Oggi è il giorno dell’epifania e, in via del tutto eccezionale, ho deciso di scrivere qualcosa. Il motivo? Forse semplicemente sto procrastinando la correzione delle verifiche (e dai che qualche volta lo avete fatto anche voi), forse perché sto invece procrastinando lo studio per un concorso…insomma ogni scusa è buona per fare quello che dico sempre agli studenti di non fare: rimandare.

Tralasciando i banali “buona befana”, “allora avete portato i dolcetti stanotte?” e battute oramai talmente trite o ritrite che farebbero venire l’orchite anche a chi non ha l’attrezzatura idonea, devo confessare che io non amo questa “festa”. Non la amo perché, come dice il vecchio detto, si porta via tutte le feste…in realtà non la amo perché stavo benissimo come stavo, a casa e nel silenzio.
Se non vedete l’ora di rivedere i vostri alunni, sappiate che vi invidio. Non che non voglia loro bene, tutt’altro, ma so che come torno mi aspetta un periodo ancora più impegnativo, tra verifiche ulteriori, compiti da correggere, caos da sopportare e altre problematiche appartenenti alla mia sfera privata che non sto ad elencarvi. So che poi si inizia e si va avanti in qualche modo, e in men che non si dica è già giugno (magari), ma intanto son qui che guardo la montagna da scalare con lieve scoramento conscia che delle mille guide per l’insegnante e progetti per materiali autoprodotti…non userò nemmeno un esercizio.
Signori forse dovremmo rallentare! Il problema che io percepisco è quel piede premuto sull’acceleratore che percepisco nella vita scolastica, forse un’impressione data dalla mole di burocrazia e nessun aiuto. Forse è pesante non poter andare avanti perché hai cinque alunni che sono troppo indietro, perché si son passati due mesi nel paese d’origine e figurati se recuperano, sei la maestra, devi farglielo fare te.
Vorresti dire “ma me ne frego, che si sveglino sti genitori”, ma poi guardi quel bambino e pensi che non ha mica colpa se la famiglia non capisce, quindi ti ci metti…ma siamo umani, non facciamo miracoli. Inutili quei post melensi su quanto è bello essere maestri/e, non ti raccontano tutta la verità, cercano solo di indorare la pillola, ma un fondo di verità tutto sommato c’è e ci salva: quando arrivano risultati positivi, anche minimi, le soddisfazioni sono immense e ti guardi indietro a fine anno con un sospirone soddisfatto: ce l’hai fatta anche questa volta, e credevi di non riuscirci.
Buon ritorno cari colleghi e care colleghe, e non abbiate mai paura né timore di ammettere che ci sono momenti in cui vorresti fare un altro lavoro, sono momenti che capitano a tutti, qualsiasi lavoro facciano.
A presto la vostra
Maestra Imperfetta