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No Mente!

Non significa che non devi raccontare bugie, nemmeno che qualcuno o qualcosa non racconta bugie.

“No mente” è un mantra che ho sentito nel film “L’ultimo Samurai” con Tom Cruise (2003). In questo villaggio uno dei pochi samurai rimasti cerca di istruire il nostro protagonista e gli ripete sempre “no mente”. Significa che non devi usare la testa quando usi un’arma? No non significa propriamente questo ed al tempo stesso si, significa questo.

Ci ho messo un poco per capirlo in effetti ma non è difficile, assicuro.

Quando ci “addestriamo” a qualcosa, che sia uno sport, una disciplina marziale, o nel mio caso nel disegno, metterci la testa significa proprio bloccarsi dinnanzi ad ogni difficoltà, procrastinare e non produrre più.

Spesso diciamo ai nostri bambini che devono usare la testa, e non è sbagliato sia chiaro, ma una volta che hai cominciato a disegnare qualcosa non devi pensare…al resto. No mente significa banalmente “concentrati solo su quello che stai facendo tu qui e ora”. Lo traduco così almeno. Ma può anche significare semplicemente “agisci così come ti sei allenato a fare”. Il segno grafico altro non è che un allenamento di occhio e mano per lavorare di concerto.

Paradossale vero?

Prova ora a prendere la penna, un foglio e disegna a caso fiorellini o quel che ti passa per la testa senza stare troppo a rifletterci sopra. Goditi il fruscio della penna, o magari il colore sul foglio, ignora il resto.

Ora guarda un oggetto, non pensare se lo sai o non lo sai disegnare, non ha importanza, non devi esporre al Guggenheim nè al MET. Prendi un oggetto semplicissimo, osservalo e muovi la mano per cercare di riprodurlo. Hai sbagliato? Nessun problema, lascia lì l’errore ma non pensare “è sbagliato” e non pensare nemmeno se piacerà o non piacerà, non farlo vedere piuttosto, se fai le cose per farle vedere sbagli in partenza.

Usa il disegno come forma di meditazione. Potresti cominciare a tenere un quaderno qualsiasi, da pochi centesimi, in cui disegni quel che ti pare, anche solo righe e linee senza alcun nesso. Non farlo vedere a nessuno, tienitelo per te, è il tuo momento meditativo, non quello di altri. Ascolta anche della musica mentre disegni, in fondo male non fa, ma non pensare a quello che hai attorno. Svuota la testa, o come diceva la mia insegnante di matematica alle superiori, Prof.ssa Roncallo, apri la porta e fai uscire tutti i tuoi pensieri per il tempo che ci metterai a fare questa attività, li farai rientrare dopo.

Il disegno diventa una piccola routine medidativa e vedrai che probabilmente, col tempo, migliorerai.

Quindi NO MENTE

Maestra Imperfetta

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Creiamo un paesaggio magico con i nostri bimbi

Un paesaggio simpatico, semplice e colorato che....si illumina nel buio!

Da qualche tempo ho in testa di prendere qualche lavoro visto su pinterest e farlo mio. Ovviamente, per quanto si possa copiare il procedimento, il risultato sarà sempre differente perché per fortuna non siamo macchine fotocopiatrici e questo è un pregio notevole in arte.

Per questo lavoretto, di cui ovviamente ho fatto il tutorial, vi servirà :

colla

forbici

matita, gomma e temperino (le ultime due perché si può sempre sbagliare)

colori (quello che vi piace)

carta o cartoncino (cartoncino però non troppo spesso)

barattolo di vetro e candela o lampadina.

Questo lavoretto è facile, divertente e si basa sul principio usato per il disegno della cattedrale di S.Lorenzo.

Ho preso un paesaggio carino, tipico della Liguria, in un borghetto che consiglio vivamente di visitare: Porto Venere. Questo delizioso posticino è caratterizzato da case strette e alte, con colori allegri e molto diversi. Vi spaventa disegnare un paesaggio? Nessuna paura, pensate sempre alle geometrie…

Il lavoretto è meglio farlo assieme, il bambino in questo è opportuno aiutarlo nella fase finale, quando nel barattolo si mette una candela o una lampadina.

Io ho usato dei piccoli led comprati su Amazon, li avevo comprati per dei lavoretti di halloween e contavo di usarli anche per Natale. Sono molto carini perché variano le luci creando un bell’effetto.

Come ho fatto?

  1. Ho disegnato molto semplicemente il paesaggio senza stare attenta a tirare righe drittissime o perfette (non si dice però di andare storti) partendo dalle forme degli edifici per poi aggiungere le finestre e i balconi, o i pattern dei tetti

2. Ho colorato con acquarello (ma potete usare anche altri colori)

3. Ho ritagliato il contorno superiore del paesaggio per togliere il cielo (potete anche non farlo, ma secondo me così viene carino).

4. Ho arrotolato il foglio e incollato le estremità, giusto un dito di spessore, massimo uno e mezzo.

5. Ho messo il led acceso nel barattolo e poi ho messo il paesaggio a circondare il barattolo. Spegnete le luci e…..MAGIA….

Io ho scelto un paesaggio esistente, ma niente vieta di inventarsene uno, magari prendendo spunto e ispirazione da qualche libro, chissà….così si può fare un paesaggio delle fate, un giardino segreto, un paesaggio orientale che ci porti con Aladin a volare con la fantasia…o il castello della Bestia…

Per noi adulti magico non è, ma per un bambino si, e la tridimensionalità dell’oggetto conferisce un aspetto più accattivante e professionale ai suoi occhi. Ricordate sempre di guardare queste cose con i loro occhi (a volte lo dimentico pure io, è un monito anche per me).

Come sempre, se volete condividere i vostri lavori o le vostre esperienze scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

Buona magia

Maestra Imperfetta

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Colori caldi, freddi e scale di grigi.

Preparate matite, righelli, pastelli o pennarelli. In realtà non ci sono video tutorial per questo ma solo istruzioni scritte.

In una mattina in cui non ho pulizie da fare, mi son messa sul divano, col marmotto (ebbene sì ho un cane delle praterie a casa) addosso, in grado solo di disegnare dal tablet. Tuttavia il tablet ha giusto un’app che simula vari strumenti, dalle matite ai pastelli, dai pennarelli agli acquarelli e tempere (che caso)…e allora…via con la fantasia.

Pastello nero e righello

Ho fatto righe verticali per disegnare i palazzi e poi riempito con righe orizzontali o verticali come per il lavoro con i pattern, ma usando il righello.

Se avete possibilità di fotocopiare, va benissimo fare due fotocopie, diversamente potete appoggiare il foglio alla finestra, metterci sopra l’altro foglio su cui disegnare e con la matita ricalcare tracciando linee leggere. Una volta ricalcato ripassate con il pastello nero e il righello per aiutarvi a fare le linee belle dritte.

Avete fatto? Avete tre disegni uguali davanti a voi? Allora state procedendo bene.

Ora prendete i colori rosso, giallo e arancione e cominciate a colorare. Una riga di un colore e quella sotto o vicina di un altro, mi raccomando alternate i colori.

Il paesaggio con i colori caldi

Ci siete? Vi piace? Se si, continuiamo con una delle due copie che avete fatto. Questa volta useremo viola, azzurro ( anche blu) e verde. Io ci ho messo anche del verde ottenuto con un poco meno di blu e più giallo. Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto

Finito? Vi piace? Benissimo, ora la parte più difficile.

I grigi! Il grigio si ottiene mescolando nero e bianco.

Se avete acquarelli avrete diversi grigi a seconda di quanta acqua mettete.

Con le matite colorate dipende dalla pressione della matita era sul foglio, ma potete usare anche quella per disegnare.

Se usate le tempere invece basterà variare la quantità di bianco. Più bianco mettete più chiaro sarà il grigio e viceversa, più nero e meno bianco vi farà venire un grigio scuro.

Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto.

Ora che avete tutti e tre potete appenderli assieme, vicini, in orizzontale o in verticale, nell’ordine preferito.

Ricordate, e non fate come me, mettete la vostra firma come dei veri artisti e la data in cui avete fatto il lavoro (quella magari dietro il foglio). Raccogliete questi lavori e altri che farete, magari trovati in questo blog, in una cartellina e conservateli.

Quando li riguarderete saranno un bellissimo ricordo!

Come sempre, se volete mandarmi i vostri lavori li pubblicherò ben volentieri nella gallery del blog e in calce a questo articolo, basterà scrivermi a diariodiunamaestra@gmail.com

Se volete commentare, condividere le vostre esperienze, sentitevi liberi di commentare.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Insegnare Arte ai bambini…come trasformare il semplice guardare in un’attività divertente e coinvolgente.

I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?

Urlo
Edvard Munch

Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).

Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.

Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:

Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.

Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!

La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.

IN SOLDONI… COME HO FATTO?

Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.

Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.

Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.

Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.

Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.

CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!

Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.

Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.

E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.

Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.

Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.

La vostra

Maestra Imperfetta

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DaD-PAUL KLEE- tra sogno e geometrie

Lezione fatta in Didattica a Distanza usando Skype

Viaggiando nella storia dell’arte siamo approdati agli astrattisti. Forse non lo si direbbe, ma insegnare storia dell’arte ai bambini è piacevole, rilassante e li coinvolge molto. Loro amano sentire storie, ne sono assetati e conoscere le storie dei pittori che hanno dipinto i quadri che facciamo loro vedere sembra dargli la sensazione di conoscere un amico, un compagno di classe, uno dei loro.

Dopo Mondrian e Van Gogh, Frida Khalo e Kandinsky, ecco a loro Klee, Paul Klee.

Ho per prima cosa raccontato loro la storia, riassunta, dell’artista, avvalendomi del fumetto pubblicato su Officina D’Arte 2, di Antonella Mazzara, edizione La Spiga.

Ho chiesto loro quali sono i colori caldi e perché si chiamano così. I pareri sono stati tutti molto simili e quasi poetici “sono caldi perchè il rosso è il tramonto ed il tramonto mi piace, il giallo è il sole e il sole è caldo e poi l’arancione”.

Abbiamo affrontato i colori freddi ed evocato immagini con colori freddi che dessero la sensazione di fresco.

Ho presentato loro il quadro “Castello di metropolis e sole” e lasciato a loro la libera espressione dei propri pensieri.

Paul Klee- Castello di Metropolis e Sole – collezione privata

“La mia opinione è una bella idea del nome e mi sembra abbia colorato con impegno”

“Mi piacciono i quadrati e l’impegno. Io avrei usato un righello dai”

“Mi piace perchè con tutte quelle forme dà l’impressione di un grande castello e quel sole sembra tramontare e io adoro i tramonti”

“Non mi piace tanto perché ha sprecato il rosso e ora deve ricomprarlo. Però mi piace il castello e non ha usato il nero, per me il nero non ci sta bene nei quadri”.

L’attività di “analisi” del quadro ha occupato molto tempo, per cui ho dovuto lasciare loro il tutorial in video per l’attività legata a questo quadro. I bambini hanno gradito molto i laboratori in video e qualcuno mi ha subito mandato i suoi lavori la sera stessa della pubblicazione del video.

Ed ecco i primissimi lavori arrivatimi dai miei piccoli artisti.

Questo è un lavoro fatto da uno dei miei alunni che detesta colorare, eppure ha voluto mandarmelo subito, entusiasta e contento, chiedendomi altri video.

Come sempre, per pareri, consigli o semplicemente inviarmi i lavori dei vostri bambini (siano alunni o figli), scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com.

Se il mio video vi ha ispirato non esitare a dirmelo, sarà un piacere per me poter vedere e condividere le vostre idee sul mio blog.

Maestra Imperfetta

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Fumetti a scuola-Dai maestra, facciamo un fumetto!

Dai facciamo un fumetto!

In realtà non è che me lo abbiano chiesto i pargoli, l’ho proprio imposto io! Sono veramente una brutta persona.

Nell’estate 2017 mi avanzavano soldini sulla carta docente, molti li avevo spesi per libri, guide per l’insegnante ed il corso Zan Shin Tech di cui ho parlato nel blog.Quell’estate avevo voglia di fare un corso che mi piacesse davvero. Ecco che Wikiscuola mi è apparsa con il suo corso GULP: fumetti in classe.
Dopo aver fatto questo corso dedicandomici anima e corpo (e finito in un mese), ho contattato delle colleghe che mi avevano detto che c’erano dei bambini particolarmente portati nel disegno e molto appassionati nelle loro classi. Ecco dove avrei sperimentato!

Dopo l’evento “StraordinariaGente” che ha visto quale ospite il nuotatore oro paralimpico Francesco Bocciardo, mi è venuta l’idea sul tema del fumetto “Sport e Disabilità”, per stimolare l’empatia e la rielaborazione in gruppo dell’esperienza vissuta. Un paio di chiacchierate alla macchinetta del caffè con le colleghe per fare un progetto “verticale”, coinvolgendo classi diverse e a Marzo…

copertina di uno dei fumetti prodotti

Piccola ma doverosa premessa…non uso il plurale maiestatis ma questo progetto è stato sviluppato con la collaborazione preziosissima delle maestre Eleonora Pugliese, Cinzia Stumpo e Claudia Banani dell’I.C. Teglia, Genova.

1-Abbiamo fatto una bella chiacchierata di classe per sondare le conoscenze, aspettative e aspirazioni fumettistiche delle classi (una prima ed una quarta) e diviso le classi in gruppi di lavoro.

2. Dopo aver fatto un esempio di trama di una storia di disabilità e riscatto attraverso lo sport (presa dal libro “Storie per bambini che hanno il coraggio di essere unici” di Ben Brooks, abbiamo fatto un brainstorming di idee su possibili trame di fumetti.  

3. Abbiamo fornito ai bambini delle nozioni sulle inquadrature, le basi ovviamente, e sull’impaginazione ed esempi di disegni di gestualità, movimento.

4. Le trame dei gruppi sono state lette in classe e “migliorate” (corrette non mi piace, in realtà insegnanti ed altri gruppi hanno collaborato a suggerire miglioramenti) fornendo ai giovani autori domande per spingere a riflettere sul dipanarsi della storia.

5. Con l’aiuto della maestra di Italiano delle quarte (Claudia Banani) abbiamo provveduto ad aiutare i gruppi a buttare giù i dialoghi.

6. Per facilitarli, abbiamo fornito ai gruppi fogli già impaginati con vignette vuote ove avrebbero disegnato. I bambini sembravano ben sollevati di poter avere qualcosa di “preconfezionato” da riempire. Si son messi sotto a disegnare discutendo in gruppo quale fosse l’immagine migliore e più evocativa.

7. Una volta finiti i disegni a matita hanno provveduto alla colorazione.

8. Titolo e copertina sono stati realizzati per ultimi.

RISULTATO 
Sette fumetti sul tema “Sport e Disabilità” dalle storie semplici, rapide, qualche errore grammaticale e tanta sensibilità. 

Questo solo uno dei 7 fumetti prodotti! Ammetto che ho avuto difficoltà a scegliere quale mettere ed alla fine ho scelto a casaccio. Gli altri verranno pubblicati in seguito sul blog.

e non vuoi aspettare e leggere gli altri…SORPRESA!!!

Mesi dopo, grazie all’intervento preziosissimo di Francesco Bocciardo, ed alla sensibilità della segretaria del Comitato Italiano Paralimpico Liguria e del suo Presidente Dott. Cuozzo, i fumetti dei nostri piccoli giovani autori sono stati pubblicati sul sito. Li trovate al link qui sotto.

Comitato Paralimpico Liguria

uesta è la loro vittoria! I bambini dell’I.C. Teglia hanno mostrato con il loro genuino candore una volontà, impegno ed entusiasmo che gli hanno fatto meritare questo riconoscimento ed a loro vanno i ringraziamenti sinceri anche delle maestre.

Se hai curiosità, domande o contributi da dare scrivimi , risponderò quanto prima mi sarà possibile.


Maestra Imperfetta