Quando ero piccolina, non siamo nel pleistocene ma quasi, ricordo che amavo particolarmente quei pezzi di legno con i chiodini in cui dovevi comporre figure con gli elastici. Ci sarei stata ore a fare figure geometriche (ognuno ha le sue turbe), esattamente come amavo fare costruzioni con i pezzi di legno geometrici. I lego non me li ricordo in casa, ma ricordo che ci giocavo con un amico.
La geometria mi è sempre piaciuta, sia piana che solida, e non so spiegare il motivo onestamente, non a livello conscio almeno. Come insegnarla? Mi sono posta il problema molte volte. Come insegnarla a bambini che sembrano non avere nemmeno più l’elasticità che avevamo noi alla loro età? (ma l’avevamo davvero?).
Ho trovato, gironzolando per il web come mio uso, una serie di web apps, ossia di app che non richiedono necessariamente l’installazione per funzionare, ma solo una connessione. Il sito si chiama Mathlearningcenter e,tra le varie app disponibili gratuitamente, ho trovato Geoboard!
Nemmeno a dirlo l’ho dovuta subito provare, non sono riuscita a resistere. L’ho provata sul mio pc di casa, con windows 10, usando chrome come browser, niente che non possiate fare da scuola insomma.
Puoi installare l’estensione per il browser oppure usarlo su IOS, quindi su Mac e Ipad.
Aperta la web app mi sono trovata la scelta tra tre tipi di basi: quadrata, rettangolare e tonda.
Sulla destra, se selezionate “grid”, vi appariranno anche delle linee di collegamento tra i punti
Se andate a selezionare la voce ancora a destra vi appare la scritta “grid with numbers”, il risultato che otterrete selezionando questa voce è questo:
Una griglia con linee che collegano i punti e numeri sugli assi. Potrebbe essere utile anche per esercitarsi con l’orientamento spaziale, oltre che altre attività fattibili con questo giocattolino.
Ma ora passiamo agli elastici. In basso abbiamo diversi elastici colorati. Dobbiamo selezionarne uno e trascinarlo, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, sulla griglia. Si aggancerà in automatico a due punti vicini sulla griglia dove lasceremo andare il tasto del mouse.
Stessa cosa se vogliamo fare un quadrato o altri poligoni. Pensate sempre di avere un elastico e si comporta esattamente come un elastico. Basta avvicinarsi ad un puntino e vedrete che dalla x rossa si passa alla V verde.
Si possono aggiungere anche altre figure, basta prendere altri elastici e trascinarli. Ho già provato, e non ho trovato al momento limiti al numero di figure. Si possono mettere anche più elastici del medesimo colore quindi…sbizzarritevi!
COLORE DI RIEMPIMENTO
Possiamo riempire di colore le figure! Ebbene si! Se abbiamo due figure geometriche, ma ne vogliamo riempire solo una, basterà cliccare su un punto dell’elastico che compone la figura da riempire e selezionare il triangolino con la goccia in basso.
Ecco che la nostra figura si colorerà. E se volessimo invece colorare tutte le figure? Facilissimo, vicino al triangolo con la goccia c’è un simbolino con due figure geometriche e la goccia: se ci passate sopra col mouse vi apparirà la scritta “Fill all bands” ed ecco che tutte le figure geometriche sono magicamente colorate al loro interno.
Gli strumenti che seguono sono per me i più inutili, o utili a seconda del caso vostro. La cover, che sinceramente credo serva giusto se volete esportare il lavoro.
A destra si apre una calcolatrice che scrive sul nostro piano di lavoro (potete poi spostare la scritta. Carina eh, se volete magari far scrivere ai bambini i calcoli del perimetro del poligono rappresentato…per esempio.
A destra la T indica il Testo! Potete scrivere qualsiasi cosa, nei colori proposti, e spostarlo, mettendolo come appunto, titolo. nome del poligono, quello che vi suggerisce la fantasia.
La matitina indica invece il disegno! Libero, dritto, il colore, la gomma e la possibilità di cancellare tutto ciò che avete disegnato!
Carino in effetti, dipende sempre da cosa pensate di farci! Tuttavia riconosco che se volete magari scrivere o segnare cose sui poligoni, o magari gli angoli retti in un triangolo…ecco che la matita può servire.
Se andate su “Share”, ossia qul quadratino a destra con la freccetta che esce da esso (vicino alla i), ecco che vi appare questa schermata:
Share significa “condividere”, per chi non lo sa. Potete salvare l’immagine con “save image” oppure copiarla con “copy image”
Potete condividere con “Share a link”, dove c’è un link generato che potete inviare, per esempio, ai vostri alunni, o che gli alunni possono inviare a voi…
Share a code genera un codice che, scritto poi nello spazio che si presenta se cliccate sul simbolo della chiave, vi apre quel lavoro fatto.
Ed ecco che, con un minimo di attesa, vedete la schifezza che ho fatto giusto per sperimentare un poco questo strumento. Come sempre consiglio di provarlo anche voi direttamente, giocarci un poco fin quando non si prende confidenza e poi proporlo agli studenti.
Personalmente lo vedo utile sia in classe sulla LIM sia se i bambini hanno pc portatili o tablet per produrre a gruppi il loro lavoro. Come sempre spetta alla fantasia del docente fare di uno strumento un’occasione per imparare.
Per ora vi lascio
alla prossima web app (o no?) o articolo la vostra affezionata
Tra le varie sfighe, mi è capitato di andare al funerale del fratello di un caro amico. Il defunto era un uomo giovane, deceduto in meno di una settimana. Dopo il funerale questo amico e altri decidono di andare in una trattoria di loro conoscenza, molto funeral party ma io approvo, vorrei lo facessero pure per me. Durante il tragitto e, successivamente, a tavola, viene il discorso sul mio lavoro, tanto più che non mi vedevano dal lock down, quindi sulle materie che insegno…e qui viene il bello.
Mi sono sentita dire “ma Fra, tu matematica? Me lo sarei aspettata da Claudio ma tu…” (Claudio è il mio partner, è nel ramo ma nel settore ricerca).
Seguito da risate e aggiunte come “ti vedo più ad insegnare italiano, arte, storia, non potevi prendere quelle?”
“Tu matematica? Davvero? Ma perché?”
E infine “7 per 8?”
Come se l’insegnamento della matematica di riducesse a questo. Di fronte a queste considerazioni che sicuramente avranno voluto essere solo scherzose, almeno mi auguro, guardandoli ridere mi sono posta delle domande come mio solito, con l’occhio bonario dell’ antropologo in una tribù che in fondo ha già conosciuto e studiato, ma di cui sta osservando nuovi aspetti.
La prima domanda che mi sono posta è: ma questi credono che per insegnare matematica a bambini di otto anni serva saper fare equazioni differenziali? Credono occorra una laurea in matematica o fisica? Pensano che io debba insegnare fisica quantistica?
Ma la gente lo sa che le primarie altro non sono che un ripetere ciclico degli stessi argomenti aumentandone leggermente la difficoltà di anno in anno?
Ma davvero credono che se avessi una laurea in fisica o in matematica, insegnerei alle primarie? Sarebbe come cercare di colpire una formica con un cannone.
Ma non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe piacermi la materia? Solo perché mi è sempre piaciuto disegnare non significa che disprezzo o non provo interesse per altro.
Stanno riflettendo su di me gli stereotipi maturati nel corso dei loro anni affrontando col riso e lo sfottò il disagio di stereotipi che si scontrano con la realtà? Mi hanno sempre vista molto sulle mie, sempre, o quasi, a disegnare, e si sono costruiti un’immagine di me evidentemente limitata, mea culpa, a quello che hanno osservato superficialmente.
Mi sono anche domandata se forse era proprio il disagio verso una materia da sempre odiata, ma una delle presenti ha fatto lo scientifico e magari questo potrebbe aver generato qualche pregiudizio.
Ultima domanda, ma più importante…ma ti pare il caso di chiedermi quanto fa 7 per 8 davanti ad un piatto di pasta? (Spoiler, l’interessato non sapeva quali erano le proprietà dell’addizione).
Quando ho parlato con la nuova dirigente della scuola dove lavoro adesso, mi è stato chiesto “insegnerebbe matematica?” ed io, candidamente come mio solito, ho risposto “sono una maestra, posso insegnare tutto”.
Matematica è una sfida, bellissima, interessante e divertente. La sfida non è tanto nel far apprendere i concetti e far fare gli esercizi corretti, senza errori, alla perfezione. La vera sfida che ho accolto è farla piacere, o almeno che non ne abbiano paura, che affrontino l’errore nel calcolo con serenità, correggendosi e correggendo in assoluta tranquillità. La vera sfida è insegnare una materia che a me non è mai piaciuta fin quando una professoressa non me l’ha fatta amare. Ed è quella professoressa che mi è ora di ispirazione durante le ore in classe.
Viviamo, purtroppo, in una società che pensa che l’iperspecializzazione sia un valore aggiunto nel docente della scuola primaria, e in tanti ci sono cascati, pretendendo dai docenti come me che si sappia tutto a menadito, senza considerare che magari possiamo anche non ricordare la cosa specifica sul momento in pizzeria, ma in classe non arriviamo certo impreparati. L’eccesso di specializzazione in una scuola primaria è inutile, perché devi dare solo un’infarinatura, gettare le basi, le fondamenta, e le fondamenta per essere solide, devono essere semplici, chiare, ma ben consolidate. Alla fine devono imparare ad usare le loro testoline, ma si tratta di leggere, scrivere e far di conto.
Mi sono pure domandata “ma se insegnassi alle superiori, si comporterebbero e direbbero le stesse cose?”, aprendo un ventaglio di possibili scenari piuttosto deprimenti sulla percezione differente delle competenze dei docenti di vari ordini e gradi, che delinea anche il rispetto variabile. Non confondete queste mie riflessioni con il vittimismo, sono solo riflessioni su una società che risulta talvolta pesante nei suoi stereotipi.
Mentre mi ponevo queste domande li ho lasciati ridere, e dentro di me, ad ogni battuta e risata, riecheggiavano le risate dei miei bimbi, i loro “dai maestra dacci altri compiti” e i loro “maestra ho fatto tutta la pagina invece dell’esercizio uno”. Le loro mani alzate, i loro “aaah ho capito”, e i loro sorrisi quando gli riesce un’addizione con le migliaia, quel bambino che ha capito dove sbagliava con i calcoli e dopo non lo ha fatto più, la stima ed il confronto con colleghe capaci e competenti…quindi la domanda che ora mi si poneva era “e mo come reagire?”
Con calma, dignità e classe…come ci insegna Frankenstein Jr. …scherzo
Li ho lasciati ridere, facendo spallucce e sorridendo a mia volta come si fa con i bambini quando ti raccontano una cosa che non ti fa ridere, ma fingi per educazione e perché sai che loro ne hanno davvero bisogno.
Vi siete mai trovati in una situazione simile? Se si, come avete reagito, cosa avete vissuto o pensato? Se vi va di raccontarlo scrivetemi a
diariodiunamaestra@gmail.com
Ricordate sempre che potranno anche non prendervi sul serio, ma non ha importanza, quel che conta davvero è quello che fate in classe, e questo nessuno lo può sapere eccetto i bambini (ed eventuali insegnanti di sostegno in compresenza).
No, non parlo francese, l’ho già detto nel post dell’11 Giugno “Partir c’est mourir un peu” ma non è colpa mia se, oltre ad essere elegante ed ispirare le romantiche e bohemien atmosfere parigine di Mont Matre, questa lingua ispira anche il nome di un’app didattica.
Ed è proprio questa, cari e care insegnanti, che vi presento un’app totalmente gratuita (si si, ho detto gratuita, mica poco) e sicura promossa e pubblicizzata da “le alternative”, canale telegram seguito dal mio compagno che cerca sempre alternative tecnologiche valide alle più comuni app e software che agiscono senza prendere dati o violare la privacy, cosa che nella scuola è argomento delicatissimo e le bucce di banana le trovi anche se stai attento (anche perché spesso non ti vengono date alternative appunto).
icona del gioco su Android.
L’app si chiama Gcompris, che ricorda appunto, e non a caso, il francese Je compris, che in francese significa appunto “io capisco” o “io ho capito”, correggetemi se sbaglio. L’app è pensata principalmente per Linus, ma gira anche su Windows, android e mi dicono anche IOS, quindi la si può utilizzare su monitor Promethean (che gira su android) e su monitor touch.
Onestamente finora l’ho provata solo sul mio smartphone e sul pc, ma adesso la proverò anche su tablet. Ma cominciamo con la presentazione di questa meravigliosa risorsa.
Prezzo: gratis, a meno che non vogliate donare qualcosa, ma a vostra volontà, non è obbligatorio. Io onestamente qualcosa verserò.
Target: dai 2 ai 10 anni. Pensata per bambini dall’infanzia fino alla fine della Primaria. Meglio di così…ottima sia per genitori che vogliono star tranquilli piazzando il bimbo davanti al tablet senza sentirsi in colpa, sia per insegnanti che cercando nuovi modi coinvolgenti per interessare i bambini.
Appena scaricato il gioco chiede se si vogliono scaricare contenuti aggiuntivi…nel dubbio l’ho fatto.
Apriamo l’app e la schermata che appare è semplice, graficamente parlando, ma accattivante.
Ogni animale corrisponde ad un gruppo di giochi divisi per argomenti e materie. Il gattino contiene giochi che aiutano il bambino a prendere dimestichezza con tastiera e mouse quindi per questo gruppo meglio il pc. Usare tastiera e mouse sarà per loro utile per imparare a scrivere ma anche a muoversi all’interno di uno spazio definito coordinando il movimento della mano con l’effetto visivo. Non è così scontato come saremmo portati a credere. Un giochino molto carino li aiuta poi a capire dove si trovano le lettere nella tastiera. Tenete presente che se anche alla primaria potrebbe non esser richiesta la tesina scritta al pc, alle secondarie invece viene richiesta eccome, ancor più che si diffonde l’uso di libri digitali, chromebook e tesine in pdf (con notevole risparmio di carta, che male non fa).
Passiamo al Pinguino, con i suoi ingranaggi, egli vuole amabilmente rappresentare i giochini di logica e coding, ma anche arti figurative e musica.
Nei giochini di logica direi che tutto è molto carino, le “luci spente” ammetto hanno fatto impazzire pure la sottoscritta. Non posso negare che mi sono divertita a sperimentare anche le attività della ferrovia, un memory game piuttosto semplice per noi adulti…ma per un bimbo?
Nelle arti figurative purtroppo per ora ci sono solo due giochini, trova i dettagli e assembla il rompicapo. Trova i dettagli lo reputo interessante perché spinge a osservare bene il quadro, cosa che a volte nemmeno gli adulti fanno. Assembla il rompicapo invece chiede di comporre dei quadri famosi, praticamente un puzzle digitale.
Musica: E qui abbiamo più giochi, almeno 9 tra cui “riproduci il ritmo”, melodia, memoria uditiva, strumenti musicali…insomma è molto completo e viene in aiuto a chi insegna musica senza aver mai messo le mani su uno strumento, ma ne ha comunque un’infarinatura generale. Averlo avuto gli anni passati sarei forse impazzita di meno ad inventarmi qualcosa.
Ora passiamo al Maialino che contiene le tematiche “esperimento” , “storia” e “Geografia”. Storia non è molto ricco, ha solo cinque giochini, adatti forse ai bimbi dall’infanzia fino al secondo anno di primaria, possiamo tirare forse fino al terzo dai. Geografia contiene solo tre giochini, ma a mio parere validi ed “esplora i monumenti” può essere considerato trasversale con arte, volendo.
Esperimento è la tematica più interessante a mio parere dal momento che vi si trovano molti giochi9 che spaziano dalla geografia all’arte, dalla tecnologia alle scienze, affrontando anche temi complessi come l’elettricità analogica e digitale in maniera giocosa e divertente.
Menzione speciale sono “miscela i colori della pittura” e “miscela i colori della luce”. I giochini, insieme, fanno capire che luce e colori in pittura non si mescolano allo stesso modo perché non funzionano allo stesso modo.
Sono giochini molto interessanti e, secondo me, fatti in classe prima di iniziare un argomento, sono di aiuto per far provare i bambini a ricavarsi la regola…anche se per alcuni di essi è bene leggere la spiegazione introduttiva.
Non ho ancora pilotato il sottomarino, ma proverò nei prossimi giorni.
Il Dinosauro, o lucertola…o coccodrillo… insomma quello che è, contiene 11 giochi tra cui labirinti, giochi di osservazione, memory, disegno, programmazione etc.
La pecora, con i numeri, contiene giochi raggruppati in tre tematiche principali: numerazione, aritmetica e Unità di misure. Credo abbiano messo la pecora perché si usa dire che per dormire bisogna contarle…credo.
La pecora contiene anche, nell’unità di misure, dei giochi per pagare in euro, per dare il resto includendo i centesimi e per imparare l’orologio. Poco ma sicuro che li userò.
In tutto sono 48 giochini. Tra questi a mio parere sono molo utili, per bambini dell’infanzia e della prima, e per bambini DSA “disegna i numeri” e “conta gli oggetti”. Il gioco di memoria di parole e numeri può essere utile specialmente in prima e in seconda. Insomma alla fine sta a voi insegnanti decidere, ma tra questi giochi non posso escludere possano essercene di molto utili per DSA. Ovviamente ritengo sempre opportuno vadano fatti con la guida di un insegnante per monitorare e controllare che non si vada “per tentativi ed errori” e basta, ma che si provi a ragionarci sopra.
Arriviamo al Panda! Il panda ha due pezzi un puzzle nelle zampe e contiene 8 giochi rompicapo tra cui il tangram e, cosa che sembra sciocca ma non è, “trova la tua mano destra e sinistra”. Altri giochi interessanti sono “Costruisci lo stesso modello”, che spinge all’osservazione attenta e attiva, e riproduci l’immagine mostrata.
Chiaramente io vi indico solo alcuni giochi, ma voi potete provarli tutti e ritenere utili altri. Non dobbiamo avere le medesime opinioni e non abbiamo le stesse esperienze, pertanto reputo che la cosa migliore sia provarli e poi decidere in base alla classe che si ha, o al figlio che ci si ritrova.
Andiamo alla mucca, cui è stato affidato l’italiano.
Non ho capito bene perché alla mucca proprio l’Italiano, ma è un animale che mi sta simpatico ed in effetti col suo latte nutre il proprio vitello ma anche i nostri bimbi…è inclusiva volente o nolente (direi inconsapevolmente). La muuuucca contiene in tutto 25 giochi suddivisi per aree tematiche: lettere, parole e glossario.
Nelle lettere, vedete nell’immagine a fianco, ci sono giochini molto carini anche per il braille. Non ho ancora provato quel gioco, ma trovo carino che ci sia anche per sensibilizzare i bambini al tema delle disabilità.
Nella sezione Parole ci sono esercizi di lettura orizzontale, verticale, dare un nome alle immagini, orientamento delle frasi e il sempreverde gioco dell’impiccato. Adorato dai bambini!
Nella sezione Glossario invece abbiamo giochini per arricchire il proprio vocabolario, dai colori alle categorizzazioni fino agli elementi corrispondenti (che su app però non funzionano molto bene).
La Rana non ha tematiche ma possiede 15 giochini famosi e non in cui i bimbi si possono cimentare. dal tris al forza 4, da mastermind a dama fino agli scacchi. Difficile? Non troppo.
Per ogni giochino c’è in basso il punto interrogativo che viene in aiuto. Basta cliccarci sopra e apparirà la spiegazione, ossia le istruzioni del giochino. Per gli scacchi forse è un tantino complesso e sono adatti ad una quarta o quinta primaria, ma a dama ci giocavano già in terza i nostri bimbi.
A tris, nemmeno a dirlo, i miei alunni ci giocavano già dalla prima, sprecando non so quanti fogli per fare sti tris (perché usavano un foglio A4 per un singolo tris).
Arriviamo all’ultima icona, ossia la lente di ingrandimento, che nel gergo iconico informatico significa : cerca.
Andando sull’icona appaiono tutti i giochi di tutti gli animali e ci basterà scorrere oppure scrivere il gioco che ci interessa.
L’icona della casetta che troviamo ad ogni gioco ci riporta alla schermata principale. Le icone, sempre in basso, delle freccette col numero in mezzo, ci permettono di adattare la difficoltà all’età dei nostri bambini. Possiamo decidere di partire dall’1 per poi lasciare che cresca automaticamente la difficoltà man mano che risolvono, oppure impostarla noi .Attenzione, alcuni esercizi hanno solo 6 o 7 livelli mentre altri più di 10, conviene controllarli magari, specie se volete farli fare in classe.
Se volete tarare sulla classe e sugli argomenti potete andare sull’icona viola con i punti e rigo bianchi. Appariranno gli argomenti contenuti e da lì potete selezionare solo quelli che vi interessano.
I vostri bambini vanno in primaria? Benissimo, potete impostare il target delle attività in base alle fasce d’età. Andate sull’icona azzurra con la chiave inglese in basso, nella schermata principale, e vi appare il menù di opzioni tra le quali, in fondo, il filtro di difficoltà.
1, 2 o 3 stelle gialle – dai 2 ai 6 anni
1, 2 o 3 stelle rosse – dai 7 anni in su
Impostate ed avrete meno preoccupazioni che gli esercizi siano troppo facili per la sua/loro età.
Questa simpatica app ha il pregio di una grafica molto semplice a fronte però di esercizi interessanti ed accattivanti e, a mio parere, se correttamente integrata, rappresenta un ottimo strumento per coinvolgere ed invogliare la classe a divertirsi manipolando gli elementi delle varie materie. Di certo la utilizzerò in classe come potenziamento. Tutti gli esercizi sono utili, a mio parere, alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma non è detto che per questo siano più validi di quelli che voi riterrete più utili.
Unica pecca, tuttavia comprensibile, è che alcuni esercizi sono più fattibili con pc che su tablet, ma alla fine son pochi e si può chiudere un occhio.
Con questo articolo vi auguro un buon inizio anno scolastico a tutti e spero che con questa app i bambini di tutti impareranno ad amare di più anche certe materie considerate difficili.