E così, cari colleghi e affini, ci siamo: è la fine dell’anno scolastico. Un po’ come Capodanno, ma senza fuochi d’artificio (a meno che non contiamo le esplosioni nervose durante l’ultimo consiglio di classe per le secondarie).
Dall’11 giugno in poi possiamo ufficialmente dire: Buon Anno Nuovo, insegnanti!
Certo, mentre il resto del mondo festeggia il solstizio d’estate con mojito e anguria, noi brindiamo alla sopravvivenza con un sorriso tirato e un calendario pieno di corsi PNRR che verranno rigorosamente spostati a settembre. Perché sì, a settembre avremo solo mille cose da fare. Un mese tranquillo, con 32 gradi in aula, tre riunioni al giorno, organici ballerini e i nuovi colleghi da accogliere con il tipico entusiasmo da imbonitori per convincerli a rimanere nel sistema sapendo che tanto dovranno tappare i buchi delle assenze per malattia.
I docenti dell’infanzia, quelli che vivono la vita a colpi di tempera e pannolini a metà, potranno festeggiare il loro Capodanno solo a luglio, dopo l’ultimo collegio docenti.
I professori delle secondarie, invece, devono prima superare la maturità – un rito di passaggio più traumatico per loro che per gli studenti, con annesse nottate a correggere, coordinare, sopravvivere.
Ma poi… arrivano le vacanze.
Quelle vere, quelle da 36 giorni – da contratto, perché no, non possiamo prendercele durante l’anno (figurati, poi chi fa i lavoretti con la colla a caldo?).
Sono 36 giorni che ci spettano come diritto e come cura, perché quello che in molti chiamano “estate” per noi è, tecnicamente, convalescenza.
Una convalescenza fatta di “ti rilassi un attimo” con il pensiero di quella cosa da fare, di quell’altra da aggiustare, di “toh potrei prendere quel libro che potrebbe servirmi, poi lo traduco dal francese alla bisogna” mentre sei in viaggio. Una convalescenza attiva, tipo il Pilates insomma.
Quindi sì, Buon Capodanno a tutti voi, maestri e prof di ogni ordine e grado.
Festeggiate come potete: chi con un gelato, chi con una tachipirina.
Io intanto sospendo le attività del blog, che torna a settembre con nuovi e vecchi spunti, errori pedagogici da cui non imparare mai del tutto, improvvisazioni degne di un Oscar e l’immancabile odio viscerale per i lavoretti.
Resto però attiva sui social, perché mica vi lascio del tutto:
- Sulla pagina Facebook “Diario di una maestra”, dove tormentarvi con i miei deliri e riflessioni.
- Nel nuovo gruppo “Scuola (in) Supposta” (giuro, potete postare, e non serve firmare con il sangue (non ancora almeno).
- Su Instagram, “Maestra Imperfetta”, tra meme, deliri e no, niente didattica visual.
- Sul podcast “Scuola (in) Supposta”, disponibile sulle principali piattaforme (e no, non sto facendo pubblicità. Sono principalmente su Spotify perché ho l’abbonamento).
Per quanto riguarda “Ma sei serio?”, la rubrica dei deliri scolastici… vedremo.
Non per mancanza di materiale (ne ho da riempire almeno tre stagioni di Black Mirror: Scuola Edition), ma perché spero davvero che i colleghi smettano di mandarmi involontariamente perle via WhatsApp anche a luglio. Voglio crederci.
Nel frattempo, a giugno continuerò a pubblicare qualcosa, anche solo per seguire con voi la Saga del PNRR, dove le date dei corsi sono più mitologiche dei draghi nel primo libro della saga “Il Trono di Spade”.
E no, non c’è una Daenerys a salvarci.
Anzi, ci sono solo draghi fiscali e protocolli con sette firme da apporre con penna blu (non rossa che poi il protocollo si traumatizza, fate i bravi).
Buone vacanze (convalescenza) a tutti.
Ce le siamo guadagnate.
La vostra affezionata (e sopravvissuta)
Maestra Imperfetta