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Hokusai manga…

Katsushika Hokusai è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e. Ha avuto ben 30 nomi, Hokusai è solo il più famoso, ma nasce come Tokitaro, ed è nato a Tokyo nel 1760, nel periodo Edo.
Artista eccentrico e meticoloso, deve la sua fama principalmente alle stampe, nonostante rimase attivo nel campo della pittura come in quello della grafica. In una carriera lunga più di sessant’anni esplorò varie forme d’arte cimentandosi nella produzione di xilografie a soggetto teatrale, di stampe augurali a circolazione privata e, negli anni trenta dell’Ottocento, di serie paesaggistiche, come dimostrano le opere Vedute di ponti famosi, Cascate famose in varie province, Trentasei vedute del Monte Fuji, che riflette in parte un attaccamento personale al celebre vulcano.

La riconoscete? Si è proprio la famosissima Grande onda di Kanagawa ed è considerata tutt’ora il simbolo del Giappone.

Hokusai inizia a lavorare a 12 anni ed a 18 anni entra nello studio di un artista dell’Ukiyo-e, ossia, uno stile popolare allora che rappresentava il mondo nella sua quotidianità, di solito attori e cortigiane, ma anche altri personaggi. Ma Hokusai era troppo goloso ed assetato di stimoli e non si limitò alle xilografie giapponesi, iniziò ad esplorare altri stili artistici europei.

Ma Hokusai è un’abbreviazione di Hokushinsai , che significa “North Star Studio”. Egli era membro della setta buddista che vedeva la Stella Polare associata alla divinità Myoken, divinità raffigurata sopra un drago o una tartaruga e con una spada in mano. Il monte Fuji è stato collegato simbolicamente alla vita eterna (forse per questo lo hanno molto caro).

Quello che non si sa, forse, è che Hokusai può essere considerato uno dei papà del Manga. A 51 anni cambia nome e diventa Taito, cominciando a produrre manuali di disegno (allora non avevano la produzione odierna nè la facile reperibilità di immagini). Per i suoi studenti infatti ha prodotto circa 4000 schizzi di personaggi in diverse situazioni e posizioni da cui essi potevano copiare, un poco come facciamo noi disegnatori quando cerchiamo su pinterest o deviant art quei folli e santi che si fotografano in varie pose dinamiche o statiche, animali, piante e oggetti. Manga significa originariamente “schizzo, caricatura” , solo in seguito è diventato sinonimo di Fumetto (in particolare giapponese vista l’origine).

Hokusai manga

Su Amazon si trovano tranquillamente gli Hokusai manga, sia in edizione italiana che inglese, la prima è una selezione, la seconda dovrebbe essere la collezione completa (ma è più piccola di dimensioni e meno colorata…però costa la metà). Ricordate che, almeno nel secondo caso, vanno sfogliati da destra verso sinistra.

La cosa interessante di questi disegni è la dinamicità e semplicità di alcuni e la complessità comunque facile da riprodurre di altri. Sono disegni deliziosi e decisamente ispiranti.

Perché ho parlato di Hokusai? Perché un poco di storia che avvicina al fumetto, così vicino come stile al gusto di grandi e piccini, permette di allargare all’influenza che lo stile giapponese ha avuto sui pittori occidentali…

Per oggi è tutto, ma posso anticipare che sto studiando come fare un’opera…alla Giapponese.

La vostra..

Maestra molto imperfetta

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ARTONAUTI – Album di figurine

Attenzione, questo album può nuocere gravemente all’ignoranza!

Album dell’anno scolastico 2019-20

Due anni fa ho comprato, per mia curiosità, l’album di figurine Artonauti! Il commento del mio compagno fu memorabile “alla tua età ti dai alle figurine?”

Non sono così vecchia (nemmeno così giovane in effetti), ma quello che mi ha incuriosita davvero di questo album è l’idea innovativa di coniugare storia dell’arte con l’attività di collezione e scambio di figurine tipico dell’infanzia. Invece dei soliti (e diciamolo inutili) calciatori con formazioni e cose così, una collezione di opere d’arte condito da un’avventura, quella di due bambini ed un cane, nella storia dell’umanità.

Spesso mi sono sentita dire “ma l’arte non serve a niente”, errore! Poesia, letteratura e musica sono arte, ma chi spara questa triste sentenza si riferisce unicamente alle arti visive. L’errore consiste nel non considerare che ogni opera d’arte ha valore se considerata nel contesto in cui è nata, nel suo tempo e luogo. Non si possono certo confrontare gli impressionisti con gli astrattisti nè paragonare un “bacio” di Rodin con un Adone e Afrodite del Canova o con una statua greca.

Ogni opera d’arte racconta almeno quattro storie:

La storia del periodo storico in cui è stata concepita e realizzata! Commissione? Da chi? Perché? Libera scelta? Moda del tempo, gusti e costumi.

La storia del pittore (o scultore), lo stile, la tecnica, perché e come ha concepito quel soggetto (basti vedere la differenza abissale tra il David di Donatello e quello di Michelangelo)

La storia del soggetto, sia esso un ritratto o un personaggio della bibbia, può essere anche un personaggio mitologico ma dietro c’è una storia (anche dietro ad un quadro come la colazione sull’erba).

La storia che vuoi leggerci tu.

Quest’anno sono riuscita ad avere gli album di figurine degli artonauti per le classi e l’argomento della seconda edizione è stato “l’arte del Novecento“.

In un viaggio nell’arte dai primi del Novecento con i Fauves, parlando poi dei Monuments men (parte di storia che trovo interessante affrontare con i bambini), ci presenta Munch, Marc, Klee, Kandinsky, Klimt, Mirò, Chagall, Picasso, Modigliani, Utrillo, Goncharova, arrivando ai futuristi attraverso le avventure dei nostri piccoli eroi già presenti nel primo album, con l’aggiunta del gatto WizArt.

Per chi conosce la storia dell’arte è divertente, per chi non la conosce lo è ancor di più! Lo ritengo un utilissimo strumento didattico che coniuga divertimento, gioco, scambio, attività di gruppo, offrendo mille spunti per attività didattiche che uniscano la storia alle attività laboratoriali.

Dietro alcune figurine vi sono foto di opere d’arte con la collocazione nel mondo. Il mio progetto era fare un planisfero dove attaccare queste foto per far vedere ai bambini dove si trovano le varie opere, con un impatto visivo immediato e divertente, ma l’emergenza Covid ha mandato in fumo, almeno temporaneamente, questo progetto. Conto di poterlo riprendere il prossimo anno.

In ogni pacchetto vi sono, oltre le figurine, anche una carta rigida che, se collezionata assieme alle altre, forma il gioco del memory con le opere d’arte.

Per concludere, i miei alunni ne sono rimasti entusiasti al punto che hanno scelto liberamente delle opere che a loro piacevano per poi riprodurle. Le ho incorniciate con cartoncino, simulato una targhetta con cartoncino giallo, e appese nel corridoio.

Maternità- Pablo Picasso – autore Samuele
Nudo Blu, Matisse- autore: Lucrezia
Alcuni Cerchi- E. Kreise- autore: Arsa
Alcuni Cerchi- E. Kreise- autore: Noemi
Gatto davanti ad un uccello- Picasso- autore: Sofia
Volpe Blu- Franz Marc- autore: Michele
Ritratto di Henri Matisse- Andrè De Rain- Autore: Darius
Improvvisazione III Kandinsky- Autore: Simone
Autoritratto- Tamara de Lempicka- Autore: Giada
Ritratto di Marie Therese Pablo Picasso- Autore: Alessia
Autoritratto Pablo Picasso- Autore : Emanuel
Icaro tavola VIII Henri Matisse- Autore: Hakim
Pesce Rosso, Paul Klee- Autore: Mattia
Polinesia, il mare – Henri Matisse- Autore: Sohaib
Autoritratto, Umberto Boccioni- Autore: Alison

Purtroppo il lockdown ha impedito di continuare questa attività e far fare a tutti i bimbi di entrambe le sezioni i quadri da loro scelti.

Il prossimo anno saranno sempre le opere d’arte ad accompagnarci nel mondo dei colori, delle forme e delle figure.

Ogni anno Artonauti offre alle scuole la possibilità di far avere ai bambini gli album gratis, il numero è limitato, ma se si arriva in tempo sono puntualissimi nelle consegne e offrono tante idee e spunti per attività didattiche diverse dal solito lavoretto, attività per promuovere lo studio della storia dell’arte, importante quanto la sperimentazione delle tecniche.

Consiglio vivamente di provare a prenotare o, se non si riesce, di consigliare l’acquisto.

Artistici saluti

Maestra Imperfetta

P.s. Al solito se volete scambiare pareri, esperienze, attività o lavori fatti, scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

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Insegnare Arte ai bambini…come trasformare il semplice guardare in un’attività divertente e coinvolgente.

I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?

Urlo
Edvard Munch

Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).

Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.

Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:

Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.

Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!

La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.

IN SOLDONI… COME HO FATTO?

Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.

Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.

Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.

Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.

Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.

CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!

Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.

Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.

E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.

Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.

Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Leonardo Da Vinci…per me!

“Maestra ho portato questo, ce lo leggi?”

E ti pare che io possa dire di no ad una richiesta simile? Giammai! Inforco gli occhiali e leggo…

LEONARDO DA VINCI

Collana I miei piccoli Eroi , lo danno con Tv Sorrisi e Canzoni a 6,99 € , sono in totale 60 uscite. 

Leggo in classe Leonardo da Vinci e la cosa più entusiasmante per me è stata vederli pendere dalle mie labbra, curiosi di sapere chi era, se era morto (hanno una concezione del tempo ancora in formazione), cosa ha fatto, quanto era alto il cavallo di Bronzo che non ha mai realizzato e le macchine.  Vista la marea di curiosità espresse ne ho approfittato per scaricare delle immagini di macchine di Leonardo assieme a immagini dell’uomo vitruviano, della Gioconda e dell’Ultima Cena (chissà magari riesco  a portarli  a vederla) per fargliele vedere sulla LIM nuova che la PAM ci ha così generosamente donato.  Dopo aver visto le macchine, ragionato sul funzionamento ed arrivati alle conclusioni, ho somministrato loro un disegno della Gioconda da colorare, con i colori corrispondenti ai numeri rigorosamente in inglese (ottimo ripasso). 

scaricato da Pinterest

 I bambini si sono mostrati veramente bravi e capaci, ma soprattutto entusiasti. Man mano che il colore veniva steso sulla figura e la Gioconda prendeva forma si sentivano dei piccoli pittori. 
In seguito ho fatto scrivere sul quaderno adibito alla materia Arte e Immagine (in cui metto anche musica visto che è un’arte pure quella) due righe su Leonardo da Vinci ed in seguito le attività più difficili…

Disegno soggetto a copyright, per cortesia non è in vendita.

Incollata su un lato del foglio, dovevano cercare di copiarla come meglio potevano a fianco! Sono riusciti a farlo con una certa bravura nonostante la loro giovanissima età. Ovviamente massima libertà di colorazione. 
Dopo aver mostrato loro alcune “rivisitazioni” della Mona Lisa, tra baffi, spider man, mona lisa che si fa il selfie etc… ho lasciato a loro la libertà di paciugare l’originale aggiungendovi quello che preferivano. Alcuni non hanno compreso appieno ed hanno tracciato linee a casaccio. Altri invece le hanno messo occhiali, baffi, corna, cresta punk anche se doveva essere da dinosauro…
Infine ho concluso con il dar loro “l’ultima cena” , spiegando dove e perché è stata fatta. I bambini l’hanno colorato ed erano molto incuriositi dalla storia narrata dal quadro. Alcuni di loro, di fede islamica, hanno insistito per conoscere la storia dell’Ultima Cena di Gesù ma per questo ho rimandato alla maestra di Religione. Dal canto mio ho spiegato che a quei tempi la Chiesa pagava molto e pagava bene quindi per gli artisti era importante, ma ovviamente la Chiesa domandava quadri per monasteri e chiese e quindi dovevano parlare di argomenti religiosi. 

Incidenti diplomatici scongiurati, eccoci a lavoro finito. I bimbi si sono mostrati entusiasti dell’attività, delle spiegazioni e delle pillole di storia dell’arte. Tutti entusiasti mi hanno chiesto 
“Maestra ma il prossimo artista chi è?”  “Michelangelo” “Che strano nome…” “Come le tartarughe ninja” “Aaaah e quando ci fai fare Michelangelo?”
Musica per le mie orecchie! Grazie mille se sei arrivato/a a leggere fin qua. Per qualsiasi suggerimento, consiglio o testimonianza…anche solo per un paio di domande commenta o scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com


Buon Lavoro e Buona Giornata
Maestra Imperfetta

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InsegnArte: I Girasoli

Ci siamo…e le cornicette no! 

E il disegno libero….suvvia non sempre o diventa noioso pure quello! Tu, giovane maestra senza esperienza, o con esperienza ma insegnare arte non è proprio bello, non sai che pesci pigliare e le guide, diciamolo, offrono soluzioni si ma dispendiose. 

Sospiri, guardi uno dei tanti libri o tutorial o robetta su pinterest che ti possa ispirare…niente, balle di fieno che rotolano nel tuo cervello. Che fare? 

Si va sul classico! 

Arrivo in classe, due paroline e, mentre loro disegnano parlottando, mi metto a disegnare alla lavagna “i girasoli” di Van Gogh. Cala il silenzio dietro di me! I bambini cominciano “cos’è?” 

Odio questa domanda…so che mi arriva indipendentemente dall’età di chi guarda ma la odio. Aspetta e vedi no? 

Mantengo la calma e senza distrarmi rispondo “bimbi aspettate e vedrete, vi prego però, fate silenzio che io non sono brava come voi, ho bisogno di calma e silenzio o buona musica per lavorare bene”

Il risultato non è all’altezza dell’originale ma tanto basta per il mio scopo. Mi volto soddisfatta e con un sorriso annuncio “bambini, prendete il quaderno, dovete copiare questo disegno” 

Ammetto che ho visto il terrore nel loro sguardo, la preoccupazione, qualche mascella che cadeva e il piccolo D che invece aveva gli occhi luminosi e il sorriso di sfida.

Giustamente una bimba mette le mani avanti “ma maestra se non lo facciamo uguale?”

Io rispondo col sorriso placido alzando le spalle “l’importante è provarci, impegnatevi al massimo e fate il meglio, io capirò”

Tre semplici regole prima di iniziare:

1. Ci si impegna al massimo per copiare quello che ho fatto

2. Prima si usa la matita e solo quando si è soddisfatti si colora! Se si hanno dubbi sul colore si chiede

3. La parte di sfondo che non ho colorato….dovete colorarla con quello che preferite.

Sospiri di sollievo tali da generare l’Uragano Katrina e via le matitine al lavoro!

Riconosco che non credevo si divertissero così tanto, ma che mi regalassero queste soddisfazioni si…me lo aspettavo. Non mi aspettavo certo facessero perfettamente come avevo fatto io, mi avrebbero quasi deluso (anche se decisamente meravigliato) se ci fossero riusciti. Proprio per questa loro immaturità del tratto mi hanno regalato quelle che io amo definire “interpretazioni”, uno sguardo tutto personale al mio disegno.

Durante l’attività ho raccontato loro la storia di Van Gogh, l’autore del quadro originale che loro stavano disegnando, e le domande sono fiorite come i campi di lavanda della Provenza. Tra le tante domande una ha dominato negli sguardi e negli occhi 

“perché se era così bravo non è diventato ricco e famoso prima?”

Io ho risposto “perché il suo stile non era capito dalla gente della sua epoca”

Una bimbetta ha candidamente risposto “forse perché erano invidiosi che lui era così bravo

Mesi dopo un papà si avvicina e mi ringrazia per aver fatto lezione di “storia dell’arte”, perché il figlio, mentre guardavano un documentario su Van Gogh, gli ha spiegato chi fosse, raccontandogli quello che lo aveva colpito. Pensare che era il bimbo che sembrava più distratto, pareva non mi avesse ascoltato…ho ringraziato io, di rimando, quel padre perché dicendomi questo mi ha dato la possibilità di capire meglio suo figlio e di correggere certe mie erronee impressioni.

Morale della favola:

Insegnamo storia dell’arte ai bambini, non dobbiamo concentrarci solo sul fare, perché loro sono assetati di storie e la Storia dell’Arte è piena zeppa di storie interessanti ed artisti curiosi da cui prender spunto. 

Buone attività didattiche

Maestra Imperfetta