Pubblicato in: diario di una maestra

Tu che insegni matematica? Ma perché?

Il 2023 non è iniziato sotto i migliori auspici!

Tra le varie sfighe, mi è capitato di andare al funerale del fratello di un caro amico. Il defunto era un uomo giovane, deceduto in meno di una settimana. Dopo il funerale questo amico e altri decidono di andare in una trattoria di loro conoscenza, molto funeral party ma io approvo, vorrei lo facessero pure per me. Durante il tragitto e, successivamente, a tavola, viene il discorso sul mio lavoro, tanto più che non mi vedevano dal lock down, quindi sulle materie che insegno…e qui viene il bello.

Mi sono sentita dire “ma Fra, tu matematica? Me lo sarei aspettata da Claudio ma tu…” (Claudio è il mio partner, è nel ramo ma nel settore ricerca).

Seguito da risate e aggiunte come “ti vedo più ad insegnare italiano, arte, storia, non potevi prendere quelle?”

“Tu matematica? Davvero? Ma perché?”

E infine “7 per 8?”

Come se l’insegnamento della matematica di riducesse a questo. Di fronte a queste considerazioni che sicuramente avranno voluto essere solo scherzose, almeno mi auguro, guardandoli ridere mi sono posta delle domande come mio solito, con l’occhio bonario dell’ antropologo in una tribù che in fondo ha già conosciuto e studiato, ma di cui sta osservando nuovi aspetti.

La prima domanda che mi sono posta è: ma questi credono che per insegnare matematica a bambini di otto anni serva saper fare equazioni differenziali? Credono occorra una laurea in matematica o fisica? Pensano che io debba insegnare fisica quantistica?

Ma la gente lo sa che le primarie altro non sono che un ripetere ciclico degli stessi argomenti aumentandone leggermente la difficoltà di anno in anno?

Ma davvero credono che se avessi una laurea in fisica o in matematica, insegnerei alle primarie? Sarebbe come cercare di colpire una formica con un cannone.

Ma non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe piacermi la materia? Solo perché mi è sempre piaciuto disegnare non significa che disprezzo o non provo interesse per altro.

Stanno riflettendo su di me gli stereotipi maturati nel corso dei loro anni affrontando col riso e lo sfottò il disagio di stereotipi che si scontrano con la realtà? Mi hanno sempre vista molto sulle mie, sempre, o quasi, a disegnare, e si sono costruiti un’immagine di me evidentemente limitata, mea culpa, a quello che hanno osservato superficialmente.

Mi sono anche domandata se forse era proprio il disagio verso una materia da sempre odiata, ma una delle presenti ha fatto lo scientifico e magari questo potrebbe aver generato qualche pregiudizio.

Ultima domanda, ma più importante…ma ti pare il caso di chiedermi quanto fa 7 per 8 davanti ad un piatto di pasta? (Spoiler, l’interessato non sapeva quali erano le proprietà dell’addizione).

Quando ho parlato con la nuova dirigente della scuola dove lavoro adesso, mi è stato chiesto “insegnerebbe matematica?” ed io, candidamente come mio solito, ho risposto “sono una maestra, posso insegnare tutto”.

Matematica è una sfida, bellissima, interessante e divertente. La sfida non è tanto nel far apprendere i concetti e far fare gli esercizi corretti, senza errori, alla perfezione. La vera sfida che ho accolto è farla piacere, o almeno che non ne abbiano paura, che affrontino l’errore nel calcolo con serenità, correggendosi e correggendo in assoluta tranquillità. La vera sfida è insegnare una materia che a me non è mai piaciuta fin quando una professoressa non me l’ha fatta amare. Ed è quella professoressa che mi è ora di ispirazione durante le ore in classe.

Viviamo, purtroppo, in una società che pensa che l’iperspecializzazione sia un valore aggiunto nel docente della scuola primaria, e in tanti ci sono cascati, pretendendo dai docenti come me che si sappia tutto a menadito, senza considerare che magari possiamo anche non ricordare la cosa specifica sul momento in pizzeria, ma in classe non arriviamo certo impreparati. L’eccesso di specializzazione in una scuola primaria è inutile, perché devi dare solo un’infarinatura, gettare le basi, le fondamenta, e le fondamenta per essere solide, devono essere semplici, chiare, ma ben consolidate. Alla fine devono imparare ad usare le loro testoline, ma si tratta di leggere, scrivere e far di conto.

Mi sono pure domandata “ma se insegnassi alle superiori, si comporterebbero e direbbero le stesse cose?”, aprendo un ventaglio di possibili scenari piuttosto deprimenti sulla percezione differente delle competenze dei docenti di vari ordini e gradi, che delinea anche il rispetto variabile. Non confondete queste mie riflessioni con il vittimismo, sono solo riflessioni su una società che risulta talvolta pesante nei suoi stereotipi.

Mentre mi ponevo queste domande li ho lasciati ridere, e dentro di me, ad ogni battuta e risata, riecheggiavano le risate dei miei bimbi, i loro “dai maestra dacci altri compiti” e i loro “maestra ho fatto tutta la pagina invece dell’esercizio uno”. Le loro mani alzate, i loro “aaah ho capito”, e i loro sorrisi quando gli riesce un’addizione con le migliaia, quel bambino che ha capito dove sbagliava con i calcoli e dopo non lo ha fatto più, la stima ed il confronto con colleghe capaci e competenti…quindi la domanda che ora mi si poneva era “e mo come reagire?”

Con calma, dignità e classe…come ci insegna Frankenstein Jr. …scherzo

Li ho lasciati ridere, facendo spallucce e sorridendo a mia volta come si fa con i bambini quando ti raccontano una cosa che non ti fa ridere, ma fingi per educazione e perché sai che loro ne hanno davvero bisogno.

Vi siete mai trovati in una situazione simile? Se si, come avete reagito, cosa avete vissuto o pensato? Se vi va di raccontarlo scrivetemi a

diariodiunamaestra@gmail.com

Ricordate sempre che potranno anche non prendervi sul serio, ma non ha importanza, quel che conta davvero è quello che fate in classe, e questo nessuno lo può sapere eccetto i bambini (ed eventuali insegnanti di sostegno in compresenza).

A presto, la vostra

Maestra imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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