che affrontano questo argomento, pur essendo presente nel libro di testo! Assurdo!
Oramai la verifica è promessa e non posso certo tirarmi indietro, tanto più che sono abituati che quel che alle mie parole seguono sempre i fatti, pertanto, facendo tesoro del detto “chi fa da se fa per tre”, eccomi che mi sono messa all’opera con microsoft pubblisher (ma si può usare anche open office o google documenti che sono gratuiti) e la mia fida Wacom. Fin da bambina ho ragionato così “se c’è qualcosa che ti piace ma non viene prodotto, o viene prodotto ma non come vuoi tu…fattelo da sola”
Eccomi dunque a cercare ispirazione dal web, i siti inglesi e americani offrono spunti davvero molto interessanti su tutti gli argomenti, ed elaborare qualcosa di personale.
Ho fatto due pagine per un totale di quattro esercizi pensando ai punti di forza e punti deboli dei miei alunni. Ho anche dovuto elaborare qualcosa per gli alunni con difficoltà, presenti anche nella mia classe.
Uno degli esercizi elaborati è questo rappresentato nella figura, molto semplice e, per loro almeno dovrebbe risultare facile.
Ho anche fatto una scheda apposita per i bambini con problematiche differenti ed in effetti ha aiutato molto. I risultati sono stati curiosi. Alcuni bambini hanno messo correttamente i vari strati della terra nell’esercizio sopra, ma hanno affermato, in una scelta tra vero e valso per ciascuna frase, che La crosta terrestre è lo strato più interno…pur avendolo segnato esterno nell’esercizio di cui sopra. Perché?
Una difficoltà che invece hanno riscontrato alcuni bambini con difficoltà è stato comprendere le temperature, ossia il simbolo del termometro (pur avendolo fatto).
O non so disegnare, e questo non lo escludo, oppure c’è qualche problema nella comprensione del linguaggio simbolico.
Per i bambini privi di problematiche di sorta invece vi erano esercizi differenti, che richiedevano la comprensione del testo. Per giunta, nel tentativo di aiutarli occultamente, ho ripreso quanto scritto nel libro:
Alcuni bambini si sono accorti che il testo era preso dal libro, molti no, ma l’esercizio ha creato difficoltà unicamente tra l’inserimento di “terremoti” e “sismografi”.
Nel complesso mi ha incuriosita il fatto che coloro che eccellevano nelle domande sugli strati della terra e le temperature, fossero meno ferrati sui terremoti e viceversa.
Queste sono solo mie considerazioni, sia chiaro, magari ho sbagliato qualcosa io nelle spiegazioni, tuttavia spero che questo articolo possa essere stato spunto di riflessione per altri docenti. Se qualcuno ha individuato degli errori magari può evitare di ripeterli, ma prego di inviarmi mail ed indicarmi dove potrei aver sbagliato, d’altronde sono fallibile.
Se c’è qualcuno, tra coloro che stanno leggendo, interessato ad avere le schede che ho fatto (i disegni sono opera mia), chieda pure inviandomi una mail a “diariodiunamaestra@gmail.com”. Invierò le schede prodotte e proposte ai miei alunni in pdf, totalmente gratuite.
Quando ero piccolina, non siamo nel pleistocene ma quasi, ricordo che amavo particolarmente quei pezzi di legno con i chiodini in cui dovevi comporre figure con gli elastici. Ci sarei stata ore a fare figure geometriche (ognuno ha le sue turbe), esattamente come amavo fare costruzioni con i pezzi di legno geometrici. I lego non me li ricordo in casa, ma ricordo che ci giocavo con un amico.
La geometria mi è sempre piaciuta, sia piana che solida, e non so spiegare il motivo onestamente, non a livello conscio almeno. Come insegnarla? Mi sono posta il problema molte volte. Come insegnarla a bambini che sembrano non avere nemmeno più l’elasticità che avevamo noi alla loro età? (ma l’avevamo davvero?).
Ho trovato, gironzolando per il web come mio uso, una serie di web apps, ossia di app che non richiedono necessariamente l’installazione per funzionare, ma solo una connessione. Il sito si chiama Mathlearningcenter e,tra le varie app disponibili gratuitamente, ho trovato Geoboard!
Nemmeno a dirlo l’ho dovuta subito provare, non sono riuscita a resistere. L’ho provata sul mio pc di casa, con windows 10, usando chrome come browser, niente che non possiate fare da scuola insomma.
Puoi installare l’estensione per il browser oppure usarlo su IOS, quindi su Mac e Ipad.
Aperta la web app mi sono trovata la scelta tra tre tipi di basi: quadrata, rettangolare e tonda.
Sulla destra, se selezionate “grid”, vi appariranno anche delle linee di collegamento tra i punti
Se andate a selezionare la voce ancora a destra vi appare la scritta “grid with numbers”, il risultato che otterrete selezionando questa voce è questo:
Una griglia con linee che collegano i punti e numeri sugli assi. Potrebbe essere utile anche per esercitarsi con l’orientamento spaziale, oltre che altre attività fattibili con questo giocattolino.
Ma ora passiamo agli elastici. In basso abbiamo diversi elastici colorati. Dobbiamo selezionarne uno e trascinarlo, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, sulla griglia. Si aggancerà in automatico a due punti vicini sulla griglia dove lasceremo andare il tasto del mouse.
Stessa cosa se vogliamo fare un quadrato o altri poligoni. Pensate sempre di avere un elastico e si comporta esattamente come un elastico. Basta avvicinarsi ad un puntino e vedrete che dalla x rossa si passa alla V verde.
Si possono aggiungere anche altre figure, basta prendere altri elastici e trascinarli. Ho già provato, e non ho trovato al momento limiti al numero di figure. Si possono mettere anche più elastici del medesimo colore quindi…sbizzarritevi!
COLORE DI RIEMPIMENTO
Possiamo riempire di colore le figure! Ebbene si! Se abbiamo due figure geometriche, ma ne vogliamo riempire solo una, basterà cliccare su un punto dell’elastico che compone la figura da riempire e selezionare il triangolino con la goccia in basso.
Ecco che la nostra figura si colorerà. E se volessimo invece colorare tutte le figure? Facilissimo, vicino al triangolo con la goccia c’è un simbolino con due figure geometriche e la goccia: se ci passate sopra col mouse vi apparirà la scritta “Fill all bands” ed ecco che tutte le figure geometriche sono magicamente colorate al loro interno.
Gli strumenti che seguono sono per me i più inutili, o utili a seconda del caso vostro. La cover, che sinceramente credo serva giusto se volete esportare il lavoro.
A destra si apre una calcolatrice che scrive sul nostro piano di lavoro (potete poi spostare la scritta. Carina eh, se volete magari far scrivere ai bambini i calcoli del perimetro del poligono rappresentato…per esempio.
A destra la T indica il Testo! Potete scrivere qualsiasi cosa, nei colori proposti, e spostarlo, mettendolo come appunto, titolo. nome del poligono, quello che vi suggerisce la fantasia.
La matitina indica invece il disegno! Libero, dritto, il colore, la gomma e la possibilità di cancellare tutto ciò che avete disegnato!
Carino in effetti, dipende sempre da cosa pensate di farci! Tuttavia riconosco che se volete magari scrivere o segnare cose sui poligoni, o magari gli angoli retti in un triangolo…ecco che la matita può servire.
Se andate su “Share”, ossia qul quadratino a destra con la freccetta che esce da esso (vicino alla i), ecco che vi appare questa schermata:
Share significa “condividere”, per chi non lo sa. Potete salvare l’immagine con “save image” oppure copiarla con “copy image”
Potete condividere con “Share a link”, dove c’è un link generato che potete inviare, per esempio, ai vostri alunni, o che gli alunni possono inviare a voi…
Share a code genera un codice che, scritto poi nello spazio che si presenta se cliccate sul simbolo della chiave, vi apre quel lavoro fatto.
Ed ecco che, con un minimo di attesa, vedete la schifezza che ho fatto giusto per sperimentare un poco questo strumento. Come sempre consiglio di provarlo anche voi direttamente, giocarci un poco fin quando non si prende confidenza e poi proporlo agli studenti.
Personalmente lo vedo utile sia in classe sulla LIM sia se i bambini hanno pc portatili o tablet per produrre a gruppi il loro lavoro. Come sempre spetta alla fantasia del docente fare di uno strumento un’occasione per imparare.
Per ora vi lascio
alla prossima web app (o no?) o articolo la vostra affezionata
Da un paio di settimane sento parlare di una mamma che, dopo aver ripreso il figlio piangente, si sfoga dicendone quattro alla categoria insegnante per i troppi compiti….tre, quattro compiti dice lei.
Essendo contraria al far vedere un minore, a maggior ragione se il minore è pure in difficoltà evidente, non pubblicherò il video incriminato né immagini dove possa vedersi il pargolo. Voi giustamente potreste obiettare che se la madre lo fa vedere, perché farmi dei problemi? Perché non approvo quello che fa la madre. Poco mi importa se il bambino in effetti non si vede bene, la luce alle sue spalle ovviamente ne oscura i tratti, ma preferisco rimanere fedele a me stessa e rispettarlo.
Sono sempre abbastanza contraria a pubblicare foto e video di bambini, questa pratica piuttosto diffusa si chiama sharenting e consiglio a tal proposito di ascoltare la puntata di Matteo Flora che ne parla chiaramente, illustrandone i rischi e gli aspetti legali che molti, in buona fede sia chiaro, ignorano.
Mi limito a trascrivere il contenuto del video senza censurare, d’altronde se lo facessi non si capirebbe forse bene la polemica, lo scandalo e le reazioni che ha scatenato. I toni nel video sono aggressivi, vanno alzandosi sempre di più man mano che parla. Il video inizia col un lamento del bambino, ripreso per qualche secondo, che pare stia effettivamente piangendo (dico pare perché in effetti con la luce alle spalle non si vede nitidamente e comunque è da lontano, ma ho notato che in altri video riprende bene alla luce entrambi i figli), seduto al tavolo del salotto, circondato da sagome di libri.
” io voglio sapere da questi maestri se è normale che mio figlio si svegli alle sei e mezzo del mattino e si ritrova il pomeriggio con tre, quattro compiti da dover fare senza poter fare sport, senza poter fare un cazzo di niente. Voi cinque, sei ore, che cazzo me ne fotte a me che avete venti alunni, ve la dovete vedere voi. Collaborazione scuola famiglia? E questa è la collaborazione che fate voi alle famiglie? Questa è? Fate schifo! Fate schifo! Questa categoria fa schifo, punto. Sono pochi quelli che si salvano, veramente pochi. Non si può fare un cazzo, dobbiamo sempre stare dietro a questi cazzo di compiti, avete rotto i coglioni!”
Il video ha avuto una diffusione incredibile, è saltato agli onori della cronaca scatenando ire, critiche e solidarietà. E sono qui a parlarne.
Mi permetto di riflettere anzitutto sugli argomenti trattati nello sfogo (perché tale è anche se disapprovo i toni ed il mezzo usato). Le mie sono riflessioni certo, e sono certa che, se pure non si possa estendere la mia esperienza personale a tutti i colleghi, è anche vero che credo sia la realtà di molti.
Tre, quattro compiti non mi spiego come possano costituire un problema, a meno che il pargolo non si sia fatto bellamente gli affari suoi in classe, come molti si intende, e si sia reso conto a casa che se non ascolti poi non sai fare. Non so esattamente la difficoltà del compito, a me è capitato dando un esercizio di matematica, di dover selezionare due delle quattro sezioni in cui era suddiviso. Una volta, ammetto, mi è capitato di dare una pagina intera, con esercizi che trascendevano il banale data la preparazione dei bambini, ma mi è dispiaciuto onestamente e da allora mi sono proposta di dare solo tre o quattro esercizi da fare nell’arco di 7 giorni (da Lunedì per il Lunedì successivo). Tuttavia non c’è solo matematica come materia, e se anche le colleghe fanno così comunque qualche compito i bambini lo hanno e lì è tutta organizzazione della famiglia.
Come spesso ripeto ai miei bimbi i compiti sono come l’allenamento per gli atleti. Se si fanno con regolarità quella materia non sarà più ostica e si impiegherà meno tempo in futuro. Abbiamo poco tempo, paradossalmente, per far fare esercizi in classe, pur sfruttandone ogni minuto. L’esercizio a casa serve per “fissare” quei concetti, procedure, regole che governano quella materia. Così come leggere una o due paginette di libro al giorno migliora la lettura ma anche la comprensione del testo, la grammatica etc, altrettanto fare operazioni rinforza quanto appreso, in un contesto non guidato dove il bambino deve fare ricorso alle proprie risorse, utilizzando quanto ricorda dell’esperienza in classe. Se il disegno tutti i giorni un animale, col tempo arriverò a disegnarlo facilmente e con meno errori. Così funziona per tutte le materie, si apprende in classe, ma è l’esercizio a casa, da soli, che fa la differenza.
Ho alunni che fanno sport, fanno danza, fanno anche strumento eppure i compiti li portano sempre…le madri non se ne sono mai lamentate con me. Non vuol dire che non abbiano le loro difficoltà, ci mancherebbe, ma dico sempre loro di limitarsi a controllare che li abbiamo fatti, non che siano giusti. Se poi mi vengono a dire “questo non l’ho fatto perché non l’ho capito”, benissimo, spiego. Non penso di essere l’unica maestra a fare così, ma mi sembra di capire che ci sono alcuni genitori invece che hanno la fissa che debbano essere corretti e lo dico perché mi sento dire quale giustificazione dei mancati compiti “eh ma sa, io non so aiutare mio figlio, non ricordo nulla di matematica”. Non so se è una scusa bella e buona o se è frutto di una cultura del “far bella figura”, ma davvero, se non si lascia loro la possibilità di sbagliare, gli si toglie il diritto di imparare.
Ci sono giorni in cui i figli vi fanno disperare perché non hanno voglia di fare i compiti? Mandateceli senza, si beccheranno nota, sgridata o altro, voi spiegategli che se la sono cercata e vedrete che non vi faranno disperare. Mia sorella ha adottato questo sistema ed in effetti ha funzionato, non solo per carattere della prole, sia chiaro, ma anche perché in famiglia l’istruzione ha valore e non denigrano mai i docenti. Con l’esperienza diretta i bambini imparano la responsabilità delle proprie azioni, ed è ora che devono farlo, non dopo. Imparano finché sono piccoli, altrimenti dopo è tutto più difficile.
Altra considerazione che mi sento di fare è che se alle primarie ti mandano in crisi tre, quattro compiti, alle secondarie che farai?
Ora mi rivolgo alla Signora in particolare. Non frega niente che abbiamo venti alunni, ce la dobbiamo vedere noi, è vero, e lo facciamo quotidianamente, ma cerchiamo di non lasciare indietro nessuno, le materie sono tante, gli argomenti sempre di più, il tempo sempre meno, le risorse per aiutare i bambini con difficoltà pure. Noi ce la vediamo tutti i giorni con venti alunni di cui a volte abbiamo quattro disabilità certificate più altri due o tre con difficoltà dovute a fattori ambientali e scarsa collaborazione dalle famiglie, ma non vogliamo nemmeno sacrificare gli elementi privi di problemi e, mi creda, facciamo l’impossibile. Molte volte ci riusciamo, altre no e per noi è frustrante perché ci crediamo in questo lavoro. A volte capita che le famiglie scarichino su di noi tutto, anche l’educazione che spetterebbe loro, rendendo difficile il lavoro in classe, quindi posso affermare che ce la vediamo già da soli, in moltissimi casi. Per questo chiediamo collaborazione, perché siamo umani, e chiediamo solo due cose: educazione e supporto.
Collaborazione scuola famiglia, il punto cruciale e, mi pare di capire, per qualcuno non pienamente compreso. La collaborazione scuola famiglia implica un’azione sinergica tra le due principali fonti di educazione ed istruzione. Non è collaborazione se si deve tradurre in “la scuola deve fare quello che noi genitori vogliamo”. La collaborazione è a doppio senso, l’impegno deve esserci da entrambe le parti per aiutare e guidare L’alunno nella crescita.
Venerdì 17 Marzo, proprio il giorno di San Patrizio, mi capita di leggere su Facebook, su New Professione Insegnante, la risposta sensata e ragionevole di Salvo Amato (cliccate sull’immagine se volete leggere l’intero articolo) da cui estraggo giusto la parte che mi ha fatto maggiormente riflettere dopo aver passato anni a sentirne e leggerne di tutti i colori sulla categoria (e questa è solo una delle ciliegine sulla torta):
“Il codice penale norma adeguatamente l’offesa ad una intera categoria a mezzo stampa o altro strumento pubblicitario ecco cosa dice il
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno, diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Professione Insegnante sta valutando la possibilità di avviare una azione legale contro la signora attrice di questo episodio pubblico pieno di frasi offensive per l’intera categoria.”
Si mette maluccio per la Signora in questione, e deve averlo capito pure lei, anche senza doverlo leggere tra le righe, perché proprio oggi, non so perché ma spero non sia per una querela o denuncia, bensì per sincero pentimento dopo aver compreso di aver esagerato, ha pubblicato un video di rettifica e scuse di cui trascrivo il testo per coloro che non vogliono avere Tiktok (non l’ho trovato su youtube). Il video è girato in macchina e la signora parla con toni decisamente più civili e distesi, se pure mi sembra di leggere qualche contraddizione, ma nulla a cui noi insegnanti non siamo abituati oramai:
“Alla luce di quello che è accaduto in queste ultime 24 ore è doveroso da parte mia fare una rettifica con relative scuse perché, riguardando il video, continuo a sostenere quello che ho detto ma mi rendo conto che l’ultima battuta finale è stata veramente eccessiva, dettata, ok, dall’impeto, impulsività, la rabbia, il momento. Lo sfogo è uno sfogo, va preso come tale, però, ripeto, è doveroso da parte mia, che sono una persona civile e perbene, chiedere scusa alla categoria per aver utilizzato la parola “schifo”, e quindi di questo mi dispiaccio. Sono sicura che verrà accolto positivamente questo messaggio da parte della categoria che ha capito, alcuni mi hanno dato ragione, e hanno sorvolato su questa uscita infelice, e altri giustamente si sono risentiti. In realtà raramente ho avuto problemi con i compiti, testimoniano questa affermazione tutti i miei video precedenti con i bambini e il fatto che i miei bambini vadano bene a scuola e i maestri non si sono mai lamentati, ma in quel momento ho avuto una crisi e l’ho condivisa. Non mi sarei mai aspettata tutto questo vortice mediatico. Mi preme sottolineare che i maestri dei miei figli sono sempre stati gentili e disponibili quindi quello che voi avete visto è un semplice sfogo da parte di una donna magari stanca, che vede il figlio in quel momento che non ce la fa. In un giorno in cui ho provato quello che, mi rendo conto, provato quotidianamente tantissime persone, lo provano quotidianamente e vivono male quella che è l’istruzione. Non ho mai pensato, altrimenti non lo avrei fatto, che qualcuno dei docenti potesse ritorcere un’antipatia, un risentimento contro i miei figli e questo mai lo penserò perché ho fiducia in tal senso. Sul finale mi sento di dire a tutte quelle donne che stanno criticando la mia presenza sui social, allora non dovreste andare né dal parrucchiere, né a farvi la ceretta, né a farvi le mani, né a farvi truccare, dovreste essere totalmente rivolte e dedite ai vostri figli, essere donna è anche questo, un po’ più di empatia. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti “
Io ho capito, davvero, ma mi sto domandando se è giusto sorvolare o non lo è. Non fraintendetemi, non è che comprendere significhi giustificare, ma pur comprendendo lo sfogo ferino di una madre che vede soffrire il figlio, sorvolare in questo caso potrebbe significare due cose che non mi piacciono:
1. Le parole sono pietre, una volta lanciate non si possono ritirare e fanno male. Certo, la cicatrice può guarire, scomparire, ma rimangono il ricordo ed il peso. Inoltre ciascuno è responsabile per le proprie azioni, va bene fare ammenda, e questo va preso in considerazione, ma l’uso dei social è questione molto delicata e non devono essere utilizzati per diffamare (nessuno, non solo la categoria, ma nessuna persona), insultare o simili. Insomma l’ha combinata, è andata così, ma prima di aprire la diga, meglio attendere di essersi calmati e riflettere. Ora, io apprezzo le scuse, tuttavia forse dovrebbe comunque pagare la ragionevole multa, con tutte le attenuanti per carità, per l’articolo sopra citato. Quando applichiamo delle regole in classe, pur concedendo attenuanti, ma le punizioni arrivano giusto?
2. Riprendere un minore in difficoltà, in un momento di fragilità non è perdonabile, ancor di più se sei il genitore. Mi dispiace che sia accaduto, non metto in discussione l’affetto della madre per il figlio, altrimenti non avrebbe avuto un tale sfogo, ma non lo ritengo ammissibile perché lesivo della dignità e del diritto alla riservatezza del minore.
Mi scuso se mi sono dilungata, sicuramente ci sarebbe molto altro da dire, ma al momento preferisco riflettere sul sistema scolastico di cui orgogliosamente faccio parte, abitato da docenti di tutto rispetto e validi, e la percezione a tratti errata di una minoranza di genitori che, nelle loro richieste, talvolta mi danno l’idea di non sapere cosa desiderano oppure di riflettere sui propri figli i propri vissuti negativi nella scuola.
Le tabelline, si sa, sono la bestia nera di tutti gli studenti, l’incubo che accompagna anni di primaria (ma anche dopo). Onestamente non sono la mia passione e quindi capisco i miei alunni, ma dovevo trovare un modo per renderle divertenti e, soprattutto, aiutarli a trovarne un’utilità immediata.
I bambini, come è ovvio, non sono in grado di comprendere l’utilità futura, ragionano secondo una logica dell’immediato, nell’ottica del presente, per loro conta il “qui e ora”. Il futuro più prossimo è il loro compleanno o qualche aspettativa con prospettiva allettante.
Vagando per blog di altre maestre, da cui attingo volentieri e ringrazio, ho trovato un consiglio per gli acquisti che mi ha convinta al punto da accettarne pure il prezzo. Ho comprato il libro, corredato di CD, per giocare con le tabelline.
Alla modica cifra oscillante tra i 38€ e i 40€ potete avere questo validissimo prodotto. Dico validissimo perché in effetti mi son trovata benissimo ed i bambini si divertono un mondo. Il CD va installato nel computer della classe, avviso, altrimenti non si riesce ad usarlo, ma nel libro ci sono le attività anche in versione cartacea, offrendo i medesimi giochi senza bisogno di ricorrere alla LIM. Magnifico!
I miei alunni si sono innamorati della tombola e della caccia al numero, divisi in squadre, con le caramelle come premio (basta poco e fai felice pure i dentisti).
Nel CD si apre una schermata con una graziosa topina che ti chiederà di inserire il nome del giocatore. Ne basta uno. Una volta inserito ci sono ben 8 sezioni con relativi giochi. Sono tutti giochi molto carini, ma alla fine la classe sceglierà quello che più coinvolge e, si sa, le classi sono tutte diverse.
La tavola pitagorica è sia con puzzle, sia con numeri colorati. Credo che il puzzle sia più interessante anche se i numeri forse sono meglio per apprendere.
Ci sono anche altri giochi molto coinvolgenti e da fare divisi a squadre, purtroppo solo due, A e B.
In questo gioco la parte divertente è la riflessione sulla tavola pitagorica, ossia su quante volte si ripete un numero, scrivendo ovviamente anche le relative operazioni. Notare che un numero non si ripete mai più di un massimo di 4 volte.
Man mano che si indovina il numero apparirà sulla tavola pitagorica colorata. Volendo ci sono, scaricabili da CD, le tavole pitagoriche vuote che i bambini devono riempire man mano che si gioca…a voi la scelta.
Altro gioco vecchio quanto il mondo, forse, ma sempre coinvolgente è la battaglia navale…ma con le moltiplicazioni.
Ammetto che la dinamica di questo ho fatto fatica a capirla senza leggere il libro, ma comunque, anche per questa, ci sono i contenuti scaricabili anche da CD se non volete fotocopiare dal libro.
I Numeri misteriosi sono la passione dei miei bimbi. Divisi in squadre devono ovviamente indovinare i risultati delle moltiplicazioni. Avviso che in questo, come altri giochi, potrebbe esserci un tempo limite entro cui rispondere, avvisateli perché altrimenti insorgono (giustamente).
Puoi selezionare anche solo una delle moltiplicazioni uscite, ma io di solito le seleziono tutte per ricordare che possono essere invertiti i termini e il risultato non cambia.
Ultimo gioco è “Numerofarfalle”, dove puoi impostare la difficoltà. Le numerofarfalle van bene specialmente per le seconde e terze. Nel libro ci sono anche delle proposte per fare questo gioco senza uso della LIM, ma rendendolo comunque divertente e viene fornito il materiale da fotocopiare a questo scopo.
Le numerofarfalle sono piaciute meno ai miei alunni, non per il fattore tempo quanto perché forse graficamente li ha coinvolti meno, o magari è la dinamica che non gli piace.
Trovo comunque interessante e utile assecondare i gusti della classe laddove si può, pur cercando di offrire maggiore varietà di attività matematiche.
Ai bambini con maggiori difficoltà ho fornito una tavola pitagorica plastificata, il dramma è che alcuni hanno difficoltà a leggere pure quella. Ad ogni modo ho notato un miglioramento da quando fanno questi giochi, se non altro la motivazione ha un potere incredibile.
Durante la pausa natalizia, tra un areosol al profumo di uovo marcio, si è scoperto poi essere il fluimucil per areosol, e un videogioco gestionale per sopportare e cercare di stappare il naso, ho ripreso in mano quel progettino di libricini/riviste in piccolo formato. Otto paginette che condensano un argomento!
Questa volta si tratta di quello che già il titolo anticipa. Ho iniziato, prima di Natale, le proprietà dell’addizione e volevo che rimanessero bene in testa ai bambini, così come le future proprietà delle altre operazioni. Oltre agli esercizi che faccio fare, che servono per trasformare in automatismo l’applicazione della regola, ho fatto loro un cartellone ben appeso in classe per coloro che hanno più difficoltà di memoria.
Durante la pausa però ho pensato ad un quaderno che avevo alle elementari, allora si chiamavano così, che aveva in cima o in fondo alla pagina la tavola pitagorica, e che spesso utilizzavo proprio a quello scopo, per guardarla quando non mi sentivo sicura. A volte serviva solo come un tappeto quando sali il quadro svedese, se sai che c’è sali tranquilla e scendi senza problemi.
Mi sono posta la domanda: “e se facessi un libricino che riassume le proprietà delle operazioni da tenere sempre con loro? Magari incollato sul quaderno…”. Ho preso il programmino che utilizzo per questi casi, gratuito, anche se una donazione la farei visto che è utile, carino e molto facile da usare, e mi sono messa al lavoro.
Dopo circa un pomeriggio per impostare e realizzare il lavoro, con tanto di disegnini fatti da me (si, lo so, non sono granché, ma non dovevano attirare troppo l’attenzione), ecco qui, stampato e pronto per diventare un libricino. La paginetta vuota è lasciata appositamente tale per poterla incollare sul quaderno o dovunque si voglia.
Piegare il foglio a metà dal lato lungo
Piegare a metà dal lato corto del foglio (orientamento orizzontale).
Piegare le estremità verso l’interno fino alla linea mediana ottenuta.
Adesso dobbiamo tornare alla piegatura a metà dal lato corto e, con le forbici, effettuare un taglio su una parte del foglio, al centro, fino a metà della pagina piegata.
Ora attenzione, mettete il foglio come segue, guardate bene le immagini.
Se siete fin qui, non resta che piegare in modo che la pagina bianca sia il retro del libricino che si viene a formare. Chiudete a libro insomma, schiacciate bene così da avere un bel libricino.
Potete fare come me ed incollare tra le piegature.
Come già spiegato in un articolo su come fare questi giornalini, pubblicato a Settembre, si possono usare per qualsiasi argomento e possono realizzarseli anche da soli volendo. Io ho realizzato questo. Volendo si può pinzare con la pinzatrice magnetica di cui ho parlato nell’articolo del 3 Febbraio, se cliccate sull’immagine a sinistra andate all’articolo, esattamente al centro, così i bambini non rischiano di di aprirlo e non saper più come richiuderlo.
Se vi interessa il lavoro fatto, invece, scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com oppure alla mia pagina facebook, così potrete scaricarlo direttamente da lì risparmiandovi un lavoraccio. Si accettano ovviamente pareri e suggerimenti su eventuali modifiche e migliorie, sono ben consapevole che il lavoro non è perfetto e nemmeno lo spaccio per tale, quindi attendo consigli.
Tra le varie sfighe, mi è capitato di andare al funerale del fratello di un caro amico. Il defunto era un uomo giovane, deceduto in meno di una settimana. Dopo il funerale questo amico e altri decidono di andare in una trattoria di loro conoscenza, molto funeral party ma io approvo, vorrei lo facessero pure per me. Durante il tragitto e, successivamente, a tavola, viene il discorso sul mio lavoro, tanto più che non mi vedevano dal lock down, quindi sulle materie che insegno…e qui viene il bello.
Mi sono sentita dire “ma Fra, tu matematica? Me lo sarei aspettata da Claudio ma tu…” (Claudio è il mio partner, è nel ramo ma nel settore ricerca).
Seguito da risate e aggiunte come “ti vedo più ad insegnare italiano, arte, storia, non potevi prendere quelle?”
“Tu matematica? Davvero? Ma perché?”
E infine “7 per 8?”
Come se l’insegnamento della matematica di riducesse a questo. Di fronte a queste considerazioni che sicuramente avranno voluto essere solo scherzose, almeno mi auguro, guardandoli ridere mi sono posta delle domande come mio solito, con l’occhio bonario dell’ antropologo in una tribù che in fondo ha già conosciuto e studiato, ma di cui sta osservando nuovi aspetti.
La prima domanda che mi sono posta è: ma questi credono che per insegnare matematica a bambini di otto anni serva saper fare equazioni differenziali? Credono occorra una laurea in matematica o fisica? Pensano che io debba insegnare fisica quantistica?
Ma la gente lo sa che le primarie altro non sono che un ripetere ciclico degli stessi argomenti aumentandone leggermente la difficoltà di anno in anno?
Ma davvero credono che se avessi una laurea in fisica o in matematica, insegnerei alle primarie? Sarebbe come cercare di colpire una formica con un cannone.
Ma non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe piacermi la materia? Solo perché mi è sempre piaciuto disegnare non significa che disprezzo o non provo interesse per altro.
Stanno riflettendo su di me gli stereotipi maturati nel corso dei loro anni affrontando col riso e lo sfottò il disagio di stereotipi che si scontrano con la realtà? Mi hanno sempre vista molto sulle mie, sempre, o quasi, a disegnare, e si sono costruiti un’immagine di me evidentemente limitata, mea culpa, a quello che hanno osservato superficialmente.
Mi sono anche domandata se forse era proprio il disagio verso una materia da sempre odiata, ma una delle presenti ha fatto lo scientifico e magari questo potrebbe aver generato qualche pregiudizio.
Ultima domanda, ma più importante…ma ti pare il caso di chiedermi quanto fa 7 per 8 davanti ad un piatto di pasta? (Spoiler, l’interessato non sapeva quali erano le proprietà dell’addizione).
Quando ho parlato con la nuova dirigente della scuola dove lavoro adesso, mi è stato chiesto “insegnerebbe matematica?” ed io, candidamente come mio solito, ho risposto “sono una maestra, posso insegnare tutto”.
Matematica è una sfida, bellissima, interessante e divertente. La sfida non è tanto nel far apprendere i concetti e far fare gli esercizi corretti, senza errori, alla perfezione. La vera sfida che ho accolto è farla piacere, o almeno che non ne abbiano paura, che affrontino l’errore nel calcolo con serenità, correggendosi e correggendo in assoluta tranquillità. La vera sfida è insegnare una materia che a me non è mai piaciuta fin quando una professoressa non me l’ha fatta amare. Ed è quella professoressa che mi è ora di ispirazione durante le ore in classe.
Viviamo, purtroppo, in una società che pensa che l’iperspecializzazione sia un valore aggiunto nel docente della scuola primaria, e in tanti ci sono cascati, pretendendo dai docenti come me che si sappia tutto a menadito, senza considerare che magari possiamo anche non ricordare la cosa specifica sul momento in pizzeria, ma in classe non arriviamo certo impreparati. L’eccesso di specializzazione in una scuola primaria è inutile, perché devi dare solo un’infarinatura, gettare le basi, le fondamenta, e le fondamenta per essere solide, devono essere semplici, chiare, ma ben consolidate. Alla fine devono imparare ad usare le loro testoline, ma si tratta di leggere, scrivere e far di conto.
Mi sono pure domandata “ma se insegnassi alle superiori, si comporterebbero e direbbero le stesse cose?”, aprendo un ventaglio di possibili scenari piuttosto deprimenti sulla percezione differente delle competenze dei docenti di vari ordini e gradi, che delinea anche il rispetto variabile. Non confondete queste mie riflessioni con il vittimismo, sono solo riflessioni su una società che risulta talvolta pesante nei suoi stereotipi.
Mentre mi ponevo queste domande li ho lasciati ridere, e dentro di me, ad ogni battuta e risata, riecheggiavano le risate dei miei bimbi, i loro “dai maestra dacci altri compiti” e i loro “maestra ho fatto tutta la pagina invece dell’esercizio uno”. Le loro mani alzate, i loro “aaah ho capito”, e i loro sorrisi quando gli riesce un’addizione con le migliaia, quel bambino che ha capito dove sbagliava con i calcoli e dopo non lo ha fatto più, la stima ed il confronto con colleghe capaci e competenti…quindi la domanda che ora mi si poneva era “e mo come reagire?”
Con calma, dignità e classe…come ci insegna Frankenstein Jr. …scherzo
Li ho lasciati ridere, facendo spallucce e sorridendo a mia volta come si fa con i bambini quando ti raccontano una cosa che non ti fa ridere, ma fingi per educazione e perché sai che loro ne hanno davvero bisogno.
Vi siete mai trovati in una situazione simile? Se si, come avete reagito, cosa avete vissuto o pensato? Se vi va di raccontarlo scrivetemi a
diariodiunamaestra@gmail.com
Ricordate sempre che potranno anche non prendervi sul serio, ma non ha importanza, quel che conta davvero è quello che fate in classe, e questo nessuno lo può sapere eccetto i bambini (ed eventuali insegnanti di sostegno in compresenza).