C’è un momento, nella carriera di ogni insegnante di matematica, in cui ti rendi conto che il vero nemico non è la geometria. Non sono i parallelogrammi, non è il teorema di Pitagora, non è nemmeno la temibile divisione a due cifre.
Il vero nemico è un innocuo strumento di plastica lungo trenta centimetri: il righello.
La Lezione Perfetta (O Quasi)
Tutto procede magnificamente. La lezione sui parallelogrammi viaggia che è una meraviglia: spieghi, fai esempi, sfoderi Canva con quella sicurezza di chi sa che le funzioni pro sono gratuite per i docenti (benedetti siano). La classe è attenta, partecipe. Qualche piccolo intoppo qua e là, niente che non si risolva con i nostri ripassi in rosso e verde di lati paralleli, con schemi e diagrammi che farebbero invidia a un manuale di ingegneria.
E poi arriva lui. L’ostacolo. Il sassolino nella scarpa dell’insegnante perfettamente preparato.
Il righello.
L’Enigma del Righello: Una Relazione Complicata
Ecco il paradosso che mi tormenta: alcuni bambini userebbero il righello pure per fare pipì bella dritta (e scusate la crudezza, ma rende l’idea), mentre altri – gli stessi che devono disegnare figure geometriche – lo evitano come se scottasse. Anche quando è letteralmente, espressamente, categoricamente, indiscutibilmente obbligatorio.
Le ho provate davvero tutte. O almeno credo.
Tentativo 1: La Fata Madrina
Sorriso bonario, atteggiamento fata madrina, tutta uccellini cinguettanti e voce flautata: “Bambini, ricordiamoci del nostro amico righello, vero? Ci aiuta a fare righe bellissime!”
Risultato: Ignorata olimpicamente.
Tentativo 2: La Spiegazione Razionale
Approccio calibrato sulle loro capacità cognitive (di cui, a volte, ammetto di dubitare): “Ragazzi, capiamo insieme perché il righello è necessario. Si usa per tirare righe dritte e per misurare. Quindi in geometria va usato sempre. SEMPRE.”
Risultato: Annuiscono convinti. Poi prendono in mano la matita e tracciano linee che sembrano elettrocardiogrammi durante un terremoto.
Tentativo 3 L’Imperativo Categorico
Voce ferma, sguardo severo, imperativo categorico: “In geometria la precisione è TUTTO. Chi non usa il righello vedrà abbassarsi i giudizi.”
Risultato: Qualche sussulto di paura, poi tutto come prima.
Il Colpo di Grazia
Al termine della lezione, mentre mi culло nell’illusione di aver finalmente fatto breccia, si avvicina un bambino.
“Maestra, ma devo usare il righello anche per scrivere?”
Lo guardo perplessa. Mi faccio ripetere la domanda, perché il mio cervello si rifiuta di processare quello che crede di aver sentito.
Lui, fiero come un gallo, ripete: “Devo usare il righello per scrivere ogni lettera?”
Sì. Avete capito bene. Intendeva tracciare con il righello ogni singola lettera del testo. La A? Col righello. La O? Col righello (e buona fortuna con quella). La S? Immagino una serie di segmenti che creano un effetto pixel art ante litteram.
La mia collega, testimone della scena, si tratteneva a stento dal ridere. Io lo guardo e, con una calma zen che non sapevo di possedere, gli chiedo di ripetere. E funziona: ripetendo ad alta voce, anche lui si rende conto che forse, forse, la domanda era leggermente superflua.
Anatomia di una Domanda Superflua
Questo episodio mi ha fatto riflettere. Dico sempre che non esistono domande stupide, ma comincio seriamente a ricredermi.
Cosa rende una domanda “superflua”?
Forse è quando la risposta diventa ovvia nel momento stesso in cui provi a immaginare la situazione. Scrivere ogni lettera con il righello richiederebbe:
Circa 4 ore per scrivere una frase
Nervi saldi come cavi d’acciaio
Un righello consumato dopo tre parole
La pazienza di un monaco tibetano
Ecco, quando lo visualizzi, capisci che forse la domanda era superflua.
La Grande Domanda: Perché Questo Rifiuto?
Ma torniamo al mistero principale: perché questo rifiuto viscerale del righello?
Ho qualche teoria:
Il Righello Come Sovrastruttura: Per alcuni bambini, usare il righello è un passaggio in più, un elemento di complessità che si aggiunge a un compito già complesso. Devono pensare alla figura, alle misure, agli angoli… e ora pure al righello?
La Libertà Creativa Minacciata: Tracciare linee a mano libera dà una sensazione di controllo, di spontaneità. Il righello impone disciplina, precisione. È la geometria che ti dice “no, non così, COSÌ”.
La Manualità Nemica: Alcuni bambini semplicemente fanno fatica a coordinare righello, matita e foglio. È come chiedere a qualcuno di suonare la batteria mentre fa i compiti.
L’Overdose di Istruzioni: Dopo aver spiegato tutto sui parallelogrammi, il cervello di alcuni bambini è saturo. Il righello diventa “un’informazione di troppo” che il cervello decide sovranamente di ignorare.
La Morale (Se Esiste)
Forse la verità è che insegnare non è solo trasmettere contenuti. È anche gestire questi piccoli, assurdi, meravigliosi cortocircuiti logici. È accettare che per ogni vittoria (hanno capito i parallelogrammi!) c’è una sconfitta (ma non li disegnano dritti).
E forse, in fondo, è anche questo il bello: scoprire che mentre ti preoccupi di far capire concetti astratti e complessi, qualcuno sta cercando di capire se deve usare il righello per scrivere la lettera O.
Il righello resta il nemico. La battaglia continua.
Ma almeno, ora, quando vedo quelle linee storte, sorrido. Perché so che dietro ognuna di esse c’è un bambino che sta facendo del suo meglio per navigare in un mondo dove le regole sembrano moltiplicarsi all’infinito.
E va bene così.
Al prossimo strumento sgradito la vostra
Maestra Imperfetta
P.S. – Se qualcuno ha suggerimenti su come convincere i bambini a usare il righello senza scatenare la terza guerra mondiale (o senza che pensino di doverlo usare per scrivere), la sezione commenti è aperta. Sono ufficialmente a corto di idee.