Non starò a spendere parole sul valore dell’esperienza in questo articolo perché non ci credo.
In verità non dico che l’esperienza non abbia un suo valore, ogni esperienza lo ha, basti vedere l’evoluzione di un disegno man mano che ci impegniamo a migliorare, o magari la prestazione in un qualche esercizio in palestra man mano che ci esercitiamo. Nell’insegnamento l’esperienza che valore ha?
In questa giornata in cui mi spendo a preparare lezioni e altre attività, mi sono fermata a pensarci, anche se a dire il vero ci penso da ormai 7 anni, sono lenta nell’elaborazione dei dati evidentemente, o forse solo cauta.
In questi pochi anni di insegnamento ho visto docenti più esperte o semplicemente con maggiore anzianità di me, così come ho conosciuto docenti neofite, ed ho avuto conferma piena e urlata di quello che vado sostenendo da anni: il valore dell’esperienza è un fattore individuale.
Si può insegnare da decenni e non aver imparato nulla, nemmeno a gestire una classe, così come si può insegnare da un anno ed aver imparato come se si fosse in cattedra da 10 e passa anni. La scoperta dell’acqua calda? Certo! Peccato che nella pratica quotidiana la differenza tra chi impara dai propri errori e chi persevera è abissale, e spesso ci si adagia nell’inerzia limitandosi ad un “ma si è ovvio” senza domandarsi “ma io lo faccio davvero?”.
Quello che determina quindi la sostanziale differenza tra chi fa tesoro dell’esperienza e se ne arricchisce e chi non lo fa, è proprio l’apprendere dai propri errori. Anche qui ci sarà sicuramente chi starà bollando queste parole come “cavolate”, capirai, servivo io a far notare l’ovvio, ma domandiamoci con onestà (tranquilli, non dovete dirlo a nessuno) quante volte abbiamo pensato “dove ho sbagliato?” invece di “ecco è colpa di…” e quanto poi abbiamo analizzato i nostri errori ed abbiamo corretto il tiro? Farsi la domanda giusta può trasformare l’errore, umano e in cui possiamo incappare tutti noi, in valore.
Ed ecco che incontri docenti che ti danno una pacca sulla spalla dicendoti “vai serena, sono errori che facciamo tutti” e magari ti danno qualche dritta.
In questi giorni, a fronte di concorsi che fioriscono nel prato del MIM, ecco che leggo nei vari gruppi di preparazione ad essi le solite frasi “eh ma non è giusto che chi ha poca esperienza possa partecipare”. Perché?
L’esperienza calcolata in anni di insegnamento è talmente soggettiva che da sola non misura la bravura di un docente. Un concorso serve solo a misurare le conoscenze e le competenze di base necessarie per accedere a quel mestiere, tutto il resto te lo fai sul campo…come tutti.
Non nasci maestro/a, né nasci professore/essa e nemmeno nasci Dirigente, medico, avvocato, DSGA o amministrativo, ma impariamo tutti sul campo, una volta passato un concorso o una qualche selezione (colloquio, graduatoria o altro). Partendo da questo presupposto, cerchiamo di ricordarcelo anche quando sta per uscirci una critica sul lavorare altrui o una mal parlare alle spalle di chi è appena arrivato, perché noi abbiamo sicuramente fatto cavolate, più o meno grosse, e ci è andata più o meno di lusso, ma abbiamo sbagliato anche noi ed è perfettamente umano.
Quanto vale quindi l’esperienza? Tutto e niente, dipende da quanto siamo disposti ad imparare da essa.
A presto la vostra
Maestra Imperfetta