Pubblicato in: diario di una maestra

Pausa didattica per Pasqua

Chi mi conosce bene sa che non sono da lavoretti, specialmente quelli a ridosso delle feste comandate.

All’inizio di questo anno mi son sentita dire che c’è una diffusa contrarietà da parte dei dirigenti scolastici alla distribuzione di quei sei giorni in più oltre le pause didattiche da calendario scolastico, perché ritenute sospensione di un servizio pubblico.

Non sono d’accordo con questa visione che, almeno a me, suona più punitiva che volta all’interesse del bambino.

Nelle scuole tedesche e francesi, per esempio, i giorni di scuola sono intervallati da più pause all’interno dell’anno scolastico. E’ vero che questo si traduce in una estensione a tutto Giugno e Luglio di lezioni, ma è anche vero che con più pause prive di compiti i bambini hanno modo di ricaricarsi e tornare in classe freschi e riposati.

Non possiamo pretendere, almeno a mio parere, che siano sempre attenti se dopo qualche giorno persino noi siamo stanchi…e stiamo in classe solo cinque ore, sei al massimo al contrario di loro che ne stanno ben otto. Ci sono le pause, è vero, e in quelle in genere dobbiamo rilassarci e rigenerarci un poco, ma sappiamo che poi riprendere è anche più dura. Lo è per noi adulti, figurarsi per un bambino.

Il problema che riscontriamo come docenti è che questa scuola, nel lodevole intento di andare incontro alle esigenze di famiglie con genitori lavoratori e a fronte di una carenza di disponibilità economiche per baby sitter e centri vari, o minore disponibilità di nonni, si sacrifica il bambino stesso riducendone il gioco e aumentandone il carico di lavoro e di stress.

Io sono a favore dei compiti, sempre e comunque, e ci tengo che li facciano, ma sono contraria al carico eccessivo quando gli alunni stanno già troppe ore a scuola, forse sarebbe opportuno riconsiderare la distribuzione e la quantità delle materie e dei contenuti dei testi. In un entusiasmo pedagogico che, al solito, vira verso gli eccessi, si è arrivati a più libri per anno che, tuttavia, non sono seguiti da più conoscenza.

Uno dei problemi che riscontro spesso è la fatica a mantenere nel “contenitore” della memoria le conoscenze acquisite per trasformarle in competenze. Come fare?

Qui da un lato le famiglie colpevolizzano gli insegnanti e gli insegnanti lamentano che è colpa delle famiglie (sia chiaro, non tutti sia da un lato che dall’altro), ma chi si ferma a pensare, senza cercare un colpevole ma cercando una causa, alla fonte di questo problema? Probabilmente fior di psicologi e pedagogisti lo fanno, ma intanto ogni giorno un docente entra in classe e si trova a dire almeno una volta a lezione “ma ve l’ho già spiegato mille volte” e rispiega la milleunesima.

Come compitino di Pasqua mi piacerebbe che tutti noi docenti e genitori riflettessimo sul nostro operato, ma con onestà e spirito critico ma costruttivo, individuando gli errori che pensiamo di commettere e quelle azioni che attuiamo o che pensiamo di attuare in futuro nell’interesse dei nostri bambini, alunni o figli che siano, per guidarli nella crescita e costruzione autonoma delle conoscenze.

Buone feste

la vostra

Maestra Imperfetta