Siamo alla fine, agli sgoccioli si direbbe ed io, come tutti, mi sento prosciugata di energie. Per mesi nei podcast vari si sono spese parole sulla DaD ( gli acronimi sono meravigliosi), la famigerata Didattica a Distanza. Tra detrattori (tanti) e promotori (rari come una specie in via di estinzione) la DaD è entrata in punta di piedi, facoltativa perché tanto promuovevano tutti, per poi imporsi come obbligatoria anche per le famiglie, costringendo gli insegnanti a reinventarsi.
Ho atteso a farmi un’opinione chiara, netta, ben definita della DaD, ed ho atteso la fine di questo anno scolastico folle. Per quei bambini le cui famiglie hanno difficoltà economiche non è stato semplice ed hanno fatto sacrifici. Le regioni si son fatte belle promettendo contributi per l’acquisto di devices, ma chiedendo poi di anticipare dei soldi che le famiglie non potevano permettersi.
Dal MIUR sono arrivati dei contributi, ma non bastavano per tutti e si è dovuta fare una penosa cernita (penosa perché chi conosce le varie situazioni sa che inevitabilmente si escludono troppi). Quei bambini che hanno situazioni molto difficili in casa e traevano benefici dalla frequentazione in presenza, sono stati penalizzati.
Parliamo anche dei genitori? Massi dai! Ci sono stati genitori che suggerivano, che facevano i compiti dei figli (bravi eh, nessun errore, bella grafia…) dimostrando di capire bene le lezioni e facendomi meditare sull’insegnamento agli adulti (quasi quasi..). Ci sono stati genitori che non mandavano mai i compiti, quelli che li mandavano in ritardo, quelli che li mandavano la Domenica alle 21 quando avevi lezione la mattina seguente. I genitori che giravano in mutande, forse perché in fondo ci percepivano come di famiglia (voglio sperare sia così). Ci sono stati pure genitori che han fatto saltare lezioni perché il figlio non aveva voglia di seguire…

Eppure…
Eppure io salvo la DaD! La salvo perché
1. Ho potuto lavorare in piccoli gruppi, che mi ha consentito di seguire quasi individualmente come non potevo in classe.
2. I bambini erano contenti, mi facevano vedere casa, mi raccontavano, intervenivano anche quelli che in classe tendono al silenzio.
3. Ci sono stati i genitori collaborativi, quelli sempre puntuali nell’invio, pazienti, rispettosi e comprensivi. Quelli che non hanno fatto saltare una sola lezione e con cui noi maestre abbiamo fatto squadra. Quei bellissimi genitori che hanno capito che non siamo nemici, siamo con loro, per loro, nell’interesse dei loro figli. a questi genitori meravigliosi un grazie è fin poco perché mi hanno fatto amare il mio lavoro.
4. Non tutti i bimbi erano entusiasti, come non capirli dal momento che non potevano uscire e giocare con gli amici, eppure il 90% ha mostrato dei miglioramenti nelle prestazioni. Erano divertiti dai contenuti interattiivi, dai giochini online creati per loro, dai tutorial che potevano fare quando volevano, rivederli se necessario e condividere con i compagni.
5.il mezzo digitale a loro piace! È accattivante e li interessa e poter apprendere nella loro casa permette di apprendere meglio perché inseriti in un ambiente familiare ed affettivo che la scuola, per quanto faccia molto, non può sostituire nè sopperire.
6. C’è da faticare più di quanto si possa pensare, ma per me ha significato poter sfruttare tutte le risorse della rete, dalle presentazioni power point, i giochini didattici interattivi ad hoc, spaziare assecondando le loro curiosità, mostrare loro come usare la rete, fargli visitare musei virtualmente…
7. Rafforzare i legami. Gli orari fissi, se pure ridotti, erano una routine e loro amano le routine, li rassicura. Come ha detto una mamma, gli sembrava un poco come a scuola.
8, I genitori hanno potuto vedere come noi maestre ci rapportiamo, come insegnano, come apprendono i loor figli e, soprattutto, quanto li difendiamo dall’impazienza naturale degli adulti per aiutarli a pensare.
9. I bambini sono entrati nella mia casa, hanno visto i miei animali, hanno parlato con mio marito, sono entrati nella mia vita ed in fondo era una loro curiosità.
10. I gruppi piccoli hanno creato un ambiente familiare e complice che ha favorito l’apprendimento, insegnando loor anche il rispetto dei tempi altrui. Non completamente, ma almeno più di prima.
MENZIONE D’ONORE, ultimo, non citato, ma non ultimo: il signor SILENZIO.
Non stiamocela a raccontare, dopo mesi di caos, urla, baccano in mensa, a ricreazione, in classe, qualche urlo e fintissima arrabbiatura (che però devi fingere sia vera), visite dall’otorino nel timore di essere sulla via della sordità, ecco una delle cose che ho amato (e amato è dir poco) della DaD. Alla fine della lezione potevo prendermi qualche minuto di silenzio. Qualche minuto solo perché poi si sa, non facciamo nulla quindi collegi docenti, riunioni per progetti, assistenza ai tablet forniti dalla scuola alle famiglie, i miei genitori che mi danno per dispersa “eh non ti fai mai sentire, abbiamo lavorato tutti” e coordinamenti con le colleghe…ma quei minuti di silenzio sono stati una boccata di aria fresca nonostante la clausura forzata. Mi hanno riportata a quelle ore stupende in un oasi di pace a gustarmi ostriche appena raccolte ed aperte ad un prezzo ridicolo nel porticciolo ostricolo di Gujan-Mestras in Acquitania, dove il rumore più forte erano i gabbiani perchè persino le gentilissime signorine che ti servivano parlavano sottovoce per non turbare la quiete, ed il silenzio e la pace eran tali che quei due bimbi che transitavano erano inibiti a qualsivoglia desiderio di alzare la voce.
Si può migliorare?
Si, certo, tutto si può migliorare. Sono mancati degli standard condivisi, tante piattaforme disponibili han fatto si che ogni team docenti scegliesse il proprio, spesso dettato dalle comodità delle famiglie, ma a discapito di un protocollo che prevedesse anche la sicurezza, la protezione della privacy. I server dei registri elettronici per le aule virtuali han creato non pochi problemi e non ovunque vi era copertura sufficiente. I supporti alle famiglie in difficoltà avrebbero potuto essere più consistenti, ma nel complesso non me la sento di bocciarla. Come tutti i sistemi tirati fuori dal cilindro all’ultimo minuto sono passibili di migliorie, ma ricordiamo, prima di esserne detrattori dittatoriali e rigidi, che non c’erano altre soluzioni per mantenere un minimo di continuità e contatto con i pargoli.
Una bambina mi ha chiesto “maestra ma possiamo fare arte così anche dopo la scuola?”
Ammetto che nonostante la stanchezza, la burocrazia che ci sommerge e nuova modulistica che ci appioppano ( perché vista l’emergenza…) il desiderio di dirle “si bella mia, la maestra ci sarà anche dopo” prevale e mi sta spingendo a nuovi tutorial di arte e forse qualche laboratorio estivo online, ma è tutto da vedere.
Se volete lasciare un vostro parere, critica o aprire una discussione, purché i toni rimangano pacati ed educati, invito a scrivermi o lasciare un commento.
Maestra Imperfetta