Articolo che esce il 24 aprile perché il 25 non leggerete lo so…oddio forse nemmeno il 24, ma mi piace illudermi. In questi giorni ho fatto vedere ai bambini di quinta il film della Cortellesi “C’è ancora domani”.

Ho fatto bene? Ho fatto male? Ai posteri l’ardua sentenza, di certo ci sarà chi è concorde e chi non concorda con questa mia decisione ma vista la delicatezza con cui la regista ha affrontato il tema della violenza domestica, ho ritenuto che potessero vederlo e ragionarci sopra assieme.
Al termine del film che li ha catturati al punto che non volava una mosca durante la proiezione (per la prima volta direi), ho dato loro un tema di almeno una facciata da fare per esprimersi a riguardo.
Ho fatto leggere loro i rispettivi temi e mi si è spalancata una finestra sui loro piccoli mondi. Ogni bambino ha la sua storia, alcune di queste non facili, fatte di carabinieri in casa, separazioni difficili o meno ma comunque dolorose, di sogni che continuano a crescere nonostante noi adulti. A volte queste storie le conosciamo, altre le intuiamo, quelle meno eclatanti dobbiamo cercare di leggerle attraverso il non detto. Come sempre loro ci guardano, chiedono, capiscono quando cerchiamo di nascondergli cose e non lo accettano. Io, per mio conto posso solo provare a dirgli le cose come stanno ma adeguando il linguaggio e filtrando i contenuti nella misura in cui ritengo possano capirlo, regolandomi sulle loro reazioni. Ed è così che dalla violenza domestica si è passati ai diritti delle donne ed alla presa di coscienza che i maschietti sono chiamati a fare la loro parte per cambiare il futuro lottando a fianco delle femminucce per non far si che si torni indietro.
Hanno sofferto quando han visto la protagonista picchiata dal marito per errori nemmeno commessi, hanno intuito che qualcosa non andava quando il fidanzato della figlia della protagonista ordinava che non si truccasse più e che smettesse di lavorare una volta sposati, hanno sospirato di sollievo quando la protagonista ha esercitato il diritto di voto, percependo quella sensazione di libertà sudata. Tutto questo marasma di emozioni è uscito dai loro temini, timori, ansie, paure e speranze per un futuro che dovranno costruire e ora vi riporto le frasi che sono riuscita a segnarmi fingendo di scrivere sul registro:
- Ho imparato che nessuno ha diritto di comandare (femminuccia)
- Le donne non devono essere degli oggetti (maschietto)
- Ancora oggi le donne vengono uccise e io voglio dire basta a tutto questo (maschietto)
- Ho imparato che nessuno deve dirmi come mi devo vestire come devo comportarmi (femminuccia)
Ad ascoltarli mi veniva in mente mi veniva in mente solo una cosa: c’è ancora UN domani.
Vorrei continuare, vorrei raccontarvi tante cose di quest’ora intensa e bellissima in cui una bambina mi guarda spaurita dicendomi “maestra, ho paura di crescere se si rischia tutto questo”.
L’ho guardata negli occhi e avrei voluto dirle che non le capiterà mai nulla ma so che non posso esserne sicura e non prometto ciò che non posso mantenere pertanto le ho sorriso e detto l’unica cosa che ritenevo onesta dirle “non posso prometterti nulla ma posso dirvi a cosa dovete stare attenti e cercare di insegnarvi a ragionare con la vostra testa”.
Voi cosa le avreste detto?
Maestra Imperfetta

