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Influencer e Arte? Si, grazie

Dal film “Dove vai in vacanza?” -1978 con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli

L’arte è per tutti? Ho voluto aprire con questo pezzo del film “Dove vai in vacanza?” dove questa coppia, durante le “vacanze intelligenti” offerte dai figli, finiscono alla Biennale per farsi una cultura, ma, prendendo un poco in giro l’arte contemporanea, prendendo in giro quell’atteggiamento radical chic e, non ultimo, una certa arte così concettuale che può far venire i dubbi persino al più appassionato, si fa una critica puntuale e divertente di certe fisime intellettuali di alcune persone che vorrebbero una cultura artistica “elitaria”.

Da anni si chiede e si invoca il giusto diritto di introdurre più arte nelle scuole, ci si scandalizza di fronte a notizie vere, o fasulle, sulla presunta sottrazione di tale materia all’orario scolastico. Da anni io per prima mi batto perchè l’arte venga insegnata come si deve, facendo conoscere la storia, apprezzarla attraverso la fruizione di quadri che hanno fatto la storia e quadri meno famosi, ma che comunque meritano di essere osservati.

Ci si è lagnati anche della scarsa affluenza nei musei, da Sgarbi con il suo mantra “capre, capre siete capre”, che allontana solamente, non me ne voglia ci mancherebbe, io al museo ci vado più volentieri che al mare e preferisco città d’arte che andare a rosolarmi su una spiaggia o a passeggiare in montagna. Se già alcuni genitori portano i pargoli perché “sennò fa brutto”, e se alcuni ci vanno giusto per non sentirsi in colpa, l’atteggiamento di Sgarbi non può che indispettire e nulla più.

Ero già arresa all’inevitabile lentissimo ma costante declino dell’affluenza ai musei quando..zac! Arriva come un fulmine a ciel sereno lei, di cui ignoravo beatamente l’esistenza fino a qualche anno fa e di cui ho scoperto qualcosa giusto perché citata nella pagina spassosissima “Se i quadri potessero parlare“.

Ebbene la FERRAGNI, no dico…niente popò di meno che la FERRAGNI AGLI UFFIZI! Ammetto, Chiara Ferragni non mi è nè simpatica nè antipatica, semplicemente mi è sempre stata indifferente, e questa premessa è doverosa per far capire la posizione assolutamente neutra da cui parto.

Ti prego, leggi quello che ha scritto il museo e guarda solo dopo l’immagine

Ho visto la foto della Ferragni davanti alla Venere del Botticelli e, lo ammetto, la prima cosa che ho pensato è stata “ah ma si può fotografare oppure solo se sei una influencer puoi?

Per anni ho lottato contro sta cosa che nella gran parte dei musei italiani non si posson fare foto, che nervi! Ad ogni modo mi è sembrata una delle tante foto che un qualsiasi turista può fare agli uffizi, nè particolarmente suggestiva nè artistica, la classica foto ricordo insomma, braccia giù, non sai dove metter le mani e sorriso alla Gioconda in attesa che scatti per goderti il resto. Normalissimo!

Ed è in questa normalità che sta il bello!

Ho seguito con divertimento la diatriba Ferragni, si Ferragni no, come si permette, ma si dai va bene, ma no non va bene affatto. A tale proposito pure Rick du Fer, un videoblogger (?), podcaster (anche) e filosofo pop (mi piace di più) ha fatto un’interessante riflessione che invito ad ascoltare.

Dal Podcast Daily Cogito di Rick Dufer

Come la penso io? Sarò brevissima, anzi, provo ad essere telegrafica!

SI, va benissimo!

Ben venga lei come altri influencer ai musei se questo può incuriosire, attirare giovani ed avvicinarli all’arte, alla cultura, renderla pop e meno elitaria, proponendola in modo diverso dagli Angela (non me ne vogliano Piero e Alberto che rimangono sempre i miei miti sia chiaro) o D’Averio (che ha un bellissimo modo di comunicare, ma non è avvicinabile dai giovani).

Preferisco mille volte una Ferragni o un Mahmood in un museo che portarceli e/o vedere le facce annoiate mentre ascoltano la guida di turno (che poverina fa il suo meglio ma non è famosa) o l’insegnante che gli spiega vita, morte e miracoli di un quadro che nemmeno stanno guardando, o che finiscono per non sopportare, per la noia provata.

Sinceramente, da maestra di arte, da appassionata di arte, da adoratrice di musei lancio un appello: Influencer vari, non andate solo nei musei famosissimi (gli Uffizi non me ne vogliano, hanno fatto il colpaccio), andate anche a sopresa nei piccoli musei, quelli meno conosciuti, quelli meno accattivanti, ma che contengono comunque interessanti parti della nostra storia.

Se la storia dell’arte ha cominciato a fare il giro nelle primarie con gli album di figurine degli Artonauti, vuol dire che il sistema funziona! L’arte non è elitaria, non deve esserlo, l’arte deve poter parlare a tutti un linguaggio universale: quello delle immagini! L’arte deve essere alla portata di tutti, deve essere appunto Popolare (da lì Pop).

Solo dopo, magari, qualche giovincello vedendo la Venere del Botticelli potrebbe essere incuriosito e guardare chi era su Wikipedia chi era sto Botticelli….oh fico sto Caravaggio, ma guarda te quella Chiesa, ma quando è stata costruita?….magari lo stesso giovincello non farà nulla di tutto ciò, ma avrà contribuito, nel suo piccolo, a finanziare un museo. Ma per uno che si interessa potrebbe esserci quella che si fa il selfie con quella tizia del quadro cui sembra assomigliare…chissà…e magari diventerà una prof di arte…sto volando? Si forse si, ma il succo è proprio questo. Non possiamo sapere a priori se e quanti si interesseranno e diverranno appassionati, ma questo non significa che dobbiamo escludere a priori che ciò possa avvenire.

E comunque….Mahmood (che molti han criticato quando ha vinto con “Soldi” a Sanremo) ha cantato al museo Egizio con Sfera Ebbasta (vi era sfuggito?)

…ma non cambio idea, benissimo, benvenuti purché serva!

Non importa come ci si avvicina e perché…importa che poi alla fine diventi passione!

Come recita il titolo di un film stupendo di Woody Allen

BASTA CHE FUNZIONI!

E voi? Siete d’accordo? No? Io ho detto la mia…

Buone vacanze

Maestra Imperfetta

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Insegnare Arte ai bambini…come trasformare il semplice guardare in un’attività divertente e coinvolgente.

I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?

Urlo
Edvard Munch

Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).

Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.

Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:

Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.

Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!

La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.

IN SOLDONI… COME HO FATTO?

Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.

Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.

Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.

Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.

Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.

CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!

Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.

Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.

E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.

Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.

Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.

La vostra

Maestra Imperfetta