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Chi lo ha detto?

Chi lo ha detto che insegnare arte significa solo fargli usare acquarelli, tempere e pastelli? Non dico che non si debba fare, sia chiaro, ma una cosa mi ha colpita profondamente delle indicazioni nazionali, qualcosa che, vivendo appieno la mia passione per il tratto grafico, mi ha fatto pure dire “però han fatto proprio bene ste indicazioni nazionali, finalmente”.

Le discipline artistiche sono fondamentali per lo sviluppo armonioso della personalità e per la formazione di una persona

Non importa che si sappia o non si sappia disegnare, che ci sia talento o meno. E qui non ci piove, ognuno ha il suo talento, che sia più orientato per il disegno tecnico, rassicurante in quanto possiede regole fisse cui ci si può attenere e che possono creare una comfort zone, quanto quello libero che permette di stravolgere ogni regola.

Ma ancora l’alunno deve saper “Elaborare creativamente produzioni personali e autentiche per esprimere sensazioni ed emozioni; rappresentaree comunicarela realtà percepita“.

Senza nulla levare ai lavoretti che a volte invidio profondamente e che effettivamente possono costituire una parte utile dell’insegnamento (se non sono fatti dalle maestre ovviamente), mi sono posta la domanda sul “tratto grafico”. Prima ancora di incollare un’immagine su di un foglio per farne un collage o di piegare la carta per farne una rosellina da dare alla mamma, lavoro che alla fine rimane fine a se stesso visto che il 90% delle volte è fatto dalla maestra stessa, non è il caso di provare ad insegnare al bambino a migliorare il tratto grafico,rappresentare la realtà si, ma a modo suo? Dando loro basi di disegno, si danno loro più strumenti per dei lavori più soddisfacenti anche per l’occhio (per loro principalmente).

Da qualche tempo ho conosciuto, virtualmente ovvio e purtroppo non di persona, Danny Gregory, un artista che con poche semplici parole è riuscito a riassumere ciò che per me è l’arte.

“For me, art isn’t just something to sell in a gallery or hang on the wall. It’s a way of documenting the stories of my life and the beauty that surrounds me.

“Per me l’arte non è qualcosa da vendere in una galleria o appendere al muro. Essa è un modo per raccontare le storie della mia vita e la bellezza attorno a me.

Egli insegna anche nelle scuole, ed insegna a disegnare certo ma non come si può pensare, lui insegna ad esprimere se stessi, a raccontare la propria storia disegnando oggetti di uso comune, particolari di ciò che si presenta davanti a noi o anche solo se stessi, le proprie mani, i propri piedi, tutto racconta la nostra storia. Non in modo lineare come un diario ma decisamente più accattivante.

Non è forse quello che dobbiamo fare anche noi? Non è quello che ci chiedono le indicazioni nazionali? Non è il nostro compito primario dover formare dei futuri adulti certo, ma dare loro anche gli strumenti per poter raccontarsi e raccontare le loro storie usando strumenti grafici (primo tra tutti il proprio cervello)? E in quest’ottica non è forse il caso di mettere in secondo piano il lavoretto con i colori e insegnare loro ad osservare, e non semplicemente vedere, la realtà che li circonda e vedere la bellezza anche in un giornale piegato, una scarpa abbandonata o nel cestino della frutta sul tavolo della cucina? La bellezza nella mamma che gli prepara da mangiare o della pizza in famiglia? Giocare a disegnare quello che usualmente non si pensa nemmeno, come la propria immagine deformata dalla superficie di un cucchiaio?

Insegnare loro a disegnare le piccole cose quotidiane, osservandole e cercando di riprodurle a modo loro, non è forse più utile di mille lavoretti con tempere e pennelli?

Per carità non dico che non bisogna fargli fare pure quelli, ma penso che una volta che sanno apprezzare e disegnare a modo loro (mica devono riprodurre perfettamente la realtà no?) vorranno loro stessi colorare e lì avremo le porte del loro apprendimento spalancate e diventerà un vero piacere.

Questa è e rimane una mia personalissima opinione e riflessione, aperta a dibattiti in merito e sarei ben felice di poter discutere chi la pensa anche diversamente da me.

la vostra

Maestera Imperfetta