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Disegna con me- lezione 2- Righe, curve e…Volantini!

Benvenuto/a/i nella seconda lezione di disegno (per grandi e piccini, ma principalmente per grandi che pensano di non saper disegnare).

La scorsa lezione hai fatto una o più pagine di righe, linee, punti, spazi riempiti…ed ora ti stai chiedendo a cosa serve giusto? Ebbene, hai sciolto la mano anzitutto ed hai preso confidenza con la penna (no matita, non barare) superando quel poco di perfezionismo che affligge l’età adulta. Bando alle ciancie e continuiamo!

Possiamo cominciare da disegni astratti, forme che non hanno un reale significato ma sono solo un insieme esteticamente gradevole di linee e spazi chiusi. Hai sempre bisogno di carta e penna, niente di costoso nè complesso, carta qualsiasi che non sia velina e penna qualsiasi, anche una banalissima bic da pochi centesimi.

Dividi il foglio del tuo quaderno (o album o quel che usi) in 4 quadrati senza usare il righello e….guarda il tutorial

Oppure segui le mie istruzioni scritte di seguito!

Prendi un volantino, uno qualsiasi di quelli dei supermercati che lasciano sempre nella posta. Deve essere di un supermercato per via della varietà di forme che hanno i prodotti.

Preso? Non lo hai? Se non lo hai puoi sempre cercare un’immagine come questa sopra su internet, il web pullula, hai solo l’imbarazzo della scelta.

E ora…carta e penna

Hai diviso in quattro parti il foglio? Si tratta solo di fare quattro rettangoli (o quadrati) grossi dentro il tuo foglio, tutto qui.

Ora scegli una pagina del volantino, una a caso o quella che ti ispira di più. Io suggerirei di iniziare con una a caso a dire il vero, ma in fondo se c’è una pagina in cui magari qualcosa ti colpisce…meglio. Io sono partita da pagine dove c’era verdura e frutta.

  1. Osserva il frutto o l’ortaggio che vuoi disegnare, oppure segui quello che ho fatto io.
Io ho scelto questa bella anguria perché ha più forme.

Questa anguria ha almeno un cerchio principale che è la figura dell’anguria non tagliata, cui si aggiunge un altro cerchio a lato (sovrapponi i cerchi) e due semicerchi che io però ho disegnato a parte.

Fatto? Benissimo, prenditi tempo, non disegnare velocemente e non preoccuparti se le linee non sono perfette o il tratto è tremolante, non è la perfezione che cerchiamo.

Ora prova a disegnare l’ananas intero. Ricorda, non devi disegnare i dettagli ma solo le linee principali, la forma insomma. Se nello spazio che ti rimane non ci sta non importa, non devi disegnare un dietro, un davanti, devi solo concentrarti sulle linee rette, curve e cerchi che compongono l’immagine.

Dopo l’ananas ho preso quella metà di arancia che sarà un cerchio con una curva. Per l’interno ho usato linee rette.

Ora abbiamo un bell’insieme di linee curve. Dobbiamo solo riempire gli spazi vuoti! Niente di più facile, basterà fare altre linee, seguire quelle esistenti (come abbiamo fatto per la lezione sui pattern).

Ecco qui il primo spazio riempito! Ora…passiamo allo spazio a fianco! Sei stanco/a? Prenditi pure una piccola pausa, in fondo siam qui per imparare, ma anche per rilassarci.

Se sei tornato, o se non hai staccato, continuiamo con lo spazio a fianco. Cornicetta sulla destra. Questa volta prendo un’altra pagina del volantino e desidero disegnare tutti i prodotti al suo interno.

Ci sono ben quattro oggetti come vedi, ma ce li farai stare e vedrai che il risultato sarà molto piacevole a vedersi.

Cominciamo dal tonno in scatola. Come vedi è un cerchio…bene comincia a fare un cerchio in alto sulla sinistra dentro il riquadro. La scatoletta di tonno però ha un suo spessore. Fai un altro cerchio un poco spostato e traccia delle piccole linee in uno degli incroci (solo uno mi raccomando) che si è formato. Vedi? Sembra già un poco tridimensionale.

Facile vero? Ma avevo detto che avremmo disegnato tutti i prodotti. Ora passiamo alla lattina di olive nere. Osservala bene, è un rettangolo con delle linee curve alla sommità. Ebbene, ora disegnamola sotto la scatola di tonno.

Ora disegnerai…rullo di tamburi…la bottiglia! No no non scappare dai, non è difficile. Come per le altre figure, se osservi bene vedrai che la bottiglia altro non è che un insieme di rettangoli. Un rettangolo principale, uno un poco spostato che farà, come per la scatoletta di tonno, un poco di profondità. Semplifichiamo con un rettangolo per il collo e uno per il tappo. Ovviamente non dimenticare di fare le linee in uno dei due lati.

E ora, per ultimo, anche se non in vendita, disegnerai il cellulare. Dovrai disegnare solo la forma, un rettangolo alla fine. Non preoccuparti se finisci sopra la scatola di olive, giuro che le olivelle nere non si offenderanno.

Ed ecco che abbiamo creato una composizione con figure geometriche (che altro non sono che linee, righe, curve etc. ).

Riempi le altre due cornici come ti ho fatto appena vedere, prendendo da una pagina del volantino o prendendo da più pagine.

Se ti piace e vuoi un parere inviami la foto del tuo lavoro (assieme alla foto del foglio del volantino) a diariodiunamaestra@gmail.com, specificando se accetti che lo pubblichi o se non vuoi pubblicarlo. In ogni caso ti invierò un mio parere. Ovviamente è facoltativo!

Questa è un’attività che farò fare anche ai miei bambini perché aiuta ad osservare bene e “semplificare” ciò che il nostro cervello vede per poterlo riprodurre su carta. Non appena avrò modo, pubblicherò qualcuno dei loro lavori, rigorosamente in anonimo.

Buona estate e buone vacanze

Maestra Imperfetta

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Bando al perfezionismo: post motivazionale o riflessione?

Guardati allo specchio, sei lì? Vedi la tua immagine? Bene, non sei perfetto, non sei simmetrico, e se lo fossi saresti veramente sgradevole.

Stai ridendo? Ti ho strappato un sorriso? Ottimo, in fondo è l’attitudine giusta per affrontare l’argomento. Quelle asimmetrie ci rendono gradevoli! Lo stesso discorso non vale per vasi o altri oggetti. Stessa cosa vale per i comportamenti, di una persona cara ricordiamo con tenerezza quei difettucci che la caratterizzavano. Di una mia carissima zia ricordo ancora adesso le pizze dure come pietre e la sua totale incapacità in cucina, e darei qualsiasi cosa per mangiarmi un’altra delle sue pizze dure rischiando di spaccarmi i denti.

La buona notizia è che i difetti, le imprecisioni, quelli che chiamiamo errori, sono ciò che può rendere un disegno interessante. Puoi bellamente infischiartene se non fai il vaso perfettamente simmetrico, se la riga è un poco storta o se il cerchio non è da compasso, basta che funzioni.

Ho scoperto l’acqua calda sia chiaro, non è una novità, ma è il senso di liberazione che voglio condividere, perché è una sensazione che vorrei che accompagnasse chiunque desideri seguirmi in questo percorso grafico.

Come dice Danny Gregory “se ti fissi con la perfezione, non cominci mai”.

Il perfezionismo è la voce dell”oppressore, il nemico della gente. Ti terrà stretto e renderà folle la tua intera vita

Anne Lamott, Bird by Bird

Con questo non signfica che non devi cercare di dare il meglio, ma implica che devi farlo senza preoccupazioni nè ansie, d’altronde siam qui per disegnare e fare arte con la “a” e non con la “A” (Danny Gregory, Art Before Breakfast), quindi per rilassarci, raccontarci, raccogliere emozioni che magari un domani ci faranno sorridere e ci incanteranno, non per produrre per l’industria dell’Arte.

Questo pensiero, o forse sarebbe meglio chiamarlo “modo di vivere”, dovremmo insegnarlo ai bambini forse. Puntare a far le cose bene non è sbagliato di per sè, ma saper accettare le imperfezioni è ciò che di più difficile si possa fare, ed è questa la vera sfida della nostra esistenza, fare il meglio, puntando in alto, ma disposti ad accettare ciò che perfetto non è e, con buona probabilità, non lo sarà mai, ma proprio questo lo rende bello.

Un bacione perfetto dalla vostra

Maestra Imperfetta

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Influencer e Arte? Si, grazie

Dal film “Dove vai in vacanza?” -1978 con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli

L’arte è per tutti? Ho voluto aprire con questo pezzo del film “Dove vai in vacanza?” dove questa coppia, durante le “vacanze intelligenti” offerte dai figli, finiscono alla Biennale per farsi una cultura, ma, prendendo un poco in giro l’arte contemporanea, prendendo in giro quell’atteggiamento radical chic e, non ultimo, una certa arte così concettuale che può far venire i dubbi persino al più appassionato, si fa una critica puntuale e divertente di certe fisime intellettuali di alcune persone che vorrebbero una cultura artistica “elitaria”.

Da anni si chiede e si invoca il giusto diritto di introdurre più arte nelle scuole, ci si scandalizza di fronte a notizie vere, o fasulle, sulla presunta sottrazione di tale materia all’orario scolastico. Da anni io per prima mi batto perchè l’arte venga insegnata come si deve, facendo conoscere la storia, apprezzarla attraverso la fruizione di quadri che hanno fatto la storia e quadri meno famosi, ma che comunque meritano di essere osservati.

Ci si è lagnati anche della scarsa affluenza nei musei, da Sgarbi con il suo mantra “capre, capre siete capre”, che allontana solamente, non me ne voglia ci mancherebbe, io al museo ci vado più volentieri che al mare e preferisco città d’arte che andare a rosolarmi su una spiaggia o a passeggiare in montagna. Se già alcuni genitori portano i pargoli perché “sennò fa brutto”, e se alcuni ci vanno giusto per non sentirsi in colpa, l’atteggiamento di Sgarbi non può che indispettire e nulla più.

Ero già arresa all’inevitabile lentissimo ma costante declino dell’affluenza ai musei quando..zac! Arriva come un fulmine a ciel sereno lei, di cui ignoravo beatamente l’esistenza fino a qualche anno fa e di cui ho scoperto qualcosa giusto perché citata nella pagina spassosissima “Se i quadri potessero parlare“.

Ebbene la FERRAGNI, no dico…niente popò di meno che la FERRAGNI AGLI UFFIZI! Ammetto, Chiara Ferragni non mi è nè simpatica nè antipatica, semplicemente mi è sempre stata indifferente, e questa premessa è doverosa per far capire la posizione assolutamente neutra da cui parto.

Ti prego, leggi quello che ha scritto il museo e guarda solo dopo l’immagine

Ho visto la foto della Ferragni davanti alla Venere del Botticelli e, lo ammetto, la prima cosa che ho pensato è stata “ah ma si può fotografare oppure solo se sei una influencer puoi?

Per anni ho lottato contro sta cosa che nella gran parte dei musei italiani non si posson fare foto, che nervi! Ad ogni modo mi è sembrata una delle tante foto che un qualsiasi turista può fare agli uffizi, nè particolarmente suggestiva nè artistica, la classica foto ricordo insomma, braccia giù, non sai dove metter le mani e sorriso alla Gioconda in attesa che scatti per goderti il resto. Normalissimo!

Ed è in questa normalità che sta il bello!

Ho seguito con divertimento la diatriba Ferragni, si Ferragni no, come si permette, ma si dai va bene, ma no non va bene affatto. A tale proposito pure Rick du Fer, un videoblogger (?), podcaster (anche) e filosofo pop (mi piace di più) ha fatto un’interessante riflessione che invito ad ascoltare.

Dal Podcast Daily Cogito di Rick Dufer

Come la penso io? Sarò brevissima, anzi, provo ad essere telegrafica!

SI, va benissimo!

Ben venga lei come altri influencer ai musei se questo può incuriosire, attirare giovani ed avvicinarli all’arte, alla cultura, renderla pop e meno elitaria, proponendola in modo diverso dagli Angela (non me ne vogliano Piero e Alberto che rimangono sempre i miei miti sia chiaro) o D’Averio (che ha un bellissimo modo di comunicare, ma non è avvicinabile dai giovani).

Preferisco mille volte una Ferragni o un Mahmood in un museo che portarceli e/o vedere le facce annoiate mentre ascoltano la guida di turno (che poverina fa il suo meglio ma non è famosa) o l’insegnante che gli spiega vita, morte e miracoli di un quadro che nemmeno stanno guardando, o che finiscono per non sopportare, per la noia provata.

Sinceramente, da maestra di arte, da appassionata di arte, da adoratrice di musei lancio un appello: Influencer vari, non andate solo nei musei famosissimi (gli Uffizi non me ne vogliano, hanno fatto il colpaccio), andate anche a sopresa nei piccoli musei, quelli meno conosciuti, quelli meno accattivanti, ma che contengono comunque interessanti parti della nostra storia.

Se la storia dell’arte ha cominciato a fare il giro nelle primarie con gli album di figurine degli Artonauti, vuol dire che il sistema funziona! L’arte non è elitaria, non deve esserlo, l’arte deve poter parlare a tutti un linguaggio universale: quello delle immagini! L’arte deve essere alla portata di tutti, deve essere appunto Popolare (da lì Pop).

Solo dopo, magari, qualche giovincello vedendo la Venere del Botticelli potrebbe essere incuriosito e guardare chi era su Wikipedia chi era sto Botticelli….oh fico sto Caravaggio, ma guarda te quella Chiesa, ma quando è stata costruita?….magari lo stesso giovincello non farà nulla di tutto ciò, ma avrà contribuito, nel suo piccolo, a finanziare un museo. Ma per uno che si interessa potrebbe esserci quella che si fa il selfie con quella tizia del quadro cui sembra assomigliare…chissà…e magari diventerà una prof di arte…sto volando? Si forse si, ma il succo è proprio questo. Non possiamo sapere a priori se e quanti si interesseranno e diverranno appassionati, ma questo non significa che dobbiamo escludere a priori che ciò possa avvenire.

E comunque….Mahmood (che molti han criticato quando ha vinto con “Soldi” a Sanremo) ha cantato al museo Egizio con Sfera Ebbasta (vi era sfuggito?)

…ma non cambio idea, benissimo, benvenuti purché serva!

Non importa come ci si avvicina e perché…importa che poi alla fine diventi passione!

Come recita il titolo di un film stupendo di Woody Allen

BASTA CHE FUNZIONI!

E voi? Siete d’accordo? No? Io ho detto la mia…

Buone vacanze

Maestra Imperfetta

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La ruota dei colori…giusto per tenerli sempre davanti

Ammetto, ho fatto una cavolata bella grossa a non fargliela fare prima e probabilmente per questo verrò presa in giro (ragionevole) e perderò di credibilità. Come detto più volte saper fare non significa saper insegnare, ma ad insegnare si può imparare ed io, come dice il nome del blog, son ben lontana dall’essere perfetta. Avevo provato in realtà con una tabella bella grossa dei colori da appendere in classe ma non è servita a nulla, anche se l’avevano fatta loro.

Pensa che ti ripensa mi è venuto in mente un quaderno bellissimo che avevo quando facevo le elementari e le tabelline a memoria erano il mio incubo (quelle dal 6 in su). Su questo quaderno c’era una pagina, non ricordo se all’inizio o alla fine, dove c’era la tabellina ed io ogni tanto andavo a guardarci quando non ricordavo qualcosa. I bambini non ricordano tutto e subito e non possiamo pretenderlo, noi stessi a volte prima di memorizzare una ricetta dobbiamo farla più di un paio di volte.

Memore di questo mi son decisa a fare un piccolo tutorial, per bambini, per fare il cerchio dei colori. Ho preso spunto, a piene mani dalle Grandi Guide Raffaello, ma senza dover stampare nulla, preferisco facciano da sè ogni cosa perché se lo si fa da sè lo si ricorda più facilmente. Oggi studiamo una tabella dei colori che possano incollare sul quaderno o attaccare in modo che sia sempre sotto gli occhi qualora abbiano vuoti di memoria e, guarda oggi, guarda domani, alla fine sono fiduciosa che ricorderanno.

Premetto che ai miei bimbi faccio sempre tenere un quadernone di arte, prima era per disegnare, provare, imparare, sciogliere la mano…ora ci attaccheranno lo schemino, bello bello in prima pagina, o nel retro della copertina, per ricordare quando dimenticano.

Perché farlo? casomai domandiamoci perché non farlo?

Se lo fanno loro ricordano di più, più facilmente e meglio.

Ciancio alle bande e si parte! Mi rivolgerò a te come ad un bambino, pur tenendo presente che forse bambino non lo sei più da un pezzo. Usiamo un A5 (metà A4, ossia un foglio da fotocopie diviso in due) così che possa stare anche in un quaderno più piccolo se serve.

Su un foglio scrivi bene Colori primari e secondari

A sinistra fai un cerchio bello grosso, usa pure un bicchiere, una tazza o una confezione tonda di qualche crema (nivea, crema da notte etc), ma cerca di non superare la metà del foglio.

Dividi il cerchio in sei spicchi. Usa il righello per aiutarti. Non deve essere preciso, perfetto o che, basta che si capisca.

Prendi i colori primari: rosso, giallo e blu.

Colora di rosso uno spicchio, lascia uno spicchio vicino bianco e colora poi col giallo.

Lascia uno spicchio bianco e colora di blu.

Adesso prendi l’arancione, il verde ed il viola.

Colora lo spicchio tra il rosso e il giallo di arancione.

Colora lo spicchio tra giallo e blu di Verde.

Colora lo spicchio tra blu e rosso di viola.

Adesso abbiamo la nostra ruota.

La nostra ruota dei colori

Vicino alla ruota scrivi “colori primari” e disegna tre quadrati , uno sotto l’altro e scrivi accanto ad ogni quadrato un colore primario (rosso, giallo, blu).

Ora scrivi sotto “colori secondari” e fai tre quadrati uno sotto l’altro, metti il segno + vicino ad ogni quadratino e aggiungici un altro quadratino. Metti il segno = accanto e fai ancora un quadratino dopo per ogni riga. Ora colora a sinistra ed a destra con colori primari. Esempio :

rosso + giallo = arancione

rosso + blu = viola

giallo + rosso = arancione

Puoi anche variare l’ordine, l’importante è che l’addizione sia giusta ed i quadratino colorati bene. Se non ricordi bene basta che vai a vedere i colori tra un colore primario e l’altro negli spicchi del cerchio e trovi il colore secondario.

Come sopra scrivi accanto ad ogni quadrato il nome del colore secondario (arancione, verde, viola) o non scriverlo se preferisci, dovrebbe bastare l’occhio.

Ho una grafia pessima lo so, ma questo dovrebbe essere l’ordine ottenuto.

Ora sotto scrivi “Colori complementari” . I colori complementari li troverai sulla ruota, sono esattamente agli opposti!

Se prendi il Rosso, per esempio, il suo complementare è il Verde, se prendi il Blu, sarà l’Arancione. I colori complementari sono quelli che fanno contrasto, uno tende ad essere più cupo e l’altro più luminoso. Se usiamo in un disegno solo colori complementari l’effettone è assicurato.

Bene, ora puoi fare sul tuo foglietto, in basso, sotto i colori secondari, tre rettangoli che dividerai in due. In ogni rettangolo colorerai da una parte con un colore e vicino il colore complementare, così li avrai sempre davanti anche senza guardare la ruota.

Ricorda, questo piccolo schema ti aiuta solo a ricordare, vedrai che dopo qualche tempo ti verrà normale e non dovrai guardarlo più.

Ecco come dovrebbe risultare il nostro foglietto. Non guardare la perfezione e non usare il righello

Manca ancora una cosuccia, non abbiamo finito! I colori caldi ed i colori freddi. Per loro non è così immediato, noi andiamo a memoria e spesso senza ragionarci su, ma loro non capiscono effettivamente perché caldi e freddi. Il verde per loro è un colore caldo perché gli ricorda i prati (per esempio) ed il blu perché gli ricorda il mare d’estate.

Ebbene scriviamo adesso sotto la ruota colori caldi a destra e colori freddi a sinistra. Facciamo tre quadratini sotto ogni scritta e coloriamo.

Colori caldi: rosso, arancione, giallo

Colori freddi: blu, verde e viola

Ed ecco fatto il nostro foglietto per ricordarci sempre i colori. Appendilo sulla scrivania della cameretta, incollalo su un quaderno, mettilo dove puoi averlo sempre sotto gli occhi e …divertiti a giocare con i colori.

Con affetto

La tua Maestra…molto Imperfetta

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Disegna con me- lezione 1- Ti servono solo carta e penna!

Questo articolo è dedicato a chi non sa disegnare (o meglio, pensa di non saperlo fare) e vuole avvicinarsi e provare senza troppo impegno, ma anche a chi sa disegnare ma ha il solito blocco, che ho sentito, e mi piace, nominare “la scimmia nel cervello”.

Occorrente: lo dice il titolo stesso

Carta qualsiasi, niente di costoso, lascia perdere quel bellissimo blocco da 40€ che hai visto dalla paperblank o il moleskine che usava Hemingway (ma lo usava davvero? Devo indagare) o altro, se non hai foglietti di carta volante per casa puoi prendere un quaderno da poco dalla cartoleria sotto casa.

Penna qualsiasi, va bene tutto, dalla bic da pochi centesimi alla stilografica edizione limitata del nonno. Basta che scriva! Ad ogni modo non serve una penna costosa, basta una qualsiasi penna che hai sotto mano (e che scommetto non stai trovando, si nascondono sempre quando ne hai bisogno).

Perché la penna e non la matita? Non è perché così sei migliore, ma perché così lo diventi. Il primo passo per migliorare è prendere confidenza con lo strumento ma, soprattutto, con la fallibilità, con l’errore ed accettarlo. Se cancelli non avrai più modo di vedere gli errori fatti e non potrai migliorare.

RICORDA: Non c’è maestro migliore del tuo errore!

Pronto/a? Benissimo

Regola n.1 Scordati il realismo fotografico! Non perché tu non possa imparare, ma perché blocca e anche fossi in grado…è noioso! Il vero scopo dell’arte oggi giorno non è riprodurre un’immagine come è nella realtà (per quello hai lo smartphone o il tablet, o la macchina fotografica) ma come il tuo cervello la elabora.

Ti sembrano realistici?

Vedi? Puoi farcela anche tu.

Per ora iniziamo con il disegnare 5 elementi che ti aiuteranno molto nel disegno e che ti sciolgono un poco mano e testa, aiutando a prender confidenza con carta e penna, ma soprattutto con le tue capacità.

Disegna:

  1. linee– verticali, orizzontali, diagonali, inclinate come ti pare, parallele o incrociate! Sbizzarrisciti, riempi il foglio o fanne poche. Riempi anche più fogli se ti va. Sembra inutile ma non lo è, se all’inizio le farai tremolanti, vedrai che continuando a farne verranno meno tremolanti. Prova a farle lentamente, poi veloci, corte e lunghe. Sperimenta, gioca. Falle anche mentre sei al telefono se vuoi…non sarò io a sgridarti.

2. Curve – come per le linee, corte, lunghe, continue, una curva attaccata all’altra oppure semicerchi, parallele (come l’esercizio dei pattern) o che si incrociano. Quante ne vuoi, come le vuoi. Va che magari disegni pure un mare a far curve continue…

3. Angoli – e come sopra, quanti ne vuoi, ampiezze varie, magari scopri che un angolo messo assieme ad un altro forma un rombo…ecco che hai disegnato qualcosa senza nemmeno accorgertene…e se lo unisci ad altri angoli potrebbe venir fuori un cubo…riempi tutti i fogli che vuoi, nessuno te lo impedisce.

4. Cerchi – non colorare dentro, la tentazione sarà forte eh, ti ho avvisato, ma non colorare! Grandezze varie, puoi farli inccrociati, vicini, lontani , come vuoi ma basta che riempi almeno un foglio.

5. Macchie– Qui ci si sbizzarrisce davvero, puoi farle tonde, quadrate, macchie come quelle di caffè dai contorni frastagliati, contorni arrotondati, basta che dentro li colori. Puoi partire anche da puntini che diventano cerchi e riempirli di colore o semplicemente colorarli con la penna…magari potresti fare righe dentro le macchie…chissà cosa ti dice la fantasia.

Per oggi mi fermo qui, hai già molto da disegnare per iniziare e mi raccomando, niente matita, solo penna! Se qualche risultato ti piace o ti risulta artistico sei liberissimo/a di inviarmelo, sarò ben lieta di visionarlo ed eventualmente pubblicarlo qui in questo articolo o nella gallery. Puoi far fare questi esercizi anche ai tuoi alunni o figli, sono esercizi che possono essere fatti da tutti e servono a sciogliere la mano, il cervello (va sciolto pure quello dai lacci che trattengono la fantasia) ed acquisire fiducia nelle proprie capacità. Non serve talento per disegnare, serve solo esercizio ed applicazione, se c’è il talento tanto meglio, ma senza esercizio non si diventa bravi.

Alla prossima lezione (per grandi anzitutto ma anche per piccini)

La vostra

Maestra Imperfetta

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Maestra, ma io non so disegnare

Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.

Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?

Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.

Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?

Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.

Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.

Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:

Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.

Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).

Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.

I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.

Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.

1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.

2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.

3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.

4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.

5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.

6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.

7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.

8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.

9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.

Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.

Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.

E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?

Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com

Buone vacanze

La vostra Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Facciamo un disegno…che si colora e si scolora

E va bene lo ammetto, mi diverto come, se non di più, dei bimbi a fare cose con la carta. Per anni, tra digitalizzazione e lavoro, ammetto di aver abbandonato la passione per la carta in ogni sua forma, ma ora pian piano mi sta tornando.

Ma veniamo al dunque, di cosa parlo oggi? Come può un disegno colorarsi e scolorarsi…per colorarsi di nuovo, così a piacimento, all’infinito. Ebbene basta seguire il tutorial che ho fatto.

Devo ancora trovare un tono che mi piace nel salutare i bimbi ma…spero che con l’esperienza magari…

OCCORRENTE :

carta (o cartoncino) bianco

matita

forbici

foglio trasparente (lo trovate in cartoleria)


gomma (se non piace quel che si fa)

Righello (meglio se grande o squadretta)

colla o scotch o nastro biadesivo piccolo

pennarello per scrivere su cd e dvd

Pennarelli o penne colorate o qualsivoglia colore preferiate.

I colori non devono essere costosissimi, non serve, andrà bene qualsiasi marca, quello che conta è la fantasia e la voglia di divertirsi.

Tanta attenzione, calma e concentrazione (quella sempre, a me è bastato distrarmi un istante…ed ho dovuto aggiustare un poco).

Il lavoretto questa volta richiede più tempo ed attenzione, ma garantisco la massima soddisfazione. Si può fare qualsiasi disegno, ma ricordate che dovete ripassarne i contorni esterni ed interni sul foglio trasparente.

La procedura è semplicissima, ma richiede calma e attenzione.

  1. Su cartoncino bianco ( o colorato se preferite) fare un rettangolo bello grande (largo due cartoline o due foto) e su di un lato di queste fare un rettangolo per tutta l’altezza, più stretto, largo circa 1,5cm, servirà per chiudere la cornice.

2.Sul lato dove NON c’è il rettangolo stretto, disegnare un rettangolo più piccolo, i lati dovranno essere di circa 1,5 cm.

3. Disegnate due rettangoli poco più stretti della cornice (potete usare la cartolina o la foto usata per i rettangoli precedenti togliendovi un millimetro o due) e 1,5cm più alti sul cartoncino rimasto e ritagliateli.

4. Ricalcate uno degli ultimi due rettagoli fatti sul foglio trasparente e ritagliate.

5. Ora avete tutto pronto! Su uno dei rettangoli separati fate un bel disegno e ripassate i bordi con il nero. Colorate il disegno da non uscire dai bordi neri.

6. Attaccate il rettangolo di foglio trasparente in cima al foglio col disegno usando lo scotch. Il foglio trasparente deve potersi sollevare dal basso verso l’alto.

7. Ripassate con un pennarello per scrivere sui cd il contorno del disegno sul foglio trasparente.

8.Adesso prendete il rettangolo di cartoncino bianco e attaccatelo all’interno della cornicetta (dove non c’è il buco) usando lo scotch solo per il lato inferiore.

9. Mettete il disegno colorato sotto il cartoncino bianco appena attaccato alla cornicetta e quello trasparente dovrà andare sopra.

10. Chiudete la cornicetta incollando (o usando il biadesivo o lo scotch) la linguetta (il rettangolino stretto) alla cornicetta.

Facendo scorrere il cartoncino il disegno si colorerà e si scolorerà! Mostratelo a mamme, papà, nonni, zii, colleghe, colleghi, dirigenti scolastici….

Spero che vi sia piaciuto e che mi mandiate le vostre “opere” così da poterle pubblicare. Se volete scambiare esperienze o veder pubblicati i vostri prodotti scrivetemi come sempre a diariodiunamaestra@gmail.com.

Buone vacanze dalla vostra

Maestra Impefetta

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ARTONAUTI – Album di figurine

Attenzione, questo album può nuocere gravemente all’ignoranza!

Album dell’anno scolastico 2019-20

Due anni fa ho comprato, per mia curiosità, l’album di figurine Artonauti! Il commento del mio compagno fu memorabile “alla tua età ti dai alle figurine?”

Non sono così vecchia (nemmeno così giovane in effetti), ma quello che mi ha incuriosita davvero di questo album è l’idea innovativa di coniugare storia dell’arte con l’attività di collezione e scambio di figurine tipico dell’infanzia. Invece dei soliti (e diciamolo inutili) calciatori con formazioni e cose così, una collezione di opere d’arte condito da un’avventura, quella di due bambini ed un cane, nella storia dell’umanità.

Spesso mi sono sentita dire “ma l’arte non serve a niente”, errore! Poesia, letteratura e musica sono arte, ma chi spara questa triste sentenza si riferisce unicamente alle arti visive. L’errore consiste nel non considerare che ogni opera d’arte ha valore se considerata nel contesto in cui è nata, nel suo tempo e luogo. Non si possono certo confrontare gli impressionisti con gli astrattisti nè paragonare un “bacio” di Rodin con un Adone e Afrodite del Canova o con una statua greca.

Ogni opera d’arte racconta almeno quattro storie:

La storia del periodo storico in cui è stata concepita e realizzata! Commissione? Da chi? Perché? Libera scelta? Moda del tempo, gusti e costumi.

La storia del pittore (o scultore), lo stile, la tecnica, perché e come ha concepito quel soggetto (basti vedere la differenza abissale tra il David di Donatello e quello di Michelangelo)

La storia del soggetto, sia esso un ritratto o un personaggio della bibbia, può essere anche un personaggio mitologico ma dietro c’è una storia (anche dietro ad un quadro come la colazione sull’erba).

La storia che vuoi leggerci tu.

Quest’anno sono riuscita ad avere gli album di figurine degli artonauti per le classi e l’argomento della seconda edizione è stato “l’arte del Novecento“.

In un viaggio nell’arte dai primi del Novecento con i Fauves, parlando poi dei Monuments men (parte di storia che trovo interessante affrontare con i bambini), ci presenta Munch, Marc, Klee, Kandinsky, Klimt, Mirò, Chagall, Picasso, Modigliani, Utrillo, Goncharova, arrivando ai futuristi attraverso le avventure dei nostri piccoli eroi già presenti nel primo album, con l’aggiunta del gatto WizArt.

Per chi conosce la storia dell’arte è divertente, per chi non la conosce lo è ancor di più! Lo ritengo un utilissimo strumento didattico che coniuga divertimento, gioco, scambio, attività di gruppo, offrendo mille spunti per attività didattiche che uniscano la storia alle attività laboratoriali.

Dietro alcune figurine vi sono foto di opere d’arte con la collocazione nel mondo. Il mio progetto era fare un planisfero dove attaccare queste foto per far vedere ai bambini dove si trovano le varie opere, con un impatto visivo immediato e divertente, ma l’emergenza Covid ha mandato in fumo, almeno temporaneamente, questo progetto. Conto di poterlo riprendere il prossimo anno.

In ogni pacchetto vi sono, oltre le figurine, anche una carta rigida che, se collezionata assieme alle altre, forma il gioco del memory con le opere d’arte.

Per concludere, i miei alunni ne sono rimasti entusiasti al punto che hanno scelto liberamente delle opere che a loro piacevano per poi riprodurle. Le ho incorniciate con cartoncino, simulato una targhetta con cartoncino giallo, e appese nel corridoio.

Maternità- Pablo Picasso – autore Samuele
Nudo Blu, Matisse- autore: Lucrezia
Alcuni Cerchi- E. Kreise- autore: Arsa
Alcuni Cerchi- E. Kreise- autore: Noemi
Gatto davanti ad un uccello- Picasso- autore: Sofia
Volpe Blu- Franz Marc- autore: Michele
Ritratto di Henri Matisse- Andrè De Rain- Autore: Darius
Improvvisazione III Kandinsky- Autore: Simone
Autoritratto- Tamara de Lempicka- Autore: Giada
Ritratto di Marie Therese Pablo Picasso- Autore: Alessia
Autoritratto Pablo Picasso- Autore : Emanuel
Icaro tavola VIII Henri Matisse- Autore: Hakim
Pesce Rosso, Paul Klee- Autore: Mattia
Polinesia, il mare – Henri Matisse- Autore: Sohaib
Autoritratto, Umberto Boccioni- Autore: Alison

Purtroppo il lockdown ha impedito di continuare questa attività e far fare a tutti i bimbi di entrambe le sezioni i quadri da loro scelti.

Il prossimo anno saranno sempre le opere d’arte ad accompagnarci nel mondo dei colori, delle forme e delle figure.

Ogni anno Artonauti offre alle scuole la possibilità di far avere ai bambini gli album gratis, il numero è limitato, ma se si arriva in tempo sono puntualissimi nelle consegne e offrono tante idee e spunti per attività didattiche diverse dal solito lavoretto, attività per promuovere lo studio della storia dell’arte, importante quanto la sperimentazione delle tecniche.

Consiglio vivamente di provare a prenotare o, se non si riesce, di consigliare l’acquisto.

Artistici saluti

Maestra Imperfetta

P.s. Al solito se volete scambiare pareri, esperienze, attività o lavori fatti, scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

Pubblicato in: opinionibus

Disegnare è per tutti!

Questo post è per i docenti e tutti gli adulti che pensano che non saper fare implichi il non poter imparare.

Niente domande, solo affermazioni! Non sono solita essere fermamente convinta di qualcosa, ma su questo ho un’incrollabile certezza. Alcune colleghe mi hanno detto “eh ma non so disegnare”, implicando che quindi non si possa fare, ma buona notizia…non è così! A disegnare si impara, imparano i bambini, possiamo imparare anche noi adulti. Basta seguire tre regole auree:

1- Levarsi dalla testa la convinzione che in quanto adulti non possiamo più imparare nulla. Si può imparare tutto, basta volerlo!

2- Se non vuoi il tutorial, ci sono i corsi! Abbiamo corsi di ogni cosa, tutorial di ogni cosa…iscriversi ad un corso a pagamento non è buttare via soldi, anche se ti sembra di non produrre, in realtà stai producendo benessere per te stesso/a, e scusami se è poco.

3- Applicazione! Parlo proprio io che ogni volta che mi metto alla scrivania tendo a procrastinare ogni progetto, ma in realtà è proprio questo mio atteggiamento negativissimo (che sto cercando di correggere) che mi spinge a consigliare di fare l’esatto opposto.

Seguite le tre regole basta pensare che non ci si deve assolutamente far condizionare, deprimere, scoraggiare da amici, parenti, colleghi che scherzeranno o denigreranno i vostri lavori. Non importa se belli o brutti, sono i tuoi lavori e stai imparando quindi chiedi solo ai compagni di corso o al maestro del corso, per quanto brutto possa essere il tuo primo prodotto, egli ti potrà consigliare solo come migliorare.

Sai disegnare? Dipingere o sei già bravo in qualcosa? Ebbene, ricorda che per quanto tu sabbia già fare ci saranno sempre margini di miglioramento, la conoscenza è infinita più scopriamo cose, maggiore sarà il numero di conoscenze che potremo ancora acquisire.

La vostra Maestra imperfetta (che motiva voi altri per motivare anche un poco se stessa)

Pubblicato in: insegnarte

Creiamo un paesaggio magico con i nostri bimbi

Un paesaggio simpatico, semplice e colorato che....si illumina nel buio!

Da qualche tempo ho in testa di prendere qualche lavoro visto su pinterest e farlo mio. Ovviamente, per quanto si possa copiare il procedimento, il risultato sarà sempre differente perché per fortuna non siamo macchine fotocopiatrici e questo è un pregio notevole in arte.

Per questo lavoretto, di cui ovviamente ho fatto il tutorial, vi servirà :

colla

forbici

matita, gomma e temperino (le ultime due perché si può sempre sbagliare)

colori (quello che vi piace)

carta o cartoncino (cartoncino però non troppo spesso)

barattolo di vetro e candela o lampadina.

Questo lavoretto è facile, divertente e si basa sul principio usato per il disegno della cattedrale di S.Lorenzo.

Ho preso un paesaggio carino, tipico della Liguria, in un borghetto che consiglio vivamente di visitare: Porto Venere. Questo delizioso posticino è caratterizzato da case strette e alte, con colori allegri e molto diversi. Vi spaventa disegnare un paesaggio? Nessuna paura, pensate sempre alle geometrie…

Il lavoretto è meglio farlo assieme, il bambino in questo è opportuno aiutarlo nella fase finale, quando nel barattolo si mette una candela o una lampadina.

Io ho usato dei piccoli led comprati su Amazon, li avevo comprati per dei lavoretti di halloween e contavo di usarli anche per Natale. Sono molto carini perché variano le luci creando un bell’effetto.

Come ho fatto?

  1. Ho disegnato molto semplicemente il paesaggio senza stare attenta a tirare righe drittissime o perfette (non si dice però di andare storti) partendo dalle forme degli edifici per poi aggiungere le finestre e i balconi, o i pattern dei tetti

2. Ho colorato con acquarello (ma potete usare anche altri colori)

3. Ho ritagliato il contorno superiore del paesaggio per togliere il cielo (potete anche non farlo, ma secondo me così viene carino).

4. Ho arrotolato il foglio e incollato le estremità, giusto un dito di spessore, massimo uno e mezzo.

5. Ho messo il led acceso nel barattolo e poi ho messo il paesaggio a circondare il barattolo. Spegnete le luci e…..MAGIA….

Io ho scelto un paesaggio esistente, ma niente vieta di inventarsene uno, magari prendendo spunto e ispirazione da qualche libro, chissà….così si può fare un paesaggio delle fate, un giardino segreto, un paesaggio orientale che ci porti con Aladin a volare con la fantasia…o il castello della Bestia…

Per noi adulti magico non è, ma per un bambino si, e la tridimensionalità dell’oggetto conferisce un aspetto più accattivante e professionale ai suoi occhi. Ricordate sempre di guardare queste cose con i loro occhi (a volte lo dimentico pure io, è un monito anche per me).

Come sempre, se volete condividere i vostri lavori o le vostre esperienze scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

Buona magia

Maestra Imperfetta