A fine maggio il docente medio è stremato, così alla frutta che salterebbe il dessert e laverebbe i piatti pur di non tornare a compilare moduli da inviare entro un paio di ore (nel migliore dei casi).
Dopo una mattinata con una quinta tra animali impagliati a metà 800 e una giornata di scarpinata con le terze passando in rassegna mentalmente professioni creative alternative a questa professione, eccomi a scrivervi nonostante la stanchezza mi faccia chiudere gli occhi.
Ormai manca una settimana, poi ci saranno gli scrutini dove dovremo scegliere da menù a tendina l’opzione che più si avvicina a quella descrivente il pargolo.
E intanto mi domando: perché lo faccio? Perché continuo a scrivere su questo blog? Perché qualcuno deve testimoniare. Perché anche la stanchezza merita il suo momento di gloria, prima che venga archiviata sotto la voce “vacanze estive” come se davvero bastassero tre gelati e un paio di ciabatte per disintossicare il cervello.
A questo punto dell’anno scolastico, il docente medio ha perso:
- la pazienza,
- l’uso completo della memoria a breve termine,
- ogni residua capacità di sorridere senza sembrare sotto effetto di ansiolitici.
In compenso ha guadagnato:
- un’abilità inedita nel distinguere i suoni di un’aula infestata da 26 esseri umani (potenzialmente) in fase pre-esplosiva,
- una certa familiarità con il linguaggio passivo-aggressivo dei gruppi WhatsApp (“Scusate, ma non era già stato detto che…?”),
- e una tolleranza ormai patologica al nonsense burocratico: “Entro domani, compilare il modulo C/34bis per la rendicontazione delle attività integrative sul benessere emotivo del criceto scolastico.”
Nel frattempo, i colleghi si dividono in due categorie:
- quelli che hanno già organizzato tutto per il prossimo anno, con planning a colori e codici QR per ogni attività (li guardi come si guarda un unicorno albino),
- e quelli che, come me, vivono alla giornata, inseguendo le scadenze come se fossero mosche impazzite e chiedendo ogni 45 minuti: “Ma oggi è martedì o venerdì travestito da lunedì?”
E poi ci sono loro: gli studenti. Che, animati da un’energia inspiegabile e fuori da ogni legge della termodinamica, continuano a domandarti se “faremo qualcosa di divertente” fino al 10 giugno. Come se il solo fatto che io sia ancora in piedi non fosse già intrattenimento estremo.

Ma tranquilli. Resisteremo. Con le occhiaie come medaglie al valore, le scarpe impolverate dalle uscite didattiche e l’anima che sogna una stanza insonorizzata dove nessuno dica mai più “progettazione interdisciplinare”.
Siamo docenti imperfetti, ma con una resistenza degna di una maratona su sabbie mobili, e scusate se è poco.
A Giugno (ormai vicino, forza) la vostra
Maestra Imperfetta