Pubblicato in: Covid 19 - DaD, opinionibus

Pronti, ai posti…via, ma a casa!

No, non sono una pessimista e no, a scanso di equivoci non auguro lockdown. Devo ammettere che per me la scuola è ripresa dal 31 Agosto, tra materiale tecnologico finalmente arrivato (perché il governo si fa bello ma le scuole devono attendere ed arrangiarsi), riunioni varie e preparazione all’inizio delle scuole.

La scuola deve riaprire

Sacrosanto, per carità e non dico il contrario, però aprirle quando dopo una settimana devi chiuderle per elezioni non mi sembra questo gran colpo di genio. I banchi singoli? Ben venga, non quelli a rotelle sia chiaro, ma quelli classici che non abbiamo in tutte le classi, ma ci arriveranno chissà quando…e la mia ironia mi spingerebbe a dire che arriveranno sicuramente quando Gigino piange, Sofonisba litiga con Pippicalzelunghe perché non la fa giocare e siamo in piena ricreazione. Ma tanto che ce frega? Devon far le mummie, e quest’anno non facciamo nemmeno gli egizi, quindi dovremo forse dirgli di fare i murales delle grotte…fermi nella stessa posizione mentre gli operai mettono i nuovi banchi, magari a Maggio quando non servono più.

I dirigenti scolastici? Non li invidio proprio e non vorrei mai, vedendo con i miei occhi, essere al loro posto nemmmeno per il triplo del loro stipendio. Senza direttive fino alla fine se non un “i soldi son questi, le responsabilità queste altre, fate voi ma occhio che poi se va male pagate caro eh” . E oltre a sentirsi le critiche dei docenti (perché qualsiasi decisione prendano starà bene ad una parte ma all’altra no), si beccano pure una serie di articoli su varie testate giornalistiche pronte a puntare il dito sulla presunta inadeguatezza delle misure adottate, accuse spesso prive di tentativo anche minimo di provare a mettersi nei loro panni.

La cartellonistica ce la siamo dovuta mettere noi, e può anche starci, per carità, per poi sentirci dare una serie di regole talmente restrittive che, man mano che me le snocciolavano, buttavo via i post it mentali di attività che avevo pensato di fargli fare durante l’anno (e sia chiaro che non è colpa del Dirigente scolastico).

I colleghi precari…tasto dolentissimo. Al di fuori di critiche su diplomati magistrali, stabilizzazioni, concorsi, ma nessuno può comprendere appieno cosa prova una collega o un team di maestre che si son trovate bene con due o più colleghe precarie, a dover ogni anno attendere chi arriva. Ci si chiede “sarà la stessa?” passando per il “se è un’altra, come sarà? Si troverà bene con noi? Ci troveremo bene con lei?” ed in contemporanea “capirà la delicatezza della situazione di Pipino? Capirà che con Ninuzza deve essere più ferma e con Petruzzo deve essere più morbida?”. Le domande, le ansie, la preoccupazione è tanta ed il senso di incertezza non ci fa stare bene.

Insomma Lunedì si riapre tra gel, mascherine, disinfettanti, spruzzini si e spruzzini no, responsabilità più grosse di quelle che già si hanno e critiche a pioggia perché siamo insegnanti, la categoria più criticata da una buona parte della massa, talvolta a ragione, più spesso a torto, ed ovviamente rimane il nocciolo duro di persone, genitori e non, che comprendono le nostre difficoltà.

Come arriveranno? Come vivranno le nuove regole se già a fatica si adattavano a quelle precedenti? Come gli faremo capire? I bambini tirano fuori risorse che mai più si sarebbe pensato e devo ammettere che mi hanno stupita già durante la DaD. Sono fiduciosa, anche se con qualche riserva, e credo che tutto dipenda da come noi gli faremo vivere queste regole. Allegria, serenità, evitando allarmismi ma rimanendo ferme e coerenti nel rispetto delle regole. Dobbiamo resistere e farci vedere calme, decise ma senza ansie e, soprattutto, dare l’esempio col nostro comportamento.

Questa è la mia personalissima visione della situazione dopo aver passato un’estate a sentire tutte le testate giornalistiche di ogni orientamento e podcast vari, social e quanto altro parlare di scuola, a volte con cognizione di causa, più spesso a vanvera.

Un sincero in bocca al lupo a tutti i colleghi e le colleghe dunque, che spesso e volentieri lavorano e tacciono, che provano la frustrazione ed il senso di impotenza nel non poter intervenire in talune situazioni e che ora sono decise più che mai a fare da scudo tra ansie da Covid e gli alunni.

La differenza possiamo farla proprio noi maestri, a scuola. Noi siamo la resistenza! (dai, faceva bello dirlo)

Maestra imperfetta