Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Il Sonno della ragione

Sono sempre stata affascinata dal Goya, pittore straordinario e straordinariamente polemico e comunicativo. Non mi riferisco al Goya dei ritratti ma a quello dei quadri che denunciano, raccontano, a quello delle stampe che fanno riflettere e ci fanno vergognare di ciò che vediamo nella natura umana (e quindi ance in noi stessi). L’opera che mi è rimasta dentro come un tarlo nella mente, impressa a fuoco nella memoria, e che guida ogni mio passo reca la dicitura: il Sonno della ragione genera mostri.

In questo anno scolastico ho visto nei comportamenti dei miei alunni di quinta gli effetti di questa mia linea. Durante un’esercitazione per i test nazionali standardizzati li ho visti e sentiti dibattere educatamente sui rispettivi ragionamenti laddove avevano dubbi. La mia presenza in questo dibattito era diventata meramente formale, ero lì per legge ma non servivo più, avrei potuto non esserci ed avrebbero continuato così, argomentando ma rispettandosi, ragionando e correggendo se ritenuto giusto.

In una delle scene del film “Mona Lisa smile” la docente di arte, interpretata da Julia Roberts, osserva silenziosa e in disparte le sue alunne dibattere su un quadro ed ha un sorriso tenue per via della formalità ed uno sguardo soddisfatto ed orgoglioso di come sono evolute quelle giovani menti liberate dagli stereotipi, veramente indipendenti dopo un anno di dubbi, fatica, arrabbiature e frustrazione per spingerle ad uscire da ciò che è stato preconfezionato e cucito loro addosso. Credo di aver provato una sensazione simile ogni qual volta hanno dibattuto tra loro, per ogni volta che mi hanno detto “maestra non è giusto” argomentando il motivo, ogni volta che non hanno obbedito passivamente ma hanno chiesto il perché.

In quel momento ho vissuto, o almeno così mi sembra, la sensazione di aver raggiunto un obiettivo che mi ero posta, quello che considero l’obiettivo dell’agire didattico indipendente dalla materia scolastica insegnata: pensare con la loro testa.

Pensare comporta mettere in dubbio e mettersi in dubbio, esprimere educatamente e ascoltare le altrui opinioni pronti a tornare sui propri passi se le motivazioni sono ritenute valide. Pensare comporta consapevolezza della propria fallibilità e, al tempo stesso, imparare tanto dalle vittorie quanto dai fallimenti.

Caro maestro Goya, mi hai accompagnata e mi accompagni per anni con le tue stampe e la tua caparbietà, la tua passione per l’arte ed il coraggio di esprimerti, spero che tu possa essere ben lieto di un piccolo grande successo.

Il sonno della ragione genera mostri, vero, ed è ora che sono bambini che possiamo e dobbiamo spingerli a pensare autonomamente, anche sbagliando, ma occorre agire ora.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta