Pubblicato in: vita privata di una maestra

Dire la propria…quando ci vuole

Dal 6 di Novembre sono in malattia per un dolorino trascurato e controlli rimandati al punto che il mio corpo ha detto “basta” al posto mio.

Non ho più scritto da allora perché, proprio per quel problema, non riuscivo nemmeno a stare 5 minuti al PC, scrivere o disegnare senza passare ore a sentire dolori intensi al braccio destro. Non starò a fare tutta la cronistoria perché non siamo in sala di attesa del medico ma basti sapere che, benché mi senta giovane, il mio corpo mi sta ricordando che il tempo passa pure per me.

Natale è stato, come tutti i Natali, come trovarsi in un frullatore dal quale ne sono uscita stordita ma è stato pieno di esperienze positive.

Oggi son qui a scrivere, in un attimo di calma dai dolori e dalle feste, dai doveri famigliari e amicali, per riflettere su quanto fatto.

Ieri ho visto il Circo di Montecarlo, appuntamento di solito di fine anno, ma lo hanno anticipato forse, non sono certissima di ciò, comunque abbiamo guardato la diretta con Serena Autieri a presentare insieme ad un nipote della Orfei che insegna “storia del circo” all’Università. Spettacolo deludente, non per gli artisti sia chiaro, ma per la regia.

Inquadrature sbagliate che non facevano godere l’esibizione dell’artista, spesso interrotta da un primo piano della Autieri e compagno di conduzione alle spalle dell’esibizione. Nemmeno i clown si riusciva a godersi per sti primi piani sui conduttori. Ora…non so chi ci han messo alla regia ma di certo il risultato è stato deludente, sembrava fatto più per dar risalto alla presentatrice che agli artisti (e personalmente mi interessavano più loro visto che son loro che fanno il Circo).

Dopo attenta riflessione ho deciso che, contrariamente a quanto mi han sempre fatto vedere in famiglia, era mio diritto lagnarmi visto che mi obbligano a pagare un canone e quindi ho mandato la lettera di reclamo alla RAI con toni civili ed argomentando le falle riscontrate nella regia.

Non so se mi calcoleranno, probabilmente nemmeno la guarderanno, o mi daranno magari una risposta diplomatica dal retrogusto amaro del “ok ti abbiamo letto ma non ce ne frega nulla”, ma non importa perché quello che conta è che ho fatto quello che spesso insegno ai miei alunni: se qualcosa non vi va giù, ditelo, con toni civili, mai insultanti e sempre ben argomentati ma ditelo!

In passato mi sono trovata a vedere adulti che non dicevano nulla perché “eh ma tanto, poi mi rovino, ci devo vivere…” e io stessa son caduta in questo atteggiamento ma non va bene. Non va perché col tempo accumuli solo e quel senso di ingiustizia aumenta a dismisura al punto da farti scoppiare nel modo e nel momento sbagliato. La mia ex DS mi fece un discorso interessante sulla necessità ed opportunità di mettere dei paletti proprio per andare d’accordo con la gente e non lo capii allora, non subito, non fin quando non sono arrivata al limite.

Spesso non ci lamentiamo quando dovremmo, vuoi per amor di pace, vuoi per timidezza o per timore di risultare maleducati, ma se non chiariamo le nostre volontà e i limiti che non siamo disposti ad oltrepassare come fanno gli altri a capire come stare con noi e noi con loro?

Il vecchio detto recita “Patti chiari, amicizia lunga”, mai detto fu più vero. Occorre però chiarirli questi patti, tracciare confini e regole ben chiari (io i lavoretti non li faccio perché non li condivido, per esempio) per poi magari scendere a compromessi su qualcosa se occorre, ma di comune accordo. Quanti oggi possono dire di tracciare dei confini? E parlo di colleghe e colleghi che spesso si trovano a seguire quelle che decidono anche per gli altri senza domandarsi se va bene a tutte o no o segano il discorso contrario al loro sentire. Parlo di genitori o di persone comuni al di fuori della scuola che magari non si fanno le loro ragioni per timore o per eccesso di educazione o chissà che altro e poi rimuginano e accumulano frustrazione.

Alla fine se cambia qualcosa bene, se non cambia amen ma, credetemi, se dite subito quello che non va poi vi sentite più liberi e sereni.

Ci ho messo anni a capirlo, e non mi vergogno ad ammetterlo, ma ho capito che, se da un lato non è che devi sempre dire la tua (puoi anche evitare di dire che quella gonna non ti piace se l’amica o la collega ne è contenta o che la canzone ti sembra banale se la band del tuo amico l’ha composta), specialmente se non richiesto, dall’altro se ritieni che vengano toccati i tuoi diritti o ti senti colpito, offeso o percepisci mancanza di rispetto devi dirlo, chiarire subito, stabilire i confini così che l’altro capisca fin dove può spingersi con lo “scherzo” e dove non sei disposta ad accettare.

Se questo non cambia le cose puoi sempre cambiare amico o canale TV, o guardarti il circo su Youtube. Non puoi cambiare i colleghi, ma per quelli assicuro basta solo mettere i paletti e dire di No quando occorre. Magari non ti ameranno, ma impareranno a non rompere oltre la misura.

Per oggi è tutto dalla vostra

Maestra sempre più Imperfetta