Preparate matite, righelli, pastelli o pennarelli. In realtà non ci sono video tutorial per questo ma solo istruzioni scritte.
In una mattina in cui non ho pulizie da fare, mi son messa sul divano, col marmotto (ebbene sì ho un cane delle praterie a casa) addosso, in grado solo di disegnare dal tablet. Tuttavia il tablet ha giusto un’app che simula vari strumenti, dalle matite ai pastelli, dai pennarelli agli acquarelli e tempere (che caso)…e allora…via con la fantasia.
Pastello nero e righello
Ho fatto righe verticali per disegnare i palazzi e poi riempito con righe orizzontali o verticali come per il lavoro con i pattern, ma usando il righello.
Se avete possibilità di fotocopiare, va benissimo fare due fotocopie, diversamente potete appoggiare il foglio alla finestra, metterci sopra l’altro foglio su cui disegnare e con la matita ricalcare tracciando linee leggere. Una volta ricalcato ripassate con il pastello nero e il righello per aiutarvi a fare le linee belle dritte.
Avete fatto? Avete tre disegni uguali davanti a voi? Allora state procedendo bene.
Ora prendete i colori rosso, giallo e arancione e cominciate a colorare. Una riga di un colore e quella sotto o vicina di un altro, mi raccomando alternate i colori.
Il paesaggio con i colori caldi
Ci siete? Vi piace? Se si, continuiamo con una delle due copie che avete fatto. Questa volta useremo viola, azzurro ( anche blu) e verde. Io ci ho messo anche del verde ottenuto con un poco meno di blu e più giallo. Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto
Finito? Vi piace? Benissimo, ora la parte più difficile.
I grigi! Il grigio si ottiene mescolando nero e bianco.
Se avete acquarelli avrete diversi grigi a seconda di quanta acqua mettete.
Con le matite colorate dipende dalla pressione della matita era sul foglio, ma potete usare anche quella per disegnare.
Se usate le tempere invece basterà variare la quantità di bianco. Più bianco mettete più chiaro sarà il grigio e viceversa, più nero e meno bianco vi farà venire un grigio scuro.
Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto.
Ora che avete tutti e tre potete appenderli assieme, vicini, in orizzontale o in verticale, nell’ordine preferito.
Ricordate, e non fate come me, mettete la vostra firma come dei veri artisti e la data in cui avete fatto il lavoro (quella magari dietro il foglio). Raccogliete questi lavori e altri che farete, magari trovati in questo blog, in una cartellina e conservateli.
Quando li riguarderete saranno un bellissimo ricordo!
Come sempre, se volete mandarmi i vostri lavori li pubblicherò ben volentieri nella gallery del blog e in calce a questo articolo, basterà scrivermi a diariodiunamaestra@gmail.com
Se volete commentare, condividere le vostre esperienze, sentitevi liberi di commentare.
Ti sei comprato l’e-reader, sei felice, soddisfatto o magari dubbioso, chissà. Insomma, scarti, vorresti subito metterlo all’opera per vedere cosa si prova a leggere in digitale con effetto su carta ma…cosa leggi? Non te li vendono con i libri dentro, quelli devi comprarteli.
Suuu non fare quella faccia, c’è una bella notizia per te…al contrario dei libri cartacei, tieniti forte, i grandi classici della letteratura, quelli i cui diritti di autore sono decaduti (e sono più di quanti tu possa immaginare) sono GRATIS in versione digitale!
Magari già hai esperienza di e-reader, meglio, nel qual caso forse puoi trovare qui qualcosa di più e se non è così, se sai più di me, non aver paura a scrivermi e suggerirmi altri luoghi virtuali dove poter trovare libri. La condivisione è la base di ogni arricchimento culturale.
CIANCIO ALLE BANDE e attacchiamo con la musica…no, parlo di libri ovviamente.
EQUIPAGGIAMENTO NECESSARIO
Un e-reader (non importa la marca, io ho già espresso il mio parere ma l’ultima parola spetta a te)
Un Computer (meglio se dekstop, o fisso se vuoi chiamarlo così)
Pazienza (quella sempre se navighi)
Un buon antivirus (che in certi siti è un attimo…)
Una carta prepagata (tipo postepay…puoi usare anche la carta di credito ma con la prepagata sei più sicuro che se dovessero mai prenderti i dati della carta…non ti ruberanno mai più di quello che ci avrai messo ed ottenere il rimborso è più facile. Questa norma si applica a tutti i siti dove compri, anche i più conosciuti)
Pronto/a? Benissimo….la voglia di leggere ce l’hai? Le dita fremono? Ottimo. Allora sali a bordo per questa crociera.
Come già accennato, i libri, specialmente quelli i cui diritti d’autore sono oramai ben bene decaduti, si possono trovare gratuitamente (parlo di ebooks ovviamente).
Le isole felici per gli amanti della lettura ma con portafogli che deve fare i conti con la realtà fatta di bollette e spese impreviste, rimanendo nell’assoluta legalità sono le seguenti:
Liber Liber– sito il cui progetto prevede la diffusione della cultura permettendo di scaricare libri digitali, audiolibri e anche musica i cui diritti d’autore son scaduti. Cliccando sul nome del sito arriverai direttamente alla pagina con i libri più scaricati e gratuiti. Puoi sostenere Liber Liber con una donazione facoltativa di due euro…non è nemmeno terribile.
http://libri.freenfo.net/ Qui la ricerca è solo alfabetica e per autore ma troverai i libri gratuiti e in italiano.
Progetto Guthemberg si proprio quel Guthemberg, il nome è omaggio a lui e nel sito si trovano tantissimi libri anche in lingua straniera. Cliccando sul nome tuttavia sarai reindirizzato alla pagina con i libri in italiano (e non dire che non sono buona).
ebook gratis offre anche fumetti. Ovviamente sono libri e fumetti per lo più sconosciuti ed autoprodotti…ma alcuni meritano comunque una sbirciatina…è gratis, che ti costa?
Manybooks è un sito carino dalla grafica semplice e navigazione a prova di stanchezza massima. Tantissimi titoli e molti decisamente originali ma nel complesso classici e testi di un certo spessore. Puoi scegliere in quale lingua vuoi che sia il tuo ebook e l’argomento…se ti senti avventuroso e vuoi provare a leggere il qualche altra lingua puoi spulciare tra i titoli nella lingua che desideri e scaricare quello che ti ispira.
Feedbooks è un sito che si propone di offrire libri gratuitamente dividendoli per generi, il che facilita non poco la ricerca se hai un genere preferito…se sei come me armati di tanta pazienza perché c’è un mondo di siti e di libri.
Ma se si vuole andare su siti più “conosciuti” dove trovare ANCHE ebooks gratuiti ci sono:
Ibs- periodicamente ci sono offerte su libri che permettono di scaricarli gratuitamente. Non saranno le novità editoriali ma ci puoi trovare cose interessanti, dipende dai gusti ed interessi.
Mondadori – Ha la sua sezione di offerte di libri gratuiti, basterà metterlo nel carrello, il prezzo sarà..0,00 € e scarichi…facile!
Amazon ha la sua sezione di libri gratuiti! Non serve tu abbia per forza un kindle. Ti sarà sufficiente avere anche solo l’app di Amazon kindle su smartphone o tablet oppure CALIBRE su Pc e zac…buona lettura. Con l’abbonamento a Kindle unlimited puoi leggere “gratuitamente” diversi libri a soli 9.99€ al mese, tuttavia non è illimitata la scelta anche se comunque rimane ricca.
Kobo – è il sito della casa produttrice dell’e-reader che ho comprato si, ma non sei obbligato a comprari da lì solo perché hai l’e-reader di questa marca. Tuttavia se ti leggi un qualsiasi libro su kobo ed hai l’app su tablet o smartphone, puoi continuare la lettura su altri device senza perdere il segno. Non l’ho ancora provato perché difficilmente leggo su altri dispositivi, però ritengo sia un’interessante opportunità.
Feltrinelli– Convenzionata con Kobo, è molto fornita e tutto l’anno ha delle offerte. Con il tesseramento annuale (5€) si ha la possibilità di avere sconti, accumulare punti, avere le novità sul catalogo scontate del 15%…alcuni libri classici sono anche gratuiti.
Se avete qualche amico/a o collega che ha una biblioteca digitale potete comunque chiedere di inviarvi il file per posta elettronica o passarvelo, in fondo sono file che occupano poco spazio ed è come prendere in prestito un libro senza l’obbligo di doverlo restituire.
La trasmissione della cultura è la prevenzione primaria (Recalcati-21/06/19, Genova)
Tutto perfettamente legale.
A proposito di PRESTITI!!!!
La BIBLIOTECA– Le bibliotece di Genova si sono riunite per fare un circuito che permette tramite sito e app di scaricare e-books, ma il formato è particolare pertanto dovrete scaricarvi anche l’app (disponibile su Android e Windows, credo anche per IOS) per leggere questi file.
Il formato di questi libri digitali è particolare, fatto in modo che dopo un tempo prestabilito, allo scadere del prestito, non puoi più leggere quel libro a meno che non te lo riaffitti. Niente di diverso dalla biblioteca, solo che in questo caso non puoi provare ad usare scuse bieche e meschine per protrarre la lettura.
Credo lo abbiano fatto anche le biblioteche di altre città e sarebbe interessante se mi arrivassero testimonianze in merito, così da condividere e allargare i nostri orizzonti culturali e librari.
Spero di cuore che questo articolo ti sia stato utile, se hai di che integrarlo o vuoi semplicemente esprimere un parere contattami pure e commenta.
Buona lettura
Maestra Imperfetta
i disegni sono opera mia (eccetto quello del pen drive), se volete utilizzarli per cortesia avvisatemi scrivendomi a diariodiunamaestra@gmail.com e mettete il link al mio blog!
Quante volte è capitato di sentirsi dire “maestraaa non ho voglia di colorare, ci metto una vita” e mille capricci per non colorare tutto quel foglio. Come non capirli? Se da un lato il disegno colorato è bello, gradevole, si presenta bene e dona quel senso di completezza, dall’altro è una bella rottura colorare tutto un foglio A4. Ammetto, e qui faccio outing, che nemmeno io adoro colorare, spesso e volentieri i miei disegni, quelli seri, sono in bianco e nero, però se faccio disegnini vignettistici il colore completa e rende accattivante il prodotto.
Ebbene, non è detto che si debba per forza riempire tutto lo spazio per farli divertire (e colorare).
Altro problema è l’amore per i pennarelli. Il problema è nella misura in cui nel riempire di colore il disegno, a volte bucano il foglio e poi ne piangono.
Un piccolo trucchetto utile per farli colorare, aiutarli nel miglioramento della una coordinazione mano-occhio ed insegnargli i “pattern”, ho registrato questo tutorial dove, con pochi colori (ne ho usati 12), con pennarelli o penne colorate, possono realizzare dei graziosi disegni ad effetto. Questo lavoretto li può aiutare nella concentrazione dal momento che devono stare molto attenti a non sovrapporre le linee.
Il vantaggio di questo lavoro è che devono fare disegni grandi e semplici, fattibili anche da chi è meno portato e da bambini piccoli.
Fai il disegno di base a matita e ripassa col nero
comincia a seguire i contorni di ciascuna parte del disegno con un colore, ogni parte con un colore differente, stando sempre attenti a fare linee parallele.
Potete fare paesaggi di campagna, di città, notturni o di giorno, edifici (basta vedere il tutorial su come disegnare il duomo di Genova e potrete disegnare qualsiasi cosa). Insomma potete fare così con tutto e senza usare il righello.
Divertitevi a farlo assieme ai bambini e poi confrontatevi e parlate.
La scuola è finita quindi non ho capolavori dei miei alunni da mostrare, ma se vorrete mandarmi i lavori dei vostri figli sarò ben lieta di pubblicarli. Basterà scrivermi a
I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?
Urlo Edvard Munch
Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).
Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.
Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:
Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.
Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!
La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.
IN SOLDONI… COME HO FATTO?
Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.
Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.
Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.
Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.
Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.
CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!
Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.
Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.
E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.
Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.
Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.
Insegnare ai bambini a disegnare un edificio, un palazzo o una chiesa, non è poi così difficile, specialmente se gli insegni prima le figure geometriche e tutte le figure che posso costruire con triangoli, rettangoli, quadrati e cerchi.
Il duomo fatto da me
Un trucchetto che usano gli urban sketcher, quegli strani individui che ogni tanto si vedono a disegnare rapidi e furtivi per le strade, è proprio abbozzare figure geometriche per aggiungere in seguito i particolari.
La suddivisione a sinistra, per far vedere ai bambini le figure geometriche che compongono il duomo.
Basandomi su questo, rendendo l’imprecisione e incertezza nel tratto un valore positivo, ho creato un videotutorial dove non devono usare righelli per nessun motivo e ogni tratto imperfetto rende il lavoro più carino.
Usando pastelli a cera per disegnare l’edificio e acquarello per lo sfondo, si ottiene un bellissimo effetto che unisce lo urban sketching al pittorico con risultati da grandi anche se fatto da bambini. Una gran soddisfazione per loro in primis (cosa che conta davvero) e fattibile anche da adulti che vogliono provare a cimentarsi con bei risultati senza dover sforzarsi troppo.
Il video pubblicato è stato registrato da Ipad e con un’app di simulazione dei pastelli e acquarelli.
Una delle bambine delle mie classi ha deciso di cimentarsi, mostrandomi il suo risultato. Ha ovviato, mancandole i colori richiesti, con quello che aveva, ma già questo lo ritengo un ottimo risultato. Apprezzo l’iniziativa.
Il primo lavoretto prodotto.
Per una bimba di sette anni lo ritengo un ottimo lavoro.
Come sempre, se avete fatto fare questo lavoro ai vostri figli e/o alunni, e vi va di condividere o di vederli pubblicati sul mio blog (specificatelo), contattatemi a diariodiunamaestra@gmail.com.
Siamo alla fine, agli sgoccioli si direbbe ed io, come tutti, mi sento prosciugata di energie. Per mesi nei podcast vari si sono spese parole sulla DaD ( gli acronimi sono meravigliosi), la famigerata Didattica a Distanza. Tra detrattori (tanti) e promotori (rari come una specie in via di estinzione) la DaD è entrata in punta di piedi, facoltativa perché tanto promuovevano tutti, per poi imporsi come obbligatoria anche per le famiglie, costringendo gli insegnanti a reinventarsi.
Ho atteso a farmi un’opinione chiara, netta, ben definita della DaD, ed ho atteso la fine di questo anno scolastico folle. Per quei bambini le cui famiglie hanno difficoltà economiche non è stato semplice ed hanno fatto sacrifici. Le regioni si son fatte belle promettendo contributi per l’acquisto di devices, ma chiedendo poi di anticipare dei soldi che le famiglie non potevano permettersi.
Dal MIUR sono arrivati dei contributi, ma non bastavano per tutti e si è dovuta fare una penosa cernita (penosa perché chi conosce le varie situazioni sa che inevitabilmente si escludono troppi). Quei bambini che hanno situazioni molto difficili in casa e traevano benefici dalla frequentazione in presenza, sono stati penalizzati.
Parliamo anche dei genitori? Massi dai! Ci sono stati genitori che suggerivano, che facevano i compiti dei figli (bravi eh, nessun errore, bella grafia…) dimostrando di capire bene le lezioni e facendomi meditare sull’insegnamento agli adulti (quasi quasi..). Ci sono stati genitori che non mandavano mai i compiti, quelli che li mandavano in ritardo, quelli che li mandavano la Domenica alle 21 quando avevi lezione la mattina seguente. I genitori che giravano in mutande, forse perché in fondo ci percepivano come di famiglia (voglio sperare sia così). Ci sono stati pure genitori che han fatto saltare lezioni perché il figlio non aveva voglia di seguire…
Le mie lezioni in DaD con Skype, scelto dai genitori perché dovevano già usarlo per altri figli.
Eppure…
Eppure io salvo la DaD! La salvo perché
1. Ho potuto lavorare in piccoli gruppi, che mi ha consentito di seguire quasi individualmente come non potevo in classe.
2. I bambini erano contenti, mi facevano vedere casa, mi raccontavano, intervenivano anche quelli che in classe tendono al silenzio.
3. Ci sono stati i genitori collaborativi, quelli sempre puntuali nell’invio, pazienti, rispettosi e comprensivi. Quelli che non hanno fatto saltare una sola lezione e con cui noi maestre abbiamo fatto squadra. Quei bellissimi genitori che hanno capito che non siamo nemici, siamo con loro, per loro, nell’interesse dei loro figli. a questi genitori meravigliosi un grazie è fin poco perché mi hanno fatto amare il mio lavoro.
4. Non tutti i bimbi erano entusiasti, come non capirli dal momento che non potevano uscire e giocare con gli amici, eppure il 90% ha mostrato dei miglioramenti nelle prestazioni. Erano divertiti dai contenuti interattiivi, dai giochini online creati per loro, dai tutorial che potevano fare quando volevano, rivederli se necessario e condividere con i compagni.
5.il mezzo digitale a loro piace! È accattivante e li interessa e poter apprendere nella loro casa permette di apprendere meglio perché inseriti in un ambiente familiare ed affettivo che la scuola, per quanto faccia molto, non può sostituire nè sopperire.
6. C’è da faticare più di quanto si possa pensare, ma per me ha significato poter sfruttare tutte le risorse della rete, dalle presentazioni power point, i giochini didattici interattivi ad hoc, spaziare assecondando le loro curiosità, mostrare loro come usare la rete, fargli visitare musei virtualmente…
7. Rafforzare i legami. Gli orari fissi, se pure ridotti, erano una routine e loro amano le routine, li rassicura. Come ha detto una mamma, gli sembrava un poco come a scuola.
8, I genitori hanno potuto vedere come noi maestre ci rapportiamo, come insegnano, come apprendono i loor figli e, soprattutto, quanto li difendiamo dall’impazienza naturale degli adulti per aiutarli a pensare.
9. I bambini sono entrati nella mia casa, hanno visto i miei animali, hanno parlato con mio marito, sono entrati nella mia vita ed in fondo era una loro curiosità.
10. I gruppi piccoli hanno creato un ambiente familiare e complice che ha favorito l’apprendimento, insegnando loor anche il rispetto dei tempi altrui. Non completamente, ma almeno più di prima.
MENZIONE D’ONORE, ultimo, non citato, ma non ultimo: il signor SILENZIO.
Non stiamocela a raccontare, dopo mesi di caos, urla, baccano in mensa, a ricreazione, in classe, qualche urlo e fintissima arrabbiatura (che però devi fingere sia vera), visite dall’otorino nel timore di essere sulla via della sordità, ecco una delle cose che ho amato (e amato è dir poco) della DaD. Alla fine della lezione potevo prendermi qualche minuto di silenzio. Qualche minuto solo perché poi si sa, non facciamo nulla quindi collegi docenti, riunioni per progetti, assistenza ai tablet forniti dalla scuola alle famiglie, i miei genitori che mi danno per dispersa “eh non ti fai mai sentire, abbiamo lavorato tutti” e coordinamenti con le colleghe…ma quei minuti di silenzio sono stati una boccata di aria fresca nonostante la clausura forzata. Mi hanno riportata a quelle ore stupende in un oasi di pace a gustarmi ostriche appena raccolte ed aperte ad un prezzo ridicolo nel porticciolo ostricolo di Gujan-Mestras in Acquitania, dove il rumore più forte erano i gabbiani perchè persino le gentilissime signorine che ti servivano parlavano sottovoce per non turbare la quiete, ed il silenzio e la pace eran tali che quei due bimbi che transitavano erano inibiti a qualsivoglia desiderio di alzare la voce.
Si può migliorare?
Si, certo, tutto si può migliorare. Sono mancati degli standard condivisi, tante piattaforme disponibili han fatto si che ogni team docenti scegliesse il proprio, spesso dettato dalle comodità delle famiglie, ma a discapito di un protocollo che prevedesse anche la sicurezza, la protezione della privacy. I server dei registri elettronici per le aule virtuali han creato non pochi problemi e non ovunque vi era copertura sufficiente. I supporti alle famiglie in difficoltà avrebbero potuto essere più consistenti, ma nel complesso non me la sento di bocciarla. Come tutti i sistemi tirati fuori dal cilindro all’ultimo minuto sono passibili di migliorie, ma ricordiamo, prima di esserne detrattori dittatoriali e rigidi, che non c’erano altre soluzioni per mantenere un minimo di continuità e contatto con i pargoli.
Una bambina mi ha chiesto “maestra ma possiamo fare arte così anche dopo la scuola?”
Ammetto che nonostante la stanchezza, la burocrazia che ci sommerge e nuova modulistica che ci appioppano ( perché vista l’emergenza…) il desiderio di dirle “si bella mia, la maestra ci sarà anche dopo” prevale e mi sta spingendo a nuovi tutorial di arte e forse qualche laboratorio estivo online, ma è tutto da vedere.
Se volete lasciare un vostro parere, critica o aprire una discussione, purché i toni rimangano pacati ed educati, invito a scrivermi o lasciare un commento.
Questa attività non ha previsto minimamente elaborati, lavoretti o disegni. Premetto che i bambini con cui ho fatto questo piccolo “esperimento” frequentano la seconda primaria.
Ogni quadro racconta una storia, che può essere la storia del pittore o la storia che il pittore vuole raccontarci. Una storia tratta dalla mitologia, dalla religione, dalla vita quotidiana, dalle idee e dalle ideologie di quel periodo storico in cui il quadro si inserisce. A volte racconta più storie, in una sola immagine. Ma che storia racconta a chi lo guarda?
Dopo aver raccontato la vita di Matisse, spiegato cosa sono i Fauves, le ideologie alla base e dato giusto un piccolo tutorial trovato su pinterest per farli disegnare come Matisse, ho fatto vedere il quadro “La Stanza Rossa” e chiesto loro che cosa stava succedendo nel quadro, cosa li colpiva, gli piaceva o no e perché.
Ed ecco le risposte dei miei piccoli critici d’arte. Alcune sono molto scarne, altre danno spiegazioni, altre ancora fanno sorridere forse, ma a loro è piaciuto molto ed ho ripetuto l’esperimento anche per i pittori affrontati dopo.
Sembra un paradiso, una strana cena
Vedo un prato
Secondo me sta preparando una cena romantica
La stanza è rossa
Sta mettendo a posto mentre cucina
Sta prendendo un frutto perché vuole mangiare
La sedia è grande perché la signora è grande
Il bianco fa sembrare gli alberi pieni di neve
Mi piacciono i cespugli perché sono difficili da disegnare.
La Signora sta sparecchiando
Ho fatto la medesima cosa per il quadro, sempre di Matisse, intitolato “La Dance”
Per questo quadro è venuta fuori una storiella unica da un brainstorming spontaneo dei bambini.
Le figure danzano sul mondo per dimostrare al mondo intero che hanno vinto e sono felici perché sono arrivate nello spazio con un razzo molto grande.
Se vi aggrada e se volete provare anche voi la medesima attività, o con modifiche a seconda della vostra classe o i vostri figli, e se volete condividere le vostre esperienze, lasciate un commento o scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com
Lezione fatta in Didattica a Distanza usando Skype
Viaggiando nella storia dell’arte siamo approdati agli astrattisti. Forse non lo si direbbe, ma insegnare storia dell’arte ai bambini è piacevole, rilassante e li coinvolge molto. Loro amano sentire storie, ne sono assetati e conoscere le storie dei pittori che hanno dipinto i quadri che facciamo loro vedere sembra dargli la sensazione di conoscere un amico, un compagno di classe, uno dei loro.
Dopo Mondrian e Van Gogh, Frida Khalo e Kandinsky, ecco a loro Klee, Paul Klee.
Ho chiesto loro quali sono i colori caldi e perché si chiamano così. I pareri sono stati tutti molto simili e quasi poetici “sono caldi perchè il rosso è il tramonto ed il tramonto mi piace, il giallo è il sole e il sole è caldo e poi l’arancione”.
Abbiamo affrontato i colori freddi ed evocato immagini con colori freddi che dessero la sensazione di fresco.
Ho presentato loro il quadro “Castello di metropolis e sole” e lasciato a loro la libera espressione dei propri pensieri.
Paul Klee- Castello di Metropolis e Sole – collezione privata
“La mia opinione è una bella idea del nome e mi sembra abbia colorato con impegno”
“Mi piacciono i quadrati e l’impegno. Io avrei usato un righello dai”
“Mi piace perchè con tutte quelle forme dà l’impressione di un grande castello e quel sole sembra tramontare e io adoro i tramonti”
“Non mi piace tanto perché ha sprecato il rosso e ora deve ricomprarlo. Però mi piace il castello e non ha usato il nero, per me il nero non ci sta bene nei quadri”.
L’attività di “analisi” del quadro ha occupato molto tempo, per cui ho dovuto lasciare loro il tutorial in video per l’attività legata a questo quadro. I bambini hanno gradito molto i laboratori in video e qualcuno mi ha subito mandato i suoi lavori la sera stessa della pubblicazione del video.
Ed ecco i primissimi lavori arrivatimi dai miei piccoli artisti.
Questo è un lavoro fatto da uno dei miei alunni che detesta colorare, eppure ha voluto mandarmelo subito, entusiasta e contento, chiedendomi altri video.
Come sempre, per pareri, consigli o semplicemente inviarmi i lavori dei vostri bambini (siano alunni o figli), scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com.
Se il mio video vi ha ispirato non esitare a dirmelo, sarà un piacere per me poter vedere e condividere le vostre idee sul mio blog.