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Insegnare Arte ai bambini…come trasformare il semplice guardare in un’attività divertente e coinvolgente.

I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?

Urlo
Edvard Munch

Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).

Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.

Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:

Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.

Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!

La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.

IN SOLDONI… COME HO FATTO?

Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.

Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.

Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.

Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.

Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.

CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!

Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.

Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.

E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.

Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.

Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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