
Una parola molto bella ma spesso e volentieri ignorata, tirata fuori dagli armadi o dai bauli quando qualcosa ci risveglia le coscienze e, si badi bene, solo perché avviene vicino a noi.
Questo è un post cinico!
Non voglio fare la maestrina Pollyanna (che detta tra noi mi stava giusto un tantino antipatica) o Anna dai capelli rossi che vedeva o cercava il buono in tutti e tutto. Ora come ora rifletto solo sulla parola “Pace”, cantata e innalzata ad ogni scontro per poi esser messa nel baule o in qualche file nascosto nel pc, dimenticata per lo più.
Imagine all the people living life in peace…cantava John Lennon, ma diciamoci pure la verità, noi non siamo in grado di vivere in pace, non è nella natura umana. Se pure ci sono persone che la pace davvero la vogliono, è impossibile stabilirla senza alzar le armi in taluni casi. Quando c’era la pandemia alla massima espansione i bambini disegnavano arcobaleni e i genitori e maestre postavano sui social tali arcobaleni corredati con “andrà tutto bene”. Ora bambini e maestre andranno a riempire i social di “Pace”…riciclando gli arcobaleni e mettendoci pure una colomba che ne è simbolo.
Non faccio paternali a nessuno perché dovrei farle pure a me stessa andando ad essere precisi e corretti, e non critico bambini e maestri/e per i messaggi di pace lanciati sui social, d’altronde che si può fare? Possiamo condannare apertamente su ogni social quanto fatto e quanto si sta facendo, possiamo metterci bandierine dell’Ucraina nel profilo e convincerci che sia sufficiente, o possiamo donare anche solo poco, ma comunque mandare qualcosa alle organizzazioni che si occupano di aiutare militari e civili ucraini.
So che vi starete domandando…si ma come? E come posso essere sicuro che sia un’associazione che poi non fa nulla? Avete ragione. Il problema me lo sono posto pure io, ma la soluzione c’è ed è una lista di associazioni (con link relativo) che stanno raccogliendo e inviando aiuti e operano sul territorio. Queste associazioni, alcune famose ed internazionali, altre non famose e locali, sono state elencate nel sito di “Valigia Blu”

Io non esorto e non insulto chi non vuole farlo, liberissimi di pensare “ma tanto quelli stan lì e io sto qua”, ma vi dico solo che Giovedì mattina, quando al risveglio ho sentito degli attacchi, ho immaginato cosa sarebbe stato per me un risveglio con rumore di bombe, confusione, urla, terra che trema e dover decidere in pochi istanti cosa portar via e dove rifugiarsi (e no, la metro è distante da dove sono io). Ho pensato cosa significa lasciare la casa, questa casa che ci siamo costruiti negli anni e che ci rappresenta, che è nido e porto sicuro in cui rifugiarsi quando fuori va male…e ritrovarsi senza di essa.
Ho immaginato cosa possa significare per me svegliarsi, scappare, rifugiarsi con i propri animali impazziti per la confusione e in panico, e non sapere come sta mia madre, come sta mia sorella e le bambine, mio cognato, i miei numerosi cugini…non sapere nulla e non aver modo di saperlo…e la fantasia viaggia in quei casi.
Ho immaginato tutto questo perché loro vivevano una vita che è simile alla mia, con lavoro, animali, famiglia e casa…e improvvisamente non hanno più nulla se non la loro vita…disposti a barattarla per cercare di riavere la libertà per il proprio paese.
Quando un bambino mi ha detto “maestra io voglio fare il soldato perché la guerra a me piace”…gli ho detto che ne rispetto l’opinione, ma era mio dovere, e l’ho fatto, farlo ragionare su come è facile parlare quando l’unica guerra che abbiamo conosciuto è quella nei videogiochi, dove in fondo spegni il pc e torni al pasto caldo e saporito, ai bisogni primari soddisfatti e non vivi nel terrore che tutto cambi in un istante.
Scusatemi se non sono allegra, non ci riesco
La vostra…no…oggi sono solo Francesca, non sono maestra, non ho nulla da insegnare, solo da imparare.

e decidere a chi donare.