Pubblicato in: diario di una maestra

SINDROME DA METÀ MAGGIO: QUANDO L’INVALSI INVALIDA IL DOCENTE

Care colleghe disperate e cari colleghi allo stremo, bentornati sul blog di chi, come voi, sta cercando di arrivare a fine anno con un briciolo di sanità mentale. Oggi parliamo di quel fenomeno tanto diffuso quanto ignorato dalla medicina ufficiale: la “Sindrome da metà maggio post-Invalsi”.

I sintomi, rigorosamente certificati

Iniziamo con un’autodiagnosi. Se vi riconoscete in almeno tre dei seguenti sintomi, congratulazioni! Siete ufficialmente affetti da SMPI (Sindrome da Metà maggio Post-Invalsi):

  • Occhiaie da panda in lutto: non quelle da tentativo maldestro di un trucco sfumato chiamato smokey eye (mi pare si chiami così) da diva, ma quelle profonde che fanno chiedere ai genitori durante i colloqui se state attraversando una crisi esistenziale. Risposta: sì, si chiama “terzo trimestre”.
  • Dipendenza da caffè di grado avanzato: quando la macchinetta della sala docenti/professori vi riconosce e inizia a preparare il caffè ancora prima che inseriate la monetina. O peggio, quando il barista sotto scuola ha già pronto il vostro “solito” e vi chiede: “Sempre doppio, vero?”
  • Vocabolario ridotto a due espressioni: “Silenzio!” e “Abbiamo già spiegato questo a settembre”. Ogni tentativo di elaborare frasi più complesse produce suoni incomprensibili o sospiri prolungati.
  • Sogni ricorrenti a tema Invalsi: vi svegliate di soprassalto cercando di ricordare se avete compilato correttamente il modulo con i codici studente, o peggio, sognate di correggere all’infinito i dati anagrafici sbagliati mentre una voce fuori campo urla: “Il tempo sta per scadere!”

La preparazione all’Invalsi: un viaggio nell’assurdo

Chi ha inventato le prove Invalsi evidentemente non ha mai messo piede in una classe reale. O forse sì, ma era sotto effetto di sostanze psichedeliche molto potenti.

Per settimane ci siamo trasformati in addestratori di circo: “Ragazzi, dovete annerire COMPLETAMENTE il pallino, non fare una X, non colorarlo a metà, non disegnare faccine sorridenti attorno.

“No, Carletto, non puoi usare il bianchetto se sbagli. No, Ahmed, non puoi cambiare risposta. No, Chen, non puoi scegliere due risposte per essere sicuro. No, non posso aiutarti anche se sussurri la domanda così piano che solo i cani del quartiere ti sentono”.

E poi ci sono le simulazioni. Settimane di allenamento per far capire che “scegli la risposta corretta” non significa “scegli quella che ti piace di più” o “quella con il numero fortunato” o “la C perché la C è sempre la risposta giusta”.

Il giorno X: cronaca di una giornata surreale

E finalmente arriva il grande giorno. Vi presentate a scuola con un’ora di anticipo, con occhiaie da record mondiale e l’espressione di chi sta per affrontare un plotone di esecuzione.

La prima mezz’ora se ne va solo per spiegare le regole, che sono esattamente le stesse che avete ripetuto come un mantra per settimane. Poi inizia la distribuzione dei fascicoli, momento in cui il vostro sistema nervoso raggiunge livelli di stress paragonabili solo a quelli di un artificiere che deve disinnescare una bomba.

“No, non girate la pagina. No, non iniziate. NO, HO DETTO DI NON GIRARE LA PAGINA! Ecco, bravi, ora potete iniziare… No, Luigi, non puoi andare in bagno adesso, abbiamo appena iniziato. Sì, Sofia, devi rispondere a tutte le domande. No, Francesco, non c’è un premio per chi finisce prima”.

E poi ci sono loro, gli osservatori esterni. Quelle figure mitologiche che entrano nella vostra classe e vi guardano come se foste il soggetto di un documentario su National Geographic (e diciamo pure che ne hanno ben donde): “Osserviamo il docente nel suo habitat naturale mentre cerca disperatamente di mantenere l’ordine durante l’Invalsi. Notate come il suo occhio sinistro abbia sviluppato un tic nervoso”.

Il post-Invalsi: trauma e devastazione

Ed eccoci qui, a metà maggio, con le prove ormai alle spalle ma con i postumi che si fanno sentire. Come reduci di guerra, ci aggiriamo per i corridoi con lo sguardo vuoto, trascinando le nostre membra come zombies si, ma quelli che strisciano.

I nostri alunni, dopo essere stati costretti a una concentrazione sovrumana per le prove, ma solo perché la loro concentrazione non dura più di quella di uno scoiattolo, ora rimbalzano sui muri come palline di gomma impazzite. L’adrenalina accumulata durante le settimane di preparazione e i giorni di silenzio forzato esplode in un’energia cinetica che neanche gli acceleratori di particelle del CERN saprebbero contenere.

E voi? Voi siete lì, con lo sguardo fisso nel vuoto, mentre cercate di ricordare cosa diavolo stavate spiegando prima che l’uragano Invalsi si abbattesse sulla vostra programmazione. Sfogliate il libro di testo come se fosse scritto in geroglifici, cercando disperatamente di ricordare dove eravate rimasti.

Ma soprattutto, non so voi ma io mi ritrovo a fare i conti con quella domanda esistenziale che ogni anno, a metà maggio, torna a tormentarmi: “Ma perché non sono rimasta segretaria che in fondo mi rilassavo pure?”

Strategie di sopravvivenza per le ultime settimane

Come ogni anno, a questo punto ci troviamo di fronte all’ultima, estenuante maratona prima della fine. Ecco quindi alcune strategie di sopravvivenza testate sul campo da chi, come me, è passata attraverso il deserto post-Invalsi e ne è uscita viva (anche se con qualche neurone in meno):

  1. Abbraccia il caos: ormai è troppo tardi per imporre disciplina. Rinomina le tue lezioni “attività ludico-didattiche semi-strutturate” e lascia che il destino faccia il suo corso.
  2. Riscopri l’arte del cinema educativo: “Oggi, ragazzi, guarderemo un documentario estremamente formativo sulla vita degli antichi romani/sulle cellule/sulla poesia romantica” (inserire a piacere mentre cercate disperatamente su YouTube qualcosa di vagamente attinente al programma che vi permetta di rilassare la mente perché lo conoscete già, consiglio di tenere sempre qualcosina già salvata nel vostro account).
  3. Rivaluta la tua relazione con il registro: quel voto che dovevi mettere tre settimane fa? Ora è il momento perfetto. Quella programmazione che dovevi aggiornare a marzo? Nessuno la leggerà comunque.
  4. Impara l’arte di rispondere “lo faremo a settembre”: qualsiasi richiesta, dall’ultimo capitolo del libro alla gita al museo, può essere elegantemente rimandata al misterioso e lontano “nuovo anno scolastico”. Sono in quinta? E va beh vedrete che alle secondarie lo farete.

Conclusione: non sei sola/o

In questo momento, migliaia di docenti in tutta Italia stanno vivendo esattamente la tua stessa condizione. Siamo un esercito silenzioso di zombie educativi che trascina i propri corpi esausti verso il traguardo di giugno.

Ma ce la faremo, come ogni anno. Sopravvivremo in qualche modo agli scrutini, alle riunioni dell’ultimo minuto, ai progetti che dovevano essere conclusi ad aprile ma di cui nessuno si è ricordato fino ad ora. E poi, finalmente, arriverà quell’ultimo campanello, quel momento magico in cui potremo finalmente lasciare che il nostro cervello si liquefaccia in pace su una sdraio in riva al mare o in montagna o dove piace a voi.

Fino ad allora, care colleghe e cari colleghi, tenete duro. Ricordate che non è necessario essere perfetti. A volte, essere semplicemente presenti, con il corpo se non con la mente, è già una vittoria.

Con affetto e solidarietà, La vostra maestra imperfetta (e al momento anche semi-cosciente)

P.S. Se avete trovato errori di battitura in questo articolo, sappiate che sono voluti. Li ho inseriti appositamente come forma di espressione artistica della mia stanchezza mentale. Assolutamente non sono dovuti al fatto che ho scritto queste righe dopo una giornata di otto ore con due classi diverse e una riunione di programmazione. Assolutamente no, che andate a pensare menti maliziose…

alla prossima sindrome la vostra affezionata

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, strumenti per docenti

INVALSI

Come ogni anno arriva per tutti l’INVALSI e, come ogni anno, mi ritrovo a sentirmi dire “ma alla fine l’Invalsi serve a giudicare il docente”. Non serve spiegare, provare a far capire che sono leggende metropolitane, che le indagini statistiche offrono una fotografia che serve a far riflettere sulle criticità al fine di migliorare etc etc etc…come per i fantomatici 3 mesi di ferie, mi sento dire la frase fatidica.

Come sempre accade, conoscere la storia forse può aiutarci a comprendere dei test così controversi. Occorre partire dall’oramai lontano 1994 quando emanarono il Dlgs 297 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” dove per la prima volta si introduce il tema della “Valutazione del sistema scolastico”. L’art 603 del Dlgs 297 affidava all’allora Ministro della Pubblica Istruzione l’individuazione di metodi di rilevamento dei processi e risultati del servizio scolastico. Ma come sempre il Ministro, e lo Stato in generale, non può far tutto da solo, pertanto si è dovuto avvalere del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE) e della Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP, futuro INDIRE), di istituto regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento.

Ora dovete sapere che il CEDE è il futuro INVALSI, ma la storia continua. Hanno stabilito che il Sistema scolastico andasse valutato, hanno stabilito di chi avvalersi come collaboratori, ma i tempi? Ed ecco che nel 1997 con il DPR275 si stabilisce un Regolamento sull’autonomia scolastica che in materia di valutazione e qualità del sistema si limita a prevedere che il Ministero della Pubblica Istruzione fissi metodi e scadenze per valutazioni periodiche per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e standard di qualità del servizio. Comincia a suonarvi qualche campanello? Si, vero?

Arriva la Moratti che, piaccia o non piaccia, con la L.53/03 che, rispettando le tradizioni italiane, delega al Governo la definizione delle norme sull’istruzione, tra cui, art 3, la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione. Tra i principi ed i criteri direttivi del futuro decreto attuativo ci sono la valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e del comportamento e…rullo di tamburi…le verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative, per le quali ci si avvale della collaborazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (altro che campanelli, qui son concerti di campane che nemmeno a Notre Dames).

A dare attuazione alla Legge Moratti è il Dlgs 286/04 che istituisce il “Servizio Nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nonché il riordino dell’omonimo istituto”.

Obiettivo: valutare l’efficienza e l’efficacia del Sistema educativo di istruzione e formazione inquadrando la valutazione nel contesto internazionale.

Collaboratori: Istituto Nazionale di Valutazione (riordinato e denominato INVALSI) e le istituzioni scolastiche e formative,

Valutare il sistema non è valutare il singolo ma l’insieme…giusto o sbagliato che sia l’intento non è poi così deplorevole se ci consideriamo inseriti in un più ampio contesto quale quello europeo.

Prima di arrivare ai nostri beneamati (o beneodiati) test, ci sono stati i Progetti Pilota, VSQ(Sviluppo della Qualità delle Scuole), Valorizza e VALeS, un po’ come le sperimentazioni dei farmaci o dei vaccini. A collaborare erano i sempre presenti INVALSI e INDIRE.

  • Progetti PILOTA avevano lo scopo di verificare l’applicabilità tecnica ed economica del modello proposto dal Sistema Educativo Nazionale.
  • VSQ valorizzazione del merito delle scuole con erogazione di premi e azioni di supporto alle scuole, analisi del contesto scolastico attraverso i risultati degli apprendimenti e calcolo del valore aggiunto analizzato da INVALSI, processi di miglioramento progettati dalle scuole supportati da INDIRE.
  • VALORIZZA era una sperimentazione tesa a indivudare e premiare gli insegnanti che si erano distinti per un generale e comprovato apprezzamento professionale nella scuola (metodi: autovalutazione professionale, apprezzamento nella scuola e apprezzamento dell’utenza…una fregatura insomma).
  • VALES (Valutazione e Sviluppo scuola). Furono coinvolte nel 2012 ben 288 istituzioni scolastiche su 800 che avevano fatto domanda. La parte valutativa è stata affidata a INVALSI e il supporto al miglioramento all’INDIRE. Il processo comincia con Autovalutazione della scuola attraverso un Rapporto di Autovalutazione (RAV) che prevede il coinvolgimento delle componenti la comunità scolastica e prende il via dai risultati delle rilevazioni INVALSI. Obiettivo di questa azione è stimolare le scuole a costruire percorsi valutativi attraverso procedure, protocolli e rapporti mentre l’INDIRE ha aiutato e supportato le scuole nella pianificazione. Andavano analizzati i documenti della scuola e verificata la coerenza tra quanto dichiarato dalla scuola e l’effettivo agito, analisi delle politiche scolastiche e funzionamento.

Se per il momento tutto ciò vi ha fatto sentire più campane che una chiesa durante il matrimonio di qualche reale, se avete pazienza, arriviamo al DPR 80/13 che, per allinearsi agli altri paesi europei sul versante della valutazione dei sistemi formativi pubblici, regolamenta il SNV (Sistema Nazionale di Valutazione). Il nostro SNV valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione per migliorare la qualità dell’offerta formativa e poggia su:

  • INVALSI
  • INDIRE
  • Contingente Ispettivo
  • Istituzioni scolastiche

Ho volutamente sottolineato le istituzioni scolastiche perché, nonostante la percezione non sia proprio questa, le scuole sono una delle colonne del Sistema Nazionale di Valutazione, anche perché non c’è generale senza soldati e alla fine il grosso del lavoro lo si fa in trincea.

INVALSI assume il coordinamento funzionale del sistema di valutazione, è un ente di ricerca con personalità giuridica di diritto pubblico soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione e, oltre ai nostri ben conosciuti test…

  • assicura il coordinamento funzionale del SNV
  • propone protocolli di valutazione e programma visite alle scuole
  • definisce indicatori di efficienza ed efficacia
  • definisce gli indicatori per la valutazione dei Dirigenti scolastici (si, avete letto bene, anche loro sono soggetti a valutazione)
  • cura la selezione e formazione degli esperti dei nuclei per la valutazione esterna
  • redige relazioni per il Ministro e rapporti sul sistema scolastico e formativo per una comparazione su base internazionale
  • partecipa ad indagini internazionali

Questa ovviamente è solo storia, allo stato attuale ogni anno, tra Aprile e Maggio, si svolgono i test INVALSI e tutte le informazioni circa le prove, come hanno origine, cosa misurano o anche solo per cimentarvi e provare voi stessi, le si trovano su INVALSI OPEN, sito ufficiale che offre tutte le informazioni necessarie per addentrarsi in questo argomento piuttosto ostico ma, credetemi, decisamente interessante se si guarda oltre il pregiudizio.

Se dopo tutto questo merdaviglioso escursus storico siete ancora qui a leggermi vi ringrazio, e vi ammiro per la pazienza, perché mi sarei già stancata parecchie righe fa. Lo scopo di questo articolo non è e non è mai stato farvi cambiare idea su questo strumento, questo non lo farei mai, ma offrirvi una prospettiva differente attraverso la storia e la ratio con cui è stato concepito e si è sviluppato. Come tutti gli strumenti umani non è perfetto e non ha la pretesa di esserlo; è perfettibile e sicuramente subirà evoluzioni ma per questo dovremo attendere e guardare. Nel mentre consiglio di farci un minimo di cultura sulla lettura delle statistiche per comprendere meglio anche i risultati delle rispettive scuole invitando ad evitare populismi e sentenze che vanificherebbero ogni sforzo di miglioramento da parte delle istituzioni (e li fanno questi sforzi).

Per oggi è tutto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra

INVALSI…QUESTE SCONOSCIUTE

Oggi vi parlo di INVALSI, i test nazionali che hanno scatenato più polemiche della prima minigonna degli anni ’60, su cui ancora adesso ci si divide in due principali fazioni: guelfi e ghibellini, sostenitori e detrattori del crocifisso a scuola (ma ne parlerò in altro momento).

Insomma, in questo articolo non vi starò a fare il pizzardone sull’INVALSI né in un senso né in un altro, ma vi racconto la mia personale esperienza da docente che ha provato a fare Funzione Strumentale per la Valutazione in un anno in cui tutti han fatto un grazioso passo indietro dinnanzi alla richiesta e si è ritrovata ad organizzarla sia per le primarie che…rullo doveroso di tamburi…le secondarie di primo grado (medie per gli amici).

A conclusione di una settimana in cui sono stata presente tutti e tre i giorni di somministrazioni ad insalate miste di tredicenni, la mia reazione è stata crollare sul divano per un sonno comatoso di un’ora e mandare a quel paese ogni proposito di ginnastica pur consapevole della brioche al caramello e della torta al cocco della suocera ingurgitate per darmi forza. Ne sono uscita con la consapevolezza che amo starmene alle primarie, ma apprezzo molto di più il difficile lavoro dei professori.

Il primo giorno di somministrazione ho invidiato la pazienza dei professori. Immaginavo che ce ne volesse tanta, ma non così tanta. Rispondono e non temono, negano l’evidenza se li richiami all’ordine e ti guardano come se la pazza fossi tu. Insomma, ne esci che ti domandi “ma ero così anche io?” e capisci la severità di certi prof che hai incontrato.

Il secondo giorno di somministrazione, la stima per i prof non è mutata, ma ho imparato a conoscere meglio questi ragazzetti che tutto sommato, nel loro far casotto, scherzare, rispondere, riflettono una voglia di vivere e di ridere che è contagiosa. Ho cominciato a scherzare nei limiti del ruolo e, cosa molto interessante, hanno risposto e sono stati più “obbedienti”…certo nei limiti concessi dai loro ormoni in subbuglio.

Il terzo giorno di somministrazione la stima per i prof oramai è consolidata. I tredicenni più chiassosi sono quelli che paradossalmente ho finito per apprezzare maggiormente perché nel loro rispondere non erano sciocchi, erano curiosi, facevano osservazioni intelligenti. Io ricordo i miei compagni delle medie ed erano veramente sciocchi nel loro modo di scherzare, facendo dei versi inutilmente, questi almeno andavano di battute da stand up comedy. I ritmi comici venivano scanditi dal botta e risposta, dalle risposte mie e dei prof spesso imprevedibili e spiazzanti per loro.

Mi hanno colpita molto tre ragazzini in particolare perché, oltre a mostrare un pensiero divergente ed una certa capacità informatica, hanno chiesto che cosa sarebbe successo poi con le risposte di questi test. Non gli interessava la valutazione, ma l’elaborazione e la restituzione dei dati, la privacy etc.

Fermo restando che queste informazioni gli sono state fornite cercando di essere stringata ma esaustiva e non troppo tecnica, mi ha davvero colpita l’interesse mostrato per l’analisi statistica dei dati e le prestazioni. Facevano domande e ascoltavano con attenzione e questo mi ha restituito una speranza per il futuro che temevo persa ma, al contempo, mi ha fatto riflettere.

Spesso ci fermiamo alla loro superficie e questo ce li fa apparire in effetti insopportabili, tuttavia se si guarda oltre, se si scava, se si riesce ad entrare in contatto con la loro curiosità si apre un mondo di confronto costruttivo per entrambi. Il problema rimane sempre il tempo!

In una classe dove devi guardare ai contenuti, allo sviluppo delle loro conoscenze, al superamento delle difficoltà combattendo contro la loro invettiva nel causare i peggiori problemi con l’incoscienza tipica della loro età, non si riesce facilmente a stabilire quel contatto.

Il mio plauso sincero e la mia ammirazione vanno ai professori con cui mi sono confrontata, persone umane, comprensive, sinceramente preoccupate più dei ragazzi con i rispettivi problemi che dello stipendio (senza che l’insegnamento sia necessariamente una vocazione). Ho incontrato professionisti veri, capaci di riflettere, mettersi in discussione e dialogare con altri ordini nell’idea di una comunità educante che spesso, vuoi per burn out, vuoi per resistenze individuali di altri colleghi di ogni ordine e grado, rimane utopia nonostante gli sforzi da parte anche del Dirigente.

Io forse vivo nel mio mondo di teneri orsetti e candidi pulcini, forse vedo sempre il lato positivo, sicuramente devo imparare ancora molto ma questi tre giorni di prove invalsi CBT mi hanno restituito un’esperienza che porterò nel cuore e qualche idea di collaborazione con i professori che porterò avanti con la caparbietà da castoro che mi contraddistingue.

In tutto questo stavo dimenticando di dire una cosa: i test computer based sono comodi…fin quando non ti si pianta un pc o qualche docente decide di usare la rete della scuola rallentando tutto!

A presto la vostra

Maestra Imperfetta