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Io di risposte non ne ho

Io di risposte non ne ho

mai avute e mai ne avrò

di domande ne ho quante ne vuoi

Ebbene parto proprio da questa intro della canzone degli 883 “ci sono anch’io” che, in tutta onestà, adoro sia per le parole sia per il sound. Mi fermo a queste prime tre righe perché stamattina mi sono svegliata riflettendo proprio su questo. Leggendo su facebook post di maestre contrarie al cambiamento di valutazione e altre amenità ho preso il largo onanistico mentale riguardo alle tante cose che fanno fiorire domande cui non si trova risposta certa.

L’errore? Predichiamo che l’errore è una risorsa, che sbagliando si impara ed è giustissimo, per carità non dico il contrario, ma stiamo davvero agendo in modo che l’errore sia davvero una risorsa o semplicemente festeggiamo l’errore sterilmente senza insegnare davvero loro a sforzarsi di sbagliare meno? Voi mi direte che ovviamente la risposta è che insegnamo a sbagliare meno…davvero? Non insinuo nulla, sia chiaro, ma io spesso mi domando se davvero sto agendo così ogni volta che un bambino continua a dimenticarsi di calcolare un riporto o sbaglia perennemente l’uso delle doppie o dell’h.

Ma è giusto demonizzare la memoria? No, mi direte voi, però poi guai a dare da studiare le tabelline o le regole grammaticali di inglese a memoria anche se lì quello è, o lo sai o non lo sai, una volta che le sai puoi arrivarci a logica si, ma prima devi saperle. La memoria è come un muscolo, va esercitata altrimenti non possiamo poi scandalizzarci e pretendere che i bambini “di oggi” abbiano la memoria dei bambini di ieri. Diciamoci la verità, i bambini sono sempre bambini, di oggi come di ieri, sono sempre gli stessi, cambia l’ambiente attorno e sono cambiati gli stimoli ed i modelli educativi ma forse non tutto ciò che si faceva nel passato è da buttare così come non tutto ciò che si fa oggi è sbagliato. Perché non riusciamo a trovare una via di mezzo?

Ma facciamo bene a rimanere negli argomenti dei libri? In questi anni ho assistito ad un deprimente ripetersi ciclico delle medesime gite scolastiche: parchi con dinosauri o grotte con pitture rupestri in prima, museo egizio in quarta e in quinta parchi giochi con improbabili ricostruzioni medievali e altro. A musica il piffero (dal suono abbastanza irritante per me) e poco altro poi arriva il Giorno della Memoria e dobbiamo parlargli dell’olocausto quando nemmeno sanno come e cosa è successo, non sanno del contesto sociale, politico ed economico che ha portato alla seconda guerra mondiale…nulla (magari in quinta della primaria sarebbe anche opportuno). Arte diventa una sequenza ripetitiva dei soliti quattro lavoretti su pinterest e ispirati a Van Gogh e Kandinsky presentati come novità e coniglietti pasquali, scheletrini e fantasmini per halloween e babbi natale…nelle Nuove Indicazioni Nazionali il ministro ha anche inserito il principio condivisibile del “non multa sed multum”, ossia non tante cose ma poche e approfondimenti, però se vai a vedere la mole di obiettivi e competenze da acquisire capisci già che è molto gattopardiano visto che non si leva nulla ma si aggiunge solo. Di fronte a tutto ciò ammetto che provo talvolta un certo scoramento e mi domando se non è il caso di lasciar perdere e tornare al mestiere precedente. Al solito capita poi che entro in classe, li guardo, li ascolto, rispondo, medio ed ecco che di fronte ad un “grazie maestra, ora ho capito” capisco che, se proprio non cambierà nulla dall’alto, saremo noi docenti a cambiare le cose con piccole rivoluzioni quotidiane.

Le domande rimangono, le risposte scarseggiano ma sono troppo testarda per arrendermi e, come me, molti altri docenti sono così.

Mi scuso se questo articolo forse è un po’ sottotono ma sto curando un progetto parallelo che ho avviato e che, spero, prenderà campo.

Alla prossima la vostra

Maestra Imperfetta